Scusate se non vi ho risposto questi giorni, ma ho avuto delle giornate difficili...
Sul cicatrene avrei qualcosa da dire, nel senso, che comunque crea un ambiente più sfavorevole alle infezioni piuttosto che non mettere nulla, poi che sia meglio non usare un antibiotico topico per evitare resistenze è vero ma è decisamente peggio avere una ferita infetta, con tutto quello che ne consegue, che aumentare il rischio di sviluppo di resistenze a future infezioni ..... in fin dei conti parliamo di una situazione "particolare" come lo è l'escursione dove certe considerazioni, di vita "normale", sono meno applicabili. Poi è ovvio che è meglio avere una ferita "non infetta" ma il cicatrene, secondo me, aiuta a non infettarla e visto che in escursione non è come essere a casa i rischi di contaminazione sono molto più alti e le "controindicazioni" sono, in questo caso, decisamente più trascurabili.
Detto ciò, intanto mi scuso, perchè, come avevo preventivato, non mi sono spiegato bene...
Quello che io vorrei far passare non è che non bisogni usare il cicatrene o similari, ma che le indicazioni per usarlo non sono così assolute e frequenti. Ovviamente, se io l'avessi a disposizione, in mancanza d'altro, stai sicuro che l'userei, ci mancherebbe altro; però non partirei in maniera aprioristica ad usarlo, soprattutto se ho adeguata fornitura di antisettici; sia perchè l'efficacia di una buona pulizia e disinfezione è molto alta se effettuata con criterio, sia perchè le diffese immunitarie, innate prima e secondarie poi, nell'immunocompetente, sono un valido aiuto, sia perchè (non ti capiterà mai, facciamo le corna) ma se ti capita di fallire con il cicatrene ed aver selezionato un ceppo drug resistance, poi sono cavoli amari; in più mi sento di dire ciò perchè, purtroppo dato il lavoro che faccio, mi trovo molto spesso a combattere con ferite di tutti i tipi e, quindi, ad aggiornarmi sull'argomento, ed anche parlandone tra colleghi, c'è consenso generale sulle limitate indicazioni all'uso dell'antibioco topico nelle ferite (anche infette).
Per cercare di spiegarmi meglio, vorrei fare due esempi:
il primo riguarda gli anni '70, quando col boom d'efficacia degli antibiotici, diversi eminenti infettivologi mondiali dichiararono che nel giro di 20 anni si sarebbero debellate tutte le malattie infettive sul globo; la storia poi c'ha insegnato che l'uso indiscriminato di antibiotici (sia topici che sistemici) ha creato delle bestie multi-drug resistance (tipo lo Pseudomonas aeruginosa) frutto di anni e anni di selezione e quindi ha portato tutti a rivedere l'uso degli antibiotici in maniera più restrittiva e mirata.
il secondo riguarda una pomata collagenasi (di cui non posso dire il nome commerciale, per ovvi motivi) che era un ottimo aiuto nel trattamento delle lesioni da decubito, delle ferite che non riuscivano a guarire, etc; ebbene ad un certo punto la stessa casa farmaceutica fa uscire una pomata composta da collagenasi+antibiotico (cloramfenicolo per l'appunto) che fu accolto in maniera estremamente benevola dai lavoratori del settore ed usata abbondantemente, fino a che non sono usciti ceppi resistenti e quindi ferite sempre più infette, che si approfondivano ed altre problematiche sanitarie; dopo ciò si sono fatti dei convegni in cui sono stati tutti d'accordo nel fare un passo indietro e usare la semplice pomata collagenasi, perchè diminuiva i rischi.
Detto ciò e scusandomi per l'essere stato così prolisso, ribadirei il concetto che nessuno ne vieta l'uso, che può anche essere prolifico, ma che non debba essere un uso indiscriminato e sistematico.
E soprattutto che un'adeguata disinfezione è molto importante, anche nelle ferite più piccole e banali.