Escursione Monte Bianco dai Grands Mulets (Voie classic)

Dati

Data: 23 -24 aprile 2026
Regione e provincia: Chamonix, Haute Savoie (FRA)
Località di partenza: Plan de l'Auguille (stazione intermedia funivia Aiguille du Midi)
Località di arrivo: vetta Monte Bianco
Tempo di percorrenza: 14-16 ore
Chilometri: 27
Grado di difficoltà: OSA (scialpinistica)
Descrizione delle difficoltà: nel testo
Periodo consigliato: aprile-maggio
Segnaletica: paline sul ghiacciaio loc. Junction
Dislivello in salita: 2800 (considerando i dislivelli da Plan de l'Auguille al rif. Grands Mulets)
Dislivello in discesa: 3400 (fino all'uscita del Traforo del Monte Bianco)
Quota massima: 4810 mt.
Accesso stradale: dall'Italia, fino al parcheggio della funivia a Chamonix.

Compagno di cordata: Andrea Medici

Descrizione
Era un pò che non salivo sulla vetta d'Italia, quindi quando Meddi me lo ha proposto non ci ho pensato due volte, anche se sapevo dentro di me che non ero proprio allenato a puntino e neanche un gran sciatore. Alla fine sono stati due giorni di grande soddisfazione (e fatica), ma con un gran sole e un meteo che in alta quota non vedevo da tempo.

PRIMO GIORNO - 24 APRILE
Siamo partiti di buon'ora da Reggio Emilia, alle 5.45 circa, diretti ad Aosta e poi attraverso il traforo a Chamonix.
Alle 11.00 abbiamo preso la funivia Auguille du Midi e siamo scesi dopo pochi minuti alla stazione intermedia, Plan del l'Auguille, quota 2310 slm.
Qui si parte per l'avventura.
In periodi di forte innevamento, da qui si calzano gli sci e non si tolgono più. Noi siamo arrivati che faceva già caldino e non nevicava da almeno una settimana, per cui da qui fino alla Junction ci siamo tolti e messi gli sci almeno quattro volte. Ogni volta si deve, anche per 50 mt, togliere tutto, caricare lo zaino e ripartire. La lunga traversata sotto al Midi non ha rappresentato problemi di sorta e non abbiamo notato distacchi o scariche.
Alla Junction il terreno peggiora e ci sono molti crepacci, perlopiù coperti. Per un solo tratto, di circa 100 mt, si deve scendere (paline sul percorso) e togliere gli sci, per superare un tratto abbastanza rotto ma semplice come segnalazione.
Rimessi gli sci, si vede già in alto sopra di noi la sagome del roccione su cui è arroccato il rif. dei Grands Mulets.
Ancora uno sforzo sotto il sole cocente e siamo nella piccola spianata sotto il rifugio. Qui si lasciano gli sci e si affronta il delicato traverso su roccia per arrivare all'ingresso del rifugio (attrezzato con catene e corde fisse).
Al rifugio siamo stati bene, anche se molto spartano per la media dei rifugi d'alta quota. Capienza circa 65 persone (era pieno), con bagni all'esterno.
per fortuna il clima è stato molto buono e alle 20.00 faceva ancora caldo, al sole, sulla balconata.
Cena alle 18.30 e poi a letto presto.
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Il traverso da Plan de l'Auguille

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Il percorso fino alla vecchia stazione della funivia

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La Junction ed il tratto crepacciato, il più complicato del primo giorno.

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L'arrivo al rif. Grands Montets

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L'accesso al rifugio

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La vista verso la vetta dal rifugio.

