Escursione MONTE RAUT PER VIE TRAVERSE

Parchi del Friuli-Venezia Giulia
Parco Regionale delle Dolomiti Friulane
Descrizione

Il Monte Raut è una delle più alte elevazioni delle Prealpi Carniche e la seconda vetta del Gruppo Raut-Resettum.
Ben visibile dalla pianura friulana, la sua lunga cresta è delimitata ad occidente dal Rio de Raudelin (che divide il Raut dal Monte Randelino) e prosegue verso est fino all'ultima elevazione, denominata Monte Rossa (tutta la cresta è stata percorsa qui https://www.avventurosamente.it/xf/threads/cresta-del-monte-raut.56736/ ).
Meta molto gettonata per il grandioso panorama a 360 gradi che riserva dalla cima, il Raut viene normalmente da Sud (partenza dalla Forcella di Pala Barzana) o da Nord (partenza dal Lago di Selva) per il sentiero CAI 967.

"Andar per vie traverse costringe a un tragitto molto piú lungo ma allo stesso tempo permette di non farsi notare come, al contrario, avviene percorrendo una strada "dritta", piú importante e, quindi, piú frequentata".

Questo è proprio il caso delle Vie Traverse di salita di seguito riportate: lunghe, faticose, solitarie, selvagge. ATTENZIONE! E' bene avere un bel po' di dimestichezza con le ravanate, l'assenza di tracce e le nuotate tra i mughi altrimenti meglio evitare!
  1. Via dei Cacciatori di Andreis, versante sud-ovest;
  2. "Sentiero Zerbinatti" (salita per il Rio de Raudelin), versante ovest;
  3. Da Pian delle Merie, versante sud-est;
  4. Dal Plan di Malgustà per cresta nord;

1. VIA DEI CACCIATORI DI ANDREIS
La via dei cacciatori andreani al Monte Raut è un percorso ostico, faticoso e selvaggio; questo versante di salita, un tempo utilizzato per le battute di caccia come si desume dal nome della via, è oggi meta solamente di qualche appassionato ravanatore nei mughi.
Il percorso ha inizio a Sott’Anzas, borgata del comune di Andreis. Dalle case del paesino si scende nel Torrente Susaibes e lo si costeggia seguendo i segni del sentiero CAI 979. In corrispondenza della sorgente denominata “Aga dal Muscle”, si lascia il 979 che sale a sinistra con un percorso ad anello attorno al Monte Ciavac (il punto più alto dell’anello è l’inizio del “sentiero Zerbinatti” al monte Raut) e si continua dritti per una decina di metri. Sulla destra si prende il sentiero CAI 979a denominato “Plangiaria-Albins” che sale molto ripido con dei numerosi tornantini esposti sulla valle sottostante. Si entra quindi in un fitto bosco di pini da cui si ha una bella visuale verso la parete ovest del Monte Raut e la cresta che lo collega al Monte Castello:

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Monte Castello, Cjadreon e Randelino dal sentiero Plangiaria-Albins
Arrivati al punto più alto del Sentiero, lo si abbandona entrando nel bosco alla nostra sinistra: l’inizio della via è poco visibile a causa dei numerosi schianti che non consentono di vedere i bollini sbiaditi sugli alberi. Non bisogna salire in diagonale verso destra o sinistra ma è necessario continuare dritti fino a che non sono di nuovo visibili i segnavia.
La traccia prosegue su un crinale che non è altro che il margine sinistro del pascolo di Albins: da qui le pareti del Raut sembrano inacessibili da quanto sono ripide. Seguendo una freccia che invita a spostarsi sulla sinistra, si entra alla base di un canalone erboso che va risalito fino alla base delle pareti ben visibili dal basso.

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Risalendo il canalone erboso
Arrivati sotto alle pareti strapiombanti, la traccia ci indica di passare alla loro base e proseguire verso destra. Si entra in un bosco molto pendente, dove alcuni passaggi sono da fare “di forza” aiutandoci con le radici. Si giunge quindi su una crestina dominata dai mughi: guidati da qualche bollo e da alcuni tagli provvidenziali, la salita risulta essere più agevole.
Certi passaggi però non sono così banali; è bene prendere con forza i fidati mughi aiutandosi nella progressione.

