La strada, la bisaccia e la pipa

Altro testo del passato – dedicato al cammino e alla montagna – che volevo aggiungere da tempo alla mia libreria. Alla fine non mi ha convinto: una raccolta di brani eterogenei usciti in diversi periodi e una scrittura che risente fortemente del tempo (primi del ‘900) e delle passioni dell’autore. Manara Valgimigli è stato infatti un fine grecista, nonché allievo di Giosuè Carducci.
Ma è stato anche un camminatore instancabile, capace – come piace anche a me fare – di unire il cammino con la riflessione. E in molti passi dei suoi racconti, soprattutto dolomitici, si possono rinvenire citazioni e spunti di riflessione che è bene appuntarsi.

"E la mia (felicità), finché dura, è questa: sacco sulle spalle, grosse scarpe ferrate, pipa tirolese; e andare in giro per le Alpi. Più su, e meglio è; più solo, e meglio è. Perché nella compagnia qualcuno c’è sempre che non ti s’addice".

"Puoi fare in macchina una strada venti volte, e l’unica che la fai a piedi vedi cose che non avevi mai viste, piccole e grandi, vicine e lontane".

"Io non sono un alpinista, e tanto meno uno scalatore di rocce; sono un camminatore, un viandante, un randagio. Ho nel mio sacco quello che basta. E non ho fretta. Se sono stanco, se bello è il luogo e c'è acqua vicina, se l'ora è serena e caldo il sole, mi fermo: dietro un sasso che mi ripari dal vento, mi spoglio mi asciugo mi lavo mi cambio; bevo un tè caldo o un sorso di grappa; riguardo la mia pipa che non abbia intoppi e sia netta, la carico e l'accendo; e mi sdraio al sole".

"Ero solo, come sempre. Per godersi la montagna bisogna essere soli. Anche le persone più care, di amicizia amore o devozione, spesso impacciano e ingombrano, almeno distraggono, se indifferenti, infastidiscono. Tutt’al più, un cane. E la pipa".


Manara Valgimigli, La strada, la bisaccia e la pipa, Lindau
https://www.montinvisibili.it/la-strada-la-bisaccia-e-la-pipa-valgimigli

03 La strada, la bisaccia e la pipa.jpg

"
 
Spinto dalla curiosità ho fatto qualche ricerca su internet arrivando presto ad vecchio numero del "Bollettino Società Alpinisti Tridentini" datato 1977 sul sito della stessa SAT. A pg 119 si celebra il centenario dalla nascita di Valgimigli riportando integralmente lo scritto intitolato l' "Ultimo Viaggio", che è presente anche in questa nuova edizione. L'autore prende spunto dal ritrovamento del corpo di un anziano escursionista deceduto in cui vede come una sorta di proiezione di sé, immaginando la serenità di quell' ultimo viaggio.

L' ho trovato commovente - tra l' altro non ero a conoscenza di una ferrovia a scartamento ridotto che saliva per la Val Gardena - nel dubbio se poterlo copiare qui integralmente ne riporto solo l'incipit ed il link al PDF della SAT (chi fosse interessato troverà il testo completo a pg 119):


«Erano più di due settimane che non se ne sapeva niente; ma in realtà fuori di qualche domanda vaga di quelli dell'albergo Alpino, a Plan, donde era partito e dove pare avesse detto di ritornare, nessuno si era occupato di lui e tanto meno preoccupato. Genti di casa sua o non ne aveva o li aveva avvezzati lui stesso a lunghe assenze e a lunghi silenzi. Era un povero ometto senza nessuna aria, nemmeno di alpino camminatore. La fotografia che ne pubblicò il «Carlino» l'estate passata, quando fu ritrovato, da più giorni morto, in un anfratto roccioso del Sella, lo raffigurava seduto sopra un dirupo con dietro uno sfondo di montagne: una giacchetta da impiegato, di quelle che si dicono da strapazzo, occhiali a stanghetta, di ferro, e un volto placido. Dalle carte che aveva si seppero nome e cognome, Giuseppe Fava, che abitava a Milano, che aveva settantaquattro anni. Altro non si seppe e nemmeno si domandò: tanto la persona dovè apparire, ai più sbiadita e scolorita, e priva di umani interessi e rapporti...
https://www.sat.tn.it/wp-content/uploads/bollettini/403 Bollettino, N.4, Anno 40, 1977.pdf

@Montinvisibili forse ciò che ci fa sentire distanti da questo autore più che il tempo passato è questa esaltazione della solitudine e l'abbastanza poco condivisibile equazione tra amore per la montagna ed il desiderio di starsene da soli che tutti forse abbiamo provato come emozione di un attimo ma che credo che la maggior parte di noi non condivide affatto come stile di vita.

