Parchi della Calabria
Parco Nazionale del Pollino
Data: 8,9 agosto 2021
Regione e provincia: Calabria Cosenza
Località di partenza: Colle San Martino di Civita 1130 m.
Località di arrivo: Agriturismo Colloreto Morano Calabro 800 m.
Tempo di percorrenza: 14 ore con tutte le soste comprese un'ora nel tentare di dormire
Chilometri: 24 Km
Grado di difficoltà: EE+ (PD la discesa per la Cresta Ovest di Celsa Bianca)
Descrizione delle difficoltà: Percorso lunghissimo.L'unica difficoltà tecnica è presente lungo la discesa per la ripidissima cresta Ovest di Celsa Bianca fino al Varco del Pollinello,eventualmente aggirabile
Periodo consigliato: Non oso pensare d'inverno con la neve quanto ci si impegherebbe.
Segnaletica: Sentiero segnato da Colle della Scala alla Manfriana Orientale.Le bandierine riprendono dal Passo del Vascello fino al bivio per Colle del Malvento.Infine dal Varco del Pollinello fino alla fine.
Dislivello in salita: 1368 m.
Dislivello in discesa: 1818 m.
Quota massima: 2267 m.
Accesso stradale: A2 uscita Frascineto direzione Civita.Prima del paese imboccare la strada montana per Colle Marcione fino a Colle San Martino (500 m.ca dopo la fontana)fino a un bivio.
Traccia GPS: https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/pollino-attraversata-delle-8-cime-80534301

Descrizione

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Da tempo avevo intenzione di realizzare sul Pollino un percorso di cresta emulando se vogliamo il Sentiero del Centenario del Gran Sasso. In realtà stava lì proprio davanti a me, andava solo pianificato. Esiste già una classica sul Pollino, la Via dell’Infinito che da Colle della Scala giunge al Dolcedorme. Già questo è un itinerario lungo, faticoso ma molto appagante. Invece di tornare indietro dalla vetta si sarebbe potuto continuare sul versante opposto verso la cresta di Celsa Bianca e magari fino al Pollinello.

Il tutto si sarebbe dovuto risolvere sul versante sud come per il Centenario. Avvio dunque a Colle San Martino e ritorno a Valle Piana lungo il sentiero IPV1 o “Sentiero della Tagliata”, oppure “Scala dei Moranesi” fino ai ruderi del Colloreto.
Detto fatto. Il giorno stabilito è tra domenica 8 e lunedì 9 agosto. Auto staffetta all’agriturismo Colloreto e start a Colle San Martino 1130 m.

Per farla in barba a “Lucifero” programmiamo la partenza alle 18.30. Ci incamminiamo lungo lo sterrato che conduce a Colle della Scala. Da questo punto andremo a toccare in sequenza ben 8 cime tutte su crinale senza soluzione di continuità: Timpa del Principe per prima (1742m.); Manfriana Orientale (1981 m); Manfriana Occidentale (1955 m.); Timpa del Pino di Michele (2069 m.);Serra Dolcedorme (2267 m);Timpa di Valle Piana (2159 m);Murge di Celsa Bianca(2047m) e infine il Pollinello (1820m). End all’agriturismo Colloreto 840 m.
Fa molto caldo e un vento moderatamente teso che soffia da ovest rende la salita meno penosa, gradevole. Il sentiero CAI 926 che conduce a Colle della Scala è molto panoramico. Si pone in bella evidenza il piramidale monte Sellaro che domina sul Golfo e la Piana di Sibari, e ad un certo punto si ha un bel colpo d’occhio sulle quattro timpe contemporaneamente, Timpa Porace, Cassano, San Lorenzo e Falconara. Davvero un bel quadretto sul settore orientale del Parco.

Cerchiamo di procedere spediti sullo spartiacque sperando di beccare il tramonto sull’anticima di Timpa del Principe ma arriviamo in leggero ritardo perché il sole è appena tramontato dietro la Manfriana. In ogni caso lo scopo di questa notturna non è quello di immortalare albe o tramonti ma di evitare il caldo africano che ci sta attanagliando in questi giorni. La prima cima, Timpa del Principe che raggiungiamo alle 20.00 ci accoglie con un vento fortissimo da sud ovest. Il panorama però è mozzafiato sull’infinito crinale che si allunga verso Manfriana e Dolcedorme che dovremmo percorrere per tutta la lunga notte che ci attende.

Scendiamo così al Passo del Principe al crepuscolo cercando di catturare con le fotocamere scorci di paesaggio approfittando di quel barlume di luce che rimane. Superiamo il monolito dove giacciono i resti della teleferica utilizzata per il trasporto dei tronchi durante le opere di taglio degli anni trenta e giungiamo al di sotto dei due piccoli culmini della Serra di Malaverna. Usciti dal bosco che ne ammanta il fianco nord siamo obbligati a tirare fuori le nostre frontali. Ormai i monti all’orizzonte sono sagome nere e l’oscurità di una notte senza luna comincia ad avvolgere tutto. Un po’oltre Passo Marcellino Serra decidiamo di sostare per una frugale cena così da proseguire con rinnovate energie. Senza nessuna fretta e senza dover battere alcun record ce la prendiamo comoda facendo diverse soste.