SECONDO GIORNO - 25 APRILE 2026
Sveglia alle 3.00 e colazione alle 3.30: siamo tra i primi ad alzarci perchè abbiamo scelto di percorrere la Voie classic che, dopo aver attravresato il Petit ed il Grand Plateau si avvia nettamente a destra verso il Dome du Gouter e poi la cresta delle Bosses. Questo itinerario è nell'ultimo tratto alpinistico, perchè dopo la Capanna Vallot è improbabile l'uso degli sci per percorrere crestine affilate e tratti più verticali, quindi è necessaria esperienza alpinistica d'alta quota e passo sicuro con i ramponi (e buoni ramponi!).
La stragrande maggioranza degli altri presenti, tutti scialpinisti, percorrerà invece l'itinerario che sale a sinistra dal Grand Plateau su al Corridor, più facile dal punto di vista scialpinistico e che non presenta tratti di scalata veri e propri.
Accese le frontali e messi i rampant, per via del terreno ancora bello ghiacciato, partiamo verso le 4.30 per la vetta.
Il terreno sale subito ripido perchè dobbiamo infilarci nella strettoia del Petit Plateau e poi ancora superare una fascia crepacciata per salire al Grand Plateau. Per ora il clima è bello, il cielo è terso e non si sentono neppure i caratteristici schioccchi del ghiaccio che si rompe.
Seguiamo una traccia del giorno prima perchè siamo in pochissimi, dietro di noi cominciamo a salire altre cordate, che qui divergono e puntano a sinistra al Corridor.
Da adesso in poi siamo soli. L'alba ci trova ancora tra il Petit Plateau ed il Grand Plateau, raggiunto il quale ci dirigiamo nettamente a destra verso il Col du Dome. Fin sotto il Dome nessun problema, nè di scariche ne di spaccature.
Da qui è visibile il roccione su cui sorgono le due strutture della Capanna Vallot e, più sopra la cresta delle Bosses che porta in vetta.
Il ritmo è ancora buono e non c'è vento, per ora.
Dal Col du Dome siamo in cresta e giriamo a sinistra su terreno facile e non crepacciato per puntare alla Vallot. Circa un centinaio di metri prima di questo famoso ricovero d'alta quota (4362 mt slm) c'è un'accenno di terminale e subito sopra il pendio per salire alla Capanna è molto ripido, per cui togliamo gli sci e mettiamo i ramponi. Non useremo più gli sci fino in vetta.
Entriamo alle 8 nella Capanna Vallot e incontriamo due francesi che si stanno riposando e che ripartono con noi, legati in cordata autonoma.
Da qui il terreno è decisamente alpinistico e, a parte la quota, richiede passo fermo e ottimo uso dei ramponi e piccozza. Si chiama Cresta delle Bosses ed è l'ultimo ostacolo tra noi e la vetta.
C'era un piano B, ovvero lasciare gli sci qui, fare la vetta e poi rientrare in discesa dal Dome. Ma Meddi, ottimo scialpinista, ha un desiderio neanche tanto nascosto: scendere per la Nord e, siccome i due francesi sono anch'essi intenzionati a fare quell'itinerario di discesa, valutiamo di prendere anche noi gli sci e poi, nel caso, dividerci per la discesa. La Nord in discesa non fa per me, almeno quest'anno.
Rifocillati, affrontiamo quindi decisi e a buon passo la cresta delle Bosses: ci sono tratti esposti, crestine affilate, attraversamento di seracchi e tratti in traverso su ghiaccio.
Non ci leghiamo perchè la traccia è ottima e puntiamo decisamente alla vetta, mancano poco più di 400 metri e ci sembra fatta.
E' in questo punto che siamo letteralmente circondati da elicotteri: ci guardiamo intorno cercando di capire cosa sia successo, di solito questo movimento purtroppo indica un incidente e le successive operazioni di soccorso. Invece no: per una volta è una bella cosa: due francesi stanno tentando di battere il record di salita con gli sci, sono Matheo Jacquemoud e Samuel Equy (il primo farà un BKT A/R in 4 ore e 41 minuti...).
Ci sorpassa Jacquemoud quasi correndo, mi sposto dalla traccia perchè un campione non si ostacola e lui ci ringrazia. Poi passa anche Equy, che è concentrato all'inseguimento e non ci guarda neppure. Spariscono tutti e due dietro alla Petit Bosse e noi torniamo alla nostra di via.
Infatti l’Arête des Bosses, questa altissima e splendida cresta innevata presenta delle difficoltà che dipendono molto dalle condizioni e cambiano di anno in anno. Passaggi fino a 40° e tratti stretti ed esposti richiedono continua concentrazione.
Nell'inverno del 2021-2022 infatti si è presentato un grosso crepaccio sotto allo Sperone della Tournette, tra 4.594 mt e 4.650 mt, che ha reso l'itinerario più difficile di quanto sia stato classificato nelle guide.
Alle 11.30 il tratto infinito dell'ultima parte della cresta spiana e vedo un bel gruppetto di persone: siamo in vetta!
Da qui il panorama è impressionante: non è la prima volta che salgo quassù ma stavolta il cielo è terso e c'è una vista incredibile a 360°, senza ostacoli.
Abbracci e scambi di effusioni con tutti quelli intorno, foto di rito, poi via le pelli e inforchiamo gli sci, mentre tanti continuano ad arrivare dal Col della Brenva.
Dalle Bosses invece nessuno.

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Si parte!!


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L'ambiente in notturna appena sopra il rifugio Grands Montets.

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Il pendio del Petit Plateau

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Il passaggio sul Grand Plateau

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Il Grand Plateau e le numerose cordate che salgono al Corridor (in basso a sx)


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Dal Col du Dome si vede la Vallot

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Ripartenza dalla Vallot


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All'attacco della lunga Cresta delle Bosses.

