Trekking Gran Sasso orientale 2: Rifugio Ricotta - Valle del Voltigno

Data: 16/6/2019
Km: una 15ina di km con circa 500 mt di dislivello in discesa e 300 in salita. Dal rifugio Ricotta per Malopasso, un colle frontale a Monte Meta, il” Fosso delle fonti Cornacchia”, Colle della Biffa, Rifugio del Voltigno, Valle dei Frati e Rifugio del Voltignolo. Cartografia personale assente. Alcuni sentieri riportati dal GPS e tracce su applicazione telefonica. Sul posto segnato con cartelli e bolli bianco rossi non interamente, o più tracce bollate in disuso che confondono… ovviamente i sentieri più evidenti e battuti sono stati accuratamente evitati.

Descrizione:
Linda ringhia. Due ululati quasi soffocati, segnale di allarme serio, e la testa pelosa spinge il naso sulla tenda a dire muoviti. Mi sfilo rapido dal sacco e scatto fuori con gli occhi in rivolta verso il sole. Il sole, mica tanto. Le palpebre si calmano e la pupilla pian piano si abitua, vedo un armento che cambia direzione e sparisce dietro il colle, Linda s’accheta e mi inonda di allegra bava e salti di gioia. Sta albeggiando su Monte Bolza ma qui è ancora ombra e mi infilo di nuovo nel sacco a pelo. Nel trambusto intanto disturbo un’Alessandra già sveglia. Passa del tempo tra una cipicchia e un’altra, fin che un sole brillante mi invita ad una bella lavata con acqua gelata e tonificante. Un caffè liofilizzato al cappuccino che è una vera schifezza, una bella fumatina in contemplazione e attrezzo una distesa di roba a terra da sistemare nello zaino grande e magari eliminare anche qualcosina. Butto dentro anche una caciotta di pecorino, un kilo di pane affettato, marmellatine, zucchero, sale, tortellini secchi e una confezione di panna.
Ieri sera abbiamo prenotato per pranzo al pub, alcuni amici ci danno buca per cui cercheremo di presentarci presto per incamminarci un’ora prima del previsto. Appena entrati in paese facciamo una seconda colazione e finalmente un caffè degno di questo nome.
Bello questo tratto di sentiero verso Calascio! Con la sola amaca e un the da fare dietro uno zainetto, ci fermiamo al primo bosco per godere del fresco in una giornata già molto calda. Il pranzo in paese è buono e non abbondante per scelta, cosi appena mangiato parcheggiamo sotto degli abeti nei pressi del rifugio Ricotta (quasi rudere e sporchissimo). Sono le due e mezza, indugiamo all’ombra ancora una mezz’ora, poi carico la mia ingombrante zavorra, la “Segugia” la sua e con i primi passi inizia quel che considero un vero viaggio: camminare. Partiamo in un vallone fiorito che subito ci devia fuori strada sotto il sole cocente. Torniamo indietro per 10 faticosi, seppur in discesa, minuti e imbocchiamo per prati molto più rupestri dopo Malopasso, poi alcuni bivi opposti ci cambiano spesso le idee e finalmente decidiamo di perderci in itinerari sconosciuti, decisi a naso, a sensazioni, puntando sud est e verso fonti viste segnate come Cornacchiella dapprima e Cornacchia ancora più giù verso il mare.
Troviamo ristoro sotto l’ombra di quel che sembra un acero, tra breve scolliniamo perché l’orizzonte si colora sempre di più di blu, nella salita che valica ai 1600 mt circa. Su poltrone di pietra e cespugli il cuore finalmente rallenta e gli occhi godono di panorami sempre più vasti, appena attraversati, e forse, abbiamo anche allungato qualcosa per aggirare sentieri spinosi di fragole, ortiche, pini e cerri. Tra non molto dovremmo cercare di non ruzzolare sui ripidi boschi di Monte Meta che ci guarda da destra, intanto mi cambio una maglia fradicia e vesto per qualche minuto di sola aria fresca. Un ultimo saluto a Monte Bolza e scolliniamo felici anche se non si scorgono pianure, solo creste ed insenature boscose, qualche cartello di sconosciuti itinerari o di fonti inesistenti da seguire, i radi bolli spariranno a breve nelle mille tracce e segni del bosco. La faggeta è folta e non si percepisce nessuna pianura sotto di noi dagli squarci di cielo che si aprono tal volta davanti. Abbiamo perso gli ultimi bolli da un po’, ma continuiamo a scendere tra quel che sembra un fiume in secca. Tra massi, radici e fogliame i passi suonano e qualcuno canta felice alle mie spalle, l’avventura del non sapere dove sbucheremo aumenta l’attenzione, il sudore sgorga di nuovo copioso ma almeno aiuta a sciogliere la danza della discesa, della speranza. Ora lo zaino non pesa, quasi sparisce tra saltelli leggeri, diventa piuma, tra balzi elastici sugli scarpini della faggeta. Le scarpette cantano sui croccanti tappeti di fogliami, un tiptap profondo fin dentro la terra e noi come rami danzanti scendiamo ripidi, leggiadri e veloci ancora in direzione del Mare.
