Recensione Le bibliotecarie di Lisbona

Buongiorno a tutti
Finito di leggere in questo istante e dato che per una volta sono uscito dai miei canoni letterari mi lancio in questa recensione (fatta sicuramente male) provando a spendere due parole. Vi allego comunque copertina e qualche dettaglio in foto.

Allora ci troviamo le 1943, le protagoniste sono due ragazze di Boston che lavorano in biblioteca, si sono conosciute in maniera molto casuale e sono diventate migliori amiche, hanno tutte e due vissuto a loro modo qualche periodo critico nella vita e sono più unite che mai.
Ad un certo punto la più esuberante delle due decide che vuole cambiare vita e si arruola in uno dei tanti organismi di intelligence USA nati durante la guerra, la sua amica non può lasciarla da sola e fa lo stesso.
Dopo un corso che le prepara nell'arte dello spionaggio vengono spedite a Lisbona (al tempo il Portogallo era neutrale) e assegnate a due uffici del consolato americano.
All'inizio solo una delle due doveva essere una spia infiltrata nella Lisbona bene per scoprire intrecci e sotterfugi utilizzando il suo fascino, ma quasi subito anche l'altra agent entra a fare parte di un'altra cellula dato che dimostra di possedere una mente fotografica straordinaria.

Le ragazze oltre alla missione vivono anche vicende personali importanti che le allontanano e poi le riavvicinano per poi di nuovo separarle bruscamente.

Ho deciso di spendere due minuti per questa recensione perché ho apprezzato lo sforzo della scrittrice nel calare i personaggi nella storia realmente accaduta.
L'aderenza con i fatti storici realmente avvenuti è per me una condizione importante per potermi immergere in un libro e questa signora scrittrice è riuscita a farmi uscire dalla realtà per 4/5 ore.

Ecco la copertina
 

Allegati

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Se ti piacciono i racconti riferiti a fatti storici realmente avvenuti, ti consiglio i libri di Leonardo Gori con il personaggio del Capitano Arcieri. In particolar modo: "La lunga notte". ed Tea
 
... storia realmente accaduta. ...
La forma "romanzo" applicata a casi realmente accaduti ha un forte margine di ambiguità in quanto consente all' autore di trasformare i "forse" ed i "si dice" in solide certezze, se non addirittura inventare di sana pianta qualcosa come è incontestabile suo diritto in quanto autore.

Anche io a volte mi lascio andare al romanzo storico, per certi versi affine a quelli ispirati a fatti recenti o addirittura di attualità - pur sapendo di espormi al rischio di maturare l' "illusione di sapere", di conoscere cioè a fondo quella storia nonostante l' ambiguità intrinseca della fonte.

Un paio di anni fa ho letto la trilogia di Cicerone di Harris assolutamente avvincente come un saggio di storia non potrebbe mai essere, approdando poi per curiosità alla lettura di "Catilina" di Canfora, un saggio storico (divulgativo), che racconta in sostanzialmente la stessa storia avendo però come protagonista l' avversario di Cicerone.

E' stato interessante vedere come anche lo storico-saggista possa in qualche modo "tifare" per una delle parti in conflitto (Catilina, appunto, a differenza di Harris che "tifa" per Cicerone) pur attenendosi rigorosamente alle fonti, stanti i margini interpretativi consentiti dai tanti particolari che non si conoscono.

Figuriamoci il romanziere che certi particolari, invece, li può legittimamente inventare.
 
Se ti piacciono i racconti riferiti a fatti storici realmente avvenuti, ti consiglio i libri di Leonardo Gori con il personaggio del Capitano Arcieri. In particolar modo: "La lunga notte". ed Tea
Grazie! Sono proprio alla ricerca di un nuovo filone!!
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La forma "romanzo" applicata a casi realmente accaduti ha un forte margine di ambiguità in quanto consente all' autore di trasformare i "forse" ed i "si dice" in solide certezze, se non addirittura inventare di sana pianta qualcosa come è incontestabile suo diritto in quanto autore.

Anche io a volte mi lascio andare al romanzo storico, per certi versi affine a quelli ispirati a fatti recenti o addirittura di attualità - pur sapendo di espormi al rischio di maturare l' "illusione di sapere", di conoscere cioè a fondo quella storia nonostante l' ambiguità intrinseca della fonte.

Un paio di anni fa ho letto la trilogia di Cicerone di Harris assolutamente avvincente come un saggio di storia non potrebbe mai essere, approdando poi per curiosità alla lettura di "Catilina" di Canfora, un saggio storico (divulgativo), che racconta in sostanzialmente la stessa storia avendo però come protagonista l' avversario di Cicerone.

E' stato interessante vedere come anche lo storico-saggista possa in qualche modo "tifare" per una delle parti in conflitto (Catilina, appunto, a differenza di Harris che "tifa" per Cicerone) pur attenendosi rigorosamente alle fonti, stanti i margini interpretativi consentiti dai tanti particolari che non si conoscono.

Figuriamoci il romanziere che certi particolari, invece, li può legittimamente inventare.
Assolutamente d'accordo.
Diciamo che il margine che lascio all'autore è quello di far fare ai suoi protagonisti quello che vogliono nella loro vita a patto che non stravolga i fatti storici reali.

Anche a me è capitato di leggere la stessa storia raccontata da due autori diversi e ho trovato la cosa interessante.

Poi ci sono gli autori che fanno direttamente cambiare idea più volte al lettore durante il romanzo o durante la saga.
Ne cito uno che mi ha fatto impazzire talmente mi è piaciuto: Bernard Cornwell - Le storie dei Re sassoni
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Per un attimo ho pensato che tu fossi stato a Lisbona e, affascinato dalle sue splendide bibliotecarie, ce ne stessi facendo la recensione:rofl:
Poi sono ritornato subito sul pezzo ;)
Scusate, sono in spiaggia...:woot:
...e ci sarà stata qualche bibliotecaria a che li...
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Lo sai che l'ho pensato anche io? :lol:
Grazie della fiducia
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Mi sto preoccupando
 
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