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La seraccata sotto lo Sperone della Tournette

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Il passaggio sotto la parte più complicata della via

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La parte finale della cresta che porta in vetta

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L'arrivo in vetta!!

Dalla vetta la sciata verso il Corridor non è stata facilissima: non nevicava da giorni e la neve era bella ghiacciata da vento. Fin verso il Col della Brenva bisogna fare attenzione, appena prima c’è un tratto molto verticale dove bisogna anche togliere gli sci e scendere con i ramponi, poi diventa più sciabile, anche se poi inizia la fascia dei crepacci (passaggi ben segnalati).
Alle 14.00 eravamo di nuovo ai Grands Mulets, dove abbiamo fatto una breve pausa e abbiamo recuperato la roba per la notte lasciata lì.
La discesa dal Grands Mulets, vuoi per la stanchezza vuoi perchè il percorso è in falsopiano tra i crepacci, con la neve molle, è stato eterno, sotto un sole cocente. Abbiamo fatto tardi per via del togli e metti gli sci e quindi, a meno di 1 km da Plan de L'Auiguille abbiamo realizzato che non ci saremmo mai arrivati entro le 17.00, orario di ultima corsa.
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Sono cotto a puntino!

La fortuna è stata incontrare un gruppetto di francesi che con decisione si sono buttati giù sul pendio sotto il vecchio impianto. Li abbiamo seguiti e abbiamo quindi fatto in discesa fino al possibile con gli sci (quota neve 1800 mt slm) e poi a piedi il sentiero che oltre vent'anni fa avevo fatto a salire direttamente da Chamonix.
Questo sentiero infatti termina in discesa esattamente all'uscita del Traforo, lungo il fiume Creuse, a circa 1270 mt slm.
Qui l'impresa più dura dell'avventura: convincere senza farsi arrestare dalla Gendarmerie un turista che usciva dal traforo a portare Meddi alla macchina giù a Chamonix, per poi venire a recuperare me e la roba!
Passaggio nel tunnel, sosta tattica all'Osteria dell'Isola di Echallod per la mitica merenda valdostana e poi rientro a casa.
Ad maiora!
 

Allegati

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Dati

Data: 23 -24 aprile 2026
Regione e provincia: Chamonix, Haute Savoie (FRA)
Località di partenza: Plan de l'Auguille (stazione intermedia funivia Aiguille du Midi)
Località di arrivo: vetta Monte Bianco
Tempo di percorrenza: 14-16 ore
Chilometri: 27
Grado di difficoltà: OSA (scialpinistica)
Descrizione delle difficoltà: nel testo
Periodo consigliato: aprile-maggio
Segnaletica: paline sul ghiacciaio loc. Junction
Dislivello in salita: 2800 (considerando i dislivelli da Plan de l'Auguille al rif. Grands Mulets)
Dislivello in discesa: 3400 (fino all'uscita del Traforo del Monte Bianco)
Quota massima: 4810 mt.
Accesso stradale: dall'Italia, fino al parcheggio della funivia a Chamonix.

Compagno di cordata: Andrea Medici

Descrizione
Era un pò che non salivo sulla vetta d'Italia, quindi quando Meddi me lo ha proposto non ci ho pensato due volte, anche se sapevo dentro di me che non ero proprio allenato a puntino e neanche un gran sciatore. Alla fine sono stati due giorni di grande soddisfazione (e fatica), ma con un gran sole e un meteo che in alta quota non vedevo da tempo.

PRIMO GIORNO - 24 APRILE
Siamo partiti di buon'ora da Reggio Emilia, alle 5.45 circa, diretti ad Aosta e poi attraverso il traforo a Chamonix.
Alle 11.00 abbiamo preso la funivia Auguille du Midi e siamo scesi dopo pochi minuti alla stazione intermedia, Plan del l'Auguille, quota 2310 slm.
Qui si parte per l'avventura.
In periodi di forte innevamento, da qui si calzano gli sci e non si tolgono più. Noi siamo arrivati che faceva già caldino e non nevicava da almeno una settimana, per cui da qui fino alla Junction ci siamo tolti e messi gli sci almeno quattro volte. Ogni volta si deve, anche per 50 mt, togliere tutto, caricare lo zaino e ripartire. La lunga traversata sotto al Midi non ha rappresentato problemi di sorta e non abbiamo notato distacchi o scariche.
Alla Junction il terreno peggiora e ci sono molti crepacci, perlopiù coperti. Per un solo tratto, di circa 100 mt, si deve scendere (paline sul percorso) e togliere gli sci, per superare un tratto abbastanza rotto ma semplice come segnalazione.
Rimessi gli sci, si vede già in alto sopra di noi la sagome del roccione su cui è arroccato il rif. dei Grands Mulets.
Ancora uno sforzo sotto il sole cocente e siamo nella piccola spianata sotto il rifugio. Qui si lasciano gli sci e si affronta il delicato traverso su roccia per arrivare all'ingresso del rifugio (attrezzato con catene e corde fisse).
Al rifugio siamo stati bene, anche se molto spartano per la media dei rifugi d'alta quota. Capienza circa 65 persone (era pieno), con bagni all'esterno.
per fortuna il clima è stato molto buono e alle 20.00 faceva ancora caldo, al sole, sulla balconata.
Cena alle 18.30 e poi a letto presto.
Vedi l'allegato 276787 Il traverso da Plan de l'Auguille

