Trekking Dorsale del Triangolo Lariano

Data: 7-8 agosto 2025
Provincia: Como
Località di partenza: Brunate (stazione funicolare)
Località di arrivo: Bellagio (Imbarcadero)
Tempo di percorrenza: 2 giorni - circa 7 ore di cammino il primo giorno e 5 il secondo
Chilometri: circa 35
Grado di difficoltà: E
Descrizione delle difficoltà: Scarsa disponibilità d'acqua per l'estate
Periodo consigliato: da tarda primavera a primo autunno se si vuole evitare neve
Segnaletica: Presente quasi ovunque
Dislivello in salita: 1200
Dislivello in discesa: 1700
Quota massima: 1435 (Bocchetta di Terrabiotta)
Accesso stradale: A Brunate con la funicolare da Como. Da Bellagio ritorno a Como con corriera o battello.
Traccia GPS: Disponibile in rete, si veda ad esempio hiking.waymarkedtrails.org - non l'ho registrata e non sono sicuro di poter condividere quella di qualcun altro rispettando il copyright


Descrizione

Questo è un giro molto tranquillo, l'ho fatto principalmente come primo utilizzo della tenda in un'escursione "vera e propria". Si parte dalla stazione di monte della funicolare di Bellagio (nella traccia del Sentiero Italia si parte da Como, ma sono arrivato tardi e non volevo attardarmi ulteriormente). Da Brunate salgo sulla strada che va verso il faro, dove faccio l'incontro di un gruppo scout che farà lo stesso giro, ma con più calma, piantando le tende presso il rifugio Riella. Arrivato alla chiesa di San Maurizio, dove la strada per il faro gira a sinistra per l'ultima salita, ci si rifornisce d'acqua - che non si troverà per quasi tutta la prima giornata - e si prosegue dritti per la strada che segue il crinale, in questo tratto la mattina un po' affollata da mezzi e persone.

Si prosegue fino al santuario di Santa Rita al Cao, dove si trova anche un rifugio. Si continua per la dorsale che, in questo tratto, per quanto regali dei begli scorci sulla Brianza, si può rivelare un po' monotona. Si va per bocchette e piccole cime e rifugi fino alla Bocchetta di Molina, dove si può scegliere se continuare per la cresta o per mezza costa. Io scelgo di camminare a mezza costa, girando a sinistra sul piacevole sentiero dei faggi, che attraverso un pendio molto coperto e solcato da ruscelletti aggira il monte Bolettone. Il tempo è fresco (ci saranno meno di 25°) e per me, che vivo in Toscana senz'aria condizionata, la sensazione è abbastanza simile ad avere un raffreddore. Si continua fino alla bocchetta di Palanzo, dove scelgo di proseguire a mezza costa fino al rifugio Riella. Qui mi fermo per pranzo e per un tè caldo. Nei tavoli vicini un vecchio sta descrivendo le vette circostanti in un misto di italiano e dialetto lombardo. Di fronte a me si siede un uomo di mezza età che trasporta la figlia neonata in un setup che non posso non definire creativo, ovvero "a panino" tra le sue spalle e lo zaino.

Dopo un paio d'ore rifornisco l'acqua (ultima fonte del giorno) e riparto. Il paesaggio è meno boschivo e più aperto e, se si sceglie il sentiero per cresta, prima di arrivare alla Colma di Sormano si passa attraverso un pascolo. Alla Colma di Sormano prendo un altro tè caldo, vado a esaminare il leggendario Muro, riposo un po' e riparto alla ricerca di un posto in cui piantare la tenda. Qui la traccia del sentiero italia seguirebbe la provinciale fino a Pian del Tivano, dove fa tappa e riparte il giorno successivo salendo per l'alpe Spessola. Io scelgo di tagliare seguendo il sentiero che, partendo a destra del rifugio della Colma di Sormano, segue il crinale arrivando all'Alpe Spessola in poco meno di un'ora. Sono le 17:30 e con una vista meravigliosa, senza vedere un'anima viva, decido di piantare la tenda sotto il grande faggio dove c'è già un focolare spento. Peccato che questo è un pascolo e verso sera, verso le 20, mentre preparo la cena, arriva una mandria di cavalli fin troppo interessata a quello che sto mangiando. Decido di migrare verso i margini del prato, all'inizio del bosco, pianto di nuovo la tenda, peraltro ancora in corrispondenza di un focolare spento, e constato che ho fatto bene perché è arrivata anche una mandria di mucche. Sul pranzo e la cena devo migliorare: non possiedo un fornello, i cibi che ho portato (1 kg di pane, bresaola, formaggio, una latta di ceci, un pacco di biscotti) mi occupano buona parte dello zaino e nonostante questo li ho quasi finiti. Le stelle si vedono poco meglio che in città, sarà colpevole l'illuminazione di Como e Lecco. Vado a dormire (gli animali scampanano tutta la sera) non prima di aver sudato come un cane cercando di capire la configurazione ottimale per il sacco a pelo.

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Alle 5:30 mi sveglio, con qualche minuto di anticipo sulle mucche che ho la fortuna di osservare accasciate sul prato.
Ho quasi finito l'acqua e non la troverò ancora per qualche ora. Smonto e inizio a salire alla Bocchetta di Terrabiotta. Ho il piacere di incontrare una mandria di asini. Mi avvicino tentando di farli spostare, con esito negativo: tutta la mandria mi fissa e i più audaci iniziano a ragliare. Li circumnavigo passando dal monte Ponciv, in cima al quale si trova una torre radio. Dalla bocchetta si scende molto rapidamente su una traccia per animali fino al centro visite del Parco Monte San Primo (per la mancanza d'acqua ho deciso di scendere senza salire sul monte). Qui faccio colazione e riprendo a camminare, attraverso boschi e pascoli, principalmente in piano. A Paum rifornisco l'acqua e constato che nell'altarino qualcuno ha offerto della gatorade alla Madonna: del resto quest'estate ha fatto caldo, poteva evitare una sottomarca però...
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Oggi fa abbastanza caldo. Il percorso continua una frazione dopo l'altra fino a scendere a Guggiate. Da qui a Bellagio si può scegliere se passare per Villa Melzi pagando 10 euro o seguire la provinciale. A Bellagio, sentendomi marcatamente fuori luogo, scelgo di partire subito, prendendo il battello fino a Como.
 
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