===

Foto della ferrovia della Val Gardena su wikipedia: rimarchevole quella del viadotto ferroviario in legno (!!!)

https://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_della_Val_Gardena
 
Ultima modifica:
Spinto dalla curiosità ho fatto qualche ricerca su internet arrivando presto ad vecchio numero del "Bollettino Società Alpinisti Tridentini" datato 1977 sul sito della stessa SAT. A pg 119 si celebra il centenario dalla nascita di Valgimigli riportando integralmente lo scritto intitolato l' "Ultimo Viaggio", che è presente anche in questa nuova edizione. L'autore prende spunto dal ritrovamento del corpo di un anziano escursionista deceduto in cui vede come una sorta di proiezione di sé, immaginando la serenità di quell' ultimo viaggio.

L' ho trovato commovente - tra l' altro non ero a conoscenza di una ferrovia a scartamento ridotto che saliva per la Val Gardena - nel dubbio se poterlo copiare qui integralmente ne riporto solo l'incipit ed il link al PDF della SAT (chi fosse interessato troverà il testo completo a pg 119):




@Montinvisibili forse ciò che ci fa sentire distanti da questo autore più che il tempo passato è questa esaltazione della solitudine e l'abbastanza poco condivisibile equazione tra amore per la montagna ed il desiderio di starsene da soli che tutti forse abbiamo provato come emozione di un attimo ma che credo che la maggior parte di noi non condivide affatto come stile di vita.

===

Foto della ferrovia della Val Gardena su wikipedia: rimarchevole quella del viadotto ferroviario in legno (!!!)

https://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_della_Val_Gardena
Ciao.
Diciamo che riguardo alla solitudine io vado un po' a corrente alternata, spesso la cerco e poi quando arrivo o vedo qualcosa che mi emoziona penso subito alla mia famiglia e avverto la loro mancanza perché li vorrei lì a godere di quello che vedo o provo, poi però torno alla realtà e mi accorgo che tante volte si tratta di immaginazione perché quella emozione è mia personale e nemmeno chi mi conosce bene riesce a viverla come la vivo io e quindi torno a pensare che è meglio stare da solo.

...lo so ho un lato femminile molto sviluppato...:wall:
 
Ciao.
Diciamo che riguardo alla solitudine io vado un po' a corrente alternata, spesso la cerco e poi quando arrivo o vedo qualcosa che mi emoziona penso subito alla mia famiglia e avverto la loro mancanza perché li vorrei lì a godere di quello che vedo o provo, poi però torno alla realtà e mi accorgo che tante volte si tratta di immaginazione perché quella emozione è mia personale e nemmeno chi mi conosce bene riesce a viverla come la vivo io e quindi torno a pensare che è meglio stare da solo.

...lo so ho un lato femminile molto sviluppato...:wall:
Condivido, in montagna al 90% preferisco la solitudine.
Molto interessante questo autore che non conoscevo, ringrazio @Montinvisibili per averlo segnalato:si:
 
Spinto dalla curiosità ho fatto qualche ricerca su internet arrivando presto ad vecchio numero del "Bollettino Società Alpinisti Tridentini" datato 1977 sul sito della stessa SAT. A pg 119 si celebra il centenario dalla nascita di Valgimigli riportando integralmente lo scritto intitolato l' "Ultimo Viaggio", che è presente anche in questa nuova edizione. L'autore prende spunto dal ritrovamento del corpo di un anziano escursionista deceduto in cui vede come una sorta di proiezione di sé, immaginando la serenità di quell' ultimo viaggio.

