Parchi della Basilicata
Parco Nazionale del Pollino
Data: 8 gennaio 2020
Regione e provincia: Basilicata,Potenza (Calabria,Cosenza da Colloreto a Piano Gaudolino)
Località di partenza: Agriturismo Colloreto
Località di arrivo: Vetta Monte Pollino m 2248 e ritorno
Tempo di percorrenza: 10 ore
Grado di difficoltà: EE prima parte F alpinistica
Descrizione delle difficoltà:Lunghezza del percorso,notevole dislivello e accumuli di neve nei versanti boscati a nord e ovest.Parte alpinistica F
Periodo consigliato: sempre.In inverno con dotazione alpinistica e abbigliamento adeguato
Segnaletica: segni biancorossi fino alla deviazione per la rampa Nord
Dislivello in salita: 1423 m
Quota massima: 2248 m
Accesso stradale:Dall'Autostrada A2 uscita per Morano Calabro - Castrovillari.Percorsi circa 1000m di rampa
prendere per la strada sulla destra contrada Mazzacanino e seguire le indicazioni Agriturismo Colloreto presenti sul posto. Ad un certo punto nei pressi di una zona franata prendere la sterrata sulla destra,a sinistra la strada è interdetta.
Traccia GPS: https://it.wikiloc.com/percorsi-alpinismo/monte-pollino-cresta-nord-dal-colloreto-45358558

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Pollino inizio gennaio. Nuova avventura “a caccia d’inverno” ma le condizioni sono appena accettabili soltanto nelle zone più interne del massiccio centrale, sulle cime più alte attorno ai Piani. Neve discreta a partire da 1500 m. lungo i sentieri in ombra e sui pianori d'alta quota, notevoli accumuli di neve farinosa sui pendii boscati dei versanti occidentali e settentrionali. Uscendo allo scoperto nelle aree sommitali invece, scarsissima neve sotto forma di ghiacciolino crostoso, lastre di vetrato dove ha soffiato la tramontana e neve spazzata. Ecco il quadro clinico poco confortante che ha caratterizzato la seconda uscita invernale della stagione.

Questa situazione e il solito problema di raggiungere le località di partenza alle quote più alte ci costringe a partire dal basso. E per variare scenari e paesaggi optiamo per una salita su Monte Pollino partendo dai ruderi del Colloreto che sorgono a 910 m. su un costone roccioso al di sopra della galleria dell'A2 nei pressi dello svincolo Morano Castrovillari. Per essere precisi ci avviano dall’agriturismo omonimo che sta ad una sessantina di metri più giù dove termina la strada proveniente dal paese. Dagli stabili dove abbiamo parcheggiato l'auto raggiungiamo a breve i ruderi del monastero agostiniano del Colloreto.

Fondato nel 1546 venne soppresso definitivamente dalle leggi francesi (leggi murattiane che abolivano gli ordini religiosi possidenti) nel 1809.Il luogo è incantevole. Immersi in un boschetto di lecci guardano le immani pareti rocciose del Pollinello e Gaudorosso e verso occidente la mole del Timpone Viggianello incendiato dalle prime luci del sole. Verso sud lo sguardo impatta sul Monzone che domina la cittadina di Castrovillari.

Dopo una fugace visita ai resti del convento in cui spiccano la torre campanaria e la bellissima fontana ricavata nella pietra ancora in ottimo stato, intraprendiamo la famosa Scala dei Moranesi o di Gaudolino. Osservando la strettissima gola tra Serra del Prete e monte Pollino, nessuno immaginerebbe possa esserci un sentiero avvincente e duro per lunghezza e dislivello, più di 900 metri per raggiungere il piano di Gaudolino. Un tempo era frequentato dai pastori e tutt'ora rappresenta l'unico valico che permette di superare la barriera tra Calabria e Basilicata. Veniva inoltre utilizzata dai pellegrini per raggiungere la Madonna del Pollino in occasione della festa che si tiene tutt’ora a inizio luglio e dai venditori di neve che la prelevavano dalle neviere sotto forma di ghiaccio trasportandola con i muli a valle per venderla infine al mercato di Castrovillari. La leggenda vuole che ogni moranese deve percorrerla almeno una volta nella vita per essere un “vero moranese”.

Nel primo tratto si attraversa un territorio vario caratterizzato da vegetazione fitta composta in prevalenza da lecci, agrifogli, aceri e pungitopi. Due ruscelli generati da altrettante sorgenti, quella di Tufarazzo e la policroma Sorgente della Serra vanno ad alimentare una copiosa cascata osservabile già dal sentiero di fianco o più da vicino operando una breve digressione verso l'interno. Dopo la sorgente della Serra l’ambiente di tipo mediterraneo comincia a cambiare cedendo il posto alla faggeta mista a pino nero. E mentre la valle ci ingoia, lontano si apre un angolo di panorama sul borgo di Morano e i contrafforti orientali di Monte Caramolo.

