L'amicizia "dimostrata" dalla scienza: vi riconoscete ?

Mi sono imbattuto in questo articolo che ho trovato molto interessante e che trascrivo.
L’ho trovato come la vera e propria traduzione psicanalitica (scientifica) di molte dinamiche vissute e descritte innumerevoli volte nei nostri post, che sembrano in apparenza “stra-ordinarie” e che invece dimostrano, semplicemente, la “straordinaria ordinarietà” di un sentimento, quello dell’amicizia, anch’esso inculcatoci dalla Natura come quello dell’amore. Con la differenza che per certi aspetti è ancora più incredibile di quest’ultimo, e in calce all’articolo spiegherò perché, a mio avviso, è così.
E’ un’intervista al professor James Fowler insegna genetica presso l‘Università di San Diego, negli Stati Uniti.



Abbiamo scoperto che il proverbio “chi si somiglia si piglia” ha un fondamento scientifico.
Infatti la nostra ricerca ha dimostrato che selezioniamo le amicizie in base a una reale somiglianza genetica, al punto da potere addirittura paragonare gli amici più cari a veri e propri parenti biologici. Abbiamo così compreso che il sentimento di vicinanza e di fratellanza che ci lega ad alcuni piuttosto che ad altri nasce spesso dalla capacità di riconoscere e di entrare in sintonia con chi è più simile a noi e, quindi, è in grado di capire meglio di altri i nostri sentimenti e le nostre emozioni.
Adesso dire di due amici che sono come fratelli non è più solo un’immagine poetica. E’ anche la traduzione in termini comuni di una realtà scientifica avvalorata dal nostro studio. Infatti abbiamo verificato che esistono profonde similitudini nel patrimonio genetico tra coppie di amici. Queste similitudini sono somiglianze che si esprimono non tanto esteriormente quanto nelle funzioni del corpo, soprattutto cerebrali.
Il patrimonio genetico è il libretto di istruzioni cui si attiene ogni cellula del nostro corpo per svolgere le sue attività. Quando queste somiglianze riguardano il funzionamento delle cellule cerebrali si ha un’affinità di carattere, che si esprime nella condivisione di gusti personali, interessi, capacità di emozionarsi. La nostra scoperta è stata resa possibile dal progresso degli studi sul genoma, parola con cui indichiamo l’intero patrimonio genetico umano. Con il tempo abbiamo imparato a capire che alcune parti del patrimonio genetico, definite in termini scientifici sequenze, sono associate a tratti del carattere e del comportamento.
Così abbiamo pensato di condurre un test di laboratorio simile a quelli che si eseguono per effettuare test di paternità, in modo da verificare in quale misura si ripetono in modo uguale tali sequenze di somiglianza genetica, in persone che si dichiarano amiche. Abbiamo riscontrato somiglianze che non ci sono tra persone che, pur conoscendosi da tempo, non hanno mai approfondito il rapporto personale.
Abbiamo condotto il test su quaranta coppie di amici, volontari. Non era tanto importante la quantità di tempo trascorsa in amicizia, bensì l’intensità del legame. Questo dimostra anche che due persone non divengono amiche solo perché trascorrono molto tempo insieme. Ci deve essere altro e noi lo abbiamo appunto individuato nelle somiglianze del patrimonio genetico. Dopo un’analisi approfondita, abbiamo verificato che due ottimi amici sono simili tra loro quanto lo possono essere due cugini di terzo grado.
Perché si diventa amici di chi ci somiglia ? Chi ci somiglia condivide con noi gusti e preferenze spingendoci verso una sintonia. La natura ci ha dotato del senso dell’amicizia perché gli esseri umani, nella notte dei tempi, erano indifesi contro gli elementi naturali e i predatori. Era quindi necessario, per la sopravvivenza, che unissero gli sforzi per darsi reciproco aiuto. Nasce quindi in questa fase della storia umana la simpatia prima e l’amicizia poi. Oggi non abbiamo gli stessi problemi di sopravvivenza di allora ma l’istinto è rimasto e guida ancora la scelta di chi vogliamo sia nostro amico e chi no. Questa somiglianza ci aiuta anche a capire un amico in maniera immediata e profonda. La somiglianza genetica consente di comprendere un amico così velocemente in quanto, anche se non ce ne rendiamo conto, condividiamo gran parte dei processi mentali che portano alla formazione dei pensieri e delle emozioni. E’ come se dentro di noi sapessimo, anche senza che ci sia detto nulla, che cosa sta pensando il nostro amico, come vive determinate situazioni. Questo ci aiuta a compiere la scelta giusta, a dire la frase più appropriata, ad agire come se potessimo leggere nel suo pensiero. E a lui consente di fare altrettanto nei nostri confronti.
Tuttavia questo non ci mette al riparo da alcune delusioni. Infatti la somiglianza di alcuni tratti del carattere ci ispira un senso di fiducia ma non garantisce sulla bontà della scelta in fatto di amicizie. Possiamo avere simpatia per una persona che, poi, ha nel suo patrimonio genetico anche tratti di scarsa fedeltà. Dobbiamo allora considerare un ultimo aspetto: maggiore è la somiglianza, più forte è il legame e, di conseguenza, più intensa è la delusione che subiamo quando un rapporto di amicizia viene meno. E’ come se ci sentissimo traditi da noi stessi. Questo spiega l’intensità delle emozioni, positive o meno, che i rapporti di amicizia generano in ciascuno di noi”.