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La crestina al suo culmine spiana e devia a sinistra con un breve passaggio esposto. Si esce alla base di un ripido canalone erboso incassato e delimitato a destra e sinistra dalle pareti rocciose. Con parecchia fatica lo si risale per una settantina di metri di dislivello uscendo a destra nei ripidi pratoni del Raut.
Qui terminano i segni e i bollini: bisogna ora risalire il pendente pratone e puntare ad una sella di mughi, che non è altro che la forcellina quotata 1530 m nella cartina Tabacco.

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Verso la forcella mugosa quotata 1530 m
Piccola divagazione: dalla selletta mugosa parte una via secondaria di salita alla vetta e denominata “variante della grotta”. Se si presta particolare attenzione, infatti, in corrispondenza della cima del Raut si può vedere sulla verticale sotto ad essa una bella grotta, poco conosciuta e frequentata.
Per raggiungerla, dunque, dalla quota 1530 m si traversa diagonalmente verso sinistra e si sale lungo il ripido canale pratoso che conduce alla grotta. Quest’ultima si trova ad un’altezza di circa 1950 m: da essa, risalendo un canalino erboso di circa 70 m si giunge sulla cresta del Raut a circa 15 metri dalla croce di vetta.

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Il ripido pendio che conduce alla grotta

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La grotta del Monte Raut
Tornando a noi, invece, spostandoci sulla destra della sella, senza percorso obbligato, va risalito il pendio erboso puntando alla evidente fascia mugosa che si vede in alto sotto le rocce di vetta. Una volta arrivati alla fascia mugosa in alto ci si accorge che è talmente fitta da essere impenetrabile: bisogna aggirarla sulla destra scendendo in un valloncello erboso misto a roccette che richiedono alcuni passaggi di semplice arrampicata.

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Si passa a destra per evitare la fascia di mughi

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Risalita del canalino misto roccette nella sua parte bassa
Si esce dunque al culmine della fascia mugosa, al termine della Via dei Cacciatori. Urge una bella pausa per ricaricare le pile in vista della parte più ostica, ovvero l’uscita finale in cresta.
Due sono le possibilità: la variante diretta di uscita che oppone dei passaggi su roccia di III grado ed esce in prossimità del cavetto in cresta oppure la variante di uscita più facile, quella a forma di ().
Mentre per la variante di III va risalito interamente il canalino finale fino ad arrivare alla base delle rocce e seguire l'evidente intaglio, per reperire la traccia che porta al canalino d’uscita di I si sale per qualche decina di metri fino a che è possibile divallare sulla destra. Seguendo un traverso esposto si passa alla base delle pareti verso destra per circa un centinaio di metri.

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Sulla parte finale del traverso
La traccia è parecchio esposta e richiede una buona dose di attenzione. Il traverso termina quando è visibile il caratteristico canalino d’uscita a (): non bisogna scendere dal traverso sul canalone, bensì salire la paretina di II grado (un po’ esposto) che si ha alla propria sinistra. Così facendo ci si porta agevolmente alla base del facile canalino finale di I grado che esce in cresta.
In cresta ci si ricongiunge col sentiero classico di salita alla vetta del Monte Raut; si segue il sentiero di cresta che supera con un cavetto un breve saltino di roccia e si arriva agevolmente alla croce rossa di vetta.

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L'uscita di I in cresta
Salita appagante e molto faticosa. I segni sono stati recentemente ripassati fino all’uscita del primo canalino erboso, dopo di che latitano fino a quota 1700 m. Abbiamo provveduto a lasciare qualche ometto da indicazione sul traverso finale per l’uscita di I grado.
Da percorrere solo con belle giornate, possibilmente in autunno o primavera, e con ottima preparazione fisica.
Difficoltà di II grado nel passaggio finale in uscita dal traverso, qualche I grado nella parte bassa della Via.
Tempo di salita 5 ore pause comprese; da abbinare in discesa al percorso classico che scende a Pala Barzana o al Sentiero Zerbinatti per coloro che sono dotati di buona gamba.

20/06/2021 Matteo S., Alberto T, Alessandro C.


