Escursione Pizzone e Cima delle Mandrelle

Parchi d'Abruzzo
Parco Nazionale della Majella
Dati
Data: 20 Giugno 2019
Regione e provincia: Abruzzo, Chieti
Località di partenza: Fara San Martino (470 m)
Località di arrivo: Idem
Tempo di percorrenza: 11h30'
Chilometri: 29
Grado di difficoltà: EE
Descrizione delle difficoltà: Lunghezza, dislivello importante, tratti fuori sentiero, cenge esposte, ripidi e scivolosi crinali con sfasciumi, mughete impenetrabili.
Periodo consigliato: Estate e Autunno
Segnaletica: Buona all'interno della rete sentieristica ufficiale, qualche ometto di pietre in corrispondenza delle mughete.
Dislivello in salita: 2500 m
Quote raggiunte: Pizzone (2214 m) e Cima di Sala del Monaco (2214 m)
Accesso stradale: Ho raggiunto Fara San Martino mediante un viaggio della speranza durato più di 3 ore, percorrendo l'A24 con uscita Manoppello Scalo e percorrendo la SS81. Giunto a Fara, è semplice trovare le indicazioni per il Vallone di Santo Spirito, punto di inizio del sentiero H1.
Traccia GPS: https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/pizzone-e-cima-delle-mandrelle-37846541

Descrizione
Un ardito concatenamento.
Questo volevo per unire in un'unica uscita due vette remote e quasi inaccessibili che si trovano nel settore orientale della Majella, due montagne all'ombra dei giganti di questo territorio, non molto frequentate se non da appassionati collezionisti, separate da una profonda vallata e raggiungibili solo dopo molte ore di cammino difficile e disagevole in territorio selvaggio e impervio.
Del resto, questo è il versante orientale della Majella: un insieme di valloni e forre che frastagliano il fianco della Montagna Madre, ripidi pendii che dagli altopiani sommitali precipitano verso il mare, le alte quote dominate dalla presenza delle intricate mughete, il tutto immerso in un profondo senso di isolamento, raggiungibile per me solamente dopo oltre 3 ore di macchina.
Sono le ore 8,30 quando con lo zaino in spalla mi accingo a varcare le Gole di Santo Spirito, dando inizio al mio lungo viaggio all'interno di questo ambiente così remoto e difficile da approcciare.
IMGP2247.JPG
In breve raggiungo le vestigia del celebre monastero:
IMGP2259.JPG
e continuo a percorrere il vallone in leggera pendenza le cui pareti strapiombanti incombono sul sentiero:
IMGP2260.JPG
La giornata calda implica una sosta alle varie polle che si trovano lungo il tratto iniziale del percorso; affianco un gruppo di escursionisti che si recano alla Cascata del Macellaro, pertanto condividiamo questa parte iniziale del sentiero.
L'andatura però è per me troppo lenta: il mio audace progetto richiede ore e km, pertanto saluto i miei improvvisati compagni di viaggio e accelero il passo.
Dopo aver attraversato una zona teatro di una devastante valanga:
IMGP2275.JPG

si giunge alla loc. Bocca dei Valloni (1055 m), dove un cartello indica la deviazione per la Grotta dei Callarelli (sentiero G6). Proseguendo, invece, si percorre tutto il vallone che, tramutandosi in valle di Macchia Lunga e Valle Cannella, arriva fino al M. Amaro.
Il sentiero G6 si inerpica invece sul fianco Nord del vallone e, mediante un'ampia svolta, compie un percorso a ritroso rispetto alla direzione iniziale:
IMGP2291.JPG
La salita richiede impegno e passo costante: ancora mancano molte ore di cammino, la sosta alla fonte del Pesco è obbligatoria per ripristinare le scorte idriche.
Sovente, le aperture della vegetazione mi regalano stupendi scorci di panorami:
IMGP2294.JPG IMGP2300.JPG

