- Parchi della Calabria
-
- Parco Nazionale del Pollino
Data: 05-06/09/2026
Regione e provincia: Calabria
Località di partenza: Colle dell'Impiso
Località di arrivo: Colle dell'Impiso
Tempo di percorrenza: 2 giorni
Chilometri: 32,49
Grado di difficoltà:
Descrizione delle difficoltà: approvvigionamento acqua
Segnaletica: presente, ogni tanto
Dislivello in salita: 2.149
Dislivello in discesa: 2.149
Quota massima: 2.267 Serra Dolcedorme
Accesso stradale: uscita auostradale Campotenese
Descrizione
Ho messo a fuoco questo trekking due mesi prima di farlo, prima ancora di sapere a che distanza fosse. Ma una volta deciso, nulla mia ha distolto dalla sua realizzazione, neanche le 5 ore di auto necessarie per raggiungere Colle dell’Impiso e neanche il fatto che il giorno della partenza dovessi accompagnare mio figlio all’aeroporto; Le previsioni meteo del venerdì, davano due giorni di sole pieno: mi sono detto ora o mai più! Ho “studiato” a lungo, tracce, fonti e sorgenti d’acqua, ho chiesto informazioni su questo forum, ho previsto anche un piano B: nel caso fossi stato in difficoltà, avrei evitato di passare su due delle 10 vette previste, avendole già fatte anni fa. Insomma, mi pareva di aver programmato tutto per bene.
Sabato 05/09/2026.
E invece, tutto è andato diversamente, fin da quando sabato mattina sono uscito da casa in ritardo di mezz’ora e un’altra mezz’ora si è persa all’aeroporto. A Colle dell’Impiso ci sono arrivato dopo le 12, gli ultimi chilometri in auto con l’angoscia di non trovare parcheggio lì davanti. Ad un certo punto mi si è accodata un’auto e per me era chiaro che farla passare significava perdere l’ultimo posto auto. E così ho accelerato, fin quando non sono arrivato in un punto con una fonte sulla destra e varie auto parcheggiate. Già, la fonte che cercavo, per vuotare le due bottiglie con l’acqua di Roma…ma non potevo certo fermarmi! In quel punto però, si inseriscono davanti a me ben tre auto! Già mi immagino come finirà, mi accodo e percorro gli ultimi metri, vedo la piazzola singola che precede di poche centinaia di metri il parcheggio di Colle dell’Impiso già occupata e penso che non è un bel segno…arrivo finalmente al parcheggio finale, nel punto di inizio del sentiero, ed è ovviamente già pieno di auto. Ci sono anche auto parcheggiate sul lato sinistro! Non ho scelta, procedo avanti cercando di riorganizzare le idee. Dopo duecento metri, sulla sinistra, vedo un’auto parcheggiata in una sorta di piazzola di brecciolino: accanto a lei, parcheggio la mia auto: sono salvo.
Sono uscito di casa da sei ore, ho trovato parcheggio vicino all’inizio del mio anello, mi rilasso e faccio tutto con calma. I 3 litri di acqua son quelli di Roma, ma andranno bene comunque. Mentre raggiungo l’inizio dell’anello accendo il gps che contiene due tracce del Pollino, due tracce per il Monte del Papa da fare lunedì ed una traccia del Monte Miletto nel Matese per il trekking del martedì. Già perché avendo studiato l’anello del Pollino per quasi due mesi, mi è anche venuto in mente di farmi altre due vette nei giorni successivi, prendendomi due giorni di ferie. Senza avere nessuna certezza di farcela fisicamente neanche a completare l’anello nel we!
Tornando al gps, mi accorgo che non risponde ai comandi. Mi fermo proprio nel punto di inizio del sentiero. E’ vero che le stesse tracce che ho sul gps le ho caricate sul telefono, ma è impensabile sostituire il gps col telefono! Perdo altro tempo, poi fortunatamente faccio la mossa giusta: apro il vano batteria, levo le batterie, e riposiziono la micro SD. Tutto va a posto, inizio a camminare alle 12:25 e so già che adotterò il mio piano B che però realizzo che non è poi così dettagliato.
