Parchi della Basilicata
  1. Parco Nazionale del Pollino
Data: 28 maggio 2022
Regione e provincia: Basilicata,Potenza
Località di partenza: Frusci di Castelsaraceno,SP36 presso ristorante Pansardi
Località di arrivo: Vetta monte Alpi e rientro
Tempo di percorrenza: 11 ore
Chilometri: 8.68
Grado di difficoltà: Passi di II° e III°;qualche passo di IV sul primo tiro e V- sul tiro chiave.
Descrizione delle difficoltà: via molto lunga e impegnativa dal punto di vista fisico.Tratti in esposizione sulle cenge, soprattutto la prima, e il tipo di terreno che è un mix di erba infida, terriccio, massi instabili e ghiaia a cui prestare attenzione.
Periodo consigliato: primavera,autunno.Evitare con caldo intenso.
Segnaletica: Qualche tabella dalla partenza all'attacco della via.Poi dalla vetta all'ingresso del sentiero nel bosco.
Dislivello in salita: 1083 m.
Dislivello in discesa: idem
Quota massima: 1900 m.
Accesso stradale: A2 uscita Lauria Nord.Direzione Castelsaraceno.Giunti al bivio di fronte la parete ovest piegare a destra località Frusci.Dopo qualche chilometro si incontra il Pansardi,poco oltre un albero sotto il quale parcheggiare l'auto e di fronte il cancello(spesso chiuso) oltre il quale parte la sterrata.
Traccia GPS: https://it.wikiloc.com/percorsi-alpinismo/monte-alpi-via-degli-alpini-104054534

Descrizione

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Idea nata per puro caso guardando un video su monte Alpi. L'occhio si ferma su una foto traccia affissa all’interno di un locale della zona, ma per quanto acuisca lo sguardo, dalla didascalia riesco a leggere soltanto “Via degli A……”. Facendo mente locale ricordo che anni fa l’amico Falk aveva fatto un tentativo su monte Alpi sfruttando le varie cenge che corrono lungo la sua parete ovest. Sarà la stessa? Dopo avergli inviato lo screenshot mi conferma, galvanizzato all’idea di ritentarla. Mi invia anche la relazione stilata dai primi apritori che la chiamarono “Via degli alpini”. Ecco svelato l’arcano. Giusto qualche giorno per pianificare l’ascensione e sabato 28 maggio si va.

Il percorso ricalca la prima storica via alpinistica aperta sull’immensa parete ovest di Monte Alpi da Sabatino Landi ed Enzo Petroni il 10 luglio 1988 e che ha visto nel corso degli anni pochissime ripetizioni. A differenza delle vie di arrampicata classica aperte in seguito, che spesso affrontano direttamente le placche compatte e quasi verticali, la “Via degli Alpini” sfrutta lunghi traversi e un complesso sistema di cenge (le quattro principali), collegati attraverso colatoi e risalti, rampe e crestine che permettono di superare le fasce rocciose interposte aggirando le difficoltà maggiori consentendo l'accesso al cuore della parete.

Anche se le difficoltà tecniche raramente superano il III grado (qualche passo di IV e uno di V- sulla variante in alto e che rappresenta il passaggio chiave alla via), l’esposizione sulle cenge, soprattutto la prima, e il tipo di terreno, un mix di erba infida, terriccio, massi instabili e ghiaia, la rendono piuttosto impegnativa e adatta soltanto a chi sa orientarsi in questo “mondo sospeso”. Nel complesso è una via alpinistica completa e di grande soddisfazione. Viste la sua considerabile lunghezza e la mancanza di facili vie d’uscita, la salita è sconsigliabile con meteo incerto.

Dalla SP36 dopo aver parcheggiato sotto un albero nei pressi del noto ristorante Pansardi ci avviamo sulla sterrata che raggiunge la conoide detritica oltre la quale vi sono gli attacchi alle vie di arrampicata. A sinistra, segnata da una targa di vernice marrone sbiadita parte la nostra via. Salgo io da primo scalando una parete di 55 metri su difficoltà di IV- composta da diedrini e placche appoggiate tra alberelli che obliquando leggermente verso sinistra dà accesso alla prima lunga cengia. Sostando su un arbusto recupero il compagno. Al momento la felice esposizione della parete ci consente di procedere in ombra.

Percorriamo la lunga cengia per intero direzione nord in conserva assicurata proteggendo nei tratti più esposti e attraversando una serie di canali. Nei pressi di una grotta espostissima stretta e profonda simile a un lungo cunicolo, ci caliamo di un paio di metri usando la corda doppia per evitare una eventuale scivolata sul terriccio e brecciolino infido che qui non perdonerebbe. La corda invece ci deposita in sicurezza su un terrazzino tranquillo. Dopo aver rimontato il lato opposto del canale detritico su facili gradoni, la cengia si allarga di molto conducendoci nei pressi di una spalla con un evidente pino loricato abbarbicato sullo spigolo.

