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Escursione Le favole della Montagna e Monte Scindarella.

Parchi d'Abruzzo
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Data : domenica 17 febbraio 2019
Partenza/ Ritorno : piazzale Campo Imperatore.
Quota massima : Monte Scindarella 2233 mt
Dislivello- km- tempi : non calcolati.
Grado di difficoltà : EAI
Difficoltà incontrate : caldo che manco in estate.
Periodo consigliato : sempre.

Descrizione :
Questo mese I miei giorni liberi sono relegati alla sola Domenica e talvolta non prima delle 7 del mattino per ragioni di reperibilità. Erano tante le zone della Laga dove poter girare in pace e senza le file infinite per una cabinovia, ma sciorinando nomi di possibili mete, poco ambite o poco frequentate anche sul Gran Sasso, mi è scappato il nome dello Scindarella che ha illuminato improvvisamente il viso della Segugia. Oltre al problema panico per tutto ciò che sale su cavi di Alessandra, c'era anche il mio panico da orso schivo per la resse domenicali di Campo Imperatore.La cabina si muove e la Segugia è avvinghiata come un polipo al paletto ed al mio braccio. Una famigliola di Roma si diverte, anche accarezzando Linda, che però in ambienti chiusi e stretti deve stare sempre attenta a non farsi pestare la coda più del solito.
Montiamo subito i ramponi avendo le, forse più indicate, ciaspole in macchina. Camminiamo ed il sole mi lascia subito con la sola camicia, cappello di paglia e un odiatissimo pantalone invernale nuovo. Calzettoni pesanti e pantaloncini oggi sarebbero andati a pennello. Affrontiamo subito una rapida discesa e un primo Colle in salita senza una linea dritta ma seguendo le macchie più ghiacciate che alle 11 ancora crocchiano a dovere, sbeffegiandosi della mia pelle già colante. Il sole picchia forte sopra la paglia e il sudore macchia gli occhiali. Giriamo intorno alla valle dalla forma anfiteatrica, passiamo per i "gradoni" più alti per ammirare gli altri parchi dell'Abruzzo : tutti. Su e giù per i colli , così silenziosi da annientare ogni bolgia del piazzale, che ora diventa piccolo, lontano e muto. Due ragazze con una vistosa reflex pare aspettino Linda per una foto, o forse noi tipi da spiaggia con ramponi ai piedi sul crinale dell'ultimo "anello"? Poi si allontanano per altre vie, lasciandoci la valle silenziosa e con la giusta atmosfera per un the caldo. Ci sediamo su sassi asciutti ad ammirare nuovi panorami ed il Velino come una piramide bianca ammalia,seduce. Ho pensato per un po' al fatto che le piramidi millenarie della piana di Gisa erano inizialmente rivestite di una specie di intonaco bianco lucente, grandi e forma come un Velino o un pizzo della Laga (entrambi con forma che ricorda una piramide nella parte sommitale). Le immagino viste da lontano, come montagne di luce e sorgere da verdi foreste.
Gli infiniti mondi e monti degli "Abruzzi" si stagliano tutti bianchi verso il cielo, azzurissimo come solo a duemila metri pare essere di questa tonalità. Anche laghi, terre e colli, giù verso il mare, mi sembrano spesso come plastici di Architettura, surreali ma veri, riconoscibili . È quasi il motivo che mi spinge quassù.