Sono nei pressi della Grotta dei Callarelli (1550 m):
IMGP2303.JPG
qui i segni del sentiero si perdono in mezzo alla vegetazione; peraltro io dovrei lasciare il sentiero che risale la valle Acquaviva, per tentare la salita al Pizzone mediante un fosso parallelo:
IMGP2307.JPG

Qui il senso di isolamento è totale:
IMGP2306.JPG IMGP2308.JPG

Questo tratto è molto impegnativo: oltre alla salita "a sensazione", occorre evitare i pini mughi che invadono la sommità delle pareti. Il dislivello che sto accumulando è importante, e la fatica inizia a farsi sentire. Riesco a risalire per un canalino trovandomi su un pianoro che con forte pendenza conduce alla sella tra Acquaviva e Pizzone:
IMGP2309.JPG IMGP2310.JPG

Intravedo il mio obiettivo a 2241 m, ma per arrivarci devo sudare ancora molto. Mi volto per guardare il percorso fatto fin qui per risalire dalla Grotta dei Callarelli e la val Serviera:
IMGP2315.JPG

Ma c'è ancora da arrampicarsi in questi ambienti impervi e ostili:
IMGP2313.JPG IMGP2314.JPG

Dopo un'estenuante salita, evitando canalini franosi e trovando i varchi nella mugheta indicati da sparuti omini di pietre, arrivo finalmente in prossimità della sella:
IMGP2323.JPG
Quello che sulla mappa sembrerebbe un facile cammino in piano per raggiungere la cima del Pizzone, in realtà è un faticoso e sfiancante percorso a zigzag per evitare di essere inghiottiti dai rami del pino mugo:
IMGP2317.JPG IMGP2322.JPG
In qualche modo, aiutato dai preziosi omini di pietra (non sempre facilmente decifrabili), facendomi largo tra le fronde, arrivo esausto e graffiato sul punto trigonometrico del Pizzone:
IMGP2319.JPG

La soddisfazione è breve ed intensa: il mio prossimo obiettivo, che si trova alla medesima quota, proprio davanti a me ma separato da una profonda vallata, già mi sta chiamando:
IMGP2331.JPG IMGP2316.JPG

Pertanto, dimenandomi nuovamente nella mugheta, raggiungo la sella di quota 2240 m:
IMGP2326.JPG

e, letteralmente, mi butto a sinistra sul ripido crinale che precipita verso la valle delle Mandrelle:
IMGP2330.JPG

Qui ha inizio il tratto più difficile dell'escursione: mi trovo a passare su ripide pietraie, scivolosi canali pieni di sfasciumi, salti rocciosi, cenge esposte percorse da irriverenti camosci.
Metto via la mia reflex perchè la discesa richiede la massima concentrazione: qui non è ammesa alcuna distrazione!
Giugno a valle, accompagnato da 3 camosci, dopo una ripida ed impegnativa discesa di 45' dove ho perso 200 m:
IMGP2336.JPG IMGP2337.JPG

La valle delle Mandrelle:
IMGP2339.JPG

Qui si intercetta il sentiero H2, in corrispondenza di un salto roccioso da cui poi la valle diventa una forra inaccessibile:
IMGP2343.JPG IMGP2344.JPG