Vedi l'allegato 276788
Il percorso fino alla vecchia stazione della funivia

Vedi l'allegato 276789
La Junction ed il tratto crepacciato, il più complicato del primo giorno.

Vedi l'allegato 276790
L'arrivo al rif. Grands Montets

Vedi l'allegato 276792
L'accesso al rifugio

Vedi l'allegato 276794
La vista verso la vetta dal rifugio.

SECONDO GIORNO - 25 APRILE 2026
Sveglia alle 3.00 e colazione alle 3.30: siamo tra i primi ad alzarci perchè abbiamo scelto di percorrere la Voie classic che, dopo aver attravresato il Petit ed il Grand Plateau si avvia nettamente a destra verso il Dome du Gouter e poi la cresta delle Bosses. Questo itinerario è nell'ultimo tratto alpinistico, perchè dopo la Capanna Vallot è improbabile l'uso degli sci per percorrere crestine affilate e tratti più verticali, quindi è necessaria esperienza alpinistica d'alta quota e passo sicuro con i ramponi (e buoni ramponi!).
La stragrande maggioranza degli altri presenti, tutti scialpinisti, percorrerà invece l'itinerario che sale a sinistra dal Grand Plateau su al Corridor, più facile dal punto di vista scialpinistico e che non presenta tratti di scalata veri e propri.
Accese le frontali e messi i rampant, per via del terreno ancora bello ghiacciato, partiamo verso le 4.30 per la vetta.
Il terreno sale subito ripido perchè dobbiamo infilarci nella strettoia del Petit Plateau e poi ancora superare una fascia crepacciata per salire al Grand Plateau. Per ora il clima è bello, il cielo è terso e non si sentono neppure i caratteristici schioccchi del ghiaccio che si rompe.
Seguiamo una traccia del giorno prima perchè siamo in pochissimi, dietro di noi cominciamo a salire altre cordate, che qui divergono e puntano a sinistra al Corridor.
Da adesso in poi siamo soli. L'alba ci trova ancora tra il Petit Plateau ed il Grand Plateau, raggiunto il quale ci dirigiamo nettamente a destra verso il Col du Dome. Fin sotto il Dome nessun problema, nè di scariche ne di spaccature.
Da qui è visibile il roccione su cui sorgono le due strutture della Capanna Vallot e, più sopra la cresta delle Bosses che porta in vetta.
Il ritmo è ancora buono e non c'è vento, per ora.
Dal Col du Dome siamo in cresta e giriamo a sinistra su terreno facile e non crepacciato per puntare alla Vallot. Circa un centinaio di metri prima di questo famoso ricovero d'alta quota (4362 mt slm) c'è un'accenno di terminale e subito sopra il pendio per salire alla Capanna è molto ripido, per cui togliamo gli sci e mettiamo i ramponi. Non useremo più gli sci fino in vetta.
Entriamo alle 8 nella Capanna Vallot e incontriamo due francesi che si stanno riposando e che ripartono con noi, legati in cordata autonoma.
Da qui il terreno è decisamente alpinistico e, a parte la quota, richiede passo fermo e ottimo uso dei ramponi e piccozza. Si chiama Cresta delle Bosses ed è l'ultimo ostacolo tra noi e la vetta.
C'era un piano B, ovvero lasciare gli sci qui, fare la vetta e poi rientrare in discesa dal Dome. Ma Meddi, ottimo scialpinista, ha un desiderio neanche tanto nascosto: scendere per la Nord e, siccome i due francesi sono anch'essi intenzionati a fare quell'itinerario di discesa, valutiamo di prendere anche noi gli sci e poi, nel caso, dividerci per la discesa. La Nord in discesa non fa per me, almeno quest'anno.
Rifocillati, affrontiamo quindi decisi e a buon passo la cresta delle Bosses: ci sono tratti esposti, crestine affilate, attraversamento di seracchi e tratti in traverso su ghiaccio.
Non ci leghiamo perchè la traccia è ottima e puntiamo decisamente alla vetta, mancano poco più di 400 metri e ci sembra fatta.
E' in questo punto che siamo letteralmente circondati da elicotteri: ci guardiamo intorno cercando di capire cosa sia successo, di solito questo movimento purtroppo indica un incidente e le successive operazioni di soccorso. Invece no: per una volta è una bella cosa: due francesi stanno tentando di battere il record di salita con gli sci, sono Matheo Jacquemoud e Samuel Equy (il primo farà un BKT A/R in 4 ore e 41 minuti...).
Ci sorpassa Jacquemoud quasi correndo, mi sposto dalla traccia perchè un campione non si ostacola e lui ci ringrazia. Poi passa anche Equy, che è concentrato all'inseguimento e non ci guarda neppure. Spariscono tutti e due dietro alla Petit Bosse e noi torniamo alla nostra di via.
Infatti l’Arête des Bosses, questa altissima e splendida cresta innevata presenta delle difficoltà che dipendono molto dalle condizioni e cambiano di anno in anno. Passaggi fino a 40° e tratti stretti ed esposti richiedono continua concentrazione.
Nell'inverno del 2021-2022 infatti si è presentato un grosso crepaccio sotto allo Sperone della Tournette, tra 4.594 mt e 4.650 mt, che ha reso l'itinerario più difficile di quanto sia stato classificato nelle guide.
Alle 11.30 il tratto infinito dell'ultima parte della cresta spiana e vedo un bel gruppetto di persone: siamo in vetta!
Da qui il panorama è impressionante: non è la prima volta che salgo quassù ma stavolta il cielo è terso e c'è una vista incredibile a 360°, senza ostacoli.
Abbracci e scambi di effusioni con tutti quelli intorno, foto di rito, poi via le pelli e inforchiamo gli sci, mentre tanti continuano ad arrivare dal Col della Brenva.
Dalle Bosses invece nessuno.

