Escursione Fonte Grotte

Parchi d'Abruzzo
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Dati

Data: 27 giugno 2014
Regione e provincia: L'Aquila
Località di partenza:
Località di arrivo:
Tempo di percorrenza: un'ora
Chilometri:
Grado di difficoltà: Facile
Descrizione delle difficoltà:
Periodo consigliato: Estate
Segnaletica: No
Dislivello in salita: 360 m


Percorso ripido ma breve che ci conduce alla piu alta risorgiva dell'appennino.
Dalla miniera di scisti bituminosi vicino fonte Vetica Campo Imperatore si prende un crestone che per tracce di sentiero ci porta alla base di una fascia rocciosa sotto il Monte Camicia con questa grotta nella quale l'acqua sgorga copiosa.

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Una volta visto l'interno richiudete la grotta

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Questa è la mappa Bing Hybrid di Microsoft, le icone le ho inserite io.

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Questa è la mappa del CAI Gran Sasso come vedete la grotta è segnata in posizione sbagliata come la maggior parte dei dettagli di queste cartine, purtroppo le nuove mappe ricopiano gli stessi errori da quelle vecchie è una vera vergogna! paghiamo 12 euro per un pezzo di carta che creano con un copia incolla, in 25 anni che vado in montagna non ho visto progressi

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Queste sono le statistiche del percorso
Per scaricare la traccia per il vostro GPS potete andare qui
 

Allegati

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Non so perche quando creo un post ho sempre un sacco di problemi, ecco le foto alex ho messo a posto lo scarabocchio che mi era venuto stamattina
 
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Giovanni52

Guest
Sabaca, hai perfettamente ragione le carte del cai sono orrende, credevo fossero state corrette e invece continuano ad essere un vano tentativo di copiatura, o meglio una scopiazzatura, delle vecchie tavolette dell'IGM. Prova a cercare nel sito dell'Ist. Geografico Militere di Firenze.
Sabaca, non appena ho letto fonte Grotte mi ci sono tuffato a pesce per cercare di rinverdire i vecchi ricordi. Pensa che ci andavo quasi ogni mese ai tempi delle foto su pellicola, l'ho esplorata tante volte fino in fondo. Dai pubblica qualche foto dei laghetti interni e delle concrezioni.
Sei atato bravissimo ad andarci, e direi anche coraggioso, sai ripensando al terremoto aquilano un po' di fifa sarebbe giustificatissima. Si vede che di montagna te ne intendi anche tu.
Ciao
 
Non sono uno speleologo, mi sono limitato a camminare una ventina di metri, dove il budello è diventato stretto mi sono fermato.
Tu che invece l'hai fatto dacci qualche notizia più approfondita sullo sviluppo le sale le concrezioni, so che hanno trovato i resti di un tipo di pipistrello che viveva sul gran Sasso millenni fa, non si trova molta letteratura sul web su questo sito
A entrare in grotta da solo ho fifa anch'io ...
 
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Giovanni52

Guest
Fifa si, ma chiamala anche buon senso. Ti dicevo "il terremoto" perché avrebbe pure potuto smuovere qualche cosa che adesso sta in bilico. Ci ne stavano tanti massi sporgenti dal soffitto verso il basso che si incastravano con quelli sporgenti dal pavimento. Bisognava passarci in mezzo, arrampicarsi e in vari tratti solaio e pavimento piatti a soli 70 cm dovetti passare strisciando. Cmq le formazioni sarebbero proprio da studire. Ho una serie di diapositive ma non più il priettore nè ho un digitalizzatore.
Però dopo il tuo intervento al Forum mi interesserò per tradurrle in formato web.
Ciao, a risentirci
 
Trovato un video molto interessante dove si puo ammirare l'interno della grotta

Copio e incollo un documento trovato su questo sito www.niphargus.it

Fonte Grotta, la risorgenza più alta dell'Appennino

di Lorenzo Grassi (Gruppo Grotte Roma "Niphargus")

Freddissima anche in piena estate, sgorga fuori dal cuore segreto del Monte Camicia, tra stretti pertugi. Poi scorre canterina tra pareti levigate, saltellando su un pavimento di bianchissime vaschette, tra delicate concrezioni eccentriche.
Sonnecchia un attimo in piccoli laghi cristallini, si allarga in una saletta e infine si degna di uscire all'aria aperta, frizzantina, salutando il mondo in una gigantesca conca solare a precipizio sui pratoni di Campo Imperatore. Qui viene imbrigliata nei lunghi tubi dell'acquedotto che la conduce sino al lontano fontanile di Fonte Vetica.
Questa è la storia misconosciuta dell'acqua di Fonte Grotta, che nasce a 2.050 metri di quota nel gruppo del Gran Sasso d'Italia. Nel suo piccolo, questa originale cavità abruzzese detiene un record invidiabile: è la risorgenza più alta dell'Appennino e al suo interno sono stati rinvenuti scheletri di pipistrelli che è impensabile possano vivere attualmente a quelle quote.
Fonte Grotta ha uno sviluppo di poco più di 300 metri, pressoché orizzontali (il dislivello positivo è di appena 20 metri). Conosciuta da sempre dai pastori della zona, fu "scoperta" dagli speleologi in occasione della costruzione dell'acquedotto di Fonte Vetica. Esplorata parzialmente nell'estate del 1971 dal Gruppo Speleologico Aquilano (che si era fermato davanti ad una strettoia), veniva in seguito visitata completamente e topografata dal Circolo Speleologico Romano: il 24 giugno 1973 una squadra del CSR, attrezzata di tutto punto, riusciva infatti nell'intento di allargare lo stretto budello che aveva fermato gli aquilani e raggiungeva nuovi condotti. Qui, con grande sorpresa, venivano trovati alcuni resti scheletrici di Chirotteri, il cui avanzato stato di concrezionamento non ne ha reso possibile la determinazione (l'interesse di tale ritrovamento è dato sia dal fatto che attualmente la cavità non ospita Chirotteri, che dalla quota elevata in cui si apre).
Dagli anni '70 in poi - a causa soprattutto del suo faticoso accesso - Fonte Grotta è stata abbandonata ad un destino di isolamento dalla proverbiale pigrizia degli speleologi. Giusto qualche visita fugace, magari un alpinista incuriosito dall'acquedotto e da quella cengia aerea dove sbocciano le stelle alpine.
Dal punto di vista esplorativo, in effetti, Fonte Grotta non sembra promettere più molto (anche se in speleologia non si può mai dire). Attualmente chiude in difficili strettoie bagnate e sopra di sé, pur avendo ancora un potenziale di cinquecento metri di roccia, non dovrebbe offrire altro che microfessure percorribili solo da rivoli d'acqua. Un collegamento impenetrabile all'uomo sino ai crepacci che dalla vetta del Camicia fanno filtrare lo scioglimento delle nevi. Quello stesso scioglimento che - tanto per rimanere in zona - allieta in superficie il percorso della bellissima Via dei Laghetti al vicino Monte Prena.
Perché allora andare a far visita a Fonte Grotta? Perché è originale - oserei dire alpinistico - il percorso per raggiungerla e perché a suo modo è bella: nel perenne scorrere dell'acqua gelata (davvero la più alta e pura dell'Appennino) che fa battere i denti anche in agosto, nella morfologia sinuosa e varia, nelle stalattiti eccentriche, negli scheletri concrezionati dei pipistrelli ad oltre duemila metri di quota.