Dopo aver recuperato un pò di energie, riprendo il cammino lungo il sentiero H2 che, procedendo in leggera discesa, scontorna il fianco Nord-Orientale della lunghissima dorsale che scende dall'altopiano sommitale della Montagna Madre.
E mentre alla mia sinistra vedo i bastioni rocciosi del Pizzone precipitare nella profonda e impervia valle delle Mandrelle:
IMGP2346.JPG IMGP2347.JPG
arrivo in corrispondenza della loc. Grotta dei Porci, dove numerose cavità rocciose sono sfruttate come ricoveri per le attività di pastorizia che si svolgono nel pascolo adiacente, il Piano della Casa.
Qui abbandono il sentiero e, raccogliendo le energie residue, mi accingo a risalire la dorsale in direzione Nord Ovest.
Mi attendono ulteriori 300 m di salita per raggiungere la Cima delle Mandrelle, le gambe sono stanche ma la motivazione non mi manca.
Guadagno dapprima la Cima del Piano della Casa (1955 m):
IMGP2353.JPG
Da qui osservo il mio obiettivo, altri 200 m più alto e almeno 1km più lontano, per giunta infestato dalla mugheta: arrivato a questo punto, affaticato dopo aver camminato per 18 km in questo territorio selvaggio, mi sembra irraggiungibile!
Ma non posso indugiare, la strada da fare è ancora molta e quindi procedo faticosamente con la salita, mentre Acquaviva e Altare si palesano con la loro immensità:
IMGP2360.JPG IMGP2350.JPG

Entrato nella mugheta, mi districo facilmente grazie ai preziosi omini di pietra:
IMGP2358.JPG IMGP2376.JPG

e mi volto ad osservare il Piano della Casa, con dietro il vallone di Santo Spirito che dovrò ripercorrere al mio rientro:
IMGP2362.JPG

Sono ormai prossimo alla vetta, quassù i pini si diradano, compare il paesaggio tipico della Majella:
IMGP2366.JPG IMGP2372.JPG

Ci sono: la Cima delle Mandrelle è raggiunta!
IMGP2367.JPG

Qui l'omino di vetta è ritratto con il Pizzone sullo sfondo, le due cime di oggi, uguali nella quota, così simili, così difficili da raggiungere, dirimpettaie ma separate da questo profondo vallone, eppure, adesso per me, così vicine:
IMGP2373.JPG

E mentre la mia soddisfazione cresce a dismisura, mi riempio gli occhi di questi panorami.
L'alta val Cannella:
IMGP2371.JPG

Il M. Sant'Angelo, appartenente a questa stessa dorsale:
IMGP2369.JPG

L'alta valle delle Mandrelle:
IMGP2370.JPG

L'Acquaviva, con i suoi poderosi bastioni rocciosi:
IMGP2368.JPG

Ed infine, le gole di Santo Spirito che lasciano intravedere il pianoro di Fara San Martino, base del mio rientro, un obiettivo distante altri 10 km e 1800 m più in basso:
IMGP2374.JPG

Esausto ma determinato, riprendo la via del ritorno, scendendo al Piano della Casa:
IMGP2377.JPG

Qui il piacevole incontro con il pastore Salvatore, intento nella sua attività con il suo gregge, personaggio famoso per gli escursionisti di queste zone e persona di elevato spessore umano, da cui molto si impara anche facendo una semplice chiacchierata.
Proprio lui mi da un'imbeccata per abbreviare il percorso per ricongiungermi con il sentiero H2, facendomi attraversare il Piano della Casa e intercettare un sentiero che lui utilizza per portare i suoi muli ad abbeverarsi.
IMGP2380.JPG

Raggiungo la fonte e riempio le mie bottiglie ormai vuote, poi proseguo la mia discesa alla valle di Macchialunga:
IMGP2384.JPG IMGP2385.JPG

Qui, dopo aver intercettato il sentiero H1, inizio la mia lunga ed interminabile discesa all'interno del vallone:
IMGP2389.JPG IMGP2390.JPG

Arrivo al parcheggio di Fara San Martino quando le ombre si sono ormai allungate e le gambe affaticate si muovono solo per inerzia, dopo aver calcato queste montagne per 29 km e oltre 11 ore.
Stremato ma soddisfatto, giungo a casa alle 23, nemmeno provando a spiegare a mia moglie il perchè di tutto questo.
Stavolta ho voluto misurarmi per tentare un'impresa ardua e ambiziosa, una sorta di test per sondare i miei limiti, le mie possibilità, un modo per concatenare queste due vette che, altrimenti, avrebbero richiesto due diverse escursioni comunque impegnative.
Ne è scaturita una giornata di montagna grandiosa, nel cuore della Majella più selvaggia e nascosta, in ambienti austeri, impervi e solitari, probabilmente l'uscita più impegnativa del mio seppur breve repertorio; insomma, un viaggio in cui ho osato oltrepassare i miei limiti, e che tanto mi ha restituito.
Grazie, Majella!
 
