Escursione Lessinia - Anello Giazza - Malga Fraselle - Rifugio Scalorbi - San Giorgio - Giazza

Dati

Data: 23/24 Luglio 2026
Regione e provincia: Veneto (con sconfinamento in Trentino)
Località di partenza: Giazza (VR)
Località di arrivo: Giazza (VR)
Tempo di percorrenza: tra le 13 e le 14 ore con la palla al piede (mapy ne indica 11:30 circa)
Chilometri: 29,9
Grado di difficoltà: E
Descrizione delle difficoltà: Un paio di passaggi esposti, ma niente di che
Periodo consigliato: da primavera ad autunno, ma meglio evitare quando fa troppo caldo
Segnaletica: presente ovunque, anche se a volte un tantino ottimistica sui tempi
Dislivello in salita: 1600 circa
Dislivello in discesa: 1600 circa
Quota massima: 1900
Accesso stradale: si arriva con l'automobile fino al parcheggio di Giazza
Traccia GPS: https://mapy.com/s/jesalalugu

Nonostante siano le montagne più vicine a casa, insieme al Baldo, non ho mai frequentato i Lessini fino a pochissimi anni fa.
Un po' perchè me li dipingevano come brutti e assolati, un po' perchè da sempre innamorato delle dolomiti, li ho sempre tenuti lì, in disparte.
Poi, qualche anno fa, ci ho fatto una prima camminata con la moglie, poi un'altra, e poi un'altra ancora ... e ho scoperto che non è vero.
Sì, c'è una parte molto spoglia e anche molto antropizzata, fatta per lo più di pascoli e malghe che ormai sono ristoranti a tutti gli effetti, raggiungibili quasi sempre in automobile, ma c'è pure una parte fatta di boschi ombreggiati, ruscelli e cascate, e anche di montagna vera, fatta di rocce e sentieri stretti scavati ai tempi della guerra.
E' in questa parte che ho cercato di tracciare questa escursione di una trentina di km, cercando di rimanere sul facile perchè dovevo portarmi il socio e non volevo rischiare di dover tornare a casa come già successo sul Lagorai, e quindi escludendo a malincuore parti di percorso che la renderebbero ancora più interessante (ma le indicherò nel report seguente, e mi sono ripromesso di farle in futuro).

Giorno 1: Giazza - Malga Fraselle Bassa - Malga Fraselle Alta - Passo Zevola - Passo della Lora - Passo Plische - Rifugio Scalorbi

Quindi si parte da Mantova Nord alle 7 in punto e dopo 1 ora e 20 scarsa siamo a Giazza. Più vicino di così ...
Colazione all'osteria del paese con brioche e cappuccino, e poi via lungo la forestale che sale la Val Fraselle dal versante orientale.
Per salire la Val Fraselle ci sono diverse opzioni. Ci sono 2 combinazioni di sentieri che salgono attraverso la faggeta sul versante occidentale, oppure un sentiero che sale ripido vero Cima Lobbia, sul versante orientale, oppure ancora il sentiero che corre lungo il torrente del fondovalle e poi sale ripido alla fine fino alle malghe (forse il più suggestivo). Ho scelto il più facile (sic).
Quindi saliamo dal sentiero 280 fino al bivio dove la inizia a destra forestale che sale, lenta ma decisa, con una prima serie di tornanti.
La Val Fraselle, a differenza della vicina Val di Revolto e della Lessinia Veronese, è ricca d'acqua, ruscelli e sorgenti sono frequenti, e ci sono diverse cascate.
Nei boschi si susseguono le faggete miste basse, poi tratti di bosco misto di abeti, per poi arrivare alle faggete pure dopo la seconda serie di tornanti, e ovunque ci sono fioriture di ciclamini.

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Più su il bosco si dirada e da un pasio di curve si iniziano a vedere le malghe.

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Dopo 2 ore di cammino si esce dal bosco e si sbuca sui prati di Malga Fraselle Bassa, e ai lati del sentiero spuntano i primi mughi.
Siamo già saliti di 700 metri rispetto a Giazza.
Malga Fraselle di Sotto è di proprietà di Veneto Agricoltura ed è data in gestione al C.A.I. di Tregnago. E' aperta solo la domenica da metà giugno a metà settembre.
Non lontano c'è il maso del pastore che passa l'estate qui con il gregge di pecore.
Facciamo una piccola sosta e poi procediamo verso la malga alta.
La traccia attraversa il prato e sale ripida costeggiando la scarpata per poi proseguire sui prati più alti fino a raggiungere Malga Fraselle Alta in 20 minuti (teorici).

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Anche questa malga è di proprietà di Veneto Agricoltura, non so come venga utilizzata al momento (e sul web ho trovato voci discordi) ma c'è un cartello che dice: "Bivacco in fase di allestimento".
La malga è aperta e volendo ci si puo' dormire, e c'è pure una fontanella.
Temendo che possa essere l'ultima, facciamo rifornimento d'acqua, mentre le pecore ci fanno compagnia dal prato poco sotto.

