In montagna soli

Mi dispiace ma io non condivido queste risposte così nette, del tipo: "non c'è pericolo, basta portarsi un GPS o un fischietto":biggrin:

La mia risposta è "dipende", non esiste una regola assoluta. L'andare o no da soli dipende dal tuo livello di allenamento fisico, dalla preparazione tecnica (quanto sai "muoverti" in montagna), dalla difficoltà del percorso, dalla conoscenza del luogo, da quanto è frequentato e da fattori sempre diversi. In generale, il mio consiglio è quello di essere sempre prudenti. Certamente andare in montagna con qualcuno non scaccia via ogni pericolo ma non è nemmeno vero che, davanti ad un imprevisto, stare da soli o in compagnia sia la stessa cosa. Mi è capitato di sentirmi male in montagna e di ringraziare Dio che ci fosse qualcuno con me.
Questo non vuol dire che non vado mai da solo. Essendo la montagna la mia passione più grande, continuamente mi metto alla prova, mi interesso e rafforzo le mie "competenze". Ci sono delle cose che oggi, rispetto a qualche anno fa', riesco a fare tranquillamente in solitaria, altre per cui non sono ancora pronto.
La tua comunque non è una domanda banale. Ho provato a "sintetizzare" il mio pensiero, ma ci sarebbe ancora tanto da dire.:si:
 
Vado qualche volta da solo e la regola principale è andare su percorsi molto frequentati (possibilmente di domenica) e che si siano già fatti e rifatti cento volte. Altra regola molto "easy": mai in invernale: l'incidente più frequente, che consiste semplicemente nel far tardi e dover pernottare in quota, d'inverno può essere fatale.

Esempio (Lazio): la salita al lago della Duchessa da Cartore (850mt disl) eventualmente estensibile al Muro Lungo (1200mt disl). Si incontra un sacco di gente (almeno fino al lago), il lago stesso è raggiungibile (per altra via) con il fuoristrada... certo ci si può far male anche lì ma una buon'anima che dia una mano a chiamare i soccorsi si trova facilmente.

Qui a Roma ci sono un sacco di gruppi organizzati, magari con gente non tanto giovane, ma sono aperti a tutti e danno una opportunità di fare pratica e memorizzare i percorsi.

Importante anche non fidarsi di un luogo solitario solo perché vicino a centri abitati: anni fa un poveretto in bici colpito da un malore nel Parco dell' Aniene (una zona ricca di vegetazione ma letteralmente in città) fu trovato dopo tre giorni, ed ormai non c'era più nulla da fare.
 
ciao, faccio solo escursioni in solitaria, da molti anni.
Vado solo su percorsi che conosco molto bene, attrezzato di tutto e facendo sempre sapere dove sono e quando rientro.

E' normale che nonostante tutte le accortezze il rischio non si possa eliminare, ma la sensazione che si ha a vivere un escursione in solitaria è qualcosa di sublime.... almeno per me.
 
In aggiunta alle raccomandazioni generali, anch’io riporto la mia esperienza personale.
Non ho fatto tantissime escursioni da solo negli ultimi due anni circa.
Tutti i giri erano su percorsi segnati e normalmente frequentati, senza mai uscire dal tracciato.
Percorsi di una quindicina di Km. sull'Appennino bolognese tutti semplici, classificati E al massimo con qualche passaggio EE.
Ho sempre e solo fatto sentieri che non avevo mai percorso prima.
In genere ho lasciato detto dove andavo, qualche volta mi sono dimenticato di farlo... e questo non va bene avendo io già raggiunto la "mezza età" nella quale qualche precauzione in più va considerata...

