Dimenticavo:
la cosa che più mi è piaciuta del racconto è la "pulizia", la nitidezza, l'essenzialità di tutta l'avventura.
Niente "fresche" rambistiche,
nè fantasie e velleità da superman,
nè elucubrazioni di imprese o pure spacconate da esuberanza giovanile,
nè adrenalina che gronda a garganella...
bensì: alzarsi e via, senza pianificare di far gli eroi.
E poi... "Ai piedi del Monte amaro, al contrario delle mie abitudini e oramai stanco invece di salirlo per dritto addolcisco la pendenza girandovi intorno".
Forse la stanchezza, oltrechè la solitaria, è stata (involontariamente) il miglior viatico per viverla in modo molto più intenso e gratificante.
E' un'impressione mia, ovviamente, forse sbagliata, ma non credo