L' ho trovato commovente - tra l' altro non ero a conoscenza di una ferrovia a scartamento ridotto che saliva per la Val Gardena - nel dubbio se poterlo copiare qui integralmente ne riporto solo l'incipit ed il link al PDF della SAT (chi fosse interessato troverà il testo completo a pg 119):




@Montinvisibili forse ciò che ci fa sentire distanti da questo autore più che il tempo passato è questa esaltazione della solitudine e l'abbastanza poco condivisibile equazione tra amore per la montagna ed il desiderio di starsene da soli che tutti forse abbiamo provato come emozione di un attimo ma che credo che la maggior parte di noi non condivide affatto come stile di vita.

===

Foto della ferrovia della Val Gardena su wikipedia: rimarchevole quella del viadotto ferroviario in legno (!!!)

https://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_della_Val_Gardena
La storia di Giuseppe Fava ha commosso anche me e ho anche cercato online senza successo se riuscivo a trovare qualche evidenza su in giornale dell'epoca.

Riguardo alla solitudine, visto che segui le mie peripezie, sai che io invece l'apprezzo grandemente, come momento di riflessione e di totale compenetrazione con la natura e il territorio. Riesco però a trovare altrettanti motivi di piacere nelle uscite in compagnia, anche molto numerosa. Insomma, sono due aspetti del camminare che presentano i loro lati positivi, sempre superiori ai negativi.

Della ferrovia della Val Gardena avevo scoperto oltre 25 anni or sono durante una prima vacanza nella valle. Le ferrovie fondamentalmente non scompaiono mai e oggi parte del tracciato è una pista ciclabile. Questo sito è da anni un mio riferimento alla ricerca di camminate ferroviaria.
https://www.ferrovieabbandonate.it/linea_dismessa.php?id=19
--- ---

Ciao.
Diciamo che riguardo alla solitudine io vado un po' a corrente alternata, spesso la cerco e poi quando arrivo o vedo qualcosa che mi emoziona penso subito alla mia famiglia e avverto la loro mancanza perché li vorrei lì a godere di quello che vedo o provo, poi però torno alla realtà e mi accorgo che tante volte si tratta di immaginazione perché quella emozione è mia personale e nemmeno chi mi conosce bene riesce a viverla come la vivo io e quindi torno a pensare che è meglio stare da solo.

...lo so ho un lato femminile molto sviluppato...:wall:
Non mi manca mai tanto la mia famiglia come quando sono solo.
 
Il tema dell' apprezzamento della solitudine, analogo a quello dell' apprezzare il silenzio (dico meglio: i lievi rumori della natura) ha senz' altro "agganci" nel vissuto personale, comprendo come chi ha famiglia viva entrambe le pulsioni, quella di starsene per conto suo per un po' e quella di sentire la mancanza dei propri cari, ho vissuto qualcosa del genere anche io.

L' esaltazione che ne fa l'autore va forse un po' oltre, arrivando ad immaginare come unico compagno ideale il pensiero di qualcuno che non c'é più, adombrando - ma questa è una mia sensazione - una sorta di cupio dissolvi in un sereno passaggio dalla adorata solitudine terrena alla pace duratura che tutti ci attende.
 
Il tema dell' apprezzamento della solitudine, analogo a quello dell' apprezzare il silenzio (dico meglio: i lievi rumori della natura) ha senz' altro "agganci" nel vissuto personale, comprendo come chi ha famiglia viva entrambe le pulsioni, quella di starsene per conto suo per un po' e quella di sentire la mancanza dei propri cari, ho vissuto qualcosa del genere anche io.

L' esaltazione che ne fa l'autore va forse un po' oltre, arrivando ad immaginare come unico compagno ideale il pensiero di qualcuno che non c'é più, adombrando - ma questa è una mia sensazione - una sorta di cupio dissolvi in un sereno passaggio dalla adorata solitudine terrena alla pace duratura che tutti ci attende.
Sicuramente in questo sentire... oltre all'amicizia con un tipo un po' cupo come Giovanni Pascoli... c'è anche un vissuto particolarmente duro, con la perdita della madre in giovane età, poi di due mogli e due figli (l'amatissima figlia Erse) e l'arresto da parte dei tedeschi.
Mi pare anzi che sia rimasto fin troppo positivo.
 
Alto Basso