Escursione Migliori messaggi della discussione: Noi “quelli del Monte Gennaro”

  1. mezcal

    mezcal

    Dal:
    12 Maggio 2010
    Nome:
    Sandro
    Ma perché vai sempre sul Monte Gennaro? Mi verrebbe da rispondere come l’inglese Mallory in merito all’Everest, con un laconico “perché sta la”, ma visto il confronto antietetico e ridicolo mi limito a dare altre risposte.

    I motivi per cui vado sempre su questa vetta sono molteplici e la prima risposta che mi viene in mente è in realtà una domanda: ma dove la trovi una montagna che sale per 1000 metri di dislivello in 5 km a 60 km di distanza da casa mia?

    Inizialmente ci andavo quasi esclusivamente per allenarmi e mandare su di giri il cuore, così ho cominciato a frequentarlo qualche anno fa. L’obiettivo, che quasi rasentava il parossismo, era di salire i 1000 metri di dislivello, in meno di 1 ora, cosa che mi è riuscita solo un paio di volte in occasione di due gare trail. Ma poi ho scoperto il piacere di salire per il semplice motivo di stare in mezzo alla natura, vedere come cambia l’ambiente con l’avvicendarsi delle stagioni. In quei sentieri ho diversi amici che ritrovo sempre: il grande faggio, che saluto sempre con un abbraccio e un bacio, il grande acero montano e il grande agrifoglio.

    Poi c’è la vetta, mi piacciono quei 15 minuti di sosta in silenzio, dopo la fatica della salita. Sento il mio cuore che rallenta i battiti, mi siedo e do uno sguardo intorno, saluto le grandi montagne che spuntano tra altri rilievi: Il Vettore, sua maestà il Corno Grande e il Velino. Quindi mi giro verso il mare, s’intravedono le isole pontine e sotto la grande città di Roma. Nel silenzio assoluto della vetta mi immagino tutta la frenesia della città e mi viene in mente una frase del grande Bonatti “Da quassù il mondo degli uomini altro non sembra che follia, grigiore racchiuso dentro se stesso. E pensare che lo si reputa vivo soltanto perché è caotico e rumoroso”

    Da un po' di tempo salgo anche con Jamie, il mio cane e a volte perdo del tempo per ritrovarlo, mentre attratto dagli odori si perde oltre il sentiero.

    Da inizio anno sono salito su 29 volte, quasi sempre per lo stesso itinerario e quasi sempre da solo. Una volta ho fatto anche la doppia: sono salito in vetta, sceso e risalito di nuovo per lo stesso itinerario: 2000 metri di passione. Quando mi va bene, riesco a salire e scendere in circa due ore, compresa la sosta di 10/15 minuti in vetta, ma ultimamente, da quando vado con il cane ne impiego circa 3. Questo mi permette di tornare a casa abbastanza presto a metà mattinata.

    Qui s’incontrano spesso le stesse persone, che in una sorta di pellegrinaggio ripetono più volte il rito dell’ascensione alla vetta.

    Primo fra tutti Gerardo, un signore di 81 anni che qui ci arriva con la corriera da Roma. L’ho incontrato per la prima volta anni fa e continuo ad incontrarlo in questi giorni. Mi ha raccontato che pochi anni prima, arrivava a Marcellina col bus alle 8,15 e riusciva a scendere per 11,30 in tempo per la corriera di ritorno.

    C’è Enza, la regina del Velino, che insieme a suo marito è salita più di 1000 volte su questa montagna abruzzese e ora sta ripiegando sul Gennaro e penso che a breve eguagli il suo primato anche su questa montagna.

    C’è Roberta, una ragazza di Velletri, che arriva a Marcellina con i mezzi pubblici impiegando 2 ore e mezzo e sale sempre in solitaria.

    C’è Andrea, corridore e appassionato di natura, che ogni tanto andava a controllare le foto trappole piazzate da queste parti alla ricerca del lupo e del gatto selvatico.