Tanto di cappello. Grandissima escursione, solitaria, introspettiva, molto fisica ma anche di grande concentrazione e determinazione. Grazie della bellissima condivisione... Misurarsi dona una felicità che niente e nessuno può intaccare. Ci vuole tanta passione anche per fare tre ore di macchina prima di indossare lo zaino, complimenti!
 
Dati
Data: 20 Giugno 2019
Regione e provincia: Abruzzo, Chieti
Località di partenza: Fara San Martino (470 m)
Località di arrivo: Idem
Tempo di percorrenza: 11h30'
Chilometri: 29
Grado di difficoltà: EE
Descrizione delle difficoltà: Lunghezza, dislivello importante, tratti fuori sentiero, cenge esposte, ripidi e scivolosi crinali con sfasciumi, mughete impenetrabili.
Periodo consigliato: Estate e Autunno
Segnaletica: Buona all'interno della rete sentieristica ufficiale, qualche ometto di pietre in corrispondenza delle mughete.
Dislivello in salita: 2500 m
Quote raggiunte: Pizzone (2214 m) e Cima di Sala del Monaco (2214 m)
Accesso stradale: Ho raggiunto Fara San Martino mediante un viaggio della speranza durato più di 3 ore, percorrendo l'A24 con uscita Manoppello Scalo e percorrendo la SS81. Giunto a Fara, è semplice trovare le indicazioni per il Vallone di Santo Spirito, punto di inizio del sentiero H1.
Traccia GPS: https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/pizzone-e-cima-delle-mandrelle-37846541

Descrizione
Un ardito concatenamento.
Questo volevo per unire in un'unica uscita due vette remote e quasi inaccessibili che si trovano nel settore orientale della Majella, due montagne all'ombra dei giganti di questo territorio, non molto frequentate se non da appassionati collezionisti, separate da una profonda vallata e raggiungibili solo dopo molte ore di cammino difficile e disagevole in territorio selvaggio e impervio.
Del resto, questo è il versante orientale della Majella: un insieme di valloni e forre che frastagliano il fianco della Montagna Madre, ripidi pendii che dagli altopiani sommitali precipitano verso il mare, le alte quote dominate dalla presenza delle intricate mughete, il tutto immerso in un profondo senso di isolamento, raggiungibile per me solamente dopo oltre 3 ore di macchina.
Sono le ore 8,30 quando con lo zaino in spalla mi accingo a varcare le Gole di Santo Spirito, dando inizio al mio lungo viaggio all'interno di questo ambiente così remoto e difficile da approcciare.
Vedi l'allegato 190355
In breve raggiungo le vestigia del celebre monastero:
Vedi l'allegato 190356
e continuo a percorrere il vallone in leggera pendenza le cui pareti strapiombanti incombono sul sentiero:
Vedi l'allegato 190357
La giornata calda implica una sosta alle varie polle che si trovano lungo il tratto iniziale del percorso; affianco un gruppo di escursionisti che si recano alla Cascata del Macellaro, pertanto condividiamo questa parte iniziale del sentiero.
L'andatura però è per me troppo lenta: il mio audace progetto richiede ore e km, pertanto saluto i miei improvvisati compagni di viaggio e accelero il passo.
Dopo aver attraversato una zona teatro di una devastante valanga:
Vedi l'allegato 190358

si giunge alla loc. Bocca dei Valloni (1055 m), dove un cartello indica la deviazione per la Grotta dei Callarelli (sentiero G6). Proseguendo, invece, si percorre tutto il vallone che, tramutandosi in valle di Macchia Lunga e Valle Cannella, arriva fino al M. Amaro.
Il sentiero G6 si inerpica invece sul fianco Nord del vallone e, mediante un'ampia svolta, compie un percorso a ritroso rispetto alla direzione iniziale:
Vedi l'allegato 190360
La salita richiede impegno e passo costante: ancora mancano molte ore di cammino, la sosta alla fonte del Pesco è obbligatoria per ripristinare le scorte idriche.
Sovente, le aperture della vegetazione mi regalano stupendi scorci di panorami:
Vedi l'allegato 190361 Vedi l'allegato 190362