Finalmente a quota 1300 mettiamo i piedi sulla prima neve e raggiungiamo i Gendarmi di Pietra dove la mulattiera si trasforma in gradini scavati nella roccia. Questa è la Scala vera e propria, il tratto più impegnativo nella salita verso Gaudolino. Ad un'ampia curva dove si incontrano faggi secolari la pendenza diminuisce, ma aumenta il manto nevoso. Ci domandiamo se sarebbe stato meglio portare con noi le ciaspole anche se per ora non ci sono problemi, ma più in alto? Proseguendo la nostra lunga salita raggiungiamo uno stazzo in cemento che indica la vicinanza del pianoro che avvistiamo candido e luminoso.

Guadagnando ulteriori metri appare sulla destra la maestosa bastionata rocciosa del versante ovest del Pollino festonata di pini loricati e la mastodontica Serra del Prete sulla nostra sinistra, mentre alle sue pendici occhieggia il piccolo rifugio incustodito Gaudolino. Spettacolo puro.

La nostra meta adesso è risalire la cresta Nord del Pollino che rimanendo in ombra dovrebbe garantire condizioni accettabili. Purtroppo nell’attraversare piano Gaudolino ci rendiamo conto che le ciaspole non sarebbero dispiaciute. Quando rientriamo nella faggeta dal lato opposto per prendere il sentiero che lo collega a Piano Toscano, realizziamo che la neve nonostante le bassissime temperature di questi giorni non si è trasformata affatto. Lungo il sentiero più battuto la neve è abbastanza “camminabile” ma quando lo abbandoniamo per impegnare l'erto pendio sulla destra ci rendiamo conto che sarà una ravanata pazzesca.

Procediamo con difficoltà su pendenze che raggiungono anche i 45° con accumuli di neve inconsistente fino a 50 cm. Cerchiamo di zigzagare nella speranza di trovare terreni migliori ma oggi il Pollino proprio non ha pietà di noi. Continuiamo a sprofondare e guadagnare pochi metri faticosamente. Consulto spesso il gps per verificare la quota e la posizione ma sembra di stare sempre allo stesso punto. Questa dura rampa nel bosco diventa allora interminabile e impieghiamo la bellezza di un'ora e mezza solo per colmare i 300 metri di dislivello uscendo allo scoperto a quota 2000 veramente provati.

E dopo 1200 metri di dislivello dobbiamo profondere un ultimo sforzo per farne altri 250 per raggiungere l'agognata vetta. In questo versante ombreggiato ma allo scoperto soffia una tramontana tesa che con le basse temperature di partenza genera un windchill severo ma sopportabile. Sono le condizioni a lasciarci perplessi. Dopo tanta neve nel bosco, la parete ora appare quasi spoglia, un magro strato di ghiacciolino increspato e vetrato nei punti battuti dal vento. I ramponi però mordono bene e la salita adesso diventa agevole e divertente.

Un primo strappo ci porta a valicare una fascia rocciosa oltre la quale ci si porta sul ciglio di cresta che si affaccia sul Valangone. E mentre i colossali pini loricati che popolano questo versante ci stanno a guardare, giungiamo all’anticima nord di Monte Pollino e infine ai 2248 m della vetta.

Arrivo stanco ma veramente soddisfatto, felice come un bambino, quasi fosse la prima volta, come se avessi fatto una grande conquista. Faccio foto a raffica mentre il compagno preferisce deviare verso la dolina a qualche decina di metri dal pilastrino in cemento mettendosi al riparo dal vento. Il panorama è circolare e superbo sulle maggiori elevazioni del massiccio fino ai monti dell’Orsomarso coperti da nubi basse. Nonostante ciò Pasquale, acquattatosi sulla neve con la sua mirrorless dopo diversi tentativi riesce anche ad individuare e immortalare il lontano Etna col suo onnipresente pennacchio.

Dopo una meritata pausa iniziamo la discesa lungo la soleggiata via normale procedendo su poca neve molle. Sulla cresta parallela della Serra del Pollinello attira lo sguardo il Candelabro, un altro caratteristico pino loricato simbolo del Pollino. In breve raggiungiamo quota 2000 all’altezza della grande Dolina del Pollino dove bisogna invertire direzione lungo il sentiero classico che porta a Gaudolino.

Anche qui dobbiamo fare i conti con accumuli di neve che rendono la marcia faticosa, ma almeno siamo in discesa. Dal pianoro riprendiamo la traccia della Scala e dopo aver consumato il panino, un arancio e un buon bicchiere di the caldo aromatizzato alla grappa scendiamo velocemente fino all'auto che ormai si è fatto buio.

Negli ultimi tornanti mentre un'argentea luna sorge dalle balze del Pollinello, sento qualcosa che non va allo scarpone destro che purtroppo si apre completamente, tutto il blocco suola se ne viene via. Le mie “La Sportiva Nepal Top” dopo 12 anni di onorato servizio in tutta Italia mi abbandonano. Proverò a ripararle? Vedremo. Per il momento mettiamo in cassaforte anche questa grandiosa e impegnativa scalata sperando ancora in un inverno più decente che purtroppo si sta facendo desiderare in tutto l'Appennino, da nord a sud.

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