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Data: 24/28 agosto 2025
Regione e provincia: Trentino AA e Veneto
Località di partenza: Lago di Braies
Località di arrivo: Pecol
Tempo di percorrenza: 4 giorni
Chilometri: 72 Grado di difficoltà:
Descrizione delle difficoltà: medio
Periodo consigliato: giugno/settembre
Segnaletica: ottima
Dislivello in salita: 5000
Dislivello in discesa: 5000
Quota massima: 2700
Descrizione
Premetto che non ho mai fatto trekking per oltre 3 giorni, quindi per me è una sorta di battesimo, in solitaria in tenda.
Progetto 8 tappe per stare tra domenica e domenica, sarei dovuto partire settimana scorsa ma visto il meteo brutto ho deviato sulla Lagorai Panorama (fantastica, magari ci faccio un altro post) ma adesso è ora di partire per la tanto agognata AV1!!!
Giorno 1
Ho il treno alle 6,30 sarei dovuto arrivare a Braies poco dopo le 14,00 ma, causa ritardi e coincidenze perse, riesco a mettermi in cammino solo alle 15,30.. vabbè poco male, la giornata si preannuncia ottima.
Entusiasmo alle stelle salgo veloce verso il Biella, e poco prima della forcella comincia a piovigginare, nulla di che ma fa piuttosto freddo, per me abituato a climi marittimi. Metto pile e guscio e al rifugio mi concedo una sacher e un the caldo.
Riparto verso il il rifugio Sennes sempre sotto una pioggerella lieve. Il rifugio è un ritrovo di giovani prevalentemente tedeschi che bevono e cantano (beata gioventù). Prendo solo il timbro, faccio acqua e riparto, nel frattempo esce il sole e in nell’arcobaleno
Continuo felice come un bambino, supero un po’ di persone (quasi tutte donne) verso le malghe di Fedara Vedla, veramente un posto incantevole
Scendo verso quello che sarà il mio primo posto tenda che avevo in precedenza individuato seguendo un video di Lorenzo “The art of backpacking” nel bosco a fianco ad un ruscello (secco). Pianto la mia Lanshan e poco dopo arriva a farmi compagnia Ken, un giovanotto che arriva nientemeno che da HongKong solo per l’Alta Via!!!
Quattro chiacchiere nel mio inglese maccheronico, e comincia a fare buio. Mi preparo una pasta al formaggio e verza con la mia vecchia gavetta da scout ad alcool, avrà 35 anni più o meno, ma devo dire che funziona ancora a meraviglia!
Un mezzo toscanello ci sta mentre rimiro il paesaggio e penso alla mia avventura ma sono cotto e mi butto nel sacco a pelo.
Su Mapy mi da queste coordinate. La foto grande secondo me è sbagliata, comunque lo vedi sulla mappa perché è il punto in cui il sentiero incrocia il ruscello, prima dei tornanti del Pederu
Giorno 2
La notte è stata decisamente fresca, il sacco Ferrino da 1 grado ci voleva proprio! The e biscotti e mi incammino sulla strada a tornanti verso il Pederù.
un caffè, pieno di acqua e riparto. Le nuvole scompaiono e il cielo diventa sempre più terso e azzurro. Ottimo, perché so che questa sarà una tappa impegnativa. Il fatto è che, vuoi per inesperienza, vuoi per mie fisime mentali, il Lagazuoi mi metteva una certa ansia: in fase di pianificazione la tappa mi sembrava o troppo breve o troppo lunga, non sapevo se sarei riuscito ad arrivare in cima, non sapevo dove piantare la tenda, non sapevo se fermarmi al lago Lagazuoi, scendere al Falzarego, andare verso il Dibona o addirittura allo Scotoni.
Lungo il sentiero verso il Fanes incontro, oltre alle solite mucche, qualche coppietta, e soprattutto ragazze in coppia o a gruppetti, sempre e solo stranieri.