Il bosco si apre improvviso come la mia bocca e mi siedo a riflettere da dove sia uscita “tanta terra”. Come attraversare tanto verde? Prendere la direzione per il rifugio del Voltigno? Che fare adesso che siamo diventati improvvisamente così piccolini? Quanta enormità! Non si vede tutta la piana dalla calanca boscosa dove siamo, inoltre ha una forma a ferro di cavallo incastonata nei boschi che non svela tutto. Iniziamo a razionare l’acqua e sperare di trovare delle fonti che non siano i numerosi laghetti degli animali al pascolo. Decidiamo di buttarci sulla destra già in direzione del ritorno e verso il rifugio segnato su GPS, abbandonando l’idea delle fontane e area attrezzate a due ore e in direzione opposta, ossia Farindola e Vitello d’Oro. Per evitare il sole tagliamo dritti verso le radure fuori bosco di destra dove dei cavalli pascolano tranquilli, magari ci indicano anche una fonte, ma comunque saremo già al riparo degli ombrosi boschi di ovest. “Il bosco era scuro, l’erba era già alta, dite a mia madre che non tornerò” … cantava De Andrè … ed io ... dite al furgone che non tornerò. Non ho la minima idea di dove metto i piedi tanto che sprofondo nel verde, tal volta affondo in canali sotterranei e piccoli laghetti, l’acqua sale facile su per i bordi delle scarpette e i piedi zuppi mi prendono in giro con sonore pernacchie. Ad ogni passo mi rendo conto che siamo talmente insignificanti in mezzo alla Valle che il paesaggio ci ingloba e quasi non riusciamo più a vederci in tanta immensità. Niente fonte dai cavalli e andiamo avanti caparbi ma stanchi di tanto attrito. Prendiamo per un sentiero ombroso, segnato e comodo adesso, ma la voglia di inquadrature più ampie ci devia ancora sul Colle della Biffa. Il sole si fa radente quando attraversiamo, ancora dritti, dalla Biffa al rifugio, nuotando tra erba alta fino alla vita. Vediamo il rifugio del Voltigno meta di oggi, ci guarda da sopra un’ultima salita, sembra sia una struttura abbandonata da anni e non vedo fontane nei paraggi. Intanto una losca figura svela la sua mimesi e scatta lontano, si gira di nuovo, ci osserva attento, vede chiaramente che non sono Cappuccetto Rosso e scappa via di nuovo. Linda non ha emesso un fiato e pare che i due “avi” si siano guardati curiosi per qualche attimo. Saliamo sgambettando perché notiamo gente e una Jeep sul colle di destra nonché per goderci il tramonto dietro monti ignoti. Alberi solitari giocano con le luci e gli specchi dei laghetti, siamo stanchi ma felici di essere qui e soprattutto adesso, in questo momento così magico, di una natura ciclopicamente verde che ci abbraccia. Un the caldo ci inebria di pace e calma la mia agitazione di non aver trovato ancora acqua potabile, ma qualcuno scarrozza un’altra jeep su per il colle di fronte cosi cerchiamo di anticipare la loro discesa tagliando per un “golfo” che infila in un mare fatto di faggi… Non prima di una meritata fumata… e poi, anche gli indigeni pare si godano il momento, il tramonto e non ripartiranno per ora.
Prendiamo per la vicina Valle dei Frati cercando di intercettare i fuoristrada e chiedere di stazzi con acqua vicino o qualche loro riserva se vanno via. Iniziamo a sentire un gran gracchiare di rane, papere, fischi e richiami sempre ripetitivi come fosse un nastro. Una stalla circolare si svela di fronte ai boschi. Sopra il fabbricato il sole filtra tra i tronchi e degli spettri con campanacci si aggirano all’interno creando suggestioni, ombre lente e cornute. Magari spunta pure il pastore che fa tutto sto rumore...ma niente. Il frastuono ad alto volume pare venga direttamente dalle stalle come se ci fossero degli altoparlanti… durerà notte e giorno poveri noi. Mi stupisce come certe operazioni di pastorizia, di cui non ne comprendo neanche il motivo tecnico, possano disturbare certi ambienti cosi paradisiaci… ma che siano milioni di rane e cicale dentro il piccolo laghetto di fronte? Mi chiedo spesso pur di non credere ad attrezzature tecniche o altro che non capisco. Se fosse così sarebbero delle rane veramente troppo fastidiose e sanno pure fischiare mi pare. Apprendiamo dai “turisti motorizzati” che di acqua c’è solo quella che viene pompata dal laghetto, inoltre il bel rifugio dove siamo approdati ora (agriturismo del Voltignolo) oggi è stranamente chiuso e così ci lasciano qualche bottiglia d’acqua smezzata. Curiosiamo in giro e attrezziamo tavoli e sedie della veranda esterna come appendici alla tenda nel bosco, troviamo un pozzetto con tubazioni e chiavi per aprire un bel getto d’acqua. Non sappiamo se potabile ma almeno per lavarsi, stoviglie e far bollire sarà buona, che poi sembrerebbe anche potabile.
Qualche goccia di pioggia ha inumidito tutto per bene e la notte sta diventando piacevolmente fredda, cosi una cenetta con tortellini e panna, del pane con pecorino o salame rimpinguano le calorie bruciate oggi e ne fanno una saporita riserva per scaldare la notte. Assolutamente inaspettata la grandezza di questa Valle e di gran parte del territorio attraversato. Nella valle abbiamo visto qualche figura colorata camminare piccola, ma i sentieri fatti per arrivare fin qui erano deserti e sembrano esserlo stati da tanto tempo. Siamo stati piacevolmente accompagnati da una grandissima sensazione di isolamento e pace. Nel ricordo di tanta natura si chiudono i nostri occhi ridenti e iniziano altri sogni per domani... zzzz… notte buona a voi amanti della montagna.
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Allegati

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Il Voltigno ti ha ammaliato, eh?! Ma è proprio così immenso?
Bisogna che ci faccia una capatina prima i poi.
Dipende molto dall'ordine di paragone.... Dopo campo Imperatore è tutto piccolo..... Ma quella valle è grande, e lo è anche per effetto ottico dato dalla sua forma. Luogo di gran fascino indubbiamente, molto ben nascosta da rigogliose faggete e soprattutto bellissima la cresta fatta al ritorno che guarda a picco la grande pianura del lago di Capodacqua e i borghi che salgono verso Calascio.
 

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