Data: 22 febbraio 2026
Regione e provincia: Veneto, Rovigo, Castelmassa - l'itinerario della manifestazione si sviluppa interamente in Alto Polesine ma sono partito da e tornato a casa direttamente pedalando.
Località di partenza e arrivo: Ferrara (FE), Emilia-Romagna
Tempo di percorrenza: 7h incluse le soste
Chilometri: 150km
Grado di difficoltà: dato dalla sola distanza
Descrizione delle difficoltà: vedi sopra
Periodo consigliato: tutto l'anno, d'estate può essere difficile reperire l'acqua per la borraccia quindi è bene partire ben forniti
Segnaletica: solo durante la manifestazione
Dislivello in salita: un paio di cavalcavia
Dislivello in discesa: altrettanti
Accesso stradale: l'intero tracciato si svolge su ciclabili, ciclopedonali e strade a basso scorrimento
Per non fare un torto agli organizzatori non condivido pubblicamente la Traccia GPS
Premessa:
La pedalata non attraversa nessun parco di rilevanza nazionale o regionale, ma meritano una citazione tutti i luoghi evidenziati in verde.
Descrizione
Quest'anno ho deciso di partecipare per la seconda volta al giro gravel non competitivo organizzato da Cicloamatori Castelmassa.
La manifestazione prevedeva due percorsi, corto da 65km e lungo da 100. Come l'anno scorso si pensava di recarsi alla partenza direttamente in bici partendo da Ferrara, correre il corto e rientrare alla partenza.
Tuttavia, i compagni di pedalate hanno optato per una diversa gestione, mentre io, un po' perché ormai ero già nell'ordine delle idee e un po'perché mi andava davvero, ho deciso di rispettare il progetto originale e ne ho approfittato per "testare" la gamba, visto l'inizio di stagione.
Da qualche giorno il meteo prevedeva nebbia al mattino e temperature miti per la stagione, come del resto nei giorni che avevano preceduto il weekend. Il chilometraggio era noto e il fondo privo di sorprese.
Quindi, l'equipaggiamento prevedeva: abbigliamento estivo con termica, maglia autunnale e gilet antivento, guanti di lana con sottoguanti e copriscarpe in neoprene con calza di lana (immancabile) - ottimista per febbraio ma allineato alle previsioni metereologiche; borsello sottosella e marsupio da manubrio aggiuntivo per kit antisfiga, powerbank (il mio ciclocomputer è anzianotto) e spazio per i vestiti che mi sarei tolto lungo la via.
Sono uscito di casa alle 6:40 mentre i due gradi sottozero rilevati dal Garmin congelavano il mio sorriso ottimista. Il fanale anteriore fendeva la nebbia mentre la città si godeva il riposo domenicale e la peluria dei guanti di lana e delle ginocchia accumulava cristalli di brina.
Non sono uno sprovveduto totale e, anzi, nonostante l'abbigliamento leggero, già conoscevo l'effecienza del nuovo antivento e dell'accoppiata guanti estivi con guanti di lana, pensavo a questo e a sforzarmi di conservare le energie per arrivare in fondo e da solo, una pedalata dopo l'altra, abbandonando la città, la provincia e la regione per salire sulla sinistra Po verso ovest.
La sinistra Po è l'argine rialzato sul lato nord del grande fiume. Un nastro di asfalto lo ricopre permettendo di percorrerlo da Torino a Venezia, al contrario gli fornisce anche il nome: Ciclovia Ven-To (che in realtà proprio nei dintorni di Ferrara si percorre sulla sponda meridionale mentre la settentrionale è aperta al traffico motorizzato tutto l'anno).
Le rotazioni rumorose dei copertoncini tassellati continuavano ma la temperatura non è saluta sopra lo zero fino alle 8:20. Gli occhiali fotocromatici inservibili attaccati come un ornamento.
Ma proprio a quell'ora raggiungevo la partenza nel comune Polesano: un piccolo centro con la piazza antistante la chiesa nella grigia, sonnacchiosa domenica e alcune macchine di ciclisti che si preparavano - e che, sinceramente, non invidiavo vantandomi, anche solo con me stesso, di fare tutto senza muovere la macchina. Pausa veloce, firma per la presenza, verifica che fosse presente anche la spina per la birra all'arrivo, consegna del gadget e controllato di avere la traccia nel ciclocomputer sono ripartito, fatti 45km ne mancavano un centinaio e cominciava il bello!