Salgo verso la mia prima vetta e so che è il dislivello maggiore dei due giorni: fortunatamente sono “muscolarmente” riposato per cui riesco ad arrivare in vetta con qualche minuto di anticipo rispetto ai tempi della cartellonistica. Mentre scendo in direzione della Fonte Gaudolino, ipotizzo anche di fermarmi al rifugio, che nelle mie fantasie, dovrei trovare vuoto e tutto per me. Arrivo alla Fonte alle 15:15 e la trovo occupata da una vacca che letteralmente lecca il tubo per bere il filo di acqua che ne fuoriesce. Mi tornano in mente le parole di “Pollinofantastico” che aveva ipotizzato che la fonte fosse appunto a secco. Mi dirigo verso il rifugio, in cui trovo già presenti sei o sette persone e perfino tende montate all’esterno.
Meglio così, l’idea di dormire al rifugio non aveva senso: troppo vicino al punto di inizio e troppo lontano alla fine dell’anello. Inoltre sono solo le 15:30 e devo approfittare delle 4 ore di luce residua per andare più avanti possibile. Mi ricordo comunque che lì vicino ci stava un’altra sorgente e riesco a trovarla grazie alle indicazioni degli occupanti del rifugio: Fonte Spezzavummola, che evidentemente le vacche non conoscono. Il getto è ben più generoso della Fonte Gaudolino e finalmente riempio le mie uniche due bottiglie (3 litri in tutto) con acqua fresca. Torno sui miei passi, e riprendo a seguire la mia traccia che mi porterà poco prima delle 18:30 sulla mia seconda vetta: Serra del Pollinello. Giusto il tempo di perdere un pò di quota e si fa l’ora di cercare il luogo in cui bivaccherò. La ricerca non è stata breve, ma alla fine ho trovato il posto perfetto: appartato, pianeggiante, erboso (ma non troppo), ai margini del bosco.
Monto il mio telo 2 x 2, disponendolo a diamante: un vertice fissato al suolo, il vertice opposto lungo la diagonale, fissato a circa 1 m di altezza col bastoncino da trekking e i due vertici ortogonali anch’essi fissati a terra La forma mi è venuta in mente in ufficio. Sicuramente è più semplice e veloce dell’ultima volta. Conserva tuttavia la stessa debolezza strutturale: si tiene in piedi per miracolo, ma a me basta e avanza. La cena la salto, del resto quello che mi sono portato per pranzo è ancora lì e se non mi andava a pranzo, tanto meno mi va per cena. Mi butto sulle barrette.
Il bilancio, ricavato a posteriori, di questa sosta dice che ho percorso il primo giorno 10,3 km, sui circa 30 previsti, e superato un dislivello accumulato di m 1.022. Dice anche che il gps non si è mosso per 12 ore e 49 minuti.
Domenica 06/09/2026
La notte passa e mi sveglio alle 06:30. Colazione veloce con succo di arancia e plumcake, smontaggio telo, sgonfiaggio e piegamento materassino (solo per questo mi parte mezz’ora), sacco a pelo, rifacimento completo dello zaino incasinatissimo.
Sono pronto per rimettermi in marcia solo alle ore 08:00.
Esco dalla conca in cui ho bivaccato e la osservo come fosse la prima volta. La sera prima non mi ero accorto di nulla, tale era la concentrazione per carcare un fazzoletto di prato orizzontale.
Ora mi accorgo del bosco che avevo alle spalle e del fatto che mi ero posizionato sul fondo di una specie di conca: sarà per questo che durante la notte, l’umidità massima è stata l’86%.
