Escursione Escursione di rimedio sull'antica via Salaria. Distretto: Strada Maestra.

Parchi d'Abruzzo
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Data: 5 dicembre 2018
Partenza/Ritorno : Montorio riserva naturale del Fiume Vomano
Km: circa 19 se non ricordo male
Percorso: Montorio per il 522 e qualche tratto dell'antica via Salaria, poi seguendo vari tratteggi su mappa (mulattiere o vie cingolate) per Altavilla, Schiaviano altre frazioni e di nuovo Montorio
Cartografia: Kompass Gran Sasso e Monti della Laga.
Periodo consigliato: tutto l'anno tranne se fanno manovre idrauliche dalla diga sul 522. Con accumuli di neve o pioggia abbondante i boschi, delle mulattiere percorse, sono troppo ripidi con rischio di crolli dall'alto...sconsiglierei.
Grado di difficoltà : T-E-EE in sequenza cronologica.
Difficoltà incontrate: cercare tracce e "guadare" un vecchio disboscamento sul tratto più ripido della giornata. Serata nuvolosa e buia.
Tempi di percorrenza: dalle 12:30 alle 20:30

Descrizione :
È veramente da tanto che non mi facevo una galoppata di più di 10 km da solo, una serie di impegni mi hanno anche divorato mezza giornata e mi ritrovo con uno zaino pesantuccio, attrezzato anche per le notturne e freddo della sera. Sono le dodici e trenta esatte quando mi ritrovo davanti al cartello della Riserva Naturale del Vomano, la quale è racchiusa sempre nell'infinito distretto Strada Maestra del Parco Nazionale, ma gestita dal comune di Montorio al Vomano. Gli steccati abbelliscono un sentiero turistico e indicano la facile via che costeggia il fiume Vomano oppure sale leggermente nei boschi multispecie sul fianco, dove le numerose panchine e tavolati invitano sempre a pause ombrose. Il sentiero è facile ma la temperatura quasi estiva ed il sole spiovente mi tengono "comodamente" con le maniche corciate e cappello di paglia. Non ho neanche guardato la cartina in dettaglio perché l'intenzione è di tornare sui miei passi appena fa buio e senza una meta precisa. La speranza è di incrociare qualche casa incastonata nella roccia che sin da bambino vedevo dai finestrini della SS 80 che taglia il parco. L'ho sempre tenuta come un'esplorazione da fare a mo' di escursione di rimedio e poi dimenticata per lungo tempo, ora con la ricerca del collegamento tra le sette madonne/sorelle del distretto, percorro vie che si svelano anche di cultura pagana. Dovrei incontrare, infatti, il tempio di Ercole lungo la camminata di oggi e calpestare una piccola parte della millenaria Via Del Sale dell'Impero Romano. Il sentiero passa da turistico a qualcosa di più intricato e spinoso tra sentieri dimenticati dal parco ed ecco che sotto un capanno sorge tra l'erba ciò che rimane delle mura e qualche pezzo di mosaico a terra del tempio. La via si fa di nuovo aperta ed assolata, attraverso estasiato due uliveti, uno giovane e geometrico e l'altro vecchio, possente ed in ordine sparso, entrambi curatissimi, riparati da maestose e verticali mura di arenaria. Sotto la montagna o tra le spaccature della roccia ecco sorgere antiche abitazioni, probabilmente Mulini o non saprei che altro. Forse la vita di una grande via di comunicazione era molto diversa da ciò che i miei occhi riescono a scrutare nel passato di queste affascinati costruzioni e così le voglio immaginare come mi pare, magari come bazar per carovane. Perso tra futili pensieri arrivo ad un antico ponte che attraversa il fiume e riporta alla statale tramite sterrata. Si vede e sente la strada statale, con le macchine che sfrecciano in alto e sotto di loro una meraviglia architettonica romana ad archi e mattoni. Un troncone di strada di quattro archi che probabilmente reggeva la vecchia via sopra il fiume, appena visibile tra le edere e gli arbusti che ne hanno preso possesso. Adesso devo decidere se tornare indietro od avventurarmi in uno dei due sentieri che salgono ripidi tra i boschi. Non sono stanco e forse neanche soddisfatto, per cui imbocco per il sentiero non segnato neanche sul GPS o cartina, ben evidente a terra e meno spinoso di quello ufficiale, anch'esso senza tracce di bandierine.
Inizia così l'avventura più intensa di oggi, con una ripidissima salita tra faggi cerri e sassi. Il sentiero è netto ed un app del telefono mostra anche un segnetto tratteggiato da seguire.
Un disboscamento ampio, non pulito e abbandonato, copre la vista di ogni traccia e crea muri di legna rotolata dall'alto, alberi tagliati e lasciati sul posto. Tratto insormontabile. Cerco tracce animali, di muli da legna o altro che sia utile per attraversare tanto marasma. Una mezz'ora buona di avanti e indietro prima di attraversare soli venti metri di dislivello e cercare il canalino giusto tra i massoni a nord e dove finalmente rintracciare l'ampio battuto che da oggi troverete arredato di qualche omino. Il bosco, ma non la durezza dell'ascesa, termina su inclinatissimi campi arati, dove come riferimento decido per i padroni del luogo : grandi querce. Punto una serie di alberi centenari che costeggiano campi, ettari di rovi o linee di mezzi cingolati. Come pensavo, stradine e prime case non tardano a fare capolino, le prime sono vuote e nei loro giardini si stagliano muraglioni di roccia che diventano comodi ripari o armadi per griglie o stendipanni. La strada si fa più comoda e piana, abitati e recinti aumentano ed esco sulla provinciale sudato marcio ma di fianco ad un bar di cui non sapevo neanche l'esistenza e che allieta ogni patimento con una bionda gelata.Sono appena dopo il Paese di Altavilla in direzione San.Giorgio.Il sole è già troppo radente, dopo soli 5 minuti sono già in cammino e con i guanti indossati. Sfuma tra i colori rossi del tramonto il desiderio di passare dentro Schiaviano per vedere la Madonna della Sgrima. Il pensiero si concentra solo per trovare una via più rapida per tagliare i tanti km della strada asfaltata o anche peggio lo stesso percorso dell'andata che torna indietro. Non c'è luna tra le nuvole ed io imbocco un tratturo che scende ripido dal Colle della Sgrima e che si fa sempre più scuro, come la tensione che mi fa galoppare veloce e sperare di non dover risalire e tornare a notte fonda. Il tratturo cambia direzione e mi tocca di nuovo far finta di saper leggere le pieghe naturali della terra, consulti con Linda e guardare le luci delle case ancora lontane. La nuova via sembra buona anche se non proprio comoda per i piedi stanchi, le nuvole si aprono e un leggero chiarore illumina uno spoglio vigneto verso est, dal mare si riflette l'arancio dell'ovest quasi come fosse una nuova aurora e tra i filari saltella veloce la luce della torcia. Li attraverso fino a sbucare in una villetta deserta e servita da una stradina asfaltata, la concentrazione scema e un the bollente adesso ci sta tutto. L'acqua bolle mentre arrotolo del tabacco e i cani delle case in basso avvertono il vicinato della nostra strana presenza.
L'asfalto attraversa ampie terre lavorate fino a un cancello con recinzione che mi fa prigioniero della Laga. L'idea mi alletta ma la luce si fa nulla quando grido, mi annuncio e chiedo permesso alle case mute, ma luminose, dietro la rete. Trovo un punto dove far passare linda ed io scavalco con un certo disagio e una curiosità: chi può chiudere una montagna? Da una sola parte poi... perché sopra tutto aperto? Mmmhhaa!!
Lascio alle spalle le 4 case e non ho idea di quanto sbuchi lontano da Montorio questa strada, so che le tante luci sulla destra non rappresentano il grande Comune dove ho parcheggiato. Un taglio nel bosco pare mangiare un'altro pezzetto di strada, ma la frontale si perde in un oscurità sempre più cupa, ancora un po' di paura mi fa sgambettare rapido e finalmente sbuco sulla provinciale, a soli tre minuti dal Furgone. Magnifica escursione di rimedio in un Parco che non delude mai e che mostra sempre e ancora tanto da scoprire. Buona montagna a tutti!
 