    Poi ci sono tutti i trail runner che vivono sotto la montagna e che spesso incontro di corsa: Maurizio, che ha un bar proprio dove inizia il sentiero dei 1000 metri di dislivello, tappa fissa per me al rientro dalla montagna. Paolo, che vive a Marcellina ed esce da casa per arrivare in vetta in circa 50 minuti. Antonella, la vichinga che qui si allena spesso e ottiene grandi risultati in gara. Franco, pensionato solitario che ha forza e determinazione da vendere.

    C’è anche Onofrio, che sta qui sul forum che sale spesso

    Insomma siamo un bel gruppo di pazzi.

    Qui un po' di foto sparse di quest'anno, le ultime 3 non sono le mie, mi sono state date da mio cugino (l'autore è Stefano Palmeri):

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    Il Terminillo e poco più a destra il Monte Vettore e il Redentore
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    Ultima modifica: 31 Dicembre 2017
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  2. Montinvisibili

    Montinvisibili

    Dal:
    18 Giugno 2015
    Località:
    Roma
    Nome:
    Marco
    Bella dichiarazione di amore per una montagna, e un territorio, che è anche fra i miei preferiti.
    Ho conosciuto i Lucretili e il Monte Gennaro relativamente tardi, nel 1992 (però... quanto tempo è passato!), quando arrivai a Guidonia giovane ufficiale di complemento, e la prima volta mi ci portò il mio Comandante. Da allora li ho girati in ogni recesso e sono sicuramente il territorio dove ho dormito più spesso in tenda.
    Il Gennaro è una presenza preponderante su Roma, ogni volta che scorgo la sua mole triangolare provo la rassicurazione che danno le cose conosciute, eppure la maggior parte delle persone che conosco non lo nota neppure o non sa che montagna sia, arrivando a confonderla con il Terminillo.
     
    Ultima modifica: 3 Gennaio 2018
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  3. mezcal

    mezcal

    Dal:
    12 Maggio 2010
    Nome:
    Sandro
    Grazie a tutti per l'apprezzamenti.

    Bella fortuna avere la Laga davanti casa ;)

    Vedo che sei di Ostia, io sono di Acilia e c'impiego circa 50 minuti andando tranquillo, tu ci metterai 10 minuti in più. Quando vai fammelo sapere, magari facciamo conoscere i nostri fidi.

    Verissimo. E da Roma si riesce ad apprezzare tutto il suo sviluppo in altezza!
     
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  4. lanfranco51

    lanfranco51

    Dal:
    3 Ottobre 2014
    Località:
    roma
    Nietzsche diceva che l'intelligenza di una persona si misura in base alla quantità di solitudine che riesce a sopportare. Ma già se si parla di "sopportare"vuol dire che non si sta poi così bene. Ognuno ha la sua misura,c'è chi da solo non va mai e quindi perde molte occasioni di uscita e chi anche in pochi si trova male. Se sei solo, sei solo di te stesso,se sei con altri sei di tutti gli altri e si potrebbe continuare molto. Ognuno deve trovare il suo modo.
     
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  5. Henry Thoreau

    Henry Thoreau

    Dal:
    16 Febbraio 2010
    Nome:
    Andrea
    Questo forum, dopo essere stato per anni presenza quotidiana si è poi via via rarefatto.
    Anche se sono convinto che ciò sarebbe stato comunque ineluttabile - come impone la traiettoria ortodossa di ogni parabola - in realtà ciò che ha scatenato ed accelerato il processo è stata la progressiva migrazione su Facebook di tante delle persone con cui interloquivo (o forse sarebbe meglio dire che sono state "fagocitate" da FB): sicchè io stesso dopo lunga resistenza mi sono ritrovato a "dovermi" accodare, pena perdere i contatti.