A me piace (anche) stare solo e quindi andare in giro da solo mi dà molta soddisfazione. Mi fermo a fare foto, ad osservare, ecc...
Ascolto come "mi sento" perché mi interessa capire come mi comporto in una situazione di isolamento, essendo ormai questa una condizione molto difficile da vivere quotidianamente, un po’ per tutti quelli che vivono in città.
Rispetto al camminare in compagnia, stare da solo non mi dà nessuna diversa percezione del rischio o alcun timore rispetto all'ambiente (non sono nella jungla malesiana....).
Poiché ho sempre camminato dove non ero mai stato prima, ho curato la preparazione del giro ed ho sempre con me la mappa e la traccia GPS. Con questi due strumenti devo dire che mi sento abbastanza al sicuro rispetto alla cosa che forse temo di più che è perdermi.
Poi sul perché uno possa temere molto di più il fatto di sbagliare un bivio piuttosto che il rischio di cadere in un tratto esposto, si potrebbero trovare mille spiegazioni psicologiche, che qui non sono di nessun interesse... :p
 
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L'importante nelle uscite in solitaria (ne faccio da alcuni anni) è avere umiltà.
Devi saper riconoscere quando quello che stai per fare è superiore alle tue capacità, forza e preparazione, e nel caso, non aver paura di rinunciare e rimandare la cosa ad un momento successivo, quando cioè avrai raggiunto un livello che ti consente di affrontare la cosa in condizioni migliori.
Insomma, mai strafare, ma fare sempre le cose per gradi di difficoltà successivi.
Poi ovviamente, altra cosa importante, è capacità di programmazione: studiare bene l'itinerario e le condizioni meteo e definire (al meglio che ti è possibile) il piano dell'escursione.
Questo ti consente di minimizzare le sorprese e le possibilità di farti cogliere impreparato.
 
Vado qualche volta da solo e la regola principale è andare su percorsi molto frequentati (possibilmente di domenica) e che si siano già fatti e rifatti cento volte. Altra regola molto "easy": mai in invernale: l'incidente più frequente, che consiste semplicemente nel far tardi e dover pernottare in quota, d'inverno può essere fatale.

Esempio (Lazio): la salita al lago della Duchessa da Cartore (850mt disl) eventualmente estensibile al Muro Lungo (1200mt disl). Si incontra un sacco di gente (almeno fino al lago), il lago stesso è raggiungibile (per altra via) con il fuoristrada... certo ci si può far male anche lì ma una buon'anima che dia una mano a chiamare i soccorsi si trova facilmente.

Qui a Roma ci sono un sacco di gruppi organizzati, magari con gente non tanto giovane, ma sono aperti a tutti e danno una opportunità di fare pratica e memorizzare i percorsi.

Importante anche non fidarsi di un luogo solitario solo perché vicino a centri abitati: anni fa un poveretto in bici colpito da un malore nel Parco dell' Aniene (una zona ricca di vegetazione ma letteralmente in città) fu trovato dopo tre giorni, ed ormai non c'era più nulla da fare.
Vado spesso da solo, su percorsi poco frequentati, nei giorni feriali, a volte in notturna e pure d'inverno :biggrin::biggrin::biggrin: faccio prima a fare testamento??
Scherzo ovviamente Francesco
 
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io non mi faccio problemi , notturne solitarie ne faccio spesso , l'unica regola che mi do " non salire da dove non puoi scendere , non scendere da dove non puoi salire " ... tutto il resto avanti tutta :)
 
Ultimamente vado da solo anche io ,i compagni di merende si son persi per strada purtroppo perché sono diventati dei pantofolari professionisti . :wall: Curo di più la preparazione fisica e sto più attento alla pianificazione dell'uscita ,per il resto tante regole non me le sono date che mi conosco ,me le scordo tutte :biggrin: .
 
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Per andare in montagna da soli servono dei valori che non sono la prestanza fisica o intellettuale. Certo stare in forma e magari essere lucidi aiuta ma rispettare con umiltà la natura è fondamentale. Poi subentra l'aspetto psicologico e li ci si può lavorare uscendo dai luoghi comuni...... il lupo che mangia cappuccetto rosso......quanti danni ha fatto sta storiella!!!! Vivete la natura con rispetto e non vi accadrà nulla.
 
