Recensione L’avventura di un povero cristiano

L’avventura di un povero cristiano
Celestino V, al secolo Pietro Angelerio da Morrone, il papa del Gran rifiuto secondo Dante, il simbolo di chi antepone la purezza della coscienza alle lusinghe del potere secondo Silone. Dall’eremitaggio in una caverna isolata della Majella ai fasti e agli intrighi del soglio pontificio fino all’abdicazione e a una scelta di libertà.

“La Maiella è il Libano di noi abruzzesi. I suoi contrafforti le sue grotte i suoi valichi sono carichi di memorie. Negli stessi luoghi dove un tempo, come in una Tebaide, vissero innumerevoli eremiti, in epoca più recente sono stati nascosti centinaia e centinaia di fuorilegge, di prigionieri di guerra evasi, di partigiani, assistiti da gran parte della popolazione”.
Ignazio Silone, L’avventura di un povero cristiano, Mondadori
https://www.montinvisibili.it/avventura-povero-cristiano-silone
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Ne leggo ora su wikipedia, ignoro quali siano le tesi dell' autore ma da quanto leggo sembra un libro scritto "dall' interno" cioè da un credente, interessato principalmente agli aspetti spirituali.

Io ho ricominciato in età adulta a ragionare (dire "studiare" presupporrebbe un grado superiore di conoscenza che non pretendo di avere) sul Medio Evo, per ricostruire su solide basi laiche quella storia che ho sempre ascoltato raccontata da credenti cattolici o, peggio, da credenti in ideali di libertà ed ugualianza, sacrosanti per carità, ma che di un' epoca feroce e predatoria come il Medio Evo non spiegano assolutamente nulla.

Paradossalmente solo così ho cominiciato ad intravedere l' importanza del papato nel plasmare l' Europa prima, il mondo occidentale poi, ed - in un certo senso - il mondo moderno, senza sottacerne gli aspetti violenti o predatori, in un mondo in cui il gioco di ciascuno era semplicemente tagliarsi la fetta più grossa di ciò che ci fosse da spartirsi.

Così, in un mondo senza Dio e senza pietà, tutto stranamente torna al suo posto, a partire dalla geniale invenzione di papa Leone di incoronare Carlo Magno, passando per l' altrettanto geniale teoria "delle due spade" che fece del papato il contraltare dell' impero inventando un ruolo per quest' europa meridionale di fronte ad un' Europa del nord egemone sul piano militare, fino ad arrivare, appunto, all' epoca di Celestino.

Questi era, a quanto pare, "uno che ci credeva veramente" (detto senza offesa), e che, di conseguenza non aveva la minima idea di cosa fosse in gioco, la sua non poteva essere che una parentesi, era ovvio che qualcuno, Bonificio, riprendesse in mano la situazione e la vera tragedia non è che Celestino sia stato messo da parte, ma che Bonificio sia poi stato sconfitto, rendendo il sud d' Europa ancor più "periferico" di quanto non fosse già...
 
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Bè il dialogo/scontro tra chiesa e impero è uno dei motivi per cui in Europa non si rimase mai in una stasi normativa. Queste due potenze nel loro dialogo hanno di fatto rappresentato una condizione di perenne mutamento.
Ben diverso dai regimi assolutisti dell'Asia.
In ogni caso ti suggerisco i podcast di barbero, un piacere da ascoltare e capire la storia.
 
Sì, l'evoluzione necessita purtroppo di conflitti che, vista l' epoca, non potevano che essere cruenti.

Di Barbero (in veste di curatore e commentatore) sto collezionando a.C.d.C., le puntate che ho visto sono notevoli, il fatto che i documentari vengono quasi tutti dal resto d' Europa dà spesso punti di vista più ampi (almeno sulla storia europea). Cercherò i podcast, non sapvo che ne avesse fatti, consumo un bel po' materiale audio che in genere ascolto in auto. :)
 
Mi fa piacere aver stimolato un tale dibattito.
Mi fa anche piacere sottolineare la valenza escursionistica del testo.
Gli Eremi della Majella (dove visse anche Pietro da Morrone) sono i luoghi più suggestivi nei quali mi sia imbattuto in Appennino.
https://www.avventurosamente.it/xf/threads/majella-anello-degli-eremi-o-sentiero-celeste.45515/

E a Pescina (paese natale di Silone) è stato realizzato un sentiero dedicato allo scrittore, che passa anche per il vecchio campanile di San Bernardo, ai piedi del quale, riposano le sue ceneri: "con la "vista del Fucino in lontananza", in una tomba, costruita con "blocchi di roccia delle vicine montagne", secondo il desiderio espresso nel suo testamento.
 

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