Escursione Monti Gemma e Cacume da Patrica

Dati

Data: 19/03/2025
Regione e provincia: Lazio, Frosinone
Località di partenza: Patrica (FR)
Località di arrivo: Patrica (FR)
Tempo di percorrenza: 5h30 minuti soste comprese
Chilometri: 20
Grado di difficoltà: EE
Descrizione delle difficoltà: terreno sassoso, sentiero segnato ma non semplicemente individuabile in alcuni tratti, ambiente estremamente solitario
Periodo consigliato: primavera, autunno, inverno (senza neve)
Segnaletica: presente ma non impeccabile
Dislivello in salita: 1400
Dislivello in discesa: 1400
Quota massima: 1457 m s.l.m.
Accesso stradale:

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/monti-gemma-e-cacume-da-patrica-205403377


Descrizione

L'escursione permette di concatenare due delle vette più rilevanti dei Lepini ciociari, a parere di chi scrive il Gemma è la più bella vetta di tutto il massiccio insieme all' Erdigheta e al Lupone.
L'uscita è estremamente impegnativa per dislivello, difficoltà del fondo e un orientamento tutt'altro che agevole: fino a Monte Cacume le segnature sono più che sufficienti tuttavia la sezione che porta al Gemma è segnata in maniera discontinua. Inoltre appena si esce dalla linea degli alberi si avanza su fondo sassoso e senza alcuna traccia a terra, seguire i bollini sui sassi non è sempre facile. Si consiglia fortemente l'utilizzo del GPS.
La salita al Gemma è molto impegnativa con tratti ripidi e fondo disconnesso, insomma è un'escursione per escursionisti esperti e dotati di sistemi di navigazione digitali o cartacei.
L'ambiente è straordinario con passaggi tra leccete splendide, pianori solitari e affacci incredibili su Simbruini, Ernici, Circeo, Ausoni, costa pontina e i luoghi attraversati sono estremamente selvaggi. Forse è un caso ma è stata l'unica volta in cui sui Lepini ho avuto "problemi" con i cavalli allo stato brado: ben due stalloni, appartenenti a due branchi diversi, mi hanno puntato facendomi chiaramente capire che la mia presenza fosse sgradita. Ho associato questo comportamento alla scarsa presenza di escursionisti in queste zone.
 

Allegati

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Ultima modifica:
Dati

Data: 19/03/2025
Regione e provincia: Lazio, Frosinone
Località di partenza: Patrica (FR)
Località di arrivo: Patrica (FR)
Tempo di percorrenza: 5h30 minuti soste comprese
Chilometri: 20
Grado di difficoltà: EE
Descrizione delle difficoltà: terreno sassoso, sentiero segnato ma non semplicemente individuabile in alcuni tratti, ambiente estremamente solitario
Periodo consigliato: primavera, autunno, inverno (senza neve)
Segnaletica: presente ma non impeccabile
Dislivello in salita: 1400
Dislivello in discesa: 1400
Quota massima: 1457 m s.l.m.
Zone a me totalmente sconosciute. Più volte le ho valutate ma per ora ho sempre rimandato, in attesa di riuscire a concatenarle con un arrivo con i mezzi pubblici.

Anche a me nel passato hanno dato problemi cavalli, mucche e anche pecore. Come dici tu in assenza di passaggio sentono più forte la territorialità.
 
Per quello che vale (ho senz' altro una esperienza più limitata) credo che quello dello stallone sia il comportamento proprio del maschio (dominante?) della sua specie, più che altro è raro incontrarne per l'uso di lasciare al pascolo le sole femmine ed i puledri, se non altro, ritengo, per l' intento da parte degli allevatori di evitare problemi, senz' altro, a maggior ragione, in zone frequentate.

===

Anche io ho subito il fascino dei percorsi meno frequentati dei Lepini, anche se non posso dire di conoscere quelle zone comprendo il commento di @southrim per essermici "affacciato" almeno un paio di volte.

===

@Montinvisibili immagino (ma non l' ho verificato!) che per un eventuale accesso con i mezzi pubblici alla zona sud orientale dei Lepini si debbano considerare centri più grandi come Carpineto e Supino, se ciò possa dar luogo ad una qualche soluzione non saprei dirlo ma senz' altro la zona meriterebbe.
 
Per quello che vale (ho senz' altro una esperienza più limitata) credo che quello dello stallone sia il comportamento proprio del maschio (dominante?) della sua specie, più che altro è raro incontrarne per l'uso di lasciare al pascolo le sole femmine ed i puledri, se non altro, ritengo, per l' intento da parte degli allevatori di evitare problemi, senz' altro, a maggior ragione, in zone frequentate.

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Anche io ho subito il fascino dei percorsi meno frequentati dei Lepini, anche se non posso dire di conoscere quelle zone comprendo il commento di @southrim per essermici "affacciato" almeno un paio di volte.

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@Montinvisibili immagino (ma non l' ho verificato!) che per un eventuale accesso con i mezzi pubblici alla zona sud orientale dei Lepini si debbano considerare centri più grandi come Carpineto e Supino, se ciò possa dar luogo ad una qualche soluzione non saprei dirlo ma senz' altro la zona meriterebbe.
Sì il comportamento è assolutamente quello ma io da lepinaro incallito e frequentatore assiduo della zona del Semprevisa - Erdigheta ho incontrato i branchi innumerevoli volte (ad esempio a Fonte Sambuco e a Campo Rosello) e solo una volta avevo rilevato questo comportamento. Può darsi sia un caso ma credo che quelle zone siano davvero molto solitarie e che siano quindi disabituati a veder passare gente.
Comunque @Montinvisibili secondo me i Lepini ti piacerebbero tantissimo specialmente negli angoli meno noti.
 
foto decisamente notevoli :)

domanda, cosa sono quelle capanne? ricostruzioni di capanne preistoriche o cosa?
Sono le costruzioni tradizionali che si usavano nelle lestre delle paludi pontine e sui monti circostanti. Costruzioni di riparo per pastori e mandriani realizzate in pietra calcarea a secco, legno e paglia. Il bello è che quelle in foto non sono ricostruzioni per i turisti ma veri e propri ricoveri utilizzati dai mandriani locali.

http://www.pontiniaweb.it/2010/03/30/labitazione-primitiva-in-agro-pontino-la-lestra/
 
spettacolo!!! chissa' da quanti secoli (millenni) fanno cose del genere!!!

grassssie :)
Purtroppo la furia modernista ha totalmente cancellato la cultura nomade che ha per chissà quanto vissuto quei territori. La malaria e la transumanza delle bufale creava lo spostamento dai Lepini alle Paludi stagionalmente attraverso vie d'acqua e vie a terra. C'era una vita dura legata alla pesca delle rane, all'allevamento delle bufale, alla caccia e a chissà cos'altro e il tutto era ritmato dal ritmo di vita dell'anofele.
 
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