Riprendo a seguire la mia traccia: mi aspettano una serie di vette abbastanza ravvicinate. Mi dirigo sulla terza vetta, Timpa di Valle Piana, che raggiungo poco prima delle 09:00, e la successiva quarta vetta, Serra Dolcedorme, che raggiungo 45 minuti più tardi. Qui mi prendo un attimo per fare un bilancio dell’acqua che mi rimane. Tiro fuori le due bottiglie (da cui bevo alternativamente per bilanciare lo zaino) e stimo poco più di due litri residui. Mi conforta l’idea che più avanti, sulla carta, dovrei avere varie possibilità di rifornimento (poi rivelatesi speranze infondate). I panorami si aprono ed in fretta, con ulteriori soli 45 minuti di camminata, raggiungo la quinta vetta, Timpa Pino di Michele a quota 2.069m. Sono solo le 10:30 e mi appresto a scendere di quota per 270 metri, per raggiungere i piani di Acquafredda a quota 1.800 con la relativa Sorgente di Acquafredda. Questo è il punto che nella mia programmazione iniziale, avrei dovuto raggiungere il primo giorno, sia per bivaccare, sia soprattutto per il rifornimento di acqua, che le descrizioni davano come affiorante dal prato e/o dalla roccia. Per l’occasione mi ero portato della amuchina ed un contagocce, nonché due limoni per mitigarne il sapore, rimasti inutilizzati. Infatti la sorgente, raggiunta poco prima delle 12:00, si è rivelata come una distesa di fango e acqua, senza riuscire a rintracciare neanche da dove venisse l’acqua e senza vedere nessuno scorrimento. Grande delusione, soprattutto perché se avessi rispettato i tempi che avevo programmato, sarei arrivato qui ieri sul tardi, senza alcuna possibilità di rifornimento di acqua.
Non mi resta che proseguire, con l’acqua che mi rimane, per cercare di rifornirmi alla prossima sorgente. Mi dirigo, con non poca fatica, verso la mia sesta vetta, Serra delle Ciavole Sud. Sulla carta, appena dopo, ci doveva stare una sorgente. Sono solo leggende, non trovo nessuna sorgente quindi via per la vicinissima settima vetta, Serra delle Ciavole. Vicina si, ma che fatica raggiungerla. Mi ritrovo ad arrampicare, perfino a tornare indietro per non assumermi ulteriori rischi di caduta, con la convinzione di aver sbagliato qualcosa. Ma ormai sono li, seguo la cresta, e raggiungo la vetta poco dopo le 14:00. In questi ultimi tratti percorsi e davanti a me, aumenta la presenza di pini loricati, sia in piena forma, sia ormai secchi, ma ancora in piedi. E’ tutto magnifico. Proseguendo per la mia ultima vetta che raggiungo poco prima delle 16:00, Serretta della Porticella, passo prima per il “Giardino degli Dei”, luogo famoso per la presenza di pini loricati secolari.
Subito dopo l’ultima vetta, mi butto a sinistra, non volendo passare sulla Serra di Crispo, e mi incammino sulla via del ritorno, per chiudere l’anello e tornare a Colle dell’Impiso. Non ho idea del tempo necessario, ma non ha importanza visto che sono riuscito a completare quanto mi ero prefissato. L’acqua residua, nel frattempo, è scesa a circa mezzo litro, e diventa la mia prima preoccupazione. Mi ricordo di aver caricato un file sul gps, con la collocazione di varie fonti e sorgenti del Pollino, tra cui alcune di mio interesse: consulto le tracce ma non compare! E’ qui che però avviene il “miracolo”: incontro un padre con i suoi due figli che vengono dalla parte opposta alla mia e ci ritroviamo faccia a faccia. Mi viene spontaneo chiedergli se avessero notizie di fonti nelle vicinanze, ed il padre mi conferma la cosa e mi rassicura, di fronte ai miei dubbi dettati dalla precedenti ”fregature”. Li seguo, e poche decine di metri dopo un cartello segnala La Sorgente Pitt’Accurc a d una distanza di 25 minuti. Non è nella mia direzione, ma non ha alcuna importanza aggiungere un’ora al mio anello. Alle 16:15 raggiungiamo la sorgente. E’ stupenda, con protezione del punto da cui sgorga l’acqua per evitare che ci vadano le vacche, e con vasche piene d’acqua per loro. Il getto è quello più generoso tra tutte le precedenti fonti trovate, ed è gelida. Mi fermo per mezz’ora, bevo a più riprese, riempio le due bottiglie, parlo con due giovani escursionisti che chiedono notizie di altre fonti e gli confermo che la Sorgente Spezzavummola è attiva. La cosa li rassicura, perché non è un dato preso dalla mappa, ma un dato preso dal vivo il giorno prima!