Scambio qualche parola con due ragazze inglesi (mooolto carine!) e giunto al Gran Fanes asciugo la tenda, mi do una lavata e riparto. Dopo il lago di Limo raggiungo l’attacco per salita alla Forcella del Lago e li, sorpresa, incontro una youtuber che seguo e apprezzo tantissimo per i bellissimi video sulle Dolomiti e grazie alla quale avevo conosciuto la AV1.
La salita alla forcella si rivela più facile del previsto e lassù è proprio uno spettacolo!
Arrivo al Lago alle 13,30, molto prima rispetto a quello che pensavo, c’è il sole, un piccolo bagno, mangio qualcosa e mi rilasso un po’.
Il rifugio Lagazuoi è lì, che sarà mai arrivarci? Eh no… la salita sembra non finire mai!
Visito le gallerie di guerra senza disturbare un ragazzo spagnolo che sta registrando un report
Il panorama dal Lagazuoi è qualcosa di incredibile
Sono ormai le 17, sono in giro da 10 ore e le mie gambe cominciano a protestare. Decido allora di salire sull’ultima funivia che mi porta in un attimo al Passo Falzarego (non me ne vogliano i puristi)
Ho una gran fame, mi tolgo da quel casinò di biker, ciclisti e auto decappottabili e raggiungo il rifugio Col di Gallina dove mangio un panino speck e formaggio che era una bomba! Prendo un po’ di sole sulla sdraio e riparto verso il grazioso Lago di Limedes. Uno spot tenda favoloso, i monti che si rispecchiano sull’acqua. Monto la tenda mentre un fotografo riprenda la sua modella e un cucciolo di Labrador vuole giocare con me, mi ruba il cuscino, corre sulla tenda… insomma ci siamo divertiti!!!
Una giornata lunga, faticosa ma davvero indimenticabile
Giorno 3
Sveglia dopo notte tranquilla, più calda (dormo in mutande e maglietta) ma umida, mi incammino in direzione Averau, incontro una coppia con 4 cani intenti a dare un book fotografico e attacco la forcella, il sentiero è decisamente alpinistico ma essendo asciutto non dà problemi. Passo la forcella e in breve tratto a mezza costa mi porta al rifugio
Qui ne approfitto per stendere la tenda e intanto faccio una scappata al vicino rifugio Nuvolau (senza zaino si va leggeri come una nuvola!!!)
Mentre osservo il magnifico panorama di lassù, il rifugista sta cucinando nel bbq esterno delle cipolle, peccato che erano 10 del mattino , perché il profumino era proprio invitante!
Torno giù, nel frattempo all’Averau sembra Rimini tanta e la gente… recupero tenda e zaino e mi dirigo verso il rifugio 5 Torri, poi sentiero nel bosco fino incrociare la strada del passo Giau, non incontro praticamente nessuno. Al ruscello mi do una lavata e comincio la dura salita per scavallare Cima di Formin, poi il sentiero diventa molto facile e mi porta al lago Federa e il suo rifugio.
E strapieno di gente, in effetti il luogo merita, mi concedo una bella fetta di torta alla ricotta mentre scambio quattro chiacchiere con due ragazzi slovacchi (o sloveni boh…) anche loro sulla AV e riparto verso forcella Ambrizzola
Nei miei piani iniziali mi sarei dovuto fermare alla piana di Mondeval,
… ma è prestissimo e quindi proseguo tranquillo verso il rifugio Città di Fiume.
Lungo la forestale una coppia poco più avanti a me aveva slegato il loro cane, proprio in presenza di mucche al pascolo, la cagnolina aveva paura e non proseguiva anche se la richiamavano… ora non mi andava di fare prediche, però, santoddio non va bene.
L’ho dovuta prendere io per il collare ed accompagnarla fuori dalla mandria, incredibile.
Il Città di Fiume è proprio un bel rifugio, tranquillo, prezzi normali e con una bellissima vista sul Monte Pelmo.
Mi sistemo con la tenda nel boschetto di abeti proprio sotto il rifugio. Un posticino da favola con ruscello, abeti, funghi, mancavano solo i sette nani!