Vedi l'allegato 276804
Si parte!!


Vedi l'allegato 276809
L'ambiente in notturna appena sopra il rifugio Grands Montets.

Vedi l'allegato 276801
Il pendio del Petit Plateau

Vedi l'allegato 276808
Il passaggio sul Grand Plateau

Vedi l'allegato 276802
Il Grand Plateau e le numerose cordate che salgono al Corridor (in basso a sx)


Vedi l'allegato 276803
Dal Col du Dome si vede la Vallot

Vedi l'allegato 276816
Ripartenza dalla Vallot


Vedi l'allegato 276806
All'attacco della lunga Cresta delle Bosses.

Vedi l'allegato 276807
La seraccata sotto lo Sperone della Tournette

Vedi l'allegato 276810
Il passaggio sotto la parte più complicata della via

Vedi l'allegato 276817
La parte finale della cresta che porta in vetta

Vedi l'allegato 276812
Vedi l'allegato 276811
L'arrivo in vetta!!

Dalla vetta la sciata verso il Corridor non è stata facilissima: non nevicava da giorni e la neve era bella ghiacciata da vento. Fin verso il Col della Brenva bisogna fare attenzione, appena prima c’è un tratto molto verticale dove bisogna anche togliere gli sci e scendere con i ramponi, poi diventa più sciabile, anche se poi inizia la fascia dei crepacci (passaggi ben segnalati).
Alle 14.00 eravamo di nuovo ai Grands Mulets, dove abbiamo fatto una breve pausa e abbiamo recuperato la roba per la notte lasciata lì.
La discesa dal Grands Mulets, vuoi per la stanchezza vuoi perchè il percorso è in falsopiano tra i crepacci, con la neve molle, è stato eterno, sotto un sole cocente. Abbiamo fatto tardi per via del togli e metti gli sci e quindi, a meno di 1 km da Plan de L'Auiguille abbiamo realizzato che non ci saremmo mai arrivati entro le 17.00, orario di ultima corsa.
Vedi l'allegato 276819
Sono cotto a puntino!

La fortuna è stata incontrare un gruppetto di francesi che con decisione si sono buttati giù sul pendio sotto il vecchio impianto. Li abbiamo seguiti e abbiamo quindi fatto in discesa fino al possibile con gli sci (quota neve 1800 mt slm) e poi a piedi il sentiero che oltre vent'anni fa avevo fatto a salire direttamente da Chamonix.
Questo sentiero infatti termina in discesa esattamente all'uscita del Traforo, lungo il fiume Creuse, a circa 1270 mt slm.
Qui l'impresa più dura dell'avventura: convincere senza farsi arrestare dalla Gendarmerie un turista che usciva dal traforo a portare Meddi alla macchina giù a Chamonix, per poi venire a recuperare me e la roba!
Passaggio nel tunnel, sosta tattica all'Osteria dell'Isola di Echallod per la mitica merenda valdostana e poi rientro a casa.
Ad maiora!
Complimenti Giulio...
 
