importanza durata filo

Salve a tutti,

ho visto che molti danno molta molta importanza alla durata del filo.

nei vari test dei coltelli c'è sempre il classico test per vedere quanto tagli può durare il filo ecc ecc.

questa proprietà dal mio punto di vista però è sempre da tenere in considerazione.

un coltello che ha un filo che dura a lungo, in generale sarà anche più difficile da affilare.

in un contesto come il bushcraft, la durata del filo voi come la ritenete? fondamentale?

io personalmente in un campo di qualche giorno non ho mai avuto la necessità di affilare un mio coltello perché aveva perso il filo, io sono abbastanza malato e li tengo sempre a rasoio, ma ho affilato sempre sul campo coltelli di miei compagni, ed essendo coltelli di acciaio "semplice" da affilare, avrò impiegato 5 minuti tra DC4 e strop.

se un coltello di un "superacciaio" perde il filo mentre stiamo nel nulla, penso che affilarlo sia anche più complesso.

da questo punto di vista c'è anche la mia passione per l'acciaio al carbonio.

prendiamo il caso di 2 mora, uno inox e uno carbon

quello inox sarà leggermente più ostico da riaffilare (i mora sono cmq molto semplici da affilare) ma il filo dura molto meno di un carbonioso che ha anche il vantaggio di poterlo affilare con veramente poca poca fatica.

questa riflessione è dovuta al fatto che la passione e la tecnologia ci spinge a comprare coltelli superperformanti, con acciai esotici che hanno una durata del filo fuori dal comune, ma che in natura possono diventare inutili se non abbiamo gli attrezzi adatti per essere affilati.

my 2 cent
 
La durata del filo non è solo legata al tipo di acciaio ma anche al tipo di filo: convesso, concavo, scandi, chisel...

Secondo, con un grosso coltello che uso per chopping e batoning non credo serva un filo a rasoio (almeno a me no...) mentre un'affilatura spinta è più per coltelli di minore dimensione e magari con biselli flat.

Per questo ho con me, in escursione, sempre più di 1 coltello :biggrin:

I mei 2 cent
 
Ultima modifica:
Penso che dipenda pure da che uso se ne fa e quanto e che cosa si taglia. Comunque anche in un uscita di più giorni se non si disossa un cinghiale il filo "portato da casa" basta e avanza.
 
La durata del filo non è solo legata al tipo di acciaio ma anche al tipo di filo: convesso, concavo, scandi, chisel...

Secondo, con un grosso coltello che uso per chopping e batoning non credo serva un filo a rasoio (almeno a me no...) mentre un'affilatura spinta è più per coltelli di minore dimensione e magari con biselli flat.

Per questo ho come me, in escursione, sempre più di 1 coltello :biggrin:

I mei 2 cent
si pure io porto di solito l'accetta per gli usi "gravosi" e il coltello per gli usi di taglio.

oppure coltello da campo e coltello più piccolo, in modo tale che il piccolo sia sempre molto affilato.

il discorso era proprio la ricerca della durata del filo come elemento quasi principale nelle scelta di un coltello.
 
Sarà forse anche che chi non sa affilare compra più volentieri acciai più performanti?
Detto questo e ribadito che io pure in natura non ho mai avuto bisogno di riaffilare (ma semmai voglia di averlo più affilato) devo però testimoniare che in cucina a volte trovo scocciante dover dare una passata ai coltelli x poter tagliare i pomodori senza schiacciarli (fatto anceh ieri sera)
Ultimamente tengo in tasca lo Spyderco in VG10 e devo dire che noto la differenza di tenuta filo rispetto al N690 o 440C che tenevo prima.
In gran parte la colpa è delle botte contro la ceramica del piatto, ma tant'è: il VG10 l' avrò "leccato" con la DC 2 volte in 6 mesi e stroppato 3 volte
 
il discorso era proprio la ricerca della durata del filo come elemento quasi principale nelle scelta di un coltello.
Esatto, non può essere il parametro principale per la scelta di un coltello.
E' un discorso che si allaccia anche al concetto di "coltello multiruolo" che alla fine si riduce ad avere un coltello che va bene un po' per tutto ma non fa bene niente...

Per i tipi di escursioni che faccio io, alla fine, il mio kit è: un coltello robusto da 18-20 cm di lama per compiti gravosi, un coltellino da 10 cm di lama piuttosto tagliente ed un segaccio pieghevole sempre di una 20ina di cm di lama.
Con questi tre attrezzi sarei a posto. Poi, non so perchè, ho sempre 4 o 5 coltelli :biggrin:
 
Sarà forse anche che chi non sa affilare compra più volentieri acciai più performanti?
Detto questo e ribadito che io pure in natura non ho mai avuto bisogno di riaffilare (ma semmai voglia di averlo più affilato) devo però testimoniare che in cucina a volte trovo scocciante dover dare una passata ai coltelli x poter tagliare i pomodori senza schiacciarli (fatto anceh ieri sera)
Ultimamente tengo in tasca lo Spyderco in VG10 e devo dire che noto la differenza di tenuta filo rispetto al N690 o 440C che tenevo prima.
In gran parte la colpa è delle botte contro la ceramica del piatto, ma tant'è: il VG10 l' avrò "leccato" con la DC 2 volte in 6 mesi e stroppato 3 volte
La cucina, l'ambito domestico, non l'avevo considerato.

