Escursione Due cialtroni nei "quartieri alti" di Campotosto : Fonte Pane e Cacio

#1
Parchi d'Abruzzo
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Data : Sabato 3 novembre 2018
Grado di difficoltà : E/EE
Difficoltà incontrate : dovevamo partire da Cesacastina per fare un anello, ma ad Aprati il ponte chiuso ci ha indotto a rimediare al Lago di Campotosto.
Quota maggiore: Fonte Pane e Cacio 2000 Mt
Dislivello : 700 metri circa.
Partenza /Ritorno : dietro il Cimitero di Campotosto
Km e tempi ignorati, comunque a pranzo eravamo seduti al caldo de Il Pescatore.

Descrizione :
Talvolta si discute per un programma di cammino per un giorno intero, tenendo conto di eventuali impegni familiari per calcolare, su per giù, il tempo a disposizione , le condizioni di salute per valutare l'entità della forza disponibile e quindi il percorso;nonché delle sensazioni generali del periodo, per stabilire che tipo di panorami o di camminate ci ispirano di più, e anche qualcos'altro, tipo il meteo della zona o cibarie. Poi basta un ponte chiuso che si rimescolano velocemente le carte in macchina, si decide di mantenere la linea di sola mezza giornata di cammino con pranzo a ristorante, e ci si dirige verso il mio luogo preferito: lago di Campotosto. Si potrebbe curiosare su colli e sponde desertiche del lago oppure andare a mettere l'occhio sul versante da cui volevamo salire stamattina al valico della fonte di Pane e Cacio. Luogo di straordinaria bellezza, dove girando la testa di 180 gradi e in giornate serene, fa capolino il mare adriatico del tratto Rosetano ad est, mentre ad ovest padroneggia il Lago di Campotosto in tutta la sua grande mole a forma simile al ferro di cavallo. La scelta è andata qui anche perché l'amico e socio @Ciccio74 non vi era mai stato. Ci incamminiamo al fresco delle 9 dentro un coloratissimo vallone che sfila rigoglioso sotto la catena fino quasi ad Amatrice. Guadiamo il fiume con i cani che saltellano felici tra i rumorosi colori dell'autunno. L'aria è umida ma gioiosa, i cani giocano e gli umani camminano con i sorrisi in bocca. Prima di salire su per il famoso sentiero 300,porto il socio a vedere un bel borghetto, che in altra occasione con @ipatton non sono riuscito a trovare complice la stanchezza di una grande escursione in seminotturna fino al Gorzano. Conosco bene questa zona e mi accampavo qui quasi tutte le estati, per cui, tra il crocchiare delle foglie, i tantissimi ricordi scaldano l'aria gelida che ogni tanto ci soffia in viso. Più di una volta questo luogo è stata base per le prime escursioni notturne, per esperimenti culinari outdoor, per grandi pedalate attorno al lago e per i tanti festeggiamenti dei ferragosto passati qui.
Il borgo che tra gli amici campeggiatori chiamavamo "Lu volich", è un vero gioiellino e in estate diventa abbastanza trafficato e usato per gelidi bagnetti. Dopo le foto meritate del "salto", la pianura si fa enorme e costellata di rovi sempreverdi, custodi, a settembre, di buonissimi funghi da fare fritti, al forno, alla brace o comunque ad alte temperature. Croccanti e carnosi, impanati e fritti sono, a mio avviso, meglio delle cotolette di carne e molto più tenere. Il nome volgare è mazza da tamburo, e può raggiungere le dimensioni della ruota di una Graziella. Tra l'mmensa piana svettano alcuni alberi maestosi, forse è un Salice che non piange quello con le foglie sottili e semiargentate. Meno male i tanti ricordi che distraggono, perché, mentre Ciccio se la fila come il vento, io arranco tra questa poderosa salita in mezzo ai massi. In questo tratto si è abbastanza chiusi ai panorami, ma tra poco si passerà in una specie di breve sottopassaggio alberato per poi riuscire allo scoperto, con la bocca aperta dalla meraviglia, nel grandioso fosso della fonte.Di nuovo siamo semichiusi agli orizzonti dalla Cima della Laghetta e dal Monte di Mezzo, eppure l'occhio non riesce a percepire i confini di questo nuovo mondo sbucato dal "sottopasso". Mondo fatto di sorgenti che zampillano e sgorgano dai muri di arenaria ogni dieci metri. Mondo dove l'acqua e la roccia scagliosa della Laga la fanno da padroni, ma si vestono di verde per confondere o addolcirne la durezza. La sensazione salendo è quella di sentirsi quasi perduto in mezzo a tanta grandezza, ma non il solito granello di sabbia al mare o pietrolina di brecciaio. Ci sentiamo come piume sospinte dal vento, i passi sono leggeri e gioiosi sulle curve mai troppo brusche degli orizzonti "Laghiani". La salita a mezza costa non pesa affatto, come fosse la scalinata di un tempio dedicato a Sora Acqua, saliamo in silenzio mistico, sferzati adesso da un rinnovato vento del nord e un rinnovato spirito dedicato alle cose essenziali della vita. L'acqua, la direzione dove orientare le nostre vite, lo scarpone al giusto appiglio ogni passo, la grandezza della roccia, della montagna, di quanta vita, meraviglie, al di sotto dei nostri occhi.
Anche il verde che resiste alle prime gelate ci fa sentire calmi e sereni come mucche al pascolo, perché oggi di questo si tratta, di pascolare. Senza troppa fretta, con gli orologi ben chiusi negli zaini, come mappe o "contapassi". Ultima strappata e alle spalle sorge il bacino di raccolta delle sorgenti e dei sudori della terra: Il Lago di Campotosto.
Le luci filtrano tra le tempeste sopra il monte Corvo, il Gran Sasso e il "Grande Pizzo Ghiaioso" (Intermesoli). Negli occhi brillano le luci del Lago e le lacrime che ci strappa il freddo, ... ci vuole un the caldo. Ci inoltriamo nel Vallone opposto che prelude il grande Fosso dell'Acero, verso la fonte Pane e Cacio, metà per pastori di greggi, lupi e noi altri per trovare un mezzo riparo che ci offrono i piedi della cresta di Monte di Mezzo.
Lo stazzo e riparato dai venti ma a star fermi cominciamo a tremare non ostante la bollente bevanda. Il mare appare coperto di cumuli bianchi nello spicchio di veduta concesso ai "soli" 2000 della fonte. Monte di mezzo ci quasi tenta in un anello con discesa da zone a me, Ciccio e la Lupa già noti. Ma l'impegno preso con noi stessi di viziarci con una buona mangiata seduti vista lago doveva essere mantenuto. Ea in gioco la reputazione di noi cialtroni, per cui, bandite le ciange, dovevamo anche sgaloppare lesti in discesa per il freddo e presentarci ad un orario decente per il mio stomaco. La tentazione di salire ancora sul monte dove avevamo fatto la prima uscita insieme, si ripresenta subito dopo con una comitiva che chiedeva vie alternative al Coppo( stazzo di quota circa 1500 mt più interno verso la diga). Abbiamo spiegato loro un'altra via a noi ben nota, invitante perché sempre a vista lago, ma con le dovute cautele da osservare nel tratto appena dopo Colle del Vento e sopratutto nel passi quasi verticali del "fuori bosco". Chissà che via avranno deciso di scarpinare? Questa domanda mi ronzava ogni tanto lungo la veloce, e ancora una volta dolorante, discesa. Ma poi i panorami ti rapiscono, i cani giocano che è un piacere vederli, tutto attorno nuvole e tempeste tranne noi, Monte di mezzo e il Lago assolati,ci penso poco al brontolare del pie' veloce Achille. I tendini gridano pace ma se mi fermo so' dolori a riprendere un passo. Per cui dritti fino ai fantastici Tonnarelli mangiati sul Lago e senza tante lamentele... con quel sorriso chi può crederti?. Altra fantastica giornata nei "quartieri alti" di Campotosto, zona di confine tra due catene montuose meravigliose. Buona montagna a tutti! Alla prossima!
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#3
Altra bella escursione
Per quanto concerne le cascate,ruscelli,torrenti e fiumi, sono sempre più convinto che le foto per quanto belle non rendono come le riprese video,specialmente per le cascate.
Chiaramente è una mia convinzione
 