Riprendiamo, un po' a malincuore, verso un altro colle seguendo le tracce di ciaspole, più compatte della molliccia neve che affonda sotto un sole che pizzica sugli zigomi. Le tracce finiscono dove le ciaspolatrici si fermano per il pranzo. Sfiliamo veloci, salutando e passando di cresta ancora un Colle senza traccia alcuna, immacolato,poi un'altro. La neve si fa di piombo in mezzo alla valle e ingaggiamo l'ultima lunga salita cercando chiazze sul pulito per insozzare le lame, che qui non affondano. In discesa anche "Achille" si rilassa sul morbido, ma in salita è veramente dura affondare nella neve sempre più lucente. Con una maglietta estiva sempre più bagnata mi guardo indietro e la strada fatta ha una linea che mi ipnotizza per una manciata di minuti, mentre la zuppa Segugia pare sfinita più dal caldo che dalla salita oggi. Anche Linda evapora fino alla Vetta lasciandosi alle spalle panorami sempre più eleganti, puliti e con sua Maestà che ci scorta ad ogni respiro. Io ho già visto vette senza croci che toccano il cielo, mentre Alessandra pare molto più stupita di fronte al semplice dollman. Si guarda in giro in cerca della vera punta, ma se gira il naso è solo blu, tanto blu, blu e silenzio, a 360 gradi. Non servirebbe neanche il sasso con su scritto la quota per capire in fondo di essere nel punto più alto di oggi.
La cosa non gli va giù, tutto sommato, e così partono progetti, dolci fantasticherie, di installazioni con galletti segnavento, in ferro battuto e di una certa fattura artistica.
Mi semidenudo per fare asciugare un po' le vesti fradice, la Segugia è già sdraiata in canotta, non tira un filo d'aria, fa caldo, ma per la foto con il Re degli Appennini alle spalle, rivesto anche la camicia. Il viso è riarso dal sole, c'è un tepore raro anche in estate sopra la Montagna oggi, fortune che godremmo per ore se non fosse per una cabinovia da riprendere e un'idea di rosso e patatine che ci confortera' anche nelle due piccole salite che ancora ci attendono prima del piazzale.
Passano le quattordici tra chiacchiere, foto, micropenniche e ancora un po' di the caldo. La montagna, la poltrona gelata e lo stare fermi, ci indossa, finalmente, anche la manica lunga e gilet.
Discesa allegra per vie improvvisate, tra una neve gentile sotto i ramponi, senza traumi, soffice, che stavolta ci porta a fiutare zolle di bianco più portante invece delle isolette pietrose e verdi della salita. Divertiti nella discesa anche per del ghiaccio ancora in ombra, un po' meno per l'ultima piccola salita con neve veramente indecente. Al piazzale imbocchiamo per il bancone dell'ostello senza neanche accorgerci. Patatine nulla mannaggia. Due bicchieri di rosso abruzzese e qualche tarallo faranno comunque un buon ristoro. Dopo il terzo tarralluccio mi lacrimano anche le sopracciglia dal tanto peperoncino, meno male quelli al finocchio selvatico per spegnere. Ale pare gradire invece e chiede il bis di taralli ed io di vino.
Tra una risata e l'altra entra una razza pelosa delle più energiche e giocherellone che io conosca, cucciola oltretutto : Labrador. "Oscar al guinzaglio" è anche più socievole della sua cucciola Luna,la quale in cerca di gioco si trova di fronte una Linda coi denti in mostra per ben tre volte.
Con la pelosa e una bella pinta in mano si aggira con jeans e scarpe fradice, con al seguito il più timido e poco padrone della lingua Franco. Franco è arrivato da pochissimo dal Venezuela, viso giovanissimo,occhi calmi e aperti di chi ha dovuto lasciare con tutta la famiglia una patria sottosopra in questo momento della Storia, almeno 10 anni meno del connazionale col guinzaglio. Viso tipico del sud dell'America latina, rosso scuro, forse anche dal sole di oggi, capelli folti nerissimi, abiti e scarpe da città entrambi, zuppi da accendere la curiosità di saperne altro. Tranquillizzo Oscar che Linda ha già fatto la sua scenetta napoletana e ora potrebbero anche giocare insieme. Parliamo delle nostre "figlie" e i cani si calmano, tanto che tra 10 minuti finiranno per giocare insieme anche con una terza cucciola di boxer di un gruppetto di ragazzi che si godono panorami e sole. La boxer vede però solo il gioco che le viene lanciato e si guarda bene da far avvicinare anche l'anziana Linda che rispetta e gioca con l'affettuosa Luna. L'ultima pinta aspettava di essere portata fuori al terzo personaggio di questo variopinto trio di conosciuto oggi. Marco, del maceratese, pantaloni invernali belli vissuti, di quelli con i "disegni" dei ramponi,un montanaro che si fa un pacco di km di odiata macchina per essere qui, in quel che per me è uno dei Parchi di Casa. Bisogna amarla la montagna per fare tanta strada, ancor più se sei del soccorso alpino. Era diretto da solo al Bafile, un bivacco che il solo vederlo da lontano mette i brividi, ma aveva rinunciato per una neve improponobile dal troppo caldo. Tornando indietro al rifugio del Duca ha conosciuto un personaggio esuberante con i jeans fradici che faceva tuffi nella neve, e selfie con la pelosa.