Riparto a malincuore da quella oasi di “fresco”, tornando sui miei passi e riprendendo il mio percorso verso Colle dell’Impiso. Dopo circa un’ora di cammino, alle ore 18:00, vedo un cartello con le distanze che mi preannuncia ancora 2 ore e dieci minuti per raggiungere Colle dell’Impiso.
La cosa mi lascia l’amaro in bocca, poiché sempre nei miei piani/progetti, sarei dovuto arrivare all’auto nel pieno del pomeriggio, mente qui si paventa un arrivo col buio. Poco male per la notte, visto che con me ho la frontale, ma ciò ha riflessi su quello di cui avevo fantasticato: avere il tempo di cercare un posto dove dormire in un letto e mangiare da qualche parte. Accelero il passo, per combattere quella previsione, e riesco a chiudere l’anello in un’ora e quindici minuti, anziché in due ore e 10.
È comunque tardi per fare quanto avevo in mente, ma dopo due giorni di quasi digiuno, rimane la voglia di concedermi un letto ed un pasto come si deve. Nei pressi dell’inizio del sentiero, su strada, ci sono cartelli che fanno riferimento ad un rifugio. Prendo nota e chiedo a google (il gran cazzaro) se il rifugio è aperto, se ci posso mangiare e se ci posso dormire. Il GC mi conferma tutto, quindi imposto il navigatore ed in pochi minuti mi porta prima in una sterrata che poi finisce su un prato! Parcheggio accanto ad un’altra auto, e chiedo a dei figuri che stavano pasteggiando li, dove diavolo fosse il rifugio. Mi indicano la direzione,100 metri più avanti…ci vado a piedi, incontro una signora che esce dal rifugio….chiedo se posso mangiare e mi dice di no, che non fanno la cena…pazienza…chiedo se posso dormire e mi dice un altro no, non fanno quel servizio. Sconfitto su tutta la linea, me ne torno in auto pensando alle cazzate del GC. Intanto si è fatto buio, chiedo di nuovo a Google e mi indica un altro rifugio. Vado in quella direzione, finche non mi dice di girare in una stradello buio da percorrere per alcuni km. Pensando alla precedente esperienza, non trovo il coraggio di perdere ulteriore tempo, immaginando di non trovare quello che cerco, e capisco che non ho alternative se non quelle di dirigermi verso il lago Laudemio, per l’escursione del giorno dopo, a un’ora e trenta di auto. Fortunatamente, lungo la strada, incontro una pizzeria, con lo stesso nome del rifugio precedente e mi fermo per esaudire almeno uno dei desideri! Chiedo umilmente se posso mangiare, pronto anche a ricevere una risposta negativa, ma la signora mi dice di si. Approfittando del momento positivo, chiedo se si possa anche dormire, ma qui ricevo il due di picche. Pazienza, non si può avere tutto. Dopo cena, riparto con almeno la pancia piena, arrivando nel piazzale deserto del lago Laudemio dopo le 22. Non ho alternative, non saprei neanche dove montare la tenda e non ne ho voglia, decido che dormire in auto sia la cosa migliore.
Facendo un bilancio dei due giorni passati nel Parco del Pollino, non posso che constatare che nulla di ciò che avevo programmato è stato rispettato e pur tuttavia, che tutto alla fine è andato incredibilmente bene, proprio perché le cose hanno preso una piega diversa, casuale.
Il Parco del Pollino rispetta il nome del nostro @pollinofantastico, è qualcosa di meraviglioso e unico...peccato solo che Da Roma sia così lontano. Felice comunque di esserci stato per due giorni, di averci bivaccato, degli incredibili panorami di cui ho goduto di tutti gli imprevisti che ho dovuto fronteggiare e di come alla fine ne sono uscito senza problemi.
Chissà che prima o poi, io non riesca a tornarci, magari in gruppo, mettendo a frutto questa esperienza.
