Un saluto a tutto il forum

Dopo tanti anni in cui sono rimasto fuori dal giro, pur leggendo ogni tanto di qualche vostra discussione, mi sono imbattuto in questa che, al momento, sembra tra le più animate e non solo qui...
Premetto: sono un AMM dal 2016, iscritto nell'elenco speciale del Collegio Guide Alpine delle Marche.
Dato che mastico la materia per molte ragioni, non solo quelle apparentemente "di parte" (come le definirebbe chiunque), provo a fornirvi qualche informazione più puntuale e dettagliata, con estrema onestà intellettuale e senza alcuna polemica.
A dire il vero, sarebbe d'uopo la lettura attenta della sentenza n. 196/2025 della Corte Costituzionale (
https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2025/196), che di fatto sancisce l'illegittimità della figura di GAE istituita dalle regioni, e blocca e annulla ogni corso di formazione o rilascio di qualsivoglia "titolo" o abilitazione.
Altrettanto importante è la lettura attenta della sentenza del Consiglio di Stato n. 03840/2026 sul ricorso delle varie associazioni di categoria (GAE) nei confronti della delibera della Regione Lombardia, richiamata qui nel thread. Da ciò che leggo, nei commenti c'è qualche pezzo mancante. (PS: non riguarda solo la Lombardia, bensì tutto il territorio italiano...)
Pur essendo consapevole che in pochi avranno la voglia di documentarsi prima di commentare, voglio porre alcune considerazioni.
Cosa è successo, in soldoni?
Che lo Stato "ci ha messo le mani", finalmente. Era da aspettarselo, ci sono voluti oltre 10 anni, ma alla fine è successo, e non poteva essere altrimenti.
Si tratta della "pubblica incolumità". Al pari di ogni altra professione ordinistica (medici, infermieri, ingegneri, psicologi, ecc.), qui si tratta di tutelare l'interesse pubblico. Nel caso di specie, la tutela dell'integrità personale degli utenti (o dei "consumatori"), che pagano per ottenere in cambio l'erogazione di un servizio che presenta, implicitamente, rischi oggettivi e soggettivi.
La questione centrale ad oggi non è la quota altimetrica. La delibera e la sentenza del C.d.S. richiamano sì la quota altimetrica, nel caso di specie riferita al territorio lombardo, ma anche e soprattutto la definizione delle difficoltà tipiche dei terreni montani, le peculiarità dei profili professionali oggetto della sentenza, la loro preparazione tecnica, gli aspetti legati alla sicurezza degli utenti, il tutto supportato anche dalle statistiche legate agli incidenti in montagna in quella regione.
Rimanendo però in questa discussione, dove ho letto di "zone grigie", di presunti limiti tout-court, e di tentativi di mettere a confronto il corso "A" della regione "A", il corso "B" della regione "B" e quelli di AMM, voglio porre l'attenzione su alcune questioni di cui, invece, non sento mai parlare.
Perché, se ancora non è chiaro,
chiunque può svegliarsi domattina, aprire una partita iva con il codice ateco da "guida ambientale escursionistica" o con qualsiasi altro nome di fantasia ed un codice ateco adatto, ed andare ad accompagnare clienti dove gli pare (fino ad un certo punto...)
Evviva la L.4/2013!
Sì, purché la si rispetti (i limiti sono chiarissimi, è scritta davvero molto bene).
In questi ultimi dieci anni, nelle varie occasioni come ricorsi, sentenze, decreti, abrogazioni, e ancora ricorsi, sentenze, ecc. non ho mai, e sottolineo, MAI letto di qualcuno (GAE) appartenente alle varie "sigle" che abbia intellettualmente onestamente riportato quanto segue, (ammesso che ne fosse a conoscenza):
- non è necessaria alcuna formazione per svolgere una "professione non regolamentata", ma tutti continuano a parlare della bontà e della validità di corsi di formazione ed "esami"...
- non è necessaria la sottoscrizione di alcuna polizza di assicurazione per svolgere una professione non regolamentata;
- non è necessaria l'iscrizione presso alcuna associazione di categoria;
- non c'è alcun riferimento alla professione di "GAE" nella L.4/2013;
- non c'è alcun obbligo di "formazione continua" per una libera professione non regolamentata;
- la professione non regolamentata deve essere svolta "continuativamente" ed a carattere prevalente (attenzione: prevalente, non nei fine settimana, come seconda entrata per arrotondare...)
- l'iscrizione ad un'associazione di categoria (AIGAE, LAGAP, AGAE, ASSOGUIDE, ecc.) è una scelta quasi obbligata per risparmiare un bel po' di soldi con polizze "RC" o per l'impossibilità di stipularne individualmente e a prezzi vantaggiosi, dato che le polizze "RC professionali" con clausola "Claims made" sono altrimenti riservate alla "Professioni Regolamentate", e costano 7/8 volte tanto.
(NB: esiste invece il diritto di rivalsa, che nel caso di denuncia di sinistro, espone l'assicurato "professionista non regolamentato" al rischio concreto di giocarsi l'intero patrimonio personale, per "abuso della professione"...)