Credo che sia un fatto squisitamente personale. C'è chi odia doversi conformare alle esigenze di altri e chi invece ama costruire un gruppo, fatto di valori condivisi ed amicizia.
Che dire? Rispetto entrambe le posizioni. Per me la montagna è un modo per stare con gli amici.
A volte vorrei che fossero più silenziosi. Altre, che andassero più svelti; oppure più adagio.
Ma alla fine della giornata, c'è qualcuno con cui condividere le emozioni della giornata e commentare quel che è successo. E magari mangiare e bere insieme...:D
Volendo, ci si può iscrivere ad un club di escursionisti e fare gli orsi, facendo una gita come se si fosse soli, senza correre rischi inutili. Solo un possibile trucco.
 
Ho fatto sia giri in solitaria che in gruppo, più o meno 50/50... Se sei da solo da un lato fai come ti pare per tutto, puoi fare solo affidamento su te stesso, se qualcosa va male puoi incolpare solo te stesso (o la sfiga, che anche al buio ci vede benissimo :p ). Parti quando vuoi, ti fermi quanto vuoi, valuti il meteo come vuoi.
Io tendo al rischio zero perciò un'uscita in solitaria prevede molta più preparazione di una in gruppo e faccio percorsi più semplici.
Ho rinunciato a proseguire alcune volte semplicemente perché c'erano brutte sorprese inaspettate sul percorso.
Una frana, un fiume più incazzato del previsto, un passaggio esposto ecc...
Ci sono tante cose belle da vedere, inutile intestardirsi su una vetta.
Se vai in gruppo devi aspettare e supportare e sopportare il più incapace del gruppo, tutto dipende da con chi sei.
È una situazione a volte scomoda, ma con la gente giusta direi che è meglio delle solitarie.

Ah un'altra cosa che ho notato è che andando da soli si hanno molte più probabilità di incontri ravvicinati con animali selvatici.
 
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Vado spesso da solo, su percorsi poco frequentati, nei giorni feriali, a volte in notturna e pure d'inverno :biggrin::biggrin::biggrin: faccio prima a fare testamento??
Scherzo ovviamente Francesco
Eh ma tu sei il Messner dell'Appennino, o il Messner della terronia:ka:

Tornando in topic
L'80% delle mie escursioni è in solitaria, e se hai la mente per farle(cioè ci stai già pensando) significa che le puoi fare.
Conosco persone che vanno da anni in montagna con il CAI e probabilmente non sarebbero capaci a fare una solitariaa, sia per la solitudine sia perché ne hanno timore.
Personalmente paura non ne ho quasi per nulla, perché ogni volta che faccio una solitaria metto in conto che c'è una remotissima possibilità di perdermi/farmi male e dover passare la notte, e non mi terrorizza affatto.

Però prima andare da soli bisogna essere un minimo equipaggiati, il meteo dice che le previsioni sono ottime, quindi non significa che il guscio antivento e antipioggia lo lasci a casa, ne vedo di gente che va oltre i 2000m con t-shirt e felpa di cotone:wall:("eh ma il meteo diceva che c'era sole") poi si sono beccati nebbia vento e quasi pioggia
 
PS. Confermo che psicologicamente fare solitarie aumenta la sicurezza in se stessi, soprattutto quando ti capiterà di incontrare brutto tempo, nebbia e altri eventi avversi, perché sarai tu, solo, che dovrai cavartela.
 
W

Woodvivor

Guest
Béh, gli incidenti possono capitare sempre, in ogni caso, in ogni contesto e a qualunque persona.
Ragionare sull'esperienza per sentirsi meno soggetti a problemi é tale e quale a quando dei novizi si sentono troppo sicuri e ragionano in base alla loro sicurezza.
Spesso e volentieri tutto parte semplicemente dal buonsenso e dalla prudenza, indifferentemente dal contesto, dall'attività e dal grado di preparazione delle persone.... o ci sono o non ci sono.
Un percorso conosciuto o più semplice non significa più sicuro, anzi... spesso si ritorna al discorso del troppo sicuri, troppo convinti. Infatti spesso e volentieri gli incidenti, anche piuttosto gravi, si hanno in luoghi in cui si direbbe "...ma lì, com'é possibile?..."