Regione e provincia: Calabria
Località di partenza: Colle dell'Impiso
Località di arrivo: Colle dell'Impiso
Tempo di percorrenza: 2 giorni
Chilometri: 32,49
Grado di difficoltà:
Descrizione delle difficoltà: approvvigionamento acqua
Segnaletica: presente, ogni tanto
Dislivello in salita: 2.149
Dislivello in discesa: 2.149
Quota massima: 2.267 Serra Dolcedorme
Accesso stradale: uscita auostradale Campotenese
Descrizione
Ho messo a fuoco questo trekking due mesi prima di farlo, prima ancora di sapere a che distanza fosse. Ma una volta deciso, nulla mia ha distolto dalla sua realizzazione, neanche le 5 ore di auto necessarie per raggiungere Colle dell’Impiso e neanche il fatto che il giorno della partenza dovessi accompagnare mio figlio all’aeroporto; Le previsioni meteo del venerdì, davano due giorni di sole pieno: mi sono detto ora o mai più! Ho “studiato” a lungo, tracce, fonti e sorgenti d’acqua, ho chiesto informazioni su questo forum, ho previsto anche un piano B: nel caso fossi stato in difficoltà, avrei evitato di passare su due delle 10 vette previste, avendole già fatte anni fa. Insomma, mi pareva di aver programmato tutto per bene.
Sabato 05/09/2026.
E invece, tutto è andato diversamente, fin da quando sabato mattina sono uscito da casa in ritardo di mezz’ora e un’altra mezz’ora si è persa all’aeroporto. A Colle dell’Impiso ci sono arrivato dopo le 12, gli ultimi chilometri in auto con l’angoscia di non trovare parcheggio lì davanti. Ad un certo punto mi si è accodata un’auto e per me era chiaro che farla passare significava perdere l’ultimo posto auto. E così ho accelerato, fin quando non sono arrivato in un punto con una fonte sulla destra e varie auto parcheggiate. Già, la fonte che cercavo, per vuotare le due bottiglie con l’acqua di Roma…ma non potevo certo fermarmi! In quel punto però, si inseriscono davanti a me ben tre auto! Già mi immagino come finirà, mi accodo e percorro gli ultimi metri, vedo la piazzola singola che precede di poche centinaia di metri il parcheggio di Colle dell’Impiso già occupata e penso che non è un bel segno…arrivo finalmente al parcheggio finale, nel punto di inizio del sentiero, ed è ovviamente già pieno di auto. Ci sono anche auto parcheggiate sul lato sinistro! Non ho scelta, procedo avanti cercando di riorganizzare le idee. Dopo duecento metri, sulla sinistra, vedo un’auto parcheggiata in una sorta di piazzola di brecciolino: accanto a lei, parcheggio la mia auto: sono salvo.
Sono uscito di casa da sei ore, ho trovato parcheggio vicino all’inizio del mio anello, mi rilasso e faccio tutto con calma. I 3 litri di acqua son quelli di Roma, ma andranno bene comunque. Mentre raggiungo l’inizio dell’anello accendo il gps che contiene due tracce del Pollino, due tracce per il Monte del Papa da fare lunedì ed una traccia del Monte Miletto nel Matese per il trekking del martedì. Già perché avendo studiato l’anello del Pollino per quasi due mesi, mi è anche venuto in mente di farmi altre due vette nei giorni successivi, prendendomi due giorni di ferie. Senza avere nessuna certezza di farcela fisicamente neanche a completare l’anello nel we!
Tornando al gps, mi accorgo che non risponde ai comandi. Mi fermo proprio nel punto di inizio del sentiero. E’ vero che le stesse tracce che ho sul gps le ho caricate sul telefono, ma è impensabile sostituire il gps col telefono! Perdo altro tempo, poi fortunatamente faccio la mossa giusta: apro il vano batteria, levo le batterie, e riposiziono la micro SD. Tutto va a posto, inizio a camminare alle 12:25 e so già che adotterò il mio piano B che però realizzo che non è poi così dettagliato.
Salgo verso la mia prima vetta e so che è il dislivello maggiore dei due giorni: fortunatamente sono “muscolarmente” riposato per cui riesco ad arrivare in vetta con qualche minuto di anticipo rispetto ai tempi della cartellonistica. Mentre scendo in direzione della Fonte Gaudolino, ipotizzo anche di fermarmi al rifugio, che nelle mie fantasie, dovrei trovare vuoto e tutto per me. Arrivo alla Fonte alle 15:15 e la trovo occupata da una vacca che letteralmente lecca il tubo per bere il filo di acqua che ne fuoriesce. Mi tornano in mente le parole di “Pollinofantastico” che aveva ipotizzato che la fonte fosse appunto a secco. Mi dirigo verso il rifugio, in cui trovo già presenti sei o sette persone e perfino tende montate all’esterno.