E' indubbio che per fare certi lavori occorra siano ben affilati e che tagliando anche sulla ceramica perdano facilmente il filo. Prima di utilizzarli gli do sempre una ravvivata con una bacchetta diamantata e via.
 
I pomodori sono un ottimo test di affilatura.Non c'è niente di più indisponente in cucina di un coltello che spiaccica le cose invece di tagliarle.
Vero, la buccia dei pomodori è ignorantissima...

Spesso mi diverto, dopo aver ravvivato il filo, a tenere fermo il coltello e lasciargli cadere sopra un pomodoro (ovviamente dalla parte del filo :biggrin:) per vedere se si divide in due o rimbalza.
Se il test riesce, l'affilatura è buona :woot:
 
Se si ha la fortuna di trovare un coltellinaio arrotino vero e non quelli che vanno in giro con gli altoparlanti sulle auto che arrotano tutto e aggiustano anche gli ombrelli riparano le cucine a gas penso sia meglio.
 
io fortunatamente non ho sono mai andato da un arrotino.

ho iniziato a torturare vari coltelli economici, da li poi ho preso la mano.

Comunque tornando al discorso:

la cosa ottimale sarebbe avere un coltello che abbia una durata del filo decente ma che si affili anche facilmente anche sul campo.
 
Però dobbiamo fare un distinguo: l'utente medio dei coltelli da cucina non si fa menate sull'acciaio, gli basta che siano inox e finchè tagliano li usa, poi li porta dall'arrotino (lo facevo anche io una volta).

L'utente medio dei coltelli per così dire da "outdoor", anch'esso non si fa molte paranoie sull'acciaio, magari è più attratto dalle forme accattivanti e manicature eleganti.

E' la categoria dei malati di coltellite, della quale faccio parte :biggrin:, che comincia a disquisire su inox o carbon, quale tipo di inox o di carbon sia più performante ecc. ecc. E poi acciai da polveri, damaschi, laminati, san mai... :wall:
 
A mio parere un coltello deve:
- tagliare bene
- tenere bene il filo
- essere facile da riaffilare
- piacermi esteticamente
- tagliare bene bene :)
Non in ordine, possibilmente tutti o quasi.
Probabilmente il fatto che non sia un fenomeno nell'affilatura fa si che io dia molta importanza alla tenuta del filo.
Un coltello che ogni tre per due va riaffilato altrimenti non taglia...:(... e magari proprio quando deve fare il suo dovere, dà noia.
Credo sia un po' quello che capita nel caso delle sgorbie per chi intaglia legno. Se assumiamo che le migliori sono le austriache e le svizzere (ce ne saranno altre, ma io quelle conosco), per me lo sono perchè tagliano meglio di quelle dei bricocenter, ma soprattutto perchè hanno una tenuta del filo molto molto molto superiore. Se ben affilate, anche quelle da centro commerciale fanno il loro, almeno inizialmente e dando i primi colpi di mazzuolo la differenza è irrilevante. Ma a lungo andare le prime continuano a divorare il legno (alcuni si limitano a passaggi sulla coramella ogni tanto) e le altre necessitano di continue riaffilature sulla pietra se non sulla mola.
Forse sono andato un po' off topic ma forse l'esempio ci sta.
 
Sì certo, se si parla di utensili da usare a lungo e in un luogo dove l’affilatura è “comoda” anche io utilizzerei un utensile che abbia il filo che duri.

Il tuo esempio di sgorbie per il legno è azzeccatissimo.

Idem per i coltelli nella cucina professionale (alta cucina)
 
Non è automatico che un acciaio un po' più evoluto di un C75 o di un 420, o temprato più duro, sia più difficile da affilare, almeno restando negli acciai legati "semplici" tipo 80CrV2, K460, K720, K510, W1 e 100Cr6. Tutti provati in varie durezze e angoli, e tutti solitamente gestibili semplicemente con stropping.
Da intagliatore hobbysta continuano a rimanere le mie scelte preferite proprio per la loro facilità di manutenzione anche a durezze piuttosto spinte (64-65 HRC) combinata a un'ottima capacità di mordente, tutti hanno grano fine, e una tenuta del filo soddisfacente anche intagliando legno secco e stagionato.
Un acciaio puro come il C75, il 1095, o anche il W1 anche se in modo minore, non avendo praticamente nulla in composizione per formare carburi avrà una tenuta del filo dipendente solo da geometrie e durezza, essendo, ovviamente, velocissimo da riaffilare, ma anche più rapido a perderlo.

