Recensione Henri Tikkanen norreno

Henri Tikkanen norreno (150 €)

Ho già recensito un puukko
https://www.avventurosamente.it/xf/threads/henri-tikkanen-maasepän-puukko.50557/
e, recentemente, uno jakuto di Henri Tikkanen.
https://www.avventurosamente.it/xf/threads/henri-tikkanen-yakut.53660/
In questo caso, invece, coltello e fodero sono realizzati nello stile utilizzato in nord Europa dal VII al XIII sec. circa, con decorazioni del fodero tipiche delle regioni baltiche.


lama
lunghezza - 96 mm
larghezza - 21,5 mm
spessore - 5,5 mm
acciaio - ThyssenKrupp 125Cr1
biselli - piani
tagliente - 14,5°, minimo microbisello
durezza - ~ 60 HRC

manico
lunghezza - 102 mm
larghezza - 25 mm al centro
spessore - 18 mm al centro

peso
coltello - 62 g
con fodero - 107 g


La lama è stata forgiata a martello riciclando una lima Viiala, con 1,3% C. Ha sezione triangolare, appena rastremata in altezza e leggermente in spessore. Dopo ricottura e normalizzazione, è stata scaldata nella forgia a gas, temprata in olio e rinvenuta in un forno elettrico. Durante l’immersione in olio è stata sollevata al di sopra della superficie in modo da avere il dorso più morbido. I biselli sono portati a 14,5°, con appena un accenno di microbisello.

Il manico è in betulla careliana. Il codolo è incollato con epossidica e, ai lati della lama, sono presenti due piccoli cunei, per fissare il tutto il più strettamente possibile. È carteggiato a grana fine, fortemente rastremato in altezza e spessore verso la lama. Ha sezione a goccia e riempie bene la mano.

Il fodero, in cuoio spesso 2,5 mm, è cucito a mano. Come era la norma nei foderi alto mediovali non c’è salvafilo. Il passante è una semplice striscia di cuoio annodata. La ritenzione è ottima, senza diventare eccessiva.

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In uso
Il coltello ha bilanciamento neutro e sembra leggermente di quanto sia in realtà. Appena arrivato il filo aveva un paio di scabrosità e gli ho quindi dato sei passate, con movimento rotatorio, su DMT #1200, venti passate su pasta nera (#3000) e venti su pasta verde (#6000) della Bark River.
Dopo un primo utilizzo su nocciolo stagionato tre mesi ho riscontrato di nuovo una scabrosità e ho quindi riaffilato completamente il coltello con pientra #600 Work Sharp, ceramica grezza e fine e concluso con stropping su pasta Work Sharp da 0,5 micron (#32000).

Iniziamo con un paio di gufi in nocciolo stagionato tre mesi. Nessun problema sia durante la sgrossatura e la rifiniura, c’è stata un poco di resistenza solo al momento di spianare le due basi, mentre la punta, pur se abbastanza spessa, non è risultata eccessiva per lavorare efficacemente sui ciuffi auricolari e sui dischi facciali. A fine lavoro il mordente era presente su tutto il filo, solo un pelo calato. Tre passate su pasta bianca Bark River e verde Work Sharp.
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Proseguiamo con gli spikkentroll in platano stagionato sette mesi. Prima di attaccare il cappello conico ho piallato un getto laterale e spianato il relativo nodo. Nessuna resistenza durante la sgrossatura, anche se nei primi tagli più grossolani, premendo col pollice sul dorso ho sentito gli spigoli un po’ troppo marcati e fastidiosi. Nessun problema poi nelle finiture e dello scavare l’incavo della faccia. Un minimo di resistenza solo mentre spianavo la base.
Dopo il primo, il filo era intonso, mentre il mordente a rasoio era andato nei primi due cm vicini al manico, usati più pesantemente. Trenta passate su pasta bianca Bark River e venticinque su pasta Work Sharp.
Durante l’intaglio del secondo c’è stata resistenza solo a tagliare dall’alto al basso il legno dell’incavo a V che forma la piega del cappello, quindi un minimo per realizzare la faccia, il cui legno era in corrispondenza di un nodo dalla parte opposta del fusto, e un minimo mentre spianavo la base.
A fine lavoro il filo era intonso, mentre il mordente a rasoio era quasi andato nei primi due cm, come in precedenza. Per velocizzare la riaffilatura ho dato otto passate su ceramica fine e quindici su pasta verde Work Sharp.
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Dopo aver smussato gli spigoli del dorso con la lima della SweissTool e carteggiato per un minuto con grana #120 e #180 continuiamo con il solito mago, ma avendo finito il pioppo, l’ho intagliato da un ramo di faggio, decisamente più duro. Nessuna resistenza durante la sgrossature delle due sfaccettature principali, anche piallando via due nodi. Constante e buon mordente nel creare e lavorare attorno alle tre V base per i lineamenti, lo spessore non si è fatto sentire nè a incidere il profilo del naso nè a creare il labbro, mentre non ho più avuto fastidio dagli spigoli del dorso. Al momento di fare la serie di tagli di assottigliamento del diametro per staccarlo dal ramo c’è stata l’unica vera resistenza da parte del faggio. Nulla di grave, ma decisamente percepibile, poi più nessun problema per spianare la base.
A fine lavoro il filo era intonso, mentre mordente a rasoio era andato quasi completamente. Trenta passate sulle paste nera, verde e bianca Bark River, dieci per pasta, seguite da venti su quella verde Work Sharp.
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Chiudiamo con la spatola in abete bianco stagionato diciotto mesi. Sul pezzo di legno che ho utilizzato era presente un nodo lungo 2,5 cm e largo come tutto lo spessore. La sgrossatura, non ostante la necessità di asportare il nodo, è stata comunque più rapida e facile di quanto mi aspettassi. Com’è facile immaginare l’unica resistenza c’è stata, ma sensibilmente minore del previsto, solo mentre proprio lavoravo per eliminare il nodo e creare quindi la curva della parte posteriore della pala. Alla fine della sgrossatura il filo era intonso ed il mordente immutato.
Nulla da segnalare sulle finiture, semplici e senza problemi. Il coltello ha sempre rimasto comodo ed agile, mantenendo un mordente piuttosto arrogante, ma comunque ben controllabile.
A fine lavoro il filo era intonso ed il mordente appena calato, ma ancora capace di radere senza pressione. Dieci passate su pasta Work Sharp.
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Conclusioni

A fronte anche di altri progetti intagliati in nocciolo, platano e faggio, compresa la piallatura di nodi, il solo legno che ha effettivamente influito maggiormente sul mordente è il faggio, ma l’acutezza del filo, tagliando anche per semplice geometria, rende decisamente poco percepibile l’eventuale perdita di mordente.
Ho già avuto modo di provare il 125Cr1, su altre geometrie, con una tempra molto più dura e già sapevo di che tenuta del filo è capace, ma anche con un filo così acuto è stato capace di mantenere un ragguardevole mordente e una sorprendente resilienza, soprattutto dato l’angolo di affilatura. Lode al trattamento termico.
La sezione e rastrematura del manico sono particolarmente ben riuscite e fluiscono perfettamente nella lama rendendolo estremamente intuitivo e, fra i tre coltelli di Tikkanen che ho, quello che senza dubbio mi risulta più comodo e più congeniale.
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