Meglio così, l’idea di dormire al rifugio non aveva senso: troppo vicino al punto di inizio e troppo lontano alla fine dell’anello. Inoltre sono solo le 15:30 e devo approfittare delle 4 ore di luce residua per andare più avanti possibile. Mi ricordo comunque che lì vicino ci stava un’altra sorgente e riesco a trovarla grazie alle indicazioni degli occupanti del rifugio: Fonte Spezzavummola, che evidentemente le vacche non conoscono. Il getto è ben più generoso della Fonte Gaudolino e finalmente riempio le mie uniche due bottiglie (3 litri in tutto) con acqua fresca. Torno sui miei passi, e riprendo a seguire la mia traccia che mi porterà poco prima delle 18:30 sulla mia seconda vetta: Serra del Pollinello. Giusto il tempo di perdere un pò di quota e si fa l’ora di cercare il luogo in cui bivaccherò. La ricerca non è stata breve, ma alla fine ho trovato il posto perfetto: appartato, pianeggiante, erboso (ma non troppo), ai margini del bosco.
Monto il mio telo 2 x 2, disponendolo a diamante: un vertice fissato al suolo, il vertice opposto lungo la diagonale, fissato a circa 1 m di altezza col bastoncino da trekking e i due vertici ortogonali anch’essi fissati a terra La forma mi è venuta in mente in ufficio. Sicuramente è più semplice e veloce dell’ultima volta. Conserva tuttavia la stessa debolezza strutturale: si tiene in piedi per miracolo, ma a me basta e avanza. La cena la salto, del resto quello che mi sono portato per pranzo è ancora lì e se non mi andava a pranzo, tanto meno mi va per cena. Mi butto sulle barrette.
Il bilancio, ricavato a posteriori, di questa sosta dice che ho percorso il primo giorno 10,3 km, sui circa 30 previsti, e superato un dislivello accumulato di m 1.022. Dice anche che il gps non si è mosso per 12 ore e 49 minuti.
Domenica 06/09/2026
La notte passa e mi sveglio alle 06:30. Colazione veloce con succo di arancia e plumcake, smontaggio telo, sgonfiaggio e piegamento materassino (solo per questo mi parte mezz’ora), sacco a pelo, rifacimento completo dello zaino incasinatissimo.
Sono pronto per rimettermi in marcia solo alle ore 08:00.
Esco dalla conca in cui ho bivaccato e la osservo come fosse la prima volta. La sera prima non mi ero accorto di nulla, tale era la concentrazione per carcare un fazzoletto di prato orizzontale.
Ora mi accorgo del bosco che avevo alle spalle e del fatto che mi ero posizionato sul fondo di una specie di conca: sarà per questo che durante la notte, l’umidità massima è stata l’86%.
Riprendo a seguire la mia traccia: mi aspettano una serie di vette abbastanza ravvicinate. Mi dirigo sulla terza vetta, Timpa di Valle Piana, che raggiungo poco prima delle 09:00, e la successiva quarta vetta, Serra Dolcedorme, che raggiungo 45 minuti più tardi. Qui mi prendo un attimo per fare un bilancio dell’acqua che mi rimane. Tiro fuori le due bottiglie (da cui bevo alternativamente per bilanciare lo zaino) e stimo poco più di due litri residui. Mi conforta l’idea che più avanti, sulla carta, dovrei avere varie possibilità di rifornimento (poi rivelatesi speranze infondate). I panorami si aprono ed in fretta, con ulteriori soli 45 minuti di camminata, raggiungo la quinta vetta, Timpa Pino di Michele a quota 2.069m. Sono solo le 10:30 e mi appresto a scendere di quota per 270 metri, per raggiungere i piani di Acquafredda a quota 1.800 con la relativa Sorgente di Acquafredda. Questo è il punto che nella mia programmazione iniziale, avrei dovuto raggiungere il primo giorno, sia per bivaccare, sia soprattutto per il rifornimento di acqua, che le descrizioni davano come affiorante dal prato e/o dalla roccia. Per l’occasione mi ero portato della amuchina ed un contagocce, nonché due limoni per mitigarne il sapore, rimasti inutilizzati. Infatti la sorgente, raggiunta poco prima delle 12:00, si è rivelata come una distesa di fango e acqua, senza riuscire a rintracciare neanche da dove venisse l’acqua e senza vedere nessuno scorrimento. Grande delusione, soprattutto perché se avessi rispettato i tempi che avevo programmato, sarei arrivato qui ieri sul tardi, senza alcuna possibilità di rifornimento di acqua.
