La natura nel cuore

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    ARTICOLO - GAZZATTA DI FOLIGNO 16.06.2011.jpg
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Daniele,
Premessa:sono 18 anni che risiedo a Perugia(periferia),provengo da un'altra città.
Il tuo articolo sulle tematiche ambientali in Umbria?ahimè,la realtà è ben diversa.
Alcune considerazioni.
In questi anni ho assistito e sto assistendo ad un notevole degrado territoriale.
Lo scempio perpetrato sulle belle colline periferiche della città,disboscate per costruire palazzi che deturpano tutto l'ambiente.
Ho assistito e sto assistendo all'osceno disboscamento(il "cuore verde d'Italia"non esiste più)di una parte delle splendide colline che circondano il lago Trasimeno.
Sai perchè?
Per costruire villette con strade per provinciali arricchiti,solo per ostentarle,e che non andranno mai ad abitare.
Che dire dei fiumi che vengono ingabbiati,Chiascio,Corno,Nera,quest'ultimo lungo il suo percorso è pieno di allevamenti ittici,e tra non molto arriveranno fino alla confluenza con il Tevere,sarà tutto un allevamento di trote.
Continuo con un'altro post perchè temo che scada il tempo.
 
Segue,
Sempre sul Nera in compenso c'è un assurdo divieto di navigazione(canoe)per buona parte dell'anno,e nel restante periodo severe restrizioni per accontentare i pescatori che sono una potente lobby,già,quando c'è il Dio denaro...
Per non parlare delle numerose antenne,ripetitori e strade sterrate sui monti.
Potrei continuare ma preferisco concludere con alcune note positive,una è quella di poter ammirare tutti i paesi dell'Umbria,più o meno grandi,custoditi come gioielli che difficilmente ho potuto osservare in altre regioni più blasonate.
L'altra sono le numerose e belle aree attrezzate nel rispetto (almeno quà)del territorio.
A Daniè,si serve una seria riflessione.
Ciao.
 
Carlo, ti posso dire in questo momento che qualcosa si sta muovendo in Umbria.
Non parlo di sensibilizzazione che credo che ci vorrebbe sempre, anche la dove è già presente nella cultura della zona e dei piccoli nuclei sociali.

In questo momento ci sono molte realtà in netto miglioramento, tolte dal degrado dell'abbandono, ma soprattutto sponsorizzate e rese visibili da un turismo sempre più forte ed esigente, quale la vacanza nella natura.
Inoltre noi vantiamo la regione della spiritualità.
 
Carlo, ti posso dire in questo momento che qualcosa si sta muovendo in Umbria.
Non parlo di sensibilizzazione che credo che ci vorrebbe sempre, anche la dove è già presente nella cultura della zona e dei piccoli nuclei sociali.

In questo momento ci sono molte realtà in netto miglioramento, tolte dal degrado dell'abbandono, ma soprattutto sponsorizzate e rese visibili da un turismo sempre più forte ed esigente, quale la vacanza nella natura.
Inoltre noi vantiamo la regione della spiritualità.

Bla-bla-bla...

assolutamente non voglio essere cattivo, ma suona così il tuo articolo.

E' un suono conosciuto fin troppo bene in Italia, il voler far sembrare roseo qualcosa che è grigio.

Parli di sensibilità delle istituzioni locali...ma quando mai !

Ti posso portare tanti esempi dell'esatto contrario, proprio come dice l'altro amico che sta in periferia a Perugia.

Secondo me, quello che si salva in Umbria è dovuto essenzialmente all'esigua densità di popolazxione.

Se ci fosse la stessa densità della Campania, le cose non sarebbero tanto diverse.

E quel vanto della "regione della spiritualità", lo dobbiamo solo agli antichi, siano essi santi o eremiti, non certo agli umbri di oggi.

Quello di cui parli tu è un paese che non è l'Italia, purtroppo.

ti saluto con amicizia

J
 
completamente d'accordo con Carlo e con Jhoe, oltretutto Daniele, nella vallata assisi-Spoleto oramai le falde sono state inquinate in maniera uniforme da composti clorurati e azotati, BTEX , tricloroetilene e tetracloroetilene nello specifico, in misura superiore a 10 ug/lt. sai cosa vuol dire? che l'acqua per qualche secolo non potrà essere sicura neanche per irrigare l'orto...

bella regione verde del caxxo che abbiamo.
la spiritualità è diventata un'accozzaglia di bancarelle per spremere quei 4 turisti che ancora pensano di trovare vallate incontaminate.

vogliamo parlare dei Sibillini? della completa assenza di alberi? quanto può essere sostenibile un posto in cui non ci sono alberi? come si può chiamare "parco" un posto che, per attività antropiche pesanti come le arature a fondovalle, risente di smottamenti nei tratti del pian grande?

siamo rimasti con la mentalità di 150 anni fà, con la tecnologia di ora...un pò come una scimmia con una bomba atomica in mano.
 
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