Il testamento del professore

Probabilmente diversi di voi lo avranno già letto nelle tristi notizie di cronaca di questi giorni relative alla terribile fuga ed esplosione di gas avvenuta in Sicilia.
Tra le prime vittime accertate, vi era anche un professore di storia e filosofia da poco andato in pensione (nel 2018).
Un suo ex studente ha perciò voluto pubblicare la lettera con cui questo insegnante si congedò dai suoi alunni.

Personalmente penso che potrebbe essere tranquillamente letto ogni anno il primo giorno di scuola in tutte le classi d'ogni ordine e grado, perchè rappresenta un vero e proprio manifesto di cosa significhi la vocazione dell'insegnamento. La vita è un mistero : queste parole probabilmente non avrebbero mai visto la luce - se non ai pochi a cui erano indirizzate - se appunto non fosse arrivata una tragedia e la Morte ad aprire quella sorta di scrigno in cui erano racchiuse. E forse sta proprio qui quel sapore di "verità" e di autenticità che emanano, a differenza di tante altre lettere simili che - sempre più negli ultimi anni - sono scritte appositamente "per" i social e tradiscono una costruzione a tavolino per vellicare i facili sentimenti dei grandi pubblici.
Questa, no. Esattamente come le vecchie lettere imbustate a mano, era diretta solo e soltanto alla precisa cerchia dei suoi precisi destinatari. E in questa sua pudica intimità, diventa universale.
Leggendola, mi è venuto istintivo pensare alla somiglianza impressionante con quella forma di "testamento da vivo" che Robert Baden Powell fece ai suoi scout, e che cominciava proprio così : "Cari Scout, se avete visto la commedia di Peter Pan vi ricorderete che il capo dei pirati ripeteva ad ogni occasione il suo ultimo discorso, per paura di non avere il tempo di farlo quando fosse giunto per lui il momento di morire davvero. Succede press'a poco lo stesso anche a me, e per quanto non sia ancora in punto di morte quel momento verrà, un giorno o l'altro; così desidero mandarvi un ultimo saluto, prima che ci separiamo per sempre. Ricordate che sono le ultime parole che udrete da me: meditatele".
Ecco, in un certo senso questa lettera del professor Pietro Carmina ai suoi studenti - presenti e passati - nel momento di chiudere il registro per l'ultima volta suona allo stesso modo. Non solo perchè vuole "prevenire" la morte - capace appunto di arrivare anche all'improvviso - non solo perchè è il messaggio di una persona ormai matura a dei ragazzi (o anche ex tali), ma pure in quanto, per l'appunto, vogliono essere il distillato di un rapporto dove ci si è arricchiti enormemente a vicenda, anche e soprattutto grazie alla differenze di età e di "ruoli", tra giovani e adulti.
Per quanto mi riguarda, sarà un caso ma anch'io l'unico insegnante che da liceale ho sempre portato veramente nel cuore è stato il mio professore (anche lui) di Storia e filosofia, ed anche lui all'incirca coetaneo di questo scomparso.

«Ai miei ragazzi, di ieri e di oggi. Ho appena chiuso il registro di classe. Per l’ultima volta. In attesa che la campanella liberatoria li faccia sciamare verso le vacanze, mi ritrovo a guardare i ragazzi che ho davanti. E, come in un fantasioso caleidoscopio, dietro i loro volti ne scorgo altri, tantissimi, centinaia, tutti quelli che ho incrociato in questi ultimi miei 43 anni.
Di parecchi rammento tutto, anche i sorrisi, le battute, i gesti di disappunto, il modo di giustificarsi, di confidarsi, di comunicare gioie e dolori, di altri, molti in verità, solo il viso o il nome. Con alcuni persistono, vivi, rapporti amichevoli, ma il trascorrere del tempo e la lontananza hanno affievolito o interrotto, ahimè, quelli con tantissimi altri. Sono arrivato al capolinea ed il magone più lancinante sta non tanto nell’essere iscritto di diritto al club degli anziani, quanto nel separarmi da questi ragazzi. A tutti credo aver dato tutto quello che ho potuto, ma credo anche di avere ricevuto di più, molto di più. Vorrei salutarvi tutti, quelli che incontro per strada, quelli che mi siete amici sui social, e, tramite voi, anche tutti gli altri, tutti, ed abbracciarvi ovunque voi siate.
Vorrei che sapeste che una delle mie felicità consiste nel sentirmi ricordato; una delle mie gioie è sapervi affermati nella vita; una delle mie soddisfazioni la coscienza e la consapevolezza di avere tentato di insegnarvi che la vita non è un gratta e vinci: la vita si abbranca, si azzanna, si conquista. Ho imparato qualcosa da ciascuno di voi, e da tutti la gioia di vivere, la vitalità, il dinamismo, l’entusiasmo, la voglia di lottare.
Gli anni del liceo, per quanto belli, non sempre sono felici né facili, specialmente quando avete dovuto fare i conti con un prof. che certe mattine raggiungeva livelli eccelsi di scontrosità e di asprezza, insomma …. rompeva alla grande. Ma lo faceva di proposito, nel tentativo di spianarvi la strada, evidenziandone ostacoli e difficoltà. Vi chiedo scusa se qualche volta non ho prestato il giusto ascolto, se non sono riuscito a stabilire la giusta empatia, se ho giudicato solo le apparenze, se ho deluso le aspettative, se ho dato più valore ai risultati e trascurato il percorso ed i progressi, se, in una parola, non sono stato all’altezza delle vostre aspettative e non sono riuscito a farvi percepire che per me siete stati e siete importanti, perché avete costituito la mia seconda famiglia. Un’ultima raccomandazione, mentre il mio pullman si sta fermando: usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha; non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi: infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non “adattatevi”, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa: voi non siete il futuro, siete il presente.
Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare, non state tutto il santo giorno incollati a caz.zeggiare con l’iphone. Leggete, invece, viaggiate, siate curiosi ( rammentate il coniglio del mondo di sofia? ). Io ho fatto, o meglio, ho cercato di fare la mia parte, ora tocca a voi. Le nostre strade si dividono, ma ricordate che avete fatto parte del mio vissuto, della mia storia e, quindi, della mia vita. Per questo, anche ora che siete grandi, per un consiglio, per una delusione, o semplicemente per una risata, un ricordo o un saluto, io ci sono e ci sarò. Sapete dove trovarmi. Ecco. Il pullman è arrivato. Io mi fermo qui. A voi, buon viaggio
».
 
Ultima modifica:
parecchio toccante specialmente in un paio di punti.

Sulla causa bè se non si fosse così malati di ecologia visto che il metano è così "ecologico" magari avrenmmo ancora tanta gente che è morta.

P forse si dovrebbero fare i lavori come vanno fatti.
 
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