Il Bianco fatto sempre a piedi ma prima o poi con gli sci sarebbe il coronamento di un sogno!
Guarda, non ti prometto nulla perchè comincio ad avere una certa età, ma l'anno prossimo, se riesco a mettere qualche dislivello in più nel programma skialp ed arrivare ad aprile un pò meglio di quest'anno, si bissa.
 
Dati

Data: 23 -24 aprile 2026
Regione e provincia: Chamonix, Haute Savoie (FRA)
Località di partenza: Plan de l'Auguille (stazione intermedia funivia Aiguille du Midi)
Località di arrivo: vetta Monte Bianco
Tempo di percorrenza: 14-16 ore
Chilometri: 27
Grado di difficoltà: OSA (scialpinistica)
Descrizione delle difficoltà: nel testo
Periodo consigliato: aprile-maggio
Segnaletica: paline sul ghiacciaio loc. Junction
Dislivello in salita: 2800 (considerando i dislivelli da Plan de l'Auguille al rif. Grands Mulets)
Dislivello in discesa: 3400 (fino all'uscita del Traforo del Monte Bianco)
Quota massima: 4810 mt.
Accesso stradale: dall'Italia, fino al parcheggio della funivia a Chamonix.

Compagno di cordata: Andrea Medici

Descrizione
Era un pò che non salivo sulla vetta d'Italia, quindi quando Meddi me lo ha proposto non ci ho pensato due volte, anche se sapevo dentro di me che non ero proprio allenato a puntino e neanche un gran sciatore. Alla fine sono stati due giorni di grande soddisfazione (e fatica), ma con un gran sole e un meteo che in alta quota non vedevo da tempo.

PRIMO GIORNO - 24 APRILE
Siamo partiti di buon'ora da Reggio Emilia, alle 5.45 circa, diretti ad Aosta e poi attraverso il traforo a Chamonix.
Alle 11.00 abbiamo preso la funivia Auguille du Midi e siamo scesi dopo pochi minuti alla stazione intermedia, Plan del l'Auguille, quota 2310 slm.
Qui si parte per l'avventura.
In periodi di forte innevamento, da qui si calzano gli sci e non si tolgono più. Noi siamo arrivati che faceva già caldino e non nevicava da almeno una settimana, per cui da qui fino alla Junction ci siamo tolti e messi gli sci almeno quattro volte. Ogni volta si deve, anche per 50 mt, togliere tutto, caricare lo zaino e ripartire. La lunga traversata sotto al Midi non ha rappresentato problemi di sorta e non abbiamo notato distacchi o scariche.
Alla Junction il terreno peggiora e ci sono molti crepacci, perlopiù coperti. Per un solo tratto, di circa 100 mt, si deve scendere (paline sul percorso) e togliere gli sci, per superare un tratto abbastanza rotto ma semplice come segnalazione.
Rimessi gli sci, si vede già in alto sopra di noi la sagome del roccione su cui è arroccato il rif. dei Grands Mulets.
Ancora uno sforzo sotto il sole cocente e siamo nella piccola spianata sotto il rifugio. Qui si lasciano gli sci e si affronta il delicato traverso su roccia per arrivare all'ingresso del rifugio (attrezzato con catene e corde fisse).
Al rifugio siamo stati bene, anche se molto spartano per la media dei rifugi d'alta quota. Capienza circa 65 persone (era pieno), con bagni all'esterno.
per fortuna il clima è stato molto buono e alle 20.00 faceva ancora caldo, al sole, sulla balconata.
Cena alle 18.30 e poi a letto presto.
Vedi l'allegato 276787 Il traverso da Plan de l'Auguille

Vedi l'allegato 276788
Il percorso fino alla vecchia stazione della funivia

Vedi l'allegato 276789
La Junction ed il tratto crepacciato, il più complicato del primo giorno.

Vedi l'allegato 276790
L'arrivo al rif. Grands Montets

Vedi l'allegato 276792
L'accesso al rifugio

Vedi l'allegato 276794
La vista verso la vetta dal rifugio.