Trovo che se ci dovesse essere un qualcosa su cui impegnarsi e ragionare seriamente é proprio questo, fare le cose con testa e non solo con i muscoli e i polmoni.
Poi ci sono una miriade di problemi che non possono essere previsti, controllati.... e come in ogni contesto, sono parte integrante della vita. Anche su "Poltrone Sofà" non si é al sicuro ;)

Andare da soli o in compagnia ??
Se succede qualcosa di grave e come spesso accade le persone che si incontrano o con cui si é sono esperte di materiali, alimentazione, prestazioni sportive, ecc... ma hanno snobbato alla grande tante altre cose più importanti, non é detto che sia un vantaggio, un aiuto in più. Certo, prendono il cellulare e se tutto và bene riescono a chiamare il soccorso. Sperando che siano in grado di dire dove ci si trova, senza far fare troppi ghirigori a chi di dovere. Ma non essendo una garanzia... tanto vale... Certo, non si può negare che é "quel qualcosa, quella possibilità in più..."
Perché negli incidenti seriamente gravi, quelli che mettono a rischio la vita, sono le persone sul posto che fanno la differenza principale. Gli incidenti gravi sono tali perché non permettono di gironzolare in giro al problema.


Andando da soli ci si nega ovviamente anche quella piccola possibilità d' avere a che fare con "determinate persone" che potrebbero prestare aiuto, concreto e mirato e non da "fortuna e c..o". Perché il discorso stà in piedi se una cosa viene fatta per conoscenza e non per "prova e forse funziona".... altrimenti soli o in compagnia é veramente poco differente. Si riduce ad una questione generale di fortuna. Quindi in compagnia ritengo, per esperienza, che sia più sicuro se il gruppo é formato da persone con determinate conoscenze, interessi e passioni.

Il discorso "passare fuori la notte" non lo ritengo nocivo, anzi... se una persona é competente e usando il buonsenso capisce che in quella situazione é meglio trascorrere fuori una notte, inverno o estate é indifferente, per evitare problemi maggiori... lo trovo un modo di ragionare maturo. Ovviamente avendo delle conoscenze, esperienze e capacità specifiche. Anche perché in caso di compagnia non cambia nulla, é comunque sconsigliato fare escursioni impegnative di notte... soprattutto alle prese con un'emotività particolare causata dall'incidente di un amico, ecc... Ma quì si ritorna al discorso che le attività in generale non si riducono al solo praticarle in grande stile, ma anche a tutta una serie di conoscenze e competenze secondarie... ma di fondamentale importanza quando servono. Vedi soccorso sanitario o tecnico, magari non capiterà mai... ma quando serve farebbe piacere essersi interessati seriamente alla questione. Stessa cosa per un pernotto minimale imprevisto.

NB: preferisco andare in solitaria, il 95% di quello che vado a fare é in quella maniera.
Per vari motivi, tra cui la gente vuole fare troppe cose solo per sport-velocità, oppure interessandosi solo a quello che fà scena.... a me non piace e vado da solo. Mi sento comunque più sicuro...

Il tutto ovviamente detto con rispetto e comprensione per qualsiasi altra visione sulla questione, la mia é un'opinione personale sulla mia persona e le mie esperienze. Nullla di universale ;)
 
Ultima modifica di un moderatore:
Quanto sopra (riguardo la sensatezza dei presenti che possono aiutare) mi fa venire in mente quel che mi è accaduto quando mi sono fratturata malamente in più punti una gamba in una nota stazione ferroviaria... Io ero a terra, certissima della frattura, anche se non avevo capito che erano più di una... Del resto ho sufficienti certificazioni per il primo soccorso da essere in grado di identificare fratture di quella portata e di cui avevo anche sentito il rumore! Comunque chiesi di chiamare un'ambulanza (non esistevano ancora i cellulari diffusi...)

Quello che invece dovetti fare fu difendermi a manate e gomitate dai presenti che insistevano per alzarmi e vedere se la gamba mi reggeva, perché: "come fai a dire che è rotta se non provi? " =.=

Dopo avere contuso diversi presenti si decisero che non ero "normale" ed era meglio lasciare fare all'ambulanza! :p
Naturalmente nel frattempo della colluttazione le fratture erano diventate più che scomposte anche se per fortuna non erano esposte...
 

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