    Guardando ora in retrospettiva, tanto più alla luce delle ultime disavventure di FB, mi viene un po' da sorridere, sebbene con un retrogusto amaro : proprio io che per anni ho ripudiato i social network, ho sperimentato il lato perverso di questi ultimi, che di fatto creano un effetto-gregge di massa titillando e mettendo a nudo tutte le venature di vanità, esibizionismo, che sia pur in misura molto diversa albergano nella grande maggioranza delle persone : paradossalmente, i mezzi "social" esalta proprio quanto di più egocentrico c'è nell'animo umano. Sembrano concepiti per aprire diaframmi e spaccare i gruppi preesistenti proprio facendo leva su questi grimaldelli psicologici, una sorta di piede di porco con il quale finiscono per ottenere trasferimenti di massa, ancor più incredibili per la naturalezza e la docilità con le quali vengono ottenuti anche da chi ne farebbe volentieri a meno (e appunto io stesso ne sono l'esempio). Perché in realtà per i renitenti a quelle lusinghe c'è un'implicita punizione : restare isolati, perdere i famigerati "contatti".
    A poco vale essere amanti della solitudine, ossia del saper stare da soli "cercato" e "voluto" ; perché il solitario non è uno snob, nè necessariamente un eremita, ma come dice Fabrizio De Andrè nel suo "Elogio" (che riporto in calce), anche "l'uomo che frequenta la Solitudine, sa quanto importanti sono i suoi simili per lui e quanto smisuratamente ne ha bisogno". In altri termini, amare la solitudine non implica saper sopportare l'isolamento (che è invece lo star da soli "passivo", ossia subìto).
    Tutto questo per dire come, in realtà, io sui social mi sia sempre sentito nel mio intimo come un pesce fuor d'acqua. La sottile sensazione di essere trattato come una merce, una pedina utile ad alimentare involontariamente catene di Sant'Antonio, come del resto i noti fatti ultimi hanno dimostrato.
    E viceversa, un forum come questo - seppure in apparenza tradito e frequentato sempre meno - sia in realtà sempre rimasto in fondo al cuore un po' come il tetto di una capanna, o come la sorgente del fiume a cui ho sempre avuto la sensazione di risalire come un salmone dopo aver appunto nuotato nel grande mare di FB. Pesce fuor d'acqua, in tutti i sensi.
    E così, data appunto la saltuarietà della frequenza, accade di notare soltanto dopo settimane o addirittura mesi thread come questo (o come quello di Montinvisibili sul trekking del Nuria) che in un attimo mi riportano alla mia dimensione originaria, come se non me ne fossi mai allontanato. Come tornare nel liquido amniotico della placenta dove si è stati concepiti.
    Ogni volta, in occasioni come questa, il forum mi appare come un giacimento creduto esaurito troppo in fretta, e che invece rivela sempre un'infinità di falde e filoni inesplorati, vivi più che mai. Persino in molti scritti lasciati disseminati da me stesso anni prima, quasi "un altro me", che non di rado risvegliano vibrazioni e frequenze altrimenti irreplicabili, doppiamente sorprendenti appunto perché mi sembra di leggere un'altra persona.

    Se c'è qualcosa di più inadatto a esibire erudizione oppure rambismi prestazionali in un racconto, questo è sicuramente il Gennaro. L'hanno fatto tutti, è alla portata di tutti.
    Ma proprio qui sta il punto. Questa descrizione del Monte Gennaro, del "proprio" Gennaro, dove il monte si trasforma da un semplice toponimo a un "luogo" (ossia diviene il teatro di una storia personale, un intreccio di obiettivi, incontri, sensazioni, ricordi), è la quintessenza di una delle cose che più mi piacciono : la condivisione in senso vero.
    Che non è affatto quella dell'accezione usurpata proprio dai social, bensì appunto una sorta di "dividere se stessi con" gli altri. Un 'escursione non è solo squadernare foto, ma donare il risultato di un'introspezione.
    Per realizzare la quale non basta un comodo clic, e tantomeno per spiegarla a parole. Non tanto perché ne servano di complicate, anzi spesso il segreto è nelle parole semplici; quanto perché nell'infinità di parole semplici-ma-banali si tratta di trovare quelle semplici-ma-profonde, che è come identificare la giusta combinazione d'una cassaforte tra milioni possibili.
    Eppure, se si lascia parlare il cuore senza il filtro della mente, diventa molto più facile.
    In questo caso specifico, a me è bastato questo passaggio per capire tutto, per farmi già "intuire" cosa potesse essere tutto il resto : "In quei sentieri ho diversi amici che ritrovo sempre: il grande faggio, che saluto sempre con un abbraccio e un bacio, il grande acero montano e il grande agrifoglio.
    Poi c’è la vetta, mi piacciono quei 15 minuti di sosta in silenzio, dopo la fatica della salita. Sento il mio cuore che rallenta i battiti, mi siedo e do uno sguardo intorno
    , (...)".
    Non credo di essere stucchevole o retorico se dico che, proprio nella loro semplicità, queste parole hanno l'effetto di una rugiada : idratano l'animo con la dolcezza di un'endovena.