SECONDO GIORNO - 25 APRILE 2026
Sveglia alle 3.00 e colazione alle 3.30: siamo tra i primi ad alzarci perchè abbiamo scelto di percorrere la Voie classic che, dopo aver attravresato il Petit ed il Grand Plateau si avvia nettamente a destra verso il Dome du Gouter e poi la cresta delle Bosses. Questo itinerario è nell'ultimo tratto alpinistico, perchè dopo la Capanna Vallot è improbabile l'uso degli sci per percorrere crestine affilate e tratti più verticali, quindi è necessaria esperienza alpinistica d'alta quota e passo sicuro con i ramponi (e buoni ramponi!).
La stragrande maggioranza degli altri presenti, tutti scialpinisti, percorrerà invece l'itinerario che sale a sinistra dal Grand Plateau su al Corridor, più facile dal punto di vista scialpinistico e che non presenta tratti di scalata veri e propri.
Accese le frontali e messi i rampant, per via del terreno ancora bello ghiacciato, partiamo verso le 4.30 per la vetta.
Il terreno sale subito ripido perchè dobbiamo infilarci nella strettoia del Petit Plateau e poi ancora superare una fascia crepacciata per salire al Grand Plateau. Per ora il clima è bello, il cielo è terso e non si sentono neppure i caratteristici schioccchi del ghiaccio che si rompe.
Seguiamo una traccia del giorno prima perchè siamo in pochissimi, dietro di noi cominciamo a salire altre cordate, che qui divergono e puntano a sinistra al Corridor.
Da adesso in poi siamo soli. L'alba ci trova ancora tra il Petit Plateau ed il Grand Plateau, raggiunto il quale ci dirigiamo nettamente a destra verso il Col du Dome. Fin sotto il Dome nessun problema, nè di scariche ne di spaccature.
Da qui è visibile il roccione su cui sorgono le due strutture della Capanna Vallot e, più sopra la cresta delle Bosses che porta in vetta.
Il ritmo è ancora buono e non c'è vento, per ora.
Dal Col du Dome siamo in cresta e giriamo a sinistra su terreno facile e non crepacciato per puntare alla Vallot. Circa un centinaio di metri prima di questo famoso ricovero d'alta quota (4362 mt slm) c'è un'accenno di terminale e subito sopra il pendio per salire alla Capanna è molto ripido, per cui togliamo gli sci e mettiamo i ramponi. Non useremo più gli sci fino in vetta.
Entriamo alle 8 nella Capanna Vallot e incontriamo due francesi che si stanno riposando e che ripartono con noi, legati in cordata autonoma.
Da qui il terreno è decisamente alpinistico e, a parte la quota, richiede passo fermo e ottimo uso dei ramponi e piccozza. Si chiama Cresta delle Bosses ed è l'ultimo ostacolo tra noi e la vetta.
C'era un piano B, ovvero lasciare gli sci qui, fare la vetta e poi rientrare in discesa dal Dome. Ma Meddi, ottimo scialpinista, ha un desiderio neanche tanto nascosto: scendere per la Nord e, siccome i due francesi sono anch'essi intenzionati a fare quell'itinerario di discesa, valutiamo di prendere anche noi gli sci e poi, nel caso, dividerci per la discesa. La Nord in discesa non fa per me, almeno quest'anno.
Rifocillati, affrontiamo quindi decisi e a buon passo la cresta delle Bosses: ci sono tratti esposti, crestine affilate, attraversamento di seracchi e tratti in traverso su ghiaccio.
Non ci leghiamo perchè la traccia è ottima e puntiamo decisamente alla vetta, mancano poco più di 400 metri e ci sembra fatta.
E' in questo punto che siamo letteralmente circondati da elicotteri: ci guardiamo intorno cercando di capire cosa sia successo, di solito questo movimento purtroppo indica un incidente e le successive operazioni di soccorso. Invece no: per una volta è una bella cosa: due francesi stanno tentando di battere il record di salita con gli sci, sono Matheo Jacquemoud e Samuel Equy (il primo farà un BKT A/R in 4 ore e 41 minuti...).
Ci sorpassa Jacquemoud quasi correndo, mi sposto dalla traccia perchè un campione non si ostacola e lui ci ringrazia. Poi passa anche Equy, che è concentrato all'inseguimento e non ci guarda neppure. Spariscono tutti e due dietro alla Petit Bosse e noi torniamo alla nostra di via.
Infatti l’Arête des Bosses, questa altissima e splendida cresta innevata presenta delle difficoltà che dipendono molto dalle condizioni e cambiano di anno in anno. Passaggi fino a 40° e tratti stretti ed esposti richiedono continua concentrazione.
Nell'inverno del 2021-2022 infatti si è presentato un grosso crepaccio sotto allo Sperone della Tournette, tra 4.594 mt e 4.650 mt, che ha reso l'itinerario più difficile di quanto sia stato classificato nelle guide.
Alle 11.30 il tratto infinito dell'ultima parte della cresta spiana e vedo un bel gruppetto di persone: siamo in vetta!
Da qui il panorama è impressionante: non è la prima volta che salgo quassù ma stavolta il cielo è terso e c'è una vista incredibile a 360°, senza ostacoli.
Abbracci e scambi di effusioni con tutti quelli intorno, foto di rito, poi via le pelli e inforchiamo gli sci, mentre tanti continuano ad arrivare dal Col della Brenva.
Dalle Bosses invece nessuno.