La traccia imponeva un tratto inverso alla direzione dell'andata sul suddetto argine per poi svoltare verso nord in direzione Trecenta su rettilinei sterrati. Magari niente di che dal punto di vista paesaggistico, tantomeno con la nebbia, ma, opinione personale, il ragazzo di campagna si esalta nel percorrerli come faceva da bambino con la Saltafoss e i cittadini si allontanano da traffico e semafori scoprendo fossi e nutrie.
Soprattutto, io avevo percorso ormai sessanta chilometri e, grazie alla nebbia o alla partenza alla francese, non avevo visto praticamente nessuno. Velocità (bassa) e pace.
Nel comune di Trecenta il percorso svoltava, segnalato dalla freccia da cicloraduno, verso l'area dei Gorghi di Trecenta. Un luogo così vicino alla quotidianità, dietro strada come si direbbe in dialetto, e assieme suggestivo, anzi, spettrale avvolto nella nebbia. Specificamente, il Gorgo della Sposa racconta una delle tante leggende di amori tragici, matrimoni combinati e annegamenti che mettono in allerta le persone dai pericoli delle acque.
In lontananza ho visto le prime lucine rosse di altri partecipanti al giro e un pallidissimo sole che provava ad attraversare la nebbia.
Altri gorghi nell'estremità a Nord del percorso pedalando su erba bagnata e scivolosa ma fina e morbida e poi un lungo rettilineo sulla sponda sinistra del Canal Bianco verso Ovest fino al semaforo di Zelo che preclude al bel ponte acciottolato. Un gruppone che mi supera bruciando il rosso, io che mi vergogno un po' della categoria, ma poi passa, Live and let die cantava Paul.
Tra fossi e panocie (o almeno sarà così quest'estate) si pedalava sempre verso ovest mentre il sole perdeva un po' di timidezza e a Torretta incontravo il primo e unico ristoro (fornitissimo). Qui ho incrociato altri ciclisti partiti prima di me, salutato un vecchio amico trovato davvero per caso e, dopo un nutriente panino alla mortadella sono ripartito per uno dei tratti più divertenti: il boschetto golenale a sud di Torretta e del Canal Bianco. Un'area in cui il single track (incredibilmente asciutto anche se coperto di foglie) serpenteggia tra piccole querce e bivacchi, nel mio lento incedere ho incrociato salutato perfino un signore che stava cucinando qualcosa di indefinito ma profumatissimo su un padellone più grande delle mie ruote.
Una svolta verso sud riportava la traccia verso le abitazioni e, da Bergantino con le sue giostre, risalivo sull'argine pronto a godermi un'altro assaggio di guida fuoristrada nelle golene del Po.
Pochi chilometri di asfalto e potevo godermi l'arrivo della manifestazione: altro panino, stavolta con la salsiccia, birra, controllo dei whatsapp e messaggino alla famiglia dopo aver percorso 105km e pedalato per poco più di 5h comprese le soste. Rinnovati i complimenti all'organizzazione, ho scelto di rientrare a Ferrara dall'altra sponda del grande fiume, così ho ripercorso la Sinistra Po fiancheggiando solo Calto e Ficarolo per rientrare in Emilia-Romagna dal ponte verso Stellata di Bondeno.
Ho reso omaggio all'omonima Rocca Possente dalla quale ancora si intravede il campanile (pendente ma certamente meno famoso di un altro esempio italiano) di Ficarolo.
Dopo il bivio fluviale per risalire il Panaro ho intrapreso la familiare ciclopedonale del Burana: un nastro di asfalto dritto, privo di dislivello e, anche in questo caso, di mezzi a motore che collega Bondeno a Ferrara costeggiando l'omonimo canale all'ombra delle chiome degli alberi che crescono su entrambi i lati.
Con unatemperatura ben più gredevole di quella sopra descritta, sono rientrato in città con quella tintarella panna e fragola sulle cosce, che chi va in bici conosce bene, dopo 150km in 7 ore: giusto in tempo per una doccia e per accompagnare mio figlio ad un compleanno con annessa festa in maschera.