    Diciamo la verità : nell'abbracciare e baciare un albero, tantopiù "un" albero preciso - quasi che un uomo moderno avesse un rigurgito di tribalismo di millenni prima - c'è qualcosa di meravigliosamente matto, così come un po' nelle mille salite sul Velino di Enza e del marito, che sono di fatto anche quelle altrettanti abbracci e baci alla montagna. Del resto l'hai detto tu : "Siamo un gruppo di pazzi".
    E tuttavia un condensato di pazzia se visto con gli occhi dei milioni di persone che stanno laggiù, in quel mondo che appare come un informe gigantesco formicolio e che, come dice Bonatti, si crede vivo solo perché caotico e rumoroso, mentre invece è proprio esso - visto da lassù - a sembrare folle.
    Dunque il paradosso di due follie dirimpettaie, a confronto : ma una gioiosa, e un'altra "grigia e racchiusa in se stessa". Qual è la vera follia ? Chi è l'uomo che sta andando "contromano" sulla strada, e chi nel verso giusto?

    In realtà questo ritorno al Gennaro, al Velino, o al Bianco (quello che faceva Bonatti, per il quale il Bianco era "un grande padre a cui sentiva il bisogno di tornare"), o a qualunque altro "luogo personale", altro non è che l'obbedienza a un istinto ancestrale che solo in pochi, purtroppo, sono rimasti a non soffocare immersi in questa dittatura della cieca unidirezionalità in avanti, fosse anche dritti verso un burrone
    Leggendo questi post mi sento come un lupo che annusa il branco, i suoi simili, pochi ma buoni, certo bersagli in un mondo sempre più inospitale per loro, ma che bene o male riescono ancora a non darsi pace.

    Caro Sandro, in uno dei tuoi futuri (e a quanto pare numerosi) ritorni sul Gennaro, mi farebbe davvero piacere rivederti e accompagnarti.

    Chiudo riportando un brano che trovo molto bello scritto, ai tempi, da Fabrizio De Andrè e Ivano Fossati.
    L' "elogio della solitudine". Proprio perché, in fondo, mi sembra contenere almeno un frammento di spiegazione all'istinto di questi ritorni reiterati e solitari nello stesso luogo.
    In fondo, è proprio sapendo star soli che si riesce a saper essere "compagni" per gli altri.