#4
Una giornata splendida nella magica Laga... un pezzo del Sentiero Italia ed alcuni versanti che non conoscevo della prima montagna fatta col socio.... il mio contributo fotografico
 

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#8
Bravi, vi state dando alla magia delle medie quote: territori ne alti ne bassi, se possibile ancora più spopolati e solitari degli altri. E poi quella fonte Pane e cacio ha un nome che mi è sempre piaciuto, che racconta di pastori e transumanze.
Certo anche le mazze di tamburo...
 
#9
Bravi, vi state dando alla magia delle medie quote: territori ne alti ne bassi, se possibile ancora più spopolati e solitari degli altri. E poi quella fonte Pane e cacio ha un nome che mi è sempre piaciuto, che racconta di pastori e transumanze.
Certo anche le mazze di tamburo...
In realtà il nome giusto dovrebbe essere sorgente Pane e Cacio, la fonte fa immaginare una fontana, il che non è.
Io ho incontrato un pastore molto socievole e "particolare" la prima volta lassù... Aveva un cucciolo di Lupo del nord Europa di cui era preoccupato per la crescita ma allo stesso tempo affascinato da tante altre cose oltre il fatto stesso che era cucciolo. Parlando con lui ed altri avventori di nuna giornata stranamente così trafficata, si era tutti d'accordo alla fine che, seduti guardando il lago, il cibo migliore per anima e corpo fosse una sorgente di montagna e del pane e cacio di pecora fresco. Noi eravamo tre, arrivavamo da 12 giorni di cammino o stazzi del versante teramano partendo dal Ceppo. Arrivarono altri tre montanari dalla Cima della Laghetta, un giovane prete con un amico da Cesacastina, e noi sbagliando sentiero dalla Montagnola del Monte di mezzo in un terribile fuori sentiero carichi come i muli. Fu una giornata trafficata alla sorgente la prima volta, ma essa divenne crocevia di vite, storie e racconti molto interessanti..... Una magia che pervade, a quelle quote, i più variegati avventori con onde naturali di pace.
 

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