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Da qui proseguiamo prendendo il sentiero 202 in direzione di Passo Zevola.
Il sentiero sale molto graduale e costante per una serie di curve fino a scavallare a quota 1820, dove si trova un punto panoramico meraviglioso.
Da qui si vede fino al Lago di Garda.
Sono le 12:55

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Ovviamente breve sosta per foto di rito e tirare fiato, visto che fin qui la strada è stata tutta in salita.
Poi si riparte, in discesa finalmente, verso Passo 3 Croci (o Passo della Lora).

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Scendiamo di un centinaio di metri di quota sempre lungo il sentiero 202 e raggiungiamo il Passo della Lora.
Da qui, tra le rocce si aprono alcuni suggestivi scorci verso la provincia di Vicenza, zona di Recoaro Terme.

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Sono le 13:30, è uscito il sole e il caldo inizia a farsi sentire.
Ci aspetta la salita verso Passo Plische, tiriamo fiato mentre scattiamo qualche doverosa foto e poi ci rimettiamo in marcia.

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L'ascesa è un'agonia.
Il sentierino sale ripidissimo scavato nella roccia e attraversato dalle radici dei mughi, che appollaiati ai margini della traccia fermano l'aria rendendo il percorso simile a un tunnel scavato in una sauna.
Sudando l'inverosimile e salendo a strappi superiamo arrivando al passo alle 14:20.
50 minuti invece dei 30 indicati in tabella.
Però anche da qui la vista ripaga ampiamente.
In lontananza si scorge il nostro punto di arrivo: il Rifugio Scalorbi.

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Ci fermiamo qualche minuto all'ombra di una grotta per asciugatura scarpe, calzini, maglie ecc. ... fradici.
Mentre ci rimettiamo in cammino iniziamo a valutare le opzioni per il pernottamento: l'ideale sarebbe il prato di fronte alla chiesetta che sta sopra al rifugio, oppure il prato sulla forcella di Passo Pelagatta. Escluderei invece il pur invitante prato sottostante il rifugio e dove si trova Malga Campobrun, un po' perchè è un pascolo per le mucche e un po' perchè deve essere parecchio umido (è una conca).
Arriviamo al rifugio alle 15:20 e mentre mangiamo un panino e scambiamo 2 chiacchiere col gestore, lui stesso ci dà la soluzione: "di solito con la tenda si mettono sul prato della chiesetta" ... meglio di così.

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E' presto e volendo si farebbe in tempo a salire fino al Rifugio Fraccaroli, che da qui si vede, proprio di fianco alla cima del Carega (2259 metri).

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Ma ovviamente il socio è stanco (ed è comprensibile perchè ci siamo sciroppati circa 1300 metri di dislivello positivo) e io mi sono ripromesso di giocare di squadra.
Quindi relax e poi quando il sole scende si montano le tende (operazione lunga perchè lui ovviamente non si è manco degnato di provare almeno una volta nel giardino di casa :ignore:).

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Mentre ci prepariamo la nostra busta disidratata per la cena arrivano 2 ragazzi e si piazzano con la tendina del Deca vicino a noi.
Per fortuna non sono rumorosi, però parlano fino a tardi e purtroppo la voce, per quanto bassa, si sente.
Ciliegina sulla torta, quando fa buio arriva un gruppo di fedeli, tra cui un sacerdote, che si raccolgono nella chiesetta per un momento di preghiera, con canti e invocazioni.
Io per fortuna già dormivo e manco me ne sono accorto, il mio socio se li è goduti appieno. :poke:
Diciamo che la notte passa. E basta.

Giorno 2: Rifugio Scalorbi - Rifugio Passo Pertica - Passo Malera - San Giorgio - Malga Malera - Malga Parparo di Sopra - Giazza

Sveglia all'alba e smontaggio ancora intorpiditi dal sonno.
Tende un po' umide ma niente di che.
Prendiamo una fetta di torta e un caffè al rifugio, chiediamo al gestore di ricaricare le bottigliette (2 euro), e ci rimettiamo in marcia.

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NDR
Purtroppo l'acqua è a pagamento, ma come ci ha spiegato il gestore, peraltro persona gentilissima e molto disponibile, qui di acqua non ce n'è.
Questa è zona carsica, e i torrenti scorrono sotto. L'acqua piovana non si ferma. Quella che riescono a raccogliere finisce in una cisterna sotterranea, e viene usata per i bagni, ma non è potabile.
L'acqua buona la deve portare su lui con il furgone dal paese. E quindi non è possibile regalarla. Comprensibile.


In effetti, come temevo, da Malga Fraselle in poi non abbiamo più trovato acqua, e non ne troveremo più fino alla fine.
Salutiamo il Rifugio Scalorbi e prendiamo la strada forestale che scende verso Passo Pertica alle 07:40.