- brandire "educazione ambientale" o "divulgazione ambientale" come elementi differenzianti rispetto all'attività dell'AMM o della Guida Alpina è solamente una scusa per tentare di non incorrere in inevitabili ed evidenti sovrapposizioni di "competenze" con gli AMM ("competenze" che dal punto di vista giuridico, implicitamente portano con sé le "riserve", nelle Professioni Regolamentate);
- asserire, in decine e decine di commenti che ho letto sui social, che "alle gae non interessa la prestazione fisica", come se un AMM facesse gare agonistiche con i propri clienti, o che "l'attività di un AMM è tecnico-sportiva", è un'altra scusa puerile per tentare di non sovrapporsi alle competenze riservate agli AMM/GA;
- asserire che "alle gae non interessa la vetta", è un'altra delle tante scuse per tentare di posizionarsi e differenziarsi, salvo poi scimmiottare maldestramente la Professione di AMM. Infatti, ormai da anni non faccio altro che leggere di proposte escursionistiche e relativi resoconti di giornata in cui ogni fine settimana si riportano "salita epica", "gruppo tosto", "gruppo che non ha mai mollato", "gruppo di temerari", e salite con dislivelli incomprensibili; d'altronde, che se ne fanno di un selfie i clienti, se non è stato scattato ad almeno 2.000 metri di quota, magari con un casco in testa, un po' d'attrezzatura tecnica addosso, e una croce di vetta da sfoggiare? Alla fine, è stato insegnato loro così, è più fico, no?
- I decreti di giunta regionale non sono "carta straccia". Si tratta invero di un obbligo di legge per ogni regione in cui è presente un collegio delle guide alpine. Le Regioni DEVONO ottemperare a questo obbligo, per evitare "pericolose sovrapposizioni" con altre professioni, regolamentate (vedi: Maestri di Sci) e non regolamentate.
Domanda: un "counselor" può fare lo Psicologo? NO. E chi controlla che non lo faccia? (ulteriore esempio di quali danni abbia prodotto la Legge 4/2013)
- le attività delle GAE (la maggior parte) di "ambientale" hanno solo il fatto che si vada in MONTAGNA, e che di tutto il resto degli "ambienti naturali" poco importa, se non ad una piccola parte di coloro che lavorano con scuole, comunità, cammini religiosi, percorsi in bicicletta, attività per la terza età, ecc.
- la classificazione di difficoltà con fantasiosi livelli come "facile", "impegnativa", "difficile", "media", "E+", "E++" rappresentano solo, per molti furbi, il tentativo inutile e maldestro di eludere le limitazioni imposte dalla Legge Italiana in alcune Regioni (oramai, dopo questa sentenza del C.d.S. in tutta Italia), e magari fornire un'informazione non corretta al consumatore;
Ce ne sarebbe da scrivere per giorni, ma ormai non serve più a nulla.
Tuttavia, richiamerei le "Guide Ambientali Escursionistiche" (o come vogliano autoproclamarsi), a smetterla di lamentarsi dei limiti altitudinali e degli itinerari escursionistici: lungo itinerari (sentieri, attenzione) classificati "T" (turistici), ove presenti, non ci sono limiti di quota.
Come ha scritto qualcuno, al Passo dello Stelvio, ad educare e sensibilizzare i clienti sull'ambiente, la flora e la fauna, possono accompagnare anche le GAE, se restano su un itinerario classificato con difficoltà "T".
Qualcuno ha capito il senso di "T"?
Il senso è che, se succede qualcosa per cui si ha bisogno di soccorso, ci si trova su una strada carrabile, carrozzabile, o come dir si voglia. Facilmente raggiungibile,
D'altronde, se svolgono attività di "divulgazione ambientale" o "educazione ambientale" che dir si voglia, o di qualsiasi altra tipologia di attività purché non ricompresa in albi o collegi, di cosa dovrebbero preoccuparsi? Delle cime dell'ambiente montano?
Sotto ai 700 metri, in Lombardia, o sotto agli 800 metri nelle Marche (sì, una delibera di giunta c'è anche qui dal 2018) di itinerari escursionistici facili (E) o di itinerari classificati "T" in una grande varietà di ambienti, l'Italia ne ha da offrire in quantità!
Le GAE avrebbero una nobile missione, dato che dicono di essere particolarmente specializzate e preparate sull'educazione ambientale: avvicinare gli utenti alla natura, che non necessariamente è solo "montagna", farli appassionare alla vita all'aria aperta, al rispetto dell'ambiente, della fauna, della flora, senza proporre mirabolanti imprese o presunte scalate epiche sulle montagne del globo terrestre. So che ci sono GAE che fanno esclusivamente questo, e va benissimo così, ben venga.
Non me ne vogliano coloro che dovessero sentirsi chiamati in causa, ma tant'è.
Il mio obiettivo qui è di fare chiarezza, e di sollevare temi che non ho letto mai da nessuna parte.
Un saluto 