Un discorso diverso sono i carboniosi moderni, tipo 3V, 4V, M4, CruWear, Sleipner ecc. che hanno dosi di cromo che li fanno già inclinare leggermente verso il semi inox e gli inox alle polveri successivi all'RWL-34, tipo S30V, S35V, S90V, M390 ecc.
L'RWL è gestibile come un 440C, ma con tenuta del filo maggiore avendo un grano molto più fine. Però è un acciaio di concezione già "vecchia", essendo la variante svedere del 154CM, datato 1970, sviluppato originariamente per le turbine da jet e poi applicato ai coltelli da Loveless. Per inciso anche il 440C, negli anni '60-'80, era considerato un superacciaio.

Inoltre gli acciai alle polveri moderni sono in realtà più frequenti sui chiudibili, che sono affilati a 30-40°, non sono solitamente usati in modo gravoso e molto più probabilmente verranno usati per tagliare materiali fibrosi "cittadini", dove entra quindi in gioco la maggior resistenza all'usura. D'altro canto le dosi di cromo maggiore, rendendo il filo meno elastico, fanno aumentare le possibilità di sbeccature piuttosto che di schiacciamenti o piegamenti. Lionsteel è un caso isolato a usare questi acciai anche su fissi a livello industriale.

Per chiudere, dato che si parla di affilature sul campo, una pietra diamantata tascabile tipo DC4 o DMT diafold e uno strop da 10x5 cm non sono ne pesanti ne ingombranti nello zaino. La manutenzione del coltello e la riaffilatura sono parte integrante dell'utilizzo responsabile dell'utensile e chi non ha voglia di farla, per me, è meglio che non ci giochi.
 
Secondo me la tenuta del filo dipende da quanto uno ama usare il coltello. Cioè più lo usi, di maggior tenuta di filo avrai bisogno, semplicemente per non stare ad affilare in continuazione. Comunque ho visto che con un pezzo di plastica su quale ho incollato da una parte la carta vetrata 150 e dall'altra parte 250 riesco ad affilare tranquillamente coltelli in acciaio D2 (K110) . Nel bosco spesso mi basta solo la bacchetta in ceramica.
 
Non è automatico che un acciaio un po' più evoluto di un C75 o di un 420, o temprato più duro, sia più difficile da affilare, almeno restando negli acciai legati "semplici" tipo 80CrV2, K460, K720, K510, W1 e 100Cr6. Tutti provati in varie durezze e angoli, e tutti solitamente gestibili semplicemente con stropping.
Da intagliatore hobbysta continuano a rimanere le mie scelte preferite proprio per la loro facilità di manutenzione anche a durezze piuttosto spinte (64-65 HRC) combinata a un'ottima capacità di mordente, tutti hanno grano fine, e una tenuta del filo soddisfacente anche intagliando legno secco e stagionato.
Un acciaio puro come il C75, il 1095, o anche il W1 anche se in modo minore, non avendo praticamente nulla in composizione per formare carburi avrà una tenuta del filo dipendente solo da geometrie e durezza, essendo, ovviamente, velocissimo da riaffilare, ma anche più rapido a perderlo.

Un discorso diverso sono i carboniosi moderni, tipo 3V, 4V, M4, CruWear, Sleipner ecc. che hanno dosi di cromo che li fanno già inclinare leggermente verso il semi inox e gli inox alle polveri successivi all'RWL-34, tipo S30V, S35V, S90V, M390 ecc.
L'RWL è gestibile come un 440C, ma con tenuta del filo maggiore avendo un grano molto più fine. Però è un acciaio di concezione già "vecchia", essendo la variante svedere del 154CM, datato 1970, sviluppato originariamente per le turbine da jet e poi applicato ai coltelli da Loveless. Per inciso anche il 440C, negli anni '60-'80, era considerato un superacciaio.

Inoltre gli acciai alle polveri moderni sono in realtà più frequenti sui chiudibili, che sono affilati a 30-40°, non sono solitamente usati in modo gravoso e molto più probabilmente verranno usati per tagliare materiali fibrosi "cittadini", dove entra quindi in gioco la maggior resistenza all'usura. D'altro canto le dosi di cromo maggiore, rendendo il filo meno elastico, fanno aumentare le possibilità di sbeccature piuttosto che di schiacciamenti o piegamenti. Lionsteel è un caso isolato a usare questi acciai anche su fissi a livello industriale.

Per chiudere, dato che si parla di affilature sul campo, una pietra diamantata tascabile tipo DC4 o DMT diafold e uno strop da 10x5 cm non sono ne pesanti ne ingombranti nello zaino. La manutenzione del coltello e la riaffilatura sono parte integrante dell'utilizzo responsabile dell'utensile e chi non ha voglia di farla, per me, è meglio che non ci giochi.
Ottimo intervento! Mi copio, stampo e conservo questa ottima sintesi di trattato sugli acciai :biggrin:
 

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