Sono nei pressi della Grotta dei Callarelli (1550 m):
Vedi l'allegato 190363
qui i segni del sentiero si perdono in mezzo alla vegetazione; peraltro io dovrei lasciare il sentiero che risale la valle Acquaviva, per tentare la salita al Pizzone mediante un fosso parallelo:
Vedi l'allegato 190364

Qui il senso di isolamento è totale:
Vedi l'allegato 190365 Vedi l'allegato 190366

Questo tratto è molto impegnativo: oltre alla salita "a sensazione", occorre evitare i pini mughi che invadono la sommità delle pareti. Il dislivello che sto accumulando è importante, e la fatica inizia a farsi sentire. Riesco a risalire per un canalino trovandomi su un pianoro che con forte pendenza conduce alla sella tra Acquaviva e Pizzone:
Vedi l'allegato 190367 Vedi l'allegato 190368

Intravedo il mio obiettivo a 2241 m, ma per arrivarci devo sudare ancora molto. Mi volto per guardare il percorso fatto fin qui per risalire dalla Grotta dei Callarelli e la val Serviera:
Vedi l'allegato 190369

Ma c'è ancora da arrampicarsi in questi ambienti impervi e ostili:
Vedi l'allegato 190370 Vedi l'allegato 190371

Dopo un'estenuante salita, evitando canalini franosi e trovando i varchi nella mugheta indicati da sparuti omini di pietre, arrivo finalmente in prossimità della sella:
Vedi l'allegato 190372
Quello che sulla mappa sembrerebbe un facile cammino in piano per raggiungere la cima del Pizzone, in realtà è un faticoso e sfiancante percorso a zigzag per evitare di essere inghiottiti dai rami del pino mugo:
Vedi l'allegato 190373 Vedi l'allegato 190374
In qualche modo, aiutato dai preziosi omini di pietra (non sempre facilmente decifrabili), facendomi largo tra le fronde, arrivo esausto e graffiato sul punto trigonometrico del Pizzone:
Vedi l'allegato 190375

La soddisfazione è breve ed intensa: il mio prossimo obiettivo, che si trova alla medesima quota, proprio davanti a me ma separato da una profonda vallata, già mi sta chiamando:
Vedi l'allegato 190376 Vedi l'allegato 190377

Pertanto, dimenandomi nuovamente nella mugheta, raggiungo la sella di quota 2240 m:
Vedi l'allegato 190378

e, letteralmente, mi butto a sinistra sul ripido crinale che precipita verso la valle delle Mandrelle:
Vedi l'allegato 190379

Qui ha inizio il tratto più difficile dell'escursione: mi trovo a passare su ripide pietraie, scivolosi canali pieni di sfasciumi, salti rocciosi, cenge esposte percorse da irriverenti camosci.
Metto via la mia reflex perchè la discesa richiede la massima concentrazione: qui non è ammesa alcuna distrazione!
Giugno a valle, accompagnato da 3 camosci, dopo una ripida ed impegnativa discesa di 45' dove ho perso 200 m:
Vedi l'allegato 190380 Vedi l'allegato 190381

La valle delle Mandrelle:
Vedi l'allegato 190382

Qui si intercetta il sentiero H2, in corrispondenza di un salto roccioso da cui poi la valle diventa una forra inaccessibile:
Vedi l'allegato 190383 Vedi l'allegato 190384