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Non riesco a caricare le.foto perché mi dice file troppo pesante......sono le mie normali foto non capisco... Ci riprovo..... Nulla mi dispiace
 
Grazie per la condivisione ed anche per avermi incuriosito sulla... antica viabilità abruzzese!

(la pagina del parco su Wikipedia riferisce della via Cecilia, appunto una diramazione meridionale della via Salaria, quindi "Salaria" tout court nella toponomastica locale ed anche di una "strada Salara" che non ho ben capito se sia la stessa cosa. Sul tema della antica viabilità abruzzese c'é addirittura in rete un intero libro (!) dove si descrive più diffusamente la via Cecilia https://issuu.com/protipo/docs/anticaviabilit__-librocs3-_c11_hr )
 
Grazie per la condivisione ed anche per avermi incuriosito sulla... antica viabilità abruzzese!

(la pagina del parco su Wikipedia riferisce della via Cecilia, appunto una diramazione meridionale della via Salaria, quindi "Salaria" tout court nella toponomastica locale ed anche di una "strada Salara" che non ho ben capito se sia la stessa cosa. Sul tema della antica viabilità abruzzese c'é addirittura in rete un intero libro (!) dove si descrive più diffusamente la via Cecilia https://issuu.com/protipo/docs/anticaviabilit__-librocs3-_c11_hr )
Grazie a te... Appena posso darò un occhiata al link
 
Ogni volta che mi avventuro a piedi vicino alla viabilità ordinaria mi accorgo che c'è tutto un mondo sedimentato che mentre sfrecciamo in automobile neanche immaginiamo. Peccato non poter vedere le foto.
Potresti provare a mandarle a qualcuno via WhatsApp e poi fartele rimandare; da quello che so questa applicazione riduce automaticamente le dimensioni.
 
Prova...
Ogni volta che mi avventuro a piedi vicino alla viabilità ordinaria mi accorgo che c'è tutto un mondo sedimentato che mentre sfrecciamo in automobile neanche immaginiamo. Peccato non poter vedere le foto.
Potresti provare a mandarle a qualcuno via WhatsApp e poi fartele rimandare; da quello che so questa applicazione riduce automaticamente le dimensioni.
Grazie Marco.... Non capisco perché le solite foto che ho salvato sul telefono non le invia più.... È forse cambiato qualcosa nel sito??
 

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