Parchi della Calabria
Parco Nazionale del Pollino
Data: 17 maggio 2020
Regione e provincia: Calabria,Cosenza
Località di partenza: Santuario Madonna delle Armi Cerchiara di Calabria
Località di arrivo: Monte Sellaro
Tempo di percorrenza: 6 ore A/R con tutta la calma del mondo osservando alberi,fiori e insetti oltre il resto.
Grado di difficoltà: E
Descrizione delle difficoltà: Nessuna,placido sentiero nel bosco all'inizio con comodi tornanti,pietraia alla fine.Ultimo tratto poco ripido.
Periodo consigliato: Evitare con il caldo intenso,anche se la brevità del percorso non causerebbe problemi particolari.
Segnaletica: Segni biancorossi
Dislivello in salita: 409 m.
Quota massima: 1439 m.
Accesso stradale: A2 uscita Frascineto,SS105 direzione Francavilla Marittima.Poi SP 162 per Cerchiara di Calabria.Salire fino al Passo del Bifurto e piegare a sx fino al Santuario.


Descrizione


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Piacevole escursione sul roccioso Monte Sellaro, estrema propaggine orientale del Massiccio del Pollino. Il toponimo deriva dalla sua conformazione a sella descritta dalle sue due cime, il Sellaro appunto e il più basso Panno Bianco. La sua quota modesta, solo 1439 m. non deve trarre in inganno perché si tratta di una montagna incredibilmente panoramica rispetto ad altre più blasonate.

E' un fantastico balcone che si affaccia sul mar Jonio con il Golfo di Sibari in bella evidenza e l’omonima Piana che da qui si domina interamente. Lo sguardo si estende anche alla Sila lontana e alla Catena Costiera con il Monte Cocuzzo che spicca su tutti. Ma non solo, giungendo in cima per la via normale dal santuario della Madonna delle Armi, si apre all'improvviso un grandioso sipario su tutte le vette più elevate del Pollino e le Timpe con il Raganello che serpeggia a valle.

E' un ottimo itinerario se si ha poco tempo come una mezza giornata, in quanto la strada asfaltata giunge direttamente alla località di partenza e in qualche ora, impegnando il sentiero che si stacca di fianco il Santuario, ti conduce in vetta. Con un po’di tempo in più a disposizione, ritornando alla sella si può tranquillamente salire anche su Panno Bianco facendo attenzione alla cengia leggermente esposta da percorrere e al tratto finale su roccette.

E dopo la bella e divertente salita è d’obbligo visitare il santuario. Infine volendo ci si può fermare per consumare un pasto ai tavolini in legno sotto i pini e al contempo continuare a godere del magnifico panorama che il luogo offre. Unico neo è rappresentato dalla cospicua presenza di visitatori che di solito giungono nei weekend che disturbano non poco la pace del posto invadendo come cavallette le aree pic nic.

Le chiavi di lettura di questa salita sono molteplici, geologiche, storiche, religiose-antropologiche. In primis, lo stupendo santuario da visitare assolutamente, un gioiello incastonato tra le rocce (da questo Madonna delle Armi, dal greco “ton armon,ovvero“delle rocce”).Salendo lungo il sentiero ci si immette all'interno di un incantevole bosco di lecci, pini neri e azaruoli selvatici. Usciti allo scoperto si apre il paesaggio tipicamente roccioso da far west con in bella evidenza lo Sperone del Naufragio, un imponente lastrone calcareo che s'innalza verso il cielo a darti il benvenuto.

Non passano inosservate poi le armoniose stratificazioni a franapoggio delle pareti, testimonianza dei processi di sedimentazione avvenuti milioni di anni fa sul fondo della Tetide, il mare primordiale dal quale si è innalzato l’intero massiccio. In tutto il Pollino si possono osservare queste interessanti ed estetiche strutture, ma qui si evidenziano in maniera marcata.

Però chi l'ha fatta da padrona oggi è stata una miriade di minuscole creature dalla forza prodigiosa, gli scarabei stercorari, praticamente presenti dappertutto, con le loro pallottole di sterco, perfettamente sferiche che facevano rotolare sul suolo intenti a trasportarle con cura nei loro nascondigli. Ci hanno letteralmente accompagnato lungo tutto il percorso. E pensare che questo insetto era venerato nell'Antico Egitto. Era infatti collegato a Khepri, il dio Sole nascente, che si supponeva creasse il Sole ogni giorno in modo analogo a quello con cui lo scarabeo crea la pallottola di sterco. Infine compare anche il solito branco di cavalli e puledri a brado che pascola placidamente tra queste brulle ed assolate pendici non curanti della presenza umana.

Come dicevo il panorama dalla vetta non ha assolutamente eguali. A 360 gradi si osservano le principali elevazioni del Pollino disposte a corona che sono Timpa Principe, Manfriana, Serra Dolcedorme, una piccola porzione di Monte Pollino,Serra Ciavole, Serra Crispo. Poi tutto il settore di Monte Sparviere con la minuscola e appuntita risorgenza della Timpa di Pietrasasso, spettacolare dente di roccia ofiolitica alto più di 50 metri nel territorio di Terranova del Pollino. E poi in processione le quattro Timpe calcaree: Falconara, San Lorenzo, Cassano e Porace.

Probabilmente la vetta del Sellaro è il punto privilegiato dal quale si possono osservare i fenomeni geologici che hanno interessato il massiccio del Pollino nel corso delle ere.Per menzionarne uno si può notare come la valle del Raganello, tra Serra Ciavole e Timpa di San Lorenzo sia riconducibile ad una immensa valle di sprofondamento simile ad una Rift Valley generata da movimenti di tettonica distensiva che ha dato vita alla depressione dove attualmente vegeta il bosco della Fagosa. Molto verosimilmente si presume che il Pollino un tempo raggiungesse l'altezza di 3000 metri con la sua vetta posta pressappoco all'altezza del centro della valle.

Insomma, questo piccolo Sellaro, forse un po’snobbato dagli escursionisti riserva delle sorprese incredibili e inaspettate. Non smette certo di stupire. L'escursione di oggi lo ha dimostrato.

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