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Percorriamo duqnue l'ampio stradone scavato a tempi della guerra dai genieri del nostro esercito, che scende lentamente fino ad arrivare a Passo Pertica e all'omonimo rifugio. Sono le 08:25.
Qui siamo sulla cresta tra la Val di Revolto e la Lessinia Veronese.
A nord sale la ferrata verso Cima Tibet, che poi prosegue in cresta fino al Rifugio Fraccaroli.
Noi invece saliamo leggermente di quota in direzione sud, proprio dietro al rifugio, prendendo una scaletta scavata tra roccia e radici, e attraversando una piccola passerella metallica, e prendiamo il sentiero 189 verso Passo Malera.

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Il sentiero è stretto ma agevole e percorre una fitta faggeta, interrotta qua e là da canaloni rocciosi.

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Fa già caldo, per fortuna siamo all'ombra, ma siamo al riparo dal vento e nei tratti scoperti dalla vegetazione il sole picchia implacabile.

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Soffro il caldo ma le gambe girano.
Il socio invece ha dormito poco, un po' perchè non abituato, un po' per colpa dei fedeli :biggrin: , e arranca un po'.
Gli faccio notare che il vecchietto che abbiamo appena incontrato avrà avuto 80 anni, e andava più veloce di lui.
Mi risponde che lui però era in discesa. Ci ridiamo su.
A un certo punto il sentiero si inerpica per l'ultimo tratto che sale verso il passo.
Arriviamo al passo alle 10 in punto.
Da qui la vista si apre sulla Lessinia Veneta, e spiccano di fronte a noi Castel Malera (1772 - nella foto sotto), Castel Gaibana (1806) e a destra Cima Trappola (1865).

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Non sono proprio delle vette alpine, e qui di alberi non se ne vedono.
Per fortuna tira un po' d'aria fresca, altrimenti sarebbe una sofferenza.
Puntando la fotocamera verso la pianura si vede già la cappa di umido che copre la valpadana.

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Sono indeciso se seguire il tracciato che ho impostato, cioè scendere fino a San Giorgio lungo il sentiero 287 e poi risalire verso Malga Malera dal 250, oppure seguire il percorso europeo E7 che taglia direttamente verso la malga.
Scelgo la prima opzione, e me ne pentirò.

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Il 287 è un sentierino stretto che aggira Castel Malera e poi scende ripido dall'altro lato attraversando prima un boschetto di rovi e cespugli bassi e poi le piste da sci che scendono da Castel Gaibana, fino ad arrivare al borgo di San Giorgio, che altro non è che un gruppo di Alberghi di gusto discutibile piazzati lì come una cattedrale (sic) nel deserto.
Ci arriviamo alle 11:15

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Non me ne vogliano gli abitanti (se ce ne sono) e chi ci lavora, secondo me è un obbrobrio.
Qui c'è parecchia gente. Ovviamente approfittando del fatto che si arriva in automobile fino al piazzalone del parcheggio, partono da qui per le escursioni in giornata.
Facciamo una sosta al bar per bere una cosa, giusto perchè sappiamo che acqua non ne troveremo più, e poi via verso Malga Malera.

Il sentiero 250 insiste su una strada forestale ampia e che sale molto lentamente per il primo kilometro, per poi ridiscendere altrettanto lentamente in direzione di Malga Parparo di Sopra.

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Saltiamo a piedi pari Malga Malera perchè c'è troppa gente e cerchiamo di avanzare il più possibile per riguadagnare il versante boscoso che ci riporterà a Giazza.
A un certo punto il sentiero costeggia un dirupo e da qui si vede l'abitato di Giazza.

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Poco prima di Malga Parparo il sentiero 250 svolta a sinistra e inizia a scendere verso i primi boschetti di faggio, per poi infilarsi nel bosco in una discesa decisamente più impegnativa.

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Per fortuna siamo all'ombra, ma il vento fresco qui non arriva.
Scendiamo velocemente di quota lungo il Sentiero delle Gosse, lastricato di pietre messe di traverso, per fortuna completamente asciutto (altrimenti auguri), che in 5 km scende per circa 800 metri di dislivello attraverso una fitta faggeta.

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Arriviamo a Giazza alle 14:30.
Ci facciamo un panino e una bella bevuta all'osteria del paese, e siamo pronti a tornare a Mantova, dove ci aspetta una meritata doccia (fresca).
 
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Letto tutto il giro con grande interesse, come detto in altra discussione voglio costruire anch'io un giro da due giorni tra Carega e Lessinia per portarci la family, con pernotto in tenda davanti alla chiesetta dello Scalorbi, ed questo resoconto sarà un buon punto di partenza

Anni fa anch'io ho visto il "borgo" di San Giorgio (una colata di cemento nel bel mezzo della bellezza della Lessinia) e sono rimasto colpito da quanto impegno ci avessero messo nello sfregiare quelle colline meravigliose :(
 
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