    "C’è un UOMO che non disdegna la Solitudine, non la teme, non la disprezza, non la considera una sventura, anzi spesso la ricerca per farsi compagnia.
    In sua compagnia quell’UOMO può guardare dentro se stesso pur sapendo che scorgerà sempre e solo un tenue raggio di luce, mai il chiarore completo del giorno.
    Dentro l’apparente abisso della Solitudine quell’UOMO ama sprofondare. Dentro quell’abisso infatti egli raggiunge la sommità del cielo ed ammira l’infinito tutt’intorno.
    L’UOMO che frequenta la Solitudine, sa quanto importanti sono i suoi simili per lui e quanto smisuratamente ne ha bisogno.
    L’UOMO la cui mano è stretta a quella della Solitudine ha imparato che molto più numerose sono le mani di quelli che cercano le sue.
    L’UOMO che trova riparo all’ombra della Solitudine, sa quanto grande è lo smarrimento di chi, dentro a pareti di cemento armato, cerca rifugio senza mai trovarlo.
    L’UOMO che siede stanco ai piedi della Solitudine, sa quanto affaticati e gonfi siano i piedi di coloro che senza mai fermarsi, corrono tutta la vita senza una meta.
    L’UOMO che sa gustare il cibo invisibile che la Solitudine gli porge, sa quanto grande è la fame di coloro che pensano soltanto a riempire il carrello della spesa e i ripiani del frigo.
    L’UOMO che si disseta dell’acqua che la Solitudine gli versa nel cavo delle mani, sa quanto inestinguibile è la sete di coloro che scambiano uno zampillo di sorgente, per un vuoto a perdere pieno di bollicine o alcol.
    L’UOMO che ama ed è ricambiato dalla Solitudine, custodisce per se ogni cosa del passato, afferra con le braccia il presente e guarda lontano al domani.
    Quell’UOMO è geloso della sua Solitudine, non la scambia perciò con quella di nessuno altro. E la difende a denti stretti e con le mani ferite, la sua Solitudine quando gli altri gliela vogliono rubare.
    Quell’UOMO in compagnia della sua Solitudine non si sente mai solo, mai perde il coraggio e la forza.
    Di quell’UOMO e della sua Solitudine nessuno potrà mai temere alcunchè.

    ==========================================

    Si sa, non tutti se la possono permettere: non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto di solito.
    Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con sé stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri.

    Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell’anacoretismo né dell’eremitaggio, non è che si debba fare gli eremiti, o gli anacoreti; è che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita (non è che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d’identità), credo di averla vissuta; mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura".
     

    Ultima modifica: 11 Aprile 2018
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  6. Henry Thoreau

    Henry Thoreau

    Dal:
    16 Febbraio 2010
    Nome:
    Andrea
    Appena avrò un po' di tempo scriverò qualche altra cosa, se non altro perché nel frattempo ho messo meglio a fuoco cos'è che mi ha particolarmente colpito e attirato in questo thread e, malato di perfezionismo come sono, mi scoccia sempre lasciare le cose con "update" in sospeso :D . Del resto credo che susciterei un po' di curiosità se già solo mi limitassi a dire come e perché sia stato il titolo stesso ad attirarmi, con quel "Noi, quelli..." simile a un ibrido tra due cose antitetiche che solo over40 possono ricordare : "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino" e "Quelli della notte" :) .

    Ma soprattutto quel "noi", messo lì a mo' di frontespizio, sembra quasi un invito sottinteso a rendere il thread "seriale": ossia partecipato da chiunque abbia qualche frammento di storia personale incastonato sul Gennaro, da condividere con gli altri per formare un gran bel mosaico che nobiliti come merita questo monte così in apparenza plebeo.
    Ed allora, nel solco di questo approccio interpretativo, fornirò con piacere un paio di miei personali contributi a cui resto particolarmente legato (curiosamente proprio il più recente ed uno dei più remoti) anche perché coinvolge almeno altri 3 partecipanti storici di questo forum, compreso un aneddoto riguardante l'admin.
    Giusto per dimostrare come appunto la storia del Gennaro sia un po' la storia di tutti e il titolo del thread, in fondo, sembri proprio fatto apposta per suggerire ciò.
     
    Ultima modifica: 12 Aprile 2018
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  7. lanfranco51

    lanfranco51

    Dal:
    3 Ottobre 2014
    Località:
    roma
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  8. Nico80

    Nico80

    Dal:
    16 Novembre 2015
    Località:
    Genova
    Molto bello. Complimenti
     
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  9. Piervi

    Piervi

    Dal:
    30 Luglio 2010
    Località:
    Dolcedo
    Nome:
    Pier Vittorio
    Mi piace la tua filosofia. Che è anche un po la mia.
    Anche io sono innamorato dei monti sopra casa, uno in particolare ed ogni tanto mi dico <quasi quasi vado a vedere come sta>
    foto magnifiche!!
     
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  10. OrsoGrigio66

    OrsoGrigio66

    Dal:
    17 Giugno 2015
    Località:
    Genova
    Bellissimo. Grazie per aver condiviso.
     
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