Recensione L’arte gentile di camminare

L’arte gentile di camminare
Amante dei libri e del cammino, come potevo lasciarmi sfuggire un tomo dal titolo così evocativo? Eppure è una raccolta di considerazioni che alla fine fine mi ha deluso.
Forse perché, dopo anni di riflessioni in cammino, sto almanaccando anche io un’antologia con un titolo simile (che magari non vedrà mai la luce). Ma soprattutto perché immaginavo un qualcosa che potesse aprire più di uno squarcio sul significato di questa necessità ormai fisiologica del mettersi in cammino.
Intendiamoci, molti spunti sono godibili, ricchi anche di umorismo britannico e di note pratiche che, a distanza di un secolo dalla prima edizione, appaiono spesso spassosamente anacronistiche: “Evitate anche di abbrustolirvi i piedi davanti ai fuochi da campo”, “Ungete gli scarponi con un po’ di grasso per mantenere la tomaia morbida ed elastica. Fate solo attenzione a non spalmare quello stesso grasso su una fetta di pane”, “Riparate la siepe che avete sciupato; chiudete il cancello e distogliete lo sguardo se la signora sta nuotando nel suo laghetto privato”.
Stupore per il metodo del procedere a zig zag che Graham suggerisce per la scoperta di una città, pratica che anche io esercito da anni: a ogni bivio, una svolta a destra e poi una a sinistra, o viceversa.
Ma quello che alla fine ne ho ricavato è un camminare per il camminare, mentre io sto cercando qualcosa di più esaustivo.
Un libro comunque da leggere e con una copertina che sembra un quadro.

“Io tendo a giudicare i miei viaggi in base al tempo impiegato piuttosto che alle miglia percorse. una camminata di un centinaio di miglia fatta in una settimana è un viaggio più lungo della stessa distanza percorsa in tre giorni - e sarebbe un’enorme gioia poterci mettere un mese”.

Stephen Graham, L’arte gentile di camminare, Piano B Edizioni
https://www.montinvisibili.it/arte-gentile-camminare-graham

03 L'arte gentile di camminare.jpg
 
Ho ricercato il titolo originale, "The gentle art of trampling" che a me piacerebbe tradurre "La dolce arte del vagabondare" perché "gentle" é la carezza di una mamma al suo bambino, è il tocco di una piuma, è tante cose che il nostro "gentile" non rende troppo, mentre ho il prepotente pregiudizio che il "trampling" sia diventato "camminare" per compiacere una moda più che per correttezza filologica.

Il testo in inglese (che suppongo essere ormai libero da diritti) si trova facilmente in rete.

Ho letto un brano a caso (sotto, con un google translate rivisto da me) forse ho imparato (o sto imparando) qualcosa del genere dall' amica che mi accompagna nelle passeggiate... certo tutti sappiamo che il cammino è più importante della meta ma quando dovremmo praticare questa massima ci sembra invece che se non ci diamo una meta precisa viene a mancarci qualcosa.


"... The virtue to be envied in tramping is that of being able to live by the way. In that indeed does the gentle art of tramping consist. If you do not live by the way, there is nothing gentle about it. It is then a stunt, a something done to make a dull person ornamental. I listen with pained reluctance to those who claim to have walked forty or fifty miles a day. But it is a pleasure to meet the man who has learned the art of going slowly, the man who disdained not to linger in the springy morning hours, to listen, to watch, to exist. Life is like a road; you hurry, and the end of it is grave. There is no grand crescendo from hour to hour, day to day, year to year; life’s quality is in moments, not in distance run.

Fallen trees are to be sat on, laddered trees to climb, flowers to be picked, nests to be looked into, song birds to hear, falcons to be watched. The river invites you to strip. You sit under the cascade in the noontide; you climb into caves to cool and dry. The green roof of the mole’s track is to be followed till you find the gentleman in velvet in his home. The sound of the tapping of the woodpecker shall guide you to the loose-barked tree where with watchful eye a bird of beauty is hunting the unmannerly wood louse. You shall approach gently the deer who, in a group, wait for you with startled eyes. They run from the crashing and speedy—they can be won by the gentle. Wild nature is not so wild as we think, or we are wilder—it is not so far from us, and we are nearer."