Dal passo ci aspetta la dura erta che ci porterà in direttissima alla vetta della Manfriana Orientale. Cominciano a comparire anche i primi pini loricati dalle forme inquietanti abbarbicati sugli strapiombi e sulle rocce inaccessibili che alle luci delle nostre frontali appaiono come spettri bianchi nella notte. E giù a valle le luci di Castrovillari in lontananza ci accompagnano durante la salita per il sentiero di cresta che ci porta finalmente ai 1981 m della Manfriana. Sono le 22.08 e siamo appena alla seconda delle otto vette da conquistare. Prima di abbandonare la cima è d’obbligo uno sguardo ai famosi massi squadrati scolpiti dagli antichi greci nel tentativo di realizzare forse un piccolo tempio al dio Apollo o una torre di osservazione. La perfezione della forma dell’architrave che immortaliamo alle luci delle frontali lascia sbalorditi.

Per raggiungere la vetta Occidentale dobbiamo scendere di quota alla misteriosa Afforcata, l’avvallamento che divide le due cime della Manfriana. Qui termina la traccia segnata e procediamo lungo la ripidissima spalla nord su un terreno accidentato e tra sfasciumi, ed infine passando accanto ad alcuni loricati solitari ne guadagniamo il crinale. La vetta occidentale non ha un culmine ben definito, si tratta di una cresta oblunga costituita da un’interminabile sequenza di cimette rocciose che degrada progressivamente verso il Passo del Vascello. Dopo un divertente saliscendi guadagniamo il punto più elevato a 1955 m alle 23.40.

Il Passo del Vascello, posto a 1945 m, che è un crocevia strategico dei sentieri provenienti dalla Fagosa, dal versante sud della Manfriana e per il Dolcedorme viene raggiunto alle 0.16. Adesso inizia il tratto più duro di tutta l’attraversata che avverrà lungo il maestoso crestone est del Dolcedorme. Prima però facciamo tappa alla nostra quarta cima, Timpa del Pino di Michele a 2069 m. dove sorge un omino di pietra che tocchiamo alle ore 0.30.

A questo punto decidiamo di fermarci per dormire giusto qualche ora. Ci portiamo un po’ oltre la vetta trovando un anfratto comodo e riparato dal vento dove rannicchiarci, ma non riusciamo proprio a prendere sonno. I miei occhi corrono al luccichio lontano dei paesi lontani e mentre contemplano la pace e la bellezza sublime di questi luoghi penso a come in fondo noi uomini siamo talmente piccoli ed insignificanti davanti a tanta grandezza. Mi vengono in mente le parole di Tamara Lunger dopo la sconvolgente esperienza della rinuncia al K2 di quest’inverno: ”Noi esseri umani ci muoviamo e ci concentriamo troppo nelle cose inutili e a volte perdiamo il focus per le cose veramente essenziali e importanti”.

Un tema interessante potrebbe essere quello delle stelle cadenti trovandoci al 9 di agosto, ma niente, anche se il cielo si presenta velato non ne scorgiamo neanche una. Per contro i luminosissimi Giove e Saturno dominano incontrastati la scena sulla volta celeste. Infine tira e molla riusciamo a riposare solo un’ora. Si riprende il cammino per l’ultimo duro tratto che ci porterà al top, i 2267 m di Serra Dolcedorme, nostra quinta cima che raggiungiamo alle le 3.30.

Essendo ancora molto presto abbandoniamo l’idea di aspettare l’alba in cima e così dopo le foto di rito sulla vetta più alta del meridione ci affrettiamo a scendere lungo la via normale fino al cartello che indica Passo del Malvento. Tralasciando le sue indicazioni deviamo a sinistra per risalire la facile prominenza arrotondata di Timpa di Valle Piana quotata 2159 m. alle 4.15. E’ la nostra sesta cima.

Adesso, di nuovo senza traccia dobbiamo procedere in discesa lungo il filo di cresta di Murge di Celsa Bianca, una poderosa parete verticale festonata di pini loricati con orientamento est ovest che si affaccia sul versante sud precipitando vertiginosamente per centinaia di metri. Ad un certo punto, alle 4.50 raggiungiamo l'omino che segna i 2047 m della cima. Qui facciamo una sosta mangiando qualcosa e cercando di recuperare un po’di energie. Ormai la stanchezza è tanta ma dobbiamo tenere alta la concentrazione perché ci aspetta il tratto più complicato dell’attraversata.

Impegniamo l'insidiosa e ripidissima cresta ovest su un terreno molto scosceso sempre seguendo fedelmente il ciglio dal quale si dominano i grandiosi panorami delle pareti rocciose e pini loricati spettacolari. Il percorso è