Dopo aver recuperato un pò di energie, riprendo il cammino lungo il sentiero H2 che, procedendo in leggera discesa, scontorna il fianco Nord-Orientale della lunghissima dorsale che scende dall'altopiano sommitale della Montagna Madre.
E mentre alla mia sinistra vedo i bastioni rocciosi del Pizzone precipitare nella profonda e impervia valle delle Mandrelle:
Vedi l'allegato 190398 Vedi l'allegato 190399
arrivo in corrispondenza della loc. Grotta dei Porci, dove numerose cavità rocciose sono sfruttate come ricoveri per le attività di pastorizia che si svolgono nel pascolo adiacente, il Piano della Casa.
Qui abbandono il sentiero e, raccogliendo le energie residue, mi accingo a risalire la dorsale in direzione Nord Ovest.
Mi attendono ulteriori 300 m di salita per raggiungere la Cima delle Mandrelle, le gambe sono stanche ma la motivazione non mi manca.
Guadagno dapprima la Cima del Piano della Casa (1955 m):
Vedi l'allegato 190400
Da qui osservo il mio obiettivo, altri 200 m più alto e almeno 1km più lontano, per giunta infestato dalla mugheta: arrivato a questo punto, affaticato dopo aver camminato per 18 km in questo territorio selvaggio, mi sembra irraggiungibile!
Ma non posso indugiare, la strada da fare è ancora molta e quindi procedo faticosamente con la salita, mentre Acquaviva e Altare si palesano con la loro immensità:
Vedi l'allegato 190402 Vedi l'allegato 190401

Entrato nella mugheta, mi districo facilmente grazie ai preziosi omini di pietra:
Vedi l'allegato 190403 Vedi l'allegato 190405

e mi volto ad osservare il Piano della Casa, con dietro il vallone di Santo Spirito che dovrò ripercorrere al mio rientro:
Vedi l'allegato 190404

Sono ormai prossimo alla vetta, quassù i pini si diradano, compare il paesaggio tipico della Majella:
Vedi l'allegato 190406 Vedi l'allegato 190407

Ci sono: la Cima delle Mandrelle è raggiunta!
Vedi l'allegato 190408

Qui l'omino di vetta è ritratto con il Pizzone sullo sfondo, le due cime di oggi, uguali nella quota, così simili, così difficili da raggiungere, dirimpettaie ma separate da questo profondo vallone, eppure, adesso per me, così vicine:
Vedi l'allegato 190409

E mentre la mia soddisfazione cresce a dismisura, mi riempio gli occhi di questi panorami.
L'alta val Cannella:
Vedi l'allegato 190413

Il M. Sant'Angelo, appartenente a questa stessa dorsale:
Vedi l'allegato 190411

L'alta valle delle Mandrelle:
Vedi l'allegato 190412

L'Acquaviva, con i suoi poderosi bastioni rocciosi:
Vedi l'allegato 190410

Ed infine, le gole di Santo Spirito che lasciano intravedere il pianoro di Fara San Martino, base del mio rientro, un obiettivo distante altri 10 km e 1800 m più in basso:
Vedi l'allegato 190414

Esausto ma determinato, riprendo la via del ritorno, scendendo al Piano della Casa:
Vedi l'allegato 190415

Qui il piacevole incontro con il pastore Salvatore, intento nella sua attività con il suo gregge, personaggio famoso per gli escursionisti di queste zone e persona di elevato spessore umano, da cui molto si impara anche facendo una semplice chiacchierata.
Proprio lui mi da un'imbeccata per abbreviare il percorso per ricongiungermi con il sentiero H2, facendomi attraversare il Piano della Casa e intercettare un sentiero che lui utilizza per portare i suoi muli ad abbeverarsi.
Vedi l'allegato 190416

Raggiungo la fonte e riempio le mie bottiglie ormai vuote, poi proseguo la mia discesa alla valle di Macchialunga:
Vedi l'allegato 190417 Vedi l'allegato 190418