Aimè ora fa la sua comparsa il sole comparendo dalla parete che fin’ora lo aveva tenuto celato. D’ora in avanti ci converrà dosare energie e razionare liquidi perché la scalata sarà veramente lunga, complessa e articolata. Per accedere alla seconda cengia impegniamo il primo colatoio abbastanza appoggiato, erboso ed invaso da alcuni alberelli con difficoltà tecniche intorno al II+. Dalla seconda cengia si passa velocemente alla terza spostandoci leggermente a sinistra e rimontando un ripido anfiteatro con qualche passo di III che si affaccia infine sulla crestina che delimita il maestoso canalone dei Moschettieri. Di fronte, sulla pendice opposta avvistiamo il Belvedere di monte Alpi che si trova alla quota di 1490 metri confermandoci che dopo tutto questo cammino siamo saliti di poco, ma da adesso in poi guadagneremo verticalità più velocemente.

Infatti, consultando la guida ci tocca percorrere la cengia erbosa nella direzione opposta per duecento metri guardando ad un evidente pino loricato orizzontale che sporge dalla parete. Poco più in là di questo riferimento risaliamo verso l'alto una parete gradonata che porta ad un pino loricato dove il compagno allestisce un’ottima sosta. Il secondo tiro si sviluppa ancora su gradoni che più su introduce ad un lungo colatoio detritico e scivoloso molto infido. Nei tre tiri totali affrontiamo difficoltà di II+ e III- con soste su pini loricati che danno molta sicurezza. Il canale termina sulle immani pareti di un anfiteatro che ci obbligano a piegare a destra e risalire un pendio erboso con presenza di ginepri fino ad affacciarci su di una esile crestina che dà accesso alla quarta cengia.

Il caldo è intenso e troviamo un minimo di ristoro solo all’ombra dei pini loricati. Intanto dalla crestina ci spostiamo più avanti per osservare meglio la morfologia del territorio sempre tormentato e impervio cercando di individuare un passaggio che ci consenta di superare la fascia rocciosa che corre lungo tutta la cengia. Notiamo in una specie di corridoio gradonato alto una cinquantina di metri il punto debole della parete. È invaso in parte da erba e un pino loricato nel mezzo che ne ostruisce la progressione. In apparenza non sembra molto impegnativo, e invece è più verticale di quel che sembra ed è avaro di prese solide su roccia.

Falk dopo il primo tratto riesce ad allestire una sosta sospesa su un massiccio ramo del loricato nel mezzo. La difficoltà sta proprio nell’oltrepassare il medesimo che ostruisce totalmente il passaggio. Subito dopo vi è il passo chiave, un breve risalto strapiombante con qualche presa sulla sinistra. Falk riesce a piazzare due friends con un pedalino in modo da superare il blocco in artificiale, e più in alto va a sostare sul solito loricato. Dalla mia sosta sono prima costretto a scavalcare con grossa difficoltà il pino perché non riesco a passare di lato e poi neanche ad infilare la fettuccia nello scarpone. Caparbiamente e con un passo atletico supero in ogni caso il passaggio e recupero i pezzi. Valutiamo la difficoltà di V-.

Ora il panorama diventa superbo, magnifico e impareggiabile direzione ovest su tutta la vallata con il Sirino che chiude l’orizzonte. Dopo un lungo traverso sui pratoni inclinati andiamo ad attaccare una delle creste ad ovest che si allacciano al crinale principale arrampicando per facili rocce su difficoltà che si aggirano intorno al II grado. Qui il sole picchia così forte che devo levare il casco, proprio non riesco a sopportarlo. Giunti però sulla cresta principale si alza un vento fresco e teso da nord est che letteralmente ci rigenera e ci consente di colmare l’ultimo infinito tratto per l’agognata cima di Pizzo Falcone che con i suoi 1900 metri e è la vetta più alta di monte Alpi. In questo tratto incontriamo le ultime fioriture primaverili di orchidea e iberide bianca.

Superba la vista a trecentosessanta gradi da questa cima isolata, unica e singolare che quest’anno mi ha visto diverse volte insieme alla cima gemella Santa Croce. La discesa avverrà in direttissima lungo il primo tratto della via normale e poi prendendo una traccia in faggeta direzione ovest che costeggia il canale Ghost Line e in basso lo attraversa. Tra l’altro incontriamo anche un piccolo nevaio alla base di un altro canale laterale che ancora sopravvive ad una quota piuttosto bassa.

Infine ci riallacciamo al sentiero che conduce alla conoide fatto in mattinata, attraversiamo le verdi praterie dei Frusci con presenza di orchidee screziate e rosa canina e dopo quasi dodici ore in prossimità del tramonto raggiungiamo l’auto. Fantastico il colpo d’occhio che offre la parete ovest che a quest’ora è baciata dalla giusta luce. Concludiamo in bellezza con una meritata birrona ghiacciata al bar all’uscita dello svincolo Lauria nord.

La parete ovest
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L'attacco
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La prima cengia
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La grotta
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Primo colatoio
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Il canale dei Moschettieri
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Parete
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Secondo colatoio
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Tiro chiave
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Sosta sospesa
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Passaggio chiave V-
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Una delle creste ovest
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Crinale principale NW di monte Alpi
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I protagonisti
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Timpa Corvo a dx,Santa Croce a sx
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Nevaio superstite
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Le vie di arrampicata
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Ultima modifica:
Corso di Orientamento
Alto Basso