Viaggio NOTTE DI NATALE NELLA STAZIONE DU NAPOLI

di Tore R.


Ero salito sul treno sbagliato.
Nella fretta di partire scambiai il treno per Milano per quello diretto a Torino.
Era la vigilia di Natale del 1990 e stavo rientrando da Palermo per festeggiare il Natale a casa. Iniziai il viaggio con lo sguardo perso oltre il finestrino, dentro quel mare blu intenso, nella corsa del treno che via via lasciava indietro ogni granello, profumo e sapore della terra dove venne forgiato il mio DNA. Passai lo Stretto sul ponte del traghetto, nel buio assoluto, dove vento gelido, cielo e mare erano un unico ed inquitante corpo tenebroso. Quando il treno lasciò Villa San Giovanni mi addornentai.
Ma a Sapri mi destò il controllore avvertendomi che avrei dovuto cambiare treno a Napoli, poiché a suo dire dietro c’è ne sarebbe stato un altro per la mia destinazione.
Sbarcai a Napoli Centrale intorno a mezzanotte. Ma sui binari non c’era più nessun treno. Andai a guardare sul tabellone cartaceo delle partenze e scoprii che il primo treno utile per Torino era alle 21,05 della sera successiva. Cominciai a pensare a come organizzarmi, in tasca avevo le ultime 50 mila lire che non mi sarebbero bastate per andare in albergo, i bar erano chiusi, la sala d’aspetto chiusa e la temperatura era scesa a +5 gradi… Avevo in tasca due pacchi Marlboro ed un block notes con una penna biro ed un paio di canne. Avrei dovuto trascorrere la una notte in bianco fino al mattino successivo...
Accesi la prima sigaretta, due boccate e mi si avvicinò un tizio robusto, un sedicente venditore di biglietti di una lotteria che per 5000 lire mi prometteva le mille e una notte, con vincite sicure. Un tipo simpatico ma nonostante le sue insistenze declinai l’offerta. Non ne fui meravigliato Napoli poteva essere qualunque cosa avesse voluto, bastava ascoltare e vedere come cercava di sedurmi..
Poco dopo si avvinò un altro tizio, alto, magrissimo, con la faccia da ratto che con voce roca cercava di offrirmi un servizio taxi a suo dire conveniente. Ma io non avevo nessun luogo da raggiungere e lo congedai.
Trascorse mezz’ora e mi si avvicinò un ragazzo, piccolo e smagrito per chiedermi una sigaretta, poi questo si mise ad attacar bottone, raccontarmi la sua sciagurata vita di drogato, ma non capii molto, poiché questo parlava in dialetto stretto. Scomparso il tizio, rollai e accesi una canna di erba e boccata dopo boccata tutto divenne piacevolmente surreale. Nel mentee una donna sui 40-45 anni si sedette accanto a me ed anche questa prese a parlare di sé… Napoli adora parlare di se. Era una prostituta a fine carriera, grande esperta di uomini, non solo per il fattore sessuale, ma anche psicologico. Era in attesa del primo treno per un paese nelle vicinanze di Napoli. Mi disse che quella era l’ultima notte di lavoro a Natale, che dall’anno nuovo in avanti avrebbe vissuto di rendita poiché in 25 anni di clientela a domicilio si era pure arricchita… poi con lo svarione in testa non capii più una parola di quello che diceva. Se ne andò anche lei.
Accesi una sigaretta e pensai che
ascoltare le storie e tragedie umane, anche le più noiose, faceva riflettere sulla complessità dell’esistenza umana. Verso le 6,30 lentamente presero ad arrivare i treni ai binari. Alle 8,00 il mio stomaco iniziò a dire la sua con una certa prepotenza e mezz’ora dopo apri anche il bar interno, così mi accomodai ordinando un latte caldo e due sfogliatelle.
Il cielo era grigio ed il sonno e la stanchezza stavano per avere la meglio… Niente treni, nemmeno per Roma.
Mi ricordai di una conoscente, Giulia, che viveva a Napoli. Consultai l’agendina e trovai anche il suo numero. La chiamami e con tutta la naturalezza di uno sfacciato (quale ero) le raccontai la storia e lei venne a prendermi insieme alle sue sorelle più grandi.
Mi accolse cordialmente, ma non andammo subito a casa. Fui coinvolto in un tour per il suo parentado per lo scambio degli auguri e per raccogliere i regali. A quel punto per il sonno tutto divenne come un’esperienza extracorporea. Giungemmo a casa sua per le 13,30 dove partecipai ad un lauto pranzo con “solo” 20 persone preparato da sua madre. Conobbi anche suo padre un uomo buono e intelligente con cui dialogai a lungo.
Nel pomeriggio segui la tombolata fra amici, una cinquantina di persone in tutto. I napoletani hanno una spiccata socialità, sono molto ospitali e per loro la privacy si riduce alla toilette.
La giornata proseguì così fino alle 20,30 poi dopo aver salutato Giulia e tutti i suoi famigli, suo padre mi riportò in stazione dove ci congedammo. Il treno lasciò lentamente il binario per iniziare la sua corsa nel buio ed io essendo solo nello scompartimento cuccette, accesi l'ultima canna e pensiero dopo pensiero sprofondai in un sonno psichedelico.
 

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