Non mi resta che proseguire, con l’acqua che mi rimane, per cercare di rifornirmi alla prossima sorgente. Mi dirigo, con non poca fatica, verso la mia sesta vetta, Serra delle Ciavole Sud. Sulla carta, appena dopo, ci doveva stare una sorgente. Sono solo leggende, non trovo nessuna sorgente quindi via per la vicinissima settima vetta, Serra delle Ciavole. Vicina si, ma che fatica raggiungerla. Mi ritrovo ad arrampicare, perfino a tornare indietro per non assumermi ulteriori rischi di caduta, con la convinzione di aver sbagliato qualcosa. Ma ormai sono li, seguo la cresta, e raggiungo la vetta poco dopo le 14:00. In questi ultimi tratti percorsi e davanti a me, aumenta la presenza di pini loricati, sia in piena forma, sia ormai secchi, ma ancora in piedi. E’ tutto magnifico. Proseguendo per la mia ultima vetta che raggiungo poco prima delle 16:00, Serretta della Porticella, passo prima per il “Giardino degli Dei”, luogo famoso per la presenza di pini loricati secolari.
Subito dopo l’ultima vetta, mi butto a sinistra, non volendo passare sulla Serra di Crispo, e mi incammino sulla via del ritorno, per chiudere l’anello e tornare a Colle dell’Impiso. Non ho idea del tempo necessario, ma non ha importanza visto che sono riuscito a completare quanto mi ero prefissato. L’acqua residua, nel frattempo, è scesa a circa mezzo litro, e diventa la mia prima preoccupazione. Mi ricordo di aver caricato un file sul gps, con la collocazione di varie fonti e sorgenti del Pollino, tra cui alcune di mio interesse: consulto le tracce ma non compare! E’ qui che però avviene il “miracolo”: incontro un padre con i suoi due figli che vengono dalla parte opposta alla mia e ci ritroviamo faccia a faccia. Mi viene spontaneo chiedergli se avessero notizie di fonti nelle vicinanze, ed il padre mi conferma la cosa e mi rassicura, di fronte ai miei dubbi dettati dalla precedenti ”fregature”. Li seguo, e poche decine di metri dopo un cartello segnala La Sorgente Pitt’Accurc a d una distanza di 25 minuti. Non è nella mia direzione, ma non ha alcuna importanza aggiungere un’ora al mio anello. Alle 16:15 raggiungiamo la sorgente. E’ stupenda, con protezione del punto da cui sgorga l’acqua per evitare che ci vadano le vacche, e con vasche piene d’acqua per loro. Il getto è quello più generoso tra tutte le precedenti fonti trovate, ed è gelida. Mi fermo per mezz’ora, bevo a più riprese, riempio le due bottiglie, parlo con due giovani escursionisti che chiedono notizie di altre fonti e gli confermo che la Sorgente Spezzavummola è attiva. La cosa li rassicura, perché non è un dato preso dalla mappa, ma un dato preso dal vivo il giorno prima!
Riparto a malincuore da quella oasi di “fresco”, tornando sui miei passi e riprendendo il mio percorso verso Colle dell’Impiso. Dopo circa un’ora di cammino, alle ore 18:00, vedo un cartello con le distanze che mi preannuncia ancora 2 ore e dieci minuti per raggiungere Colle dell’Impiso.
