Avevo conservato questo libro da parte perché do una certa stagionalità anche ai libri. Per me ci sono libri prettamente invernali e libri prettamente estivi, e libri che vanno bene in qualsiasi stagione.
Bene, questo è un libro prettamente estivo., Anzi, se state soffrendo la calura, questo libro riuscirà persino a farvi sentire freschi!
E' un racconto autobiografico di un ragazzo che si trovò a fare il ranger stagionale nell'allora nascente Arches National Park. Una roulotte con poche comodità, alcuni doveri da sbrigare, 20000 ettari di deserto infuocato e panorami infiniti come giardino di casa, e tanta, tanta solitudine. Queste storie americane mi hanno sempre affascinato, da ragazzino sognavo mille volte di un lavoro stagionale del genere, ma purtroppo non mi è mai capitato.
La sua esperienza avviene a fine anni 50, ma il libro fu pubblicato nel 68, e ci racconta dei cambiamenti che avvenivano nel parco, sempre più votato a parco giochi da sfruttare e sempre meno riserva naturale da tutelare. In pratica le riflessioni di Abbey, diventano una sorta di piccolo manifesto per il moderno ambientalismo e si inseriscono nella tradizione che la letteratura americana ha in questo campo.
Il libro è strutturato in capitoli che sviluppano varie tematiche riguardanti il deserto americano, la zona è quella dello Utah per intenderci, dalla natura alla storia del suo sfruttamento per la ricerca di minerali quali l'uranio per la costruzione di bombe atomiche, lo zinco etc. In più, vari capitoli raccontano le sue personali esperienze di vagabondaggio nel deserto. Il mio capitolo preferito è stato quello della discesa del Glen Canyon che fece con un amico, avventura veramente incredibile. Attrezzatura ridotta all'osso, ambiente pericoloso, e praticamente nessuna possibilità di essere soccorsi. Inoltre, la parte di Glen Canyon che discesero, è oggi sommersa da una diga che ha cancellato un ambiente unico al mondo, fatto di micro canyon, fauna e tracce archeologiche scomparse per sempre.
Insomma, libro che mi è piaciuto veramente nella sua semplicità (non è un capolavoro letterario secondo me), e che mi ha stimolato a leggere di più sul deserto americano, ambiente di cui ho letto poco, preferendo foreste e grande nord.
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