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Si parte!!


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L'ambiente in notturna appena sopra il rifugio Grands Montets.

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Il pendio del Petit Plateau

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Il passaggio sul Grand Plateau

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Il Grand Plateau e le numerose cordate che salgono al Corridor (in basso a sx)


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Dal Col du Dome si vede la Vallot

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Ripartenza dalla Vallot


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All'attacco della lunga Cresta delle Bosses.

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La seraccata sotto lo Sperone della Tournette

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Il passaggio sotto la parte più complicata della via

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La parte finale della cresta che porta in vetta

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L'arrivo in vetta!!

Dalla vetta la sciata verso il Corridor non è stata facilissima: non nevicava da giorni e la neve era bella ghiacciata da vento. Fin verso il Col della Brenva bisogna fare attenzione, appena prima c’è un tratto molto verticale dove bisogna anche togliere gli sci e scendere con i ramponi, poi diventa più sciabile, anche se poi inizia la fascia dei crepacci (passaggi ben segnalati).
Alle 14.00 eravamo di nuovo ai Grands Mulets, dove abbiamo fatto una breve pausa e abbiamo recuperato la roba per la notte lasciata lì.
La discesa dal Grands Mulets, vuoi per la stanchezza vuoi perchè il percorso è in falsopiano tra i crepacci, con la neve molle, è stato eterno, sotto un sole cocente. Abbiamo fatto tardi per via del togli e metti gli sci e quindi, a meno di 1 km da Plan de L'Auiguille abbiamo realizzato che non ci saremmo mai arrivati entro le 17.00, orario di ultima corsa.
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Sono cotto a puntino!

La fortuna è stata incontrare un gruppetto di francesi che con decisione si sono buttati giù sul pendio sotto il vecchio impianto. Li abbiamo seguiti e abbiamo quindi fatto in discesa fino al possibile con gli sci (quota neve 1800 mt slm) e poi a piedi il sentiero che oltre vent'anni fa avevo fatto a salire direttamente da Chamonix.
Questo sentiero infatti termina in discesa esattamente all'uscita del Traforo, lungo il fiume Creuse, a circa 1270 mt slm.
Qui l'impresa più dura dell'avventura: convincere senza farsi arrestare dalla Gendarmerie un turista che usciva dal traforo a portare Meddi alla macchina giù a Chamonix, per poi venire a recuperare me e la roba!
Passaggio nel tunnel, sosta tattica all'Osteria dell'Isola di Echallod per la mitica merenda valdostana e poi rientro a casa.
Ad maiora!
Complimentissimi....purtroppo ho ancora il rimpianto dei due tentativi falliti,uno per condizioni meteo mutate nella notte,l'altra per pericoli oggettivi lungo la via in cui si rischiava veramente la pelle
 
Bravi e belli :biggrin:

Jacquemoud È stato difficile. In salita Sam era sempre davanti. Ho dovuto mettere i ramponi, poi piazzare una vite da ghiaccio nel passaggio alla Jonction in alto, ho pensato fosse meglio mettere una protezione per poter tornare giù in sicurezza. A un certo punto ho persino pensato che non sarei riuscito a raggiungere la vetta in tempo, e che forse avrei aiutato Sam in discesa. Poi ho messo il turbo. In vetta ero indietro di un minuto e mezzo. Credo che la mia buona acclimatazione – ho fatto il Monte Bianco quattro volte di recente – abbia fatto la differenza.
Non dimenticherò la discesa. Mi sono lanciato sul ghiaccio, veloce ma in pieno controllo, per riprendere Sam. Poi ho potuto tirare al massimo – circa dieci minuti di pura gioia su neve buona. Ma più in basso abbiamo perso tempo a causa di un crollo di seracco, dovevamo stare molto molto attenti. Sono davvero felice di concludere la mia stagione con questo successo… 13 anni dopo il mio primo record, ed insieme a Sam.

https://www.mountlive.com/monte-bianco-record-a-r-per-samuel-equy-e-matheo-jacquemoud/
 
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