Riflessioni personali a margine.

Dall’articolo si desume come in origine anche il sentimento dell’amicizia avesse, come quello dell’amore, una finalizzazione ad assicurare la continuità della specie, sia pure in modi molto diversi: l’amore in termini strettamente biologici, l’amicizia (come si dice nell’articolo) in termini di difesa. Ora, mentre la necessità di riprodursi è ovviamente rimasta tale e quale anche dopo millenni, nei tempi moderni ed evoluti la necessità di difendersi da un ambiente ostile “facendo branco” è venuta ormai meno e quindi, secondo logica, l’istinto dell’amicizia è in un certo senso divenuto superfluo. Si potrebbe quasi dire, semplificando in modo grossolano, che dal punto di vista strettamente biologico-naturale, l’amore sia rimasto un “dovere” (irrinunciabile) mentre l’amicizia si sia ridotta a un “piacere” (rinunciabile). E infatti sarà per questo che nel mondo moderno in molte persone è del tutto atrofizzato e dilaga la solitudine.
Pertanto, quando l’istinto dell’amicizia sopravvive e riemerge, risponde a una necessità molto più profonda, che possiamo avvertire soltanto se riusciamo a “permetterle” di emergere, se riusciamo a darle ascolto senza seppellirla sotto la catasta di problematiche spicciole e materiali a cui purtroppo la quotidianità ci costringe: la necessità di sentirsi realizzati attraverso la condivisione della nostra interiorità all’esterno, che appunto solo un amico può rendere possibile in quanto rappresenta una specie di nostro “specchio” perché ce l’ha scritto nel DNA, e non è un modo di dire.
Questo spiega perfettamente un’infinità di dinamiche che si sono registrate qui dentro: perché ci si senta spesso dire di aver tolto le parole di bocca a qualcun altro o ad esempio, nel mio caso, innumerevoli volte di aver letto nel pensiero altrui (quindi nessun particolare "merito"!); perché incontrando le persone anche dopo molto tempo sembri di averle lasciate il giorno prima (il concetto della qualità del tempo e non della quantità); perché nelle varie attività condotte insieme si replichino le tipiche sensazioni a cui dà luogo la logica del branco, che si “annusa” riconoscendosi reciprocamente nell’odore, con la differenza che in questo caso il collante sono sensazioni di tipo positivo (in genere il “branco” è associato sempre al concetto di complicità in termini deteriori e negativi, tipo “banda”: ma questo solo perché avviene in quella minoranza di casi che dà luogo a reati e quindi sfocia nella notizia di cronaca).
In fondo quante volte ci siamo sentiti quasi inconsapevolmente “snob”, con addosso una sensazione del tipo “noi vs. tutti gli altri” ?
In fondo, la passione per la montagna o l'outdoor in genere denota affinità che vanno ben oltre, mai abbastanza definite, sorprendenti, e che inconsciamente riguardano il carattere, i valori, addirittura - molte volte - lo stesso approccio alla vita.

Dedico queste riflessioni a tutti voi ma mi permetto, in particolare, ad uno, Fabrizio, penso sappia perché e credo che di sicuro ci si riconoscerà.

E adesso...possiamo pensare al prossimo Raduno :D:p:music:
 
Ultima modifica di un moderatore:
Salve! :) Interessante studio, però l'amicizia penso che vada aldilà della sua "funzione", voglio dire l'uomo è socievole e sociale per sua natura. Comunque questo articolo mi ha fatto pensare, non so se capiti anche a voi, a quando si incontra una persona nuova, ci si scambia poche parole magari e in qualche modo "intuisci" se siete o no sulla stessa lunghezza d'onda, per me è una cosa interiore, non so se mi sono spiegato bene. Non che poi uno non possa essere amico, però in qualche modo senti il tuo grado di "affinità" come appunto l'articolo un pò suggeriva
 
fa riflettere molto, avrei mille cose da dire. personalmente, avendo fatto esami sia di etologia che di psicologia animale, non mi stupisce affatto quanto detto dal professore, anche se avrei detto di meno per quanto riguarda le somiglianze. ora sono ko, vado a cuccia e ci penso su :)
 
Completamente off topic...e vabbe'...

ma vi sembra un posto serio questo per FARE IL PROFESSORE UNIVERSITARIO?

UNIVERSITY OF CALIFORNIA SAN DIEGO: UCSD









Surf team:



 
Crafter

Completamente off topic...e vabbe'...

ma vi sembra un posto serio questo per FARE IL PROFESSORE UNIVERSITARIO?

UNIVERSITY OF CALIFORNIA SAN DIEGO: UCSD
Direi che per studiare l'amicizia, ci vogliono luoghi amichevoli !Non penso che se lo facesse in antartide o sul everest ci sarebbero molti amici!! :biggrin:
 
Direi che qui si entra in un altro argomento molto complesso, credo che qua sul forum chiunque potrebbe darti una risposta diversa e data dalle proprie esperienze
 

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