"... La virtù da perseguire nel vagabondare è quella di saper vivere durante il tragitto. In questo consiste davvero la nobile arte del vagabondaggio. Se non si vive seguendo la strada, non c'è nulla di dolce nel farlo. Sarebbe invece una "performance", qualcosa fatto per rendere attrattiva una persona noiosa. Ascolto con sofferta riluttanza coloro che affermano di aver camminato quaranta o cinquanta miglia al giorno. Ma è un piacere incontrare l'uomo che ha imparato l'arte di andare piano, l'uomo che non ha disdegnato di indugiare nelle ore primaverili del mattino, di ascoltare, di osservare, di esistere. La strada è simile alla vita: ti sbrighi, e la fine è la sepoltura. Non c'è un grande crescendo di ora in ora, di giorno in giorno, di anno in anno; la qualità della vita sta negli attimi, non nella distanza percorsa.

Gli alberi caduti son fatti per sedersi, quali alti per arrampicarsi, si colgono i fiori, si scrutano i nidi, si ascolta il canto degli uccelli, si osservano i falchi. Il fiume invita a spogliarsi. Ci si siede sotto la cascata a mezzogiorno; ci si infila nelle grotte per rinfrescarsi e asciugarsi. ... "
 
Ultima modifica:
Ho ricercato il titolo originale, "The gentle art of trampling" che a me piacerebbe tradurre "La dolce arte del vagabondare" perché "gentle" é la carezza di una mamma al suo bambino, è il tocco di una piuma, è tante cose che il nostro "gentile" non rende troppo, mentre ho il prepotente pregiudizio che il "trampling" sia diventato "camminare" per compiacere una moda più che per correttezza filologica.

Il testo in inglese (che suppongo essere ormai libero da diritti) si trova facilmente in rete.

Ho letto un brano a caso (sotto, con un google translate rivisto da me) forse ho imparato (o sto imparando) qualcosa del genere dall' amica che mi accompagna nelle passeggiate... certo tutti sappiamo che il cammino è più importante della meta ma quando dovremmo praticare questa massima ci sembra invece che se non ci diamo una meta precisa viene a mancarci qualcosa.


"... The virtue to be envied in tramping is that of being able to live by the way. In that indeed does the gentle art of tramping consist. If you do not live by the way, there is nothing gentle about it. It is then a stunt, a something done to make a dull person ornamental. I listen with pained reluctance to those who claim to have walked forty or fifty miles a day. But it is a pleasure to meet the man who has learned the art of going slowly, the man who disdained not to linger in the springy morning hours, to listen, to watch, to exist. Life is like a road; you hurry, and the end of it is grave. There is no grand crescendo from hour to hour, day to day, year to year; life’s quality is in moments, not in distance run.

Fallen trees are to be sat on, laddered trees to climb, flowers to be picked, nests to be looked into, song birds to hear, falcons to be watched. The river invites you to strip. You sit under the cascade in the noontide; you climb into caves to cool and dry. The green roof of the mole’s track is to be followed till you find the gentleman in velvet in his home. The sound of the tapping of the woodpecker shall guide you to the loose-barked tree where with watchful eye a bird of beauty is hunting the unmannerly wood louse. You shall approach gently the deer who, in a group, wait for you with startled eyes. They run from the crashing and speedy—they can be won by the gentle. Wild nature is not so wild as we think, or we are wilder—it is not so far from us, and we are nearer."

"... La virtù da perseguire nel vagabondare è quella di saper vivere durante il tragitto. In questo consiste davvero la nobile arte del vagabondaggio. Se non si vive seguendo la strada, non c'è nulla di dolce nel farlo. Sarebbe invece una "performance", qualcosa fatto per rendere attrattiva una persona noiosa. Ascolto con sofferta riluttanza coloro che affermano di aver camminato quaranta o cinquanta miglia al giorno. Ma è un piacere incontrare l'uomo che ha imparato l'arte di andare piano, l'uomo che non ha disdegnato di indugiare nelle ore primaverili del mattino, di ascoltare, di osservare, di esistere. La strada è simile alla vita: ti sbrighi, e la fine è la sepoltura. Non c'è un grande crescendo di ora in ora, di giorno in giorno, di anno in anno; la qualità della vita sta negli attimi, non nella distanza percorsa.

Gli alberi caduti son fatti per sedersi, quali alti per arrampicarsi, si colgono i fiori, si scrutano i nidi, si ascolta il canto degli uccelli, si osservano i falchi. Il fiume invita a spogliarsi. Ci si siede sotto la cascata a mezzogiorno; ci si infila nelle grotte per rinfrescarsi e asciugarsi. ... "
Complimenti per la precisa disamina.
Direi che qui si torna al Pirsig dell'Arte delle manutenzione della motocicletta: "Viaggiare è meglio di arrivare".
Io ho sempre meno una meta di vetta e nelle lunghe escursioni chilometriche la meta diviene arrivare a una stazione che mi riporti a casa. In questo senso la meta diviene tutto il camminare.
 
Alto Basso