2. SENTIERO ZERBINATTI - RAUT PER IL RIO DE RAUDELIN
Questo itinerario è a mio parere il più spettacolare dei 4 elencati per la grande varietà del percorso e dei paesaggi.
Come per la Via dei cacciatori, questo itinerario parte dalla borgata di Sott'Anzas nel comune di Andreis. Si scende, seguendo i segni CAI 979, sul corso del Torrente Susaibes nella faglia Periadriatica: alla sorgente denominata “Aga dal Muscle”, si stacca sulla sinistra il sentiero naturalistico del Monte Ciavac che bisogna percorrere fino al suo punto più alto.

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La deviazione per il sentiero del Mont Ciavac in corrispondenza dell'Aga dal Muscle

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Forcella nella zona "Le Pitte"​

Il sentiero naturalistico sale ripido passando per una zona denominata "le salarie"; scavallato oltre la forcella visibile nella foto precedente, si arriva al punto più alto del sentiero. E' impossibile sbagliarsi poichè in corrispondenza di quel punto il sentiero naturalistico scende; l'inizio del "sentiero Zerbinatti" è invece nel bosco alla nostra destra. Nell'ultima visita da noi effettuata (primavera 2021) l'attacco del sentiero non era più visibile come un tempo, poiché la zona è stata interessata da numerosi schianti. Bisogna quindi oltrepassare con un po' di zig-zag questi alberi a terra e giungere in corrispondenza di un ghiaione non così facilmente attraversabile.

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I ghiaioni da attraversare; in fondo il Monte Castello​

Si passa quindi a fianco di numerose cascatelle: attorno ai 1000 metri di altitudine, sulla sinistra in alto, aguzzando la vista si può scorgere un masso con la scritta sbiadita “Garibaldins” : inizia qui il sentiero denominato Spigal, che faticosamente condurrebbe all'antro del Monte Castello e alla Cengia dei Garibaldini mete simbolo dei moti garibaldini di Navarons.
Si prosegue invece dritti guadagnando quota nel bosco e riuscendo a scorgere la parete Ovest del Raut che da qui sembra non essere in alcun modo superabile:

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Sulla sinistra in alto, la diagonale erbosa che ci porterà in cresta
Si perviene quindi nei pressi di un anfiteatro roccioso che invita a scendere ripidamente per una cinquantina di metri con qualche passaggio su roccia su cui prestare particolare attenzione. Si è ora nei pressi del Rio de Raudelin, affluente del Torrente Susaibes che si raggiunge in pochi minuti. Il Rio de Raudelin ha origine nella forcellina che divide il massiccio del Raut da quello del Randelino; in assetto escursionistico non è percorribile poichè nella sua parte alta oppone passaggi molto impegnativi, superiori al III.

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Il canalone del Rio de Raudelin e la sua evidente origine in alto
Si risale il Rio de Raudelin sul suo fianco sinistro guidati da qualche bollino fino alla quota di circa 1300 m: si deve ora attraversarlo e, dal fianco destro, risalire una china erbosa che entra ripidamente nel bosco. Si guadagna quota molto velocemente, il sentiero è veramente in piedi! Si esce alla base di un canalone erboso molto lungo e con pendenza superiore al 50%: è questo il tratto più faticoso, anche perchè si sente parecchio la fatica accumulata nelle gambe.

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Il canalone erboso da risalire faticosamente
Al termine del canalone, un cavetto aiuta la progressione in un passaggio roccioso di II: ci si trova sulla Cengla da la Dova, sottile cengia erbosa che consente di sbucare sulla cresta nord del Raut a quota 1930 m. La cengia è in alcuni punti un po' esposta ma la presenza di un provvidenziale cavetto consente di superare agevolmente il passaggio peggiore.

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Passaggio su roccia con cavetto

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Cengla da la Dova
La cengia esce in cresta con una visuale magnifica a 360 gradi: in 15 minuti seguendo i bolli si raggiunge la vetta.

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Dalla cresta: da sx Resettum, Castello, Cjadreon e Randelino
Più di 4 ore e tanto tanto dislivello.
24/05/2020 Matteo S., Alessandro C., Nicolas B.