Regione e provincia: Veneto, Rovigo, Castelmassa - l'itinerario della manifestazione si sviluppa interamente in Alto Polesine ma sono partito da e tornato a casa direttamente pedalando.
Località di partenza e arrivo: Ferrara (FE), Emilia-Romagna
Tempo di percorrenza: 7h incluse le soste
Chilometri: 150km
Grado di difficoltà: dato dalla sola distanza
Descrizione delle difficoltà: vedi sopra
Periodo consigliato: tutto l'anno, d'estate può essere difficile reperire l'acqua per la borraccia quindi è bene partire ben forniti
Segnaletica: solo durante la manifestazione
Dislivello in salita: un paio di cavalcavia
Dislivello in discesa: altrettanti
Accesso stradale: l'intero tracciato si svolge su ciclabili, ciclopedonali e strade a basso scorrimento
Per non fare un torto agli organizzatori non condivido pubblicamente la Traccia GPS
Premessa:
La pedalata non attraversa nessun parco di rilevanza nazionale o regionale, ma meritano una citazione tutti i luoghi evidenziati in verde.
Descrizione
Quest'anno ho deciso di partecipare per la seconda volta al giro gravel non competitivo organizzato da Cicloamatori Castelmassa.
La manifestazione prevedeva due percorsi, corto da 65km e lungo da 100. Come l'anno scorso si pensava di recarsi alla partenza direttamente in bici partendo da Ferrara, correre il corto e rientrare alla partenza.
Tuttavia, i compagni di pedalate hanno optato per una diversa gestione, mentre io, un po' perché ormai ero già nell'ordine delle idee e un po'perché mi andava davvero, ho deciso di rispettare il progetto originale e ne ho approfittato per "testare" la gamba, visto l'inizio di stagione.
Da qualche giorno il meteo prevedeva nebbia al mattino e temperature miti per la stagione, come del resto nei giorni che avevano preceduto il weekend. Il chilometraggio era noto e il fondo privo di sorprese.
Quindi, l'equipaggiamento prevedeva: abbigliamento estivo con termica, maglia autunnale e gilet antivento, guanti di lana con sottoguanti e copriscarpe in neoprene con calza di lana (immancabile) - ottimista per febbraio ma allineato alle previsioni metereologiche; borsello sottosella e marsupio da manubrio aggiuntivo per kit antisfiga, powerbank (il mio ciclocomputer è anzianotto) e spazio per i vestiti che mi sarei tolto lungo la via.
Sono uscito di casa alle 6:40 mentre i due gradi sottozero rilevati dal Garmin congelavano il mio sorriso ottimista. Il fanale anteriore fendeva la nebbia mentre la città si godeva il riposo domenicale e la peluria dei guanti di lana e delle ginocchia accumulava cristalli di brina.
Non sono uno sprovveduto totale e, anzi, nonostante l'abbigliamento leggero, già conoscevo l'effecienza del nuovo antivento e dell'accoppiata guanti estivi con guanti di lana, pensavo a questo e a sforzarmi di conservare le energie per arrivare in fondo e da solo, una pedalata dopo l'altra, abbandonando la città, la provincia e la regione per salire sulla sinistra Po verso ovest.
La sinistra Po è l'argine rialzato sul lato nord del grande fiume. Un nastro di asfalto lo ricopre permettendo di percorrerlo da Torino a Venezia, al contrario gli fornisce anche il nome: Ciclovia Ven-To (che in realtà proprio nei dintorni di Ferrara si percorre sulla sponda meridionale mentre la settentrionale è aperta al traffico motorizzato tutto l'anno).
Le rotazioni rumorose dei copertoncini tassellati continuavano ma la temperatura non è saluta sopra lo zero fino alle 8:20. Gli occhiali fotocromatici inservibili attaccati come un ornamento.
Ma proprio a quell'ora raggiungevo la partenza nel comune Polesano: un piccolo centro con la piazza antistante la chiesa nella grigia, sonnacchiosa domenica e alcune macchine di ciclisti che si preparavano - e che, sinceramente, non invidiavo vantandomi, anche solo con me stesso, di fare tutto senza muovere la macchina. Pausa veloce, firma per la presenza, verifica che fosse presente anche la spina per la birra all'arrivo, consegna del gadget e controllato di avere la traccia nel ciclocomputer sono ripartito, fatti 45km ne mancavano un centinaio e cominciava il bello!