Qui, dopo aver intercettato il sentiero H1, inizio la mia lunga ed interminabile discesa all'interno del vallone:
Vedi l'allegato 190419 Vedi l'allegato 190420

Arrivo al parcheggio di Fara San Martino quando le ombre si sono ormai allungate e le gambe affaticate si muovono solo per inerzia, dopo aver calcato queste montagne per 29 km e oltre 11 ore.
Stremato ma soddisfatto, giungo a casa alle 23, nemmeno provando a spiegare a mia moglie il perchè di tutto questo.
StavoltaComplimentoni ho voluto misurarmi per tentare un'impresa ardua e ambiziosa, una sorta di test per sondare i miei limiti, le mie possibilità, un modo per concatenare queste due vette che, altrimenti, avrebbero richiesto due diverse escursioni comunque impegnative.
Ne è scaturita una giornata di montagna grandiosa, nel cuore della Majella più selvaggia e nascosta, in ambienti austeri, impervi e solitari, probabilmente l'uscita più impegnativa del mio seppur breve repertorio; insomma, un viaggio in cui ho osato oltrepassare i miei limiti, e che tanto mi ha restituito.
Grazie, Majella!
Complimentoni,un un giro davvero grandioso.Poi la scelta di andare a conquistare la seconda cima!!Gia' quando si parla di attaccare da Fara e' evidente che non sara' una passeggiata.Panorami eccelsi quelli della Maiella e scenari selvaggi di una bellezza mozzafiato.
 
Ma perché facciamo queste cose? Per scoprire la montagna o per scoprire noi stessi? Eppure se non lo fai (in solitaria) non puoi comprendere quanto sia importante.
La Majella però aiuta con la sua presenza d'acqua. Io ne feci fuori 10 litri.
Ma il pastore non si chiama Domenico?
P.S. Comunque gran bella determinazione.
 
Ultima modifica:
Tanto di cappello. Grandissima escursione, solitaria, introspettiva, molto fisica ma anche di grande concentrazione e determinazione. Grazie della bellissima condivisione... Misurarsi dona una felicità che niente e nessuno può intaccare. Ci vuole tanta passione anche per fare tre ore di macchina prima di indossare lo zaino, complimenti!
Hai centrato appieno il concetto di misurarsi.
A volte sono le motivazioni a spingere molto più della condizione fisica.
Grazie ancora!
 
Complimentoni,un un giro davvero grandioso.Poi la scelta di andare a conquistare la seconda cima!!Gia' quando si parla di attaccare da Fara e' evidente che non sara' una passeggiata.Panorami eccelsi quelli della Maiella e scenari selvaggi di una bellezza mozzafiato.
Fara San Martino è incredibilmente lontana dalle vette nonchè da casa mia ... partire da lì richiede ingenti sacrifici logistici e poi fisici.
Ma poi la Majella sa restituire con gli interessi consentendo di ammirare le bellezze di questi ambienti così remoti e senza tempo. Grazie!
 
Ma perché facciamo queste cose? Per scoprire la montagna o per scoprire noi stessi? Eppure se non lo fai (in solitaria) non puoi comprendere quanto sia importante.
La Majella però aiuta con la sua presenza d'acqua. Io ne feci fuori 10 litri.
Ma il pastore non si chiama Domenico?
P.S. Comunque gran bella determinazione.
Esatto, certe cose vanno provate in solitaria, anche se io inizialmente tentai di trascinare un mio compagno in questa pazzia.
La solitudine e il senso di isolamento all'interno della valle dell'Acquaviva è un ricordo che porterò sempre vivo nel mio intimo, come la discesa alla valle delle Mandrelle per quel crinale inesplorato.
Mi sà che hai ragione, il pastore di Fara si chiama Domenico ...
Grazie per gli apprezzamenti e per condividere le mie stesse motivazioni.
 

Discussioni simili



Contenuti correlati

Alto Basso