Ferrata La Via delle Capre (Ferrata del Raganello) e Pietra del Demanio

Parchi della Calabria
Parco Nazionale del Pollino
Data: 12 Ottobre 2019
Regione e provincia: Calabria,Cosenza
Località di partenza: Strada Francavilla M.ma San Lorenzo Bellizzi all'altezza del traliccio (bivio per M.Serllaro)
Località di arrivo: Pietra del Demanio
Tempo di percorrenza: 4 ore ca
Grado di difficoltà: EEA
Descrizione delle difficoltà: andamento generalmente orizzontale,assenza di vertigini,passo fermo,Kit da ferrata e materiale da arrampicata nel caso si volesse uscire per la parete 40 m. IV°
Periodo consigliato: sempre
Dislivello in salita: 232 m
Quota massima: 855 m.
Accesso stradale: da Francavilla Marittima(A2 uscita Frascineto o 106 ionica uscita Castrovillari) prendere la strada montana che porta alla località Fonte Scosa.Si incontra un bivio con traliccio dell'Enel.Lasciare l'auto.
Traccia GPS: https://it.wikiloc.com/percorsi-via-ferrata/via-delle-capre-e-pietra-del-demanio-parco-pollino-42593092

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Noi del Pollino abbiamo in particolare due motivi di vanto, i pini loricati, patrimonio Unesco dell’umanita’ e il canyon del Raganello. Quando solcai le sue acque nel lontano 1998 fu amore a prima vista e tutt’ora, dopo ventun anni mi riempie ancora di stupore e meraviglia.

Uno dei luoghi magici dove lo si può abbracciare per intero con lo sguardo percependone la sua silenziosa potenza, è la Pietra del Demanio, una poderosa rupe alta circa 800 m.s.l.m. che incombe sull'abitato di Civita a strapiombo sul Ponte del diavolo. Il luogo è facilmente raggiungibile da Francavilla Marittima prendendo la strada per Fonte Scosa.

Ma se si vuole godere di uno scenario ancor più spettacolare bisogna percorrere la Cengia delle capre. È un vertiginoso camminamento in parte attrezzato che corre lungo la parete del Raganello per più di due chilometri a 400 metri d'altezza sul fondo delle gole che serpeggiano placidamente fra le placche modellate dall’acqua. Guardando verso nord la vista abbraccia l'intero canyon fin su le timpe di Porace e di Cassano.

Il nome della via è dato dalla presenza di uno sparuto branco di capre selvatiche che in questo lembo di territorio arrampica su strettissime cenge superando con disarmante naturalezza passaggi impossibili. Neanche gli stambecchi credo, oserebbero tali ardite e acrobatiche evoluzioni.

Con l’amico Pasquale in un caldo pomeriggio di ottobre ci avviamo per la strada montana che collega Francavilla Marittima a San Lorenzo Bellizzi. Lasciamo l'auto all'incrocio con la sterrata che porta a Monte Sellaro e ci avviamo lungo una pista che porta in breve su un magnifico belvedere ai piedi della Pietra del Demanio. Già da questo terrazzo panoramico la vista impatta sul piccolo abitato arberesh di Civita che praticamente sta ai nostri piedi. Di fronte fa da contraltare la lunga “Tagliata” della cresta di Civita che culmina con la Timpa del Principe. L’ambiente è quello tipico della macchia mediterranea con i lecci e le ginestre che tappezzano questo straordinario mondo di roccia.

Dalla radura si scende verso il ciglio della parete dove si intraprende una labile ma evidente traccia in discesa tra i cespugli che dà il la a questo vertiginoso sentiero. Dopo un quarto d'ora si raggiunge il primo tratto attrezzato che ci permette di superare sempre in discesa una evidente spaccatura fra due falde rocciose. Subito dopo il camminamento diventa non protetto assottigliandosi incredibilmente con un baratro di 400 metri perfettamente verticale sul torrente. Qui è richiesta assenza di vertigini e passo fermo.

Superato questo tratto delicato la pista diventa meno stretta e più sicura addentrandosi tra saliscendi ora all'interno di boschetti di leccio, ora su cenge sovrastate da pareti gialle e rossicce. In altri due, tre punti in forte esposizione ritroviamo il cavo d’acciaio. Da questa prospettiva privilegiata, utilizzando tante chiavi di lettura, è affascinante osservare la morfologia di questo territorio tormentato contemplandone la natura prorompente, un mix tra geologia, botanica e antropologia.

Dopo aver fatto volare per un attimo i nostri pensieri, guadagniamo una larga cengia in forte salita oltre la quale termina la via, interrotta dal canale del Caccavo. Anche diverse fioriture di crochi, che a queste quote ritroviamo in ottobre, allietano il nostro incedere.

A questo punto le due opzioni sono quelle di tornare indietro o arrampicare per una parete di 40 metri nel punto più comodo. Si tratta di due tiri di venti metri con difficoltà che non superano il IV grado. In questo caso al kit da ferrata bisogna aggiungere corda e materiale da arrampicata. Vinta la parete si ritrova un sentiero che si innesta infine con la rotabile. Da lì dopo un paio di chilometri si ritorna all'auto.In questo caso preferiamo tornare indietro perché vogliamo salire anche sulla Pietra del Demanio. Dal suo culmine arrotondato il panorama si estende anche al monte Sellaro, alla piana di Sibari fino allo Jonio.

C’è da precisare che ufficialmente il sentiero delle capre è interdetto per via di un avvistamento avvenuto due anni fa di una coppia di capovaccaio, specie protetta che “avrebbe” nidificato sulle pareti del Raganello. Visto che si tratta anche di una specie migratoria che torna in questi luoghi nel periodo che va da marzo ad ottobre per completare il processo di riproduzione, non vedo perché si debba chiudere completamente e per tutto l'anno questa fantastica via rendendola fruibile soltanto per fini di studio scientifico.A questo punto considerato che le specie in estinzione sono tante e molto diffuse bisognerebbe chiudere mezzo mondo, a partire dal Gran Canyon perché i 70 esemplari di condor che vivono tra le sue pareti corrono lo stesso rischio.

A parte questa piccola parentesi le sensazioni che la via delle capre ci ha lasciato sono state profonde e cariche di emozioni. Davvero, l’ambiente del canyon del Raganello, a prescindere da come lo si voglia fare non delude e non si smentisce mai.

Civita
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Cresta di Civita
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Timpe di Porace e Cassano
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Monte Sellaro
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