3. RAUT DA PIAN DELLE MERIE
Il versante di sud-est può essere percorso partendo dalla località di Pian delle Merie, più precisamente nei pressi della chiesetta che sovrasta la borgata.
Si prende a sinistra il sentiero CAI 899 che si innesta nel bosco e oltrepassa più volte il Colvera di Raut. Il tratto sale con una pendenza modesta lasciando sulla sx più volte dei ruderi di vecchie casere abbandonate.
Dopo circa 30 minuti di sentiero, si stacca sulla destra una traccia su un ghiaione segnata sulla Tabacco con il tipico tratteggio nero. Nella realtà l'itinerario è percorso abbastanza frequentemente come si può vedere dai numerosi ometti presenti; il ghiaione va risalito fino ad uscire verso sinistra alla base dei pratoni che portano sotto al Clap del Paredach.

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Il pratone, molto faticoso, consente di guadagnare quota molto velocemente; ad un'altitudine di circa 1500 m, in corrispondenza di due lapide che ricordano altrettanti maniaghesi qui periti negli anni '50, si devia a sinistra con un bel traverso sul prato raggiungendo il sentiero 967 che sale da Pala Barzana verso la forcella Capra e la cima del Raut.

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Nei pratoni prima del traverso verso sx
E' l'itinerario meno "selvaggio" dei quattro qui riportati, da evitare assolutamente d'estate!!


4. RAUT DAL PLAN DI MALGUSTA'
Questo itinerario è sicuramente il più selvaggio dei quattro, quello che è assolutamente senza alcuna traccia o sentiero (non che gli altri siano strade asfaltate..) e che sconsiglio particolarmente per la fatica fatta in cresta.
E' innanzitutto necessario conoscere l'accesso al Plan di Malgustà, a mio parere la zona più bella e selvaggia del Raut; raggiungerlo non è così facile, si può partire dalla casera Chiavalot oppure salire dal Tamer del Basson.
Quando si raggiunge il pratone isolato e solitario del plan di Malgustà, si deve puntare alla forcellina quotata 1628 m visibile al centro nella seguente foto:

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Dal Plan di Malgustà la forcellina 1628 m
Saliti in forcella, il panorama si fa vasto e spettacolare verso le Tranconere, la forcella Clautana, il Dosaip, il Cjadreon e il Randelino.

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Dalla forcella 1628: antecima e cima del Randelino e Cjadreon a destra
Risaliamo interamente il costone, denominato Claps in Tabacco, fino ad un ripido pratino con tracce di camosci che sale a sinistra; la traccia sul costone proseguendo dritto porterebbe all'attacco della "normale" per il Randelino.
Al termine del canalino pratoso, spostandosi a sinistra e facendosi spazio tra i mughi si arriva finalmente alla forcellina tra Raut e Randelino: lascio ai lettori le emozioni che si possono trarre dalla foto che segue.

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Il Randelino sembra così vicino...
Non ci rimaneva altro che tentare ora la risalita della cresta Nord del Raut, soprastante la zona carsica delle Palate: sapevamo fosse piena di mughi, ma non credevamo che la lotta sarebbe stata all’ultimo sangue. Per dare un’idea, senza mai fermarsi, dalla forcelletta fino alla croce ci abbiamo impiegato 3 ore di cui più di 1 immersi totalmente nei mughi: ne siamo usciti vincitori, dopo aver sgranato per bene il rosario.
SCONSIGLIO VIVAMENTE di emularci! Uomo avvisato mezzo salvato...
La nostra scelta di rimanere in cresta ci ha permesso a quota 1960 di ricongiuncerci col sentiero che proviene dalla cengla de la Dova e sale dal Rio de Raudelin e di arrivare abbastanza stremati in cima.
Di seguito una carrellata delle foto di cresta:

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8/11/2020 Matteo S. , Alessandro C.
 

Allegati

Proprio stamattina ammiravo il profilo del Raut molto limpido nel grigiore di questa mattina e le ripidi pareti del Clap del Paredach illuminate dai primi timidi raggi di sole!
Ci son salito 2 volte, una in uno strano dicembre con poca neve e l’altra in un marzo dove sembrava di essere al doppio della quota.
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Proprio stamattina ammiravo il profilo del Raut molto limpido nel grigiore di questa mattina e le ripidi pareti del Clap del Paredach illuminate dai primi timidi raggi di sole!
Ci son salito 2 volte, una in uno strano dicembre con poca neve e l’altra in un marzo dove sembrava di essere al doppio della quota.
Vedi l'allegato 228035
Il Raut ha sempre il suo fascino, ma con il suo mantello non ha eguali!
 

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