Tra i fumi rossi di montepulciano mi par di ricordare che li ha aiutati a scendere e festeggiare con la tre pinte prima dell'ultima corsa della cabinovia. Tra le chiacchiere rumorose, cani sciolti e brindisi hanno dovuto chiamarci a gran voce per avvisare della partenza.
Finalmente al paese troviamo anche due bei vassoi di patatine bollenti e un ottima bottiglia di montepulciano. Così le nostre vite si sono aperte un attimo ed è sempre bello il calore che ne viene fuori. Si è anche scoperto adesso, che la mia nascita è in piena Amazzonia (Manaus, Brasile)e giù con un altro brindisi tra "latini ritrovati". Oscar, Franco e Luna sono saliti con l'autobus da L'Aquila perché senza macchina. Il massimo dell'avventura, del partire anche per un non so dove. Inoltre pur di restare ancora un po' ha rischiato anche di perdere l'ultima corsa e nel mio furgone sarebbe un casino poi.
Andato via di casa prestissimo, ha viaggiato tanto e abbiamo approfondito di più i nostri discorsi. Siamo d'accordo su come renda aperti, socievoli, o Cmq a proprio agio in tante situazioni, vivere/vedere più posti nella vita, anche meglio se da giovanissimi. Alcune cose della nostra vita sono molto simili, come l'andare via di casa appena la legge lo consentiva o quasi, il bisogno di indipendenza, di libertà, di girare e vivere nuovi posti, nuove persone, esplorare. La Segugia intanto ha trovato in Marco anche un ex scout e parlano di montagna, campi estivi, paesi sui monti, rifugi, anedotti simpatici sui monti e poi altri molto meno, dove la terra tremava e il soccorso alpino si infilava tra le crepe degli abitati a tirar fuori chi non poteva(quando si parla di paesi di montagna da queste parti le ferite sono ancora scritte su tutti i muri e nei discorsi escono tanti ricordi un po' per tutti) .
Belle conoscenze e poi ho anche visto e comprato un "secondo strato" della Sportiva con cappuccio, nel negozio a fianco. Come una cigliegina sopra la torta.
Giornata da favola,su una montagna dal nome che mi è sempre suonato strano e fatto pensare alla tipica fiaba a lieto fine, alla fiaba per eccellenza di rivincita :Cenerentola. Si. Rivincita è il termine giusto questa domenica. Trovare, con la giusta fatica, la solitudine in un posto affollato, non mollare mai come le storie che scopriamo guardandoci in giro, come il cercare la bellezza anche quando la vita si fa brutta, apprezzare prospettive nuove, cercare vie incoraggianti,oltre che ingaggianti. Nel mio piccolo oggi lo è stata la Vetta stessa una rivincita. La prima volta che ci provai con l'amico Ciccio una nebbia fitta tra cornici ancora fresche mi aveva respinto dal provarci nell'ultimo tratto. Il gran caldo ci ha provato ancora, ma oggi buona la seconda. La favola si compie con il cielo come principe azzurrissimo, una Cindarella con le scarpette e determinazione più dure del cristallo, e sua Maestà Corno Grande come maestoso regista.
Una montagna da cui si apprezza, ad ogni inquadratura, la grandezza della catena frontale del Gran Sasso e l'immenso altopiano di Campo Imperatore ai suoi piedi.... Nonché un catering sempre di un certo livello sul set, fatto di frittata con le patate e dolci fatti in casa.
Una montagna di favole a tutti. Alla prossima.
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