La cosa mi lascia l’amaro in bocca, poiché sempre nei miei piani/progetti, sarei dovuto arrivare all’auto nel pieno del pomeriggio, mente qui si paventa un arrivo col buio. Poco male per la notte, visto che con me ho la frontale, ma ciò ha riflessi su quello di cui avevo fantasticato: avere il tempo di cercare un posto dove dormire in un letto e mangiare da qualche parte. Accelero il passo, per combattere quella previsione, e riesco a chiudere l’anello in un’ora e quindici minuti, anziché in due ore e 10.
È comunque tardi per fare quanto avevo in mente, ma dopo due giorni di quasi digiuno, rimane la voglia di concedermi un letto ed un pasto come si deve. Nei pressi dell’inizio del sentiero, su strada, ci sono cartelli che fanno riferimento ad un rifugio. Prendo nota e chiedo a google (il gran cazzaro) se il rifugio è aperto, se ci posso mangiare e se ci posso dormire. Il GC mi conferma tutto, quindi imposto il navigatore ed in pochi minuti mi porta prima in una sterrata che poi finisce su un prato! Parcheggio accanto ad un’altra auto, e chiedo a dei figuri che stavano pasteggiando li, dove diavolo fosse il rifugio. Mi indicano la direzione,100 metri più avanti…ci vado a piedi, incontro una signora che esce dal rifugio….chiedo se posso mangiare e mi dice di no, che non fanno la cena…pazienza…chiedo se posso dormire e mi dice un altro no, non fanno quel servizio. Sconfitto su tutta la linea, me ne torno in auto pensando alle cazzate del GC. Intanto si è fatto buio, chiedo di nuovo a Google e mi indica un altro rifugio. Vado in quella direzione, finche non mi dice di girare in una stradello buio da percorrere per alcuni km. Pensando alla precedente esperienza, non trovo il coraggio di perdere ulteriore tempo, immaginando di non trovare quello che cerco, e capisco che non ho alternative se non quelle di dirigermi verso il lago Laudemio, per l’escursione del giorno dopo, a un’ora e trenta di auto. Fortunatamente, lungo la strada, incontro una pizzeria, con lo stesso nome del rifugio precedente e mi fermo per esaudire almeno uno dei desideri! Chiedo umilmente se posso mangiare, pronto anche a ricevere una risposta negativa, ma la signora mi dice di si. Approfittando del momento positivo, chiedo se si possa anche dormire, ma qui ricevo il due di picche. Pazienza, non si può avere tutto. Dopo cena, riparto con almeno la pancia piena, arrivando nel piazzale deserto del lago Laudemio dopo le 22. Non ho alternative, non saprei neanche dove montare la tenda e non ne ho voglia, decido che dormire in auto sia la cosa migliore.
Facendo un bilancio dei due giorni passati nel Parco del Pollino, non posso che constatare che nulla di ciò che avevo programmato è stato rispettato e pur tuttavia, che tutto alla fine è andato incredibilmente bene, proprio perché le cose hanno preso una piega diversa, casuale.
Il Parco del Pollino rispetta il nome del nostro @pollinofantastico, è qualcosa di meraviglioso e unico...peccato solo che Da Roma sia così lontano. Felice comunque di esserci stato per due giorni, di averci bivaccato, degli incredibili panorami di cui ho goduto di tutti gli imprevisti che ho dovuto fronteggiare e di come alla fine ne sono uscito senza problemi.
Chissà che prima o poi, io non riesca a tornarci, magari in gruppo, mettendo a frutto questa esperienza.
Allegati
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.Non ricordo se ti ho accennato della sorgente Spezzavummola,forse perché scendendo da Serra del Prete direzione Pollino non la incontri,devi in effetti fare una deviazione e tornare poi sulla traccia.Di Pittaccurc invece ti avevo detto, è questo è stato un bene visto che come pensavo la sorgente di Acquafredda non è utilizzabile.Ho visto anche che hai allungato per il Patriarca che non doveva certo mancare.Penso avrai visto anche Italus scendendo ad'Acquafredda,anche se un po' si confonde tra gli altri alberi.Davvero complimenti, è stato un trekking magnifico.Peccato solo per l'ultima cima,Serra Crispo che per l'ansia di fare notte e la mancanza d'acqua hai preferito non salire.Se pensi di tornare fammi sapere che magari organizziamo qualcosa al di fuori dei soliti circuiti escursionistici.