Come si raggiunge:
Dalla piana di Campo Imperatore, cinquecento metri ad ovest di Fonte della Macina, si prende una sterrata (in alcuni anni più dissestata del solito se la stagione invernale precedente è stata particolarmente dura) che percorre il fondo della pietraia che scende dal vallone tra il Monte Prena dal Monte Camicia. In breve si raggiunge la miniera di lignite, mai entrata in funzione, posta a quota 1.764 allo sbocco di un vallone sotto la verticale del Camicia. In alto, al centro della parete, è ben visibile l'ombra scura dell'ingresso della grotta.
Per raggiungerla conviene salire sul crestone che limita ad est il canalone, seguendo il filo della cresta sino al suo termine, dove si incontra l'intaglio dell'acquedotto. Questo punto è raggiungibile abbastanza comodamente (con via un po' meno diretta) anche partendo da Fonte Vetica e risalendo in obliquo a sinistra le pendici del Camicia sino a raggiungere il crestone.
Dall'intaglio dell'acquedotto, con un breve passaggio aereo (attenzione!), si prende un sentierino friabile sulla sinistra che segue la cengia a picco sul vallone. In breve si raggiunge l'ingresso della grotta, su un piccolo ballatoio pensile, caratterizzato dalla vecchia porta in ferro (sempre aperta) installata in occasione dei lavori.

Descrizione interna (di Gianfranco Trovato, del Circolo Speleologico Romano):
Varcata la porta, si penetra nel primo ambiente costituito da una galleria di interstrato, la cui volta è il liscio e compatto letto di uno strato. Superata la piccola diga e il bacino, dopo una brusca curva verso Nord-Est, inizia la serie di gallerie in cui, rimanendo sempre evidente il letto dello strato che forma la volta, essa appare però solcata quasi esattamente al centro da una fessura diaclasica.
Le due sale che si incontrano successivamente presentano manifesti segni di crollo e appaiono essersi formate là dove diaclasi trasversali incrociano il fascio diaclasico principale. Oltre la seconda sala, la più vasta, la cavità comincia a restringersi e la volta ad abbassarsi, tanto che spesso si è costretti a strisciare nell'acqua per procedere. Una saletta al termine di questa prima serie di strettoie rappresenta il punto più avanzato raggiunto prima che il Circolo Speleologico Romano operasse lo sfondamento del budello che inizia da questa sala.
Superato questo, dopo un breve slargo, se ne presenta subito un altro e quindi la cavità continua per cunicoli sempre bassi e faticosi. Quest'ultima parte della grotta presenta un brusco cambiamento della morfologia: scompaiono le acque correnti, il suolo è ingombro di materiale detritico e sulle pareti compare una fine fanghiglia di degradazione; elementi che indicano l'essere questa una parte inattiva della grotta.
 
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Giovanni52

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Sabaca con la tua presentazione di Fonte Grotta hai aperto, per me, un nuovo argomento di ricerca. Mi spiego meglio: sono uno studioso di astronomia ed ho appena inviato a una rivista specialistica inglese un mio lavoro sul clima del passato e la brillanza delle eclissi di Luna. Ora dato che non mi ero spinto nello studio di brillanza di eclissi se non a partire dal 1640 ad oggi, adesso dopo le tue precise informazioni, sono costretto ad espandere l'intervallo temporale del mio studio. E chissà che non mi vada ad infilare di nuovo in quella grotta, armato di fotocamere e attrezzature adatte. Nemmeno io sono un geologo, ma la speleologia mi ha sempre attratto.
Ho consultato il sito romano, ma credo che nemmeno loro sono arrivati fino alla fine del cunicolo. Infatti non parlano di qualche grossa stalattite e sottostante stalagmite che stanno in una stanza dopo un cunicolo basso e stretto.
Pensa che esplorammo la grotta in due con i caschi integrali da moto (un'asfissia vera e propria) e con una lanterna a petrolio.
Cercherò le diapositive, dovrebbero essere ancora a loro posto nonostante gli anni trascorsi.
A presto e ancora bravo per la tua iniziativa
 

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