Mi accorgo di aver perso un tirante della Lanshan, quello col gancio a corna d’ariete, probabilmente mentre asciugavo, comunque poco male, ho cordino di riserva e rimedio facile.
Mentre mi preparo della pasta al ragù arriva pure Biancaneve, anzi due ! Ragazze tedesche anche loro in tenda sulla AV1.
Prima di mettermi nel sacco a pelo comincio a pensare come gestire il maltempo previsto da domani sera: il meteo mette temporali con 3 fulmini e la cosa non mi piace per nulla
19 kilometri; 1200m dsl+ 1450m dsl-
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Giorno 4 e 5
Dopo colazione si scende verso Palafavera, il cielo è ancora abbastanza sereno e io spero ancora che le previsioni siano sbagliate
Durante la discesa qualche bel cavallino
Sono a valle, ristudio il meteo su tutti i siti e app possibili: ovunque danno pioggia dalla sera e sopratutto forti temporali tra giovedì e venerdì.
La mia prima idea è quella di raggiungere il Vazzoler e accamparmi da qualche parte (una notte di pioggia non mi spaventa) per poi il giorno dopo raggiungere uno dei tre rifugi in quota, anche bagnato fradicio e aspettare che passi la buriana. Chiamo il Carestiato, iSan Sebastiano e il Duran: tutti overbooking!
Incontro i due ragazzi slovacchi (o sloveni…) del Croda da Lago, loro rinunciano e si dirigeranno verso Cortina.
Io non demordo, decido comunque di salire verso il lago Coldai, poi rivaluterò. Dopo una dura scarpinata raggiungo il rifugio Coldai,
mangio qualcosa e poi su al lago
Riprovo ai rifugio, sai mai che ci sia qualche disdetta… niente da fare, mi confronto qualche escursionista dall’aria esperta che mi sconsiglia di proseguire. È l’ora delle decisioni, arriva un allerta meteo, penso che sono da solo, alle prime esperienze , dovrei attraversare il Civetta con una tendina cinese, nella tempesta… opto mio malgrado per tornare a valle.
Al camping di Pecol arrivo verso le 16,30. La mia idea adesso è questa: aspetto un giorno che passi la tempesta, venerdì dovrebbe rimettersi, raggiungerò il passo Duran direttamente da Pecol e via.
Mentre monto la tenda mi sento chiamare: era Ken il ragazzo di HongKong conosciuto al Fedara Vedla! Mi dice che la sua Altavia finisce qui, ha già il treno per Venezia, e lo capisco, chi non l’ha mai vista è una tappa obbligata.
Passa un sapiens (un signore esperto di quelli che passano tutta le estati nello stesso posto) e mi dice : sbrigati perché tra 5 minuti piove!
Infatti… fino alle 8 pioggia battente, entro in modalità “vacanziere”, mi faccio una doccia e vado in una enoteca per un ottima tagliata e un calice di vino.
Tutta la notte piove anche se non forte. Il giorno dopo è tutto nero, la pioggia lascia una piccola tregua verso le 11 ma poi non smetterà più fino alle 6 del mattino del giorno dopo. La notte conto almeno 4 temporali forti, fuori e un lago, ma la Lanshan incredibilmente tiene, non entra una goccia né da sopra né da sotto.
Il venerdì mattina ancora pioggia, tutto coperto e le previsioni danno ancora temporali fini a sabato pomeriggio.
Demoralizzato decido di salire sull’autobus e tornare a casa. Avrebbe davvero poco senso proseguire, ma le montagne sono sempre lì ad aspettarmi, per finire quelle 3 tappe che mancano!
Torno a casa con una esperienza comunque fantastica, 72 kilometri, quasi 5000 metri di dislivello, pensavo fosse più difficile, avevo programmato 8 tappa, invece l’avrei chiusa in 5 tappe piene più 2 mezze, direi ottimo.
E poi la tenda: ero partito con più di un dubbio, la ma Lanshan si è rivelata davvero un ottimo acquisto.