La traccia imponeva un tratto inverso alla direzione dell'andata sul suddetto argine per poi svoltare verso nord in direzione Trecenta su rettilinei sterrati. Magari niente di che dal punto di vista paesaggistico, tantomeno con la nebbia, ma, opinione personale, il ragazzo di campagna si esalta nel percorrerli come faceva da bambino con la Saltafoss e i cittadini si allontanano da traffico e semafori scoprendo fossi e nutrie.
Soprattutto, io avevo percorso ormai sessanta chilometri e, grazie alla nebbia o alla partenza alla francese, non avevo visto praticamente nessuno. Velocità (bassa) e pace.
Nel comune di Trecenta il percorso svoltava, segnalato dalla freccia da cicloraduno, verso l'area dei Gorghi di Trecenta. Un luogo così vicino alla quotidianità, dietro strada come si direbbe in dialetto, e assieme suggestivo, anzi, spettrale avvolto nella nebbia. Specificamente, il Gorgo della Sposa racconta una delle tante leggende di amori tragici, matrimoni combinati e annegamenti che mettono in allerta le persone dai pericoli delle acque.
In lontananza ho visto le prime lucine rosse di altri partecipanti al giro e un pallidissimo sole che provava ad attraversare la nebbia.
Altri gorghi nell'estremità a Nord del percorso pedalando su erba bagnata e scivolosa ma fina e morbida e poi un lungo rettilineo sulla sponda sinistra del Canal Bianco verso Ovest fino al semaforo di Zelo che preclude al bel ponte acciottolato. Un gruppone che mi supera bruciando il rosso, io che mi vergogno un po' della categoria, ma poi passa, Live and let die cantava Paul.
Tra fossi e panocie (o almeno sarà così quest'estate) si pedalava sempre verso ovest mentre il sole perdeva un po' di timidezza e a Torretta incontravo il primo e unico ristoro (fornitissimo). Qui ho incrociato altri ciclisti partiti prima di me, salutato un vecchio amico trovato davvero per caso e, dopo un nutriente panino alla mortadella sono ripartito per uno dei tratti più divertenti: il boschetto golenale a sud di Torretta e del Canal Bianco. Un'area in cui il single track (incredibilmente asciutto anche se coperto di foglie) serpenteggia tra piccole querce e bivacchi, nel mio lento incedere ho incrociato salutato perfino un signore che stava cucinando qualcosa di indefinito ma profumatissimo su un padellone più grande delle mie ruote.
Una svolta verso sud riportava la traccia verso le abitazioni e, da Bergantino con le sue giostre, risalivo sull'argine pronto a godermi un'altro assaggio di guida fuoristrada nelle golene del Po.
Pochi chilometri di asfalto e potevo godermi l'arrivo della manifestazione: altro panino, stavolta con la salsiccia, birra, controllo dei whatsapp e messaggino alla famiglia dopo aver percorso 105km e pedalato per poco più di 5h comprese le soste. Rinnovati i complimenti all'organizzazione, ho scelto di rientrare a Ferrara dall'altra sponda del grande fiume, così ho ripercorso la Sinistra Po fiancheggiando solo Calto e Ficarolo per rientrare in Emilia-Romagna dal ponte verso Stellata di Bondeno.
Ho reso omaggio all'omonima Rocca Possente dalla quale ancora si intravede il campanile (pendente ma certamente meno famoso di un altro esempio italiano) di Ficarolo.
Dopo il bivio fluviale per risalire il Panaro ho intrapreso la familiare ciclopedonale del Burana: un nastro di asfalto dritto, privo di dislivello e, anche in questo caso, di mezzi a motore che collega Bondeno a Ferrara costeggiando l'omonimo canale all'ombra delle chiome degli alberi che crescono su entrambi i lati.
Con unatemperatura ben più gredevole di quella sopra descritta, sono rientrato in città con quella tintarella panna e fragola sulle cosce, che chi va in bici conosce bene, dopo 150km in 7 ore: giusto in tempo per una doccia e per accompagnare mio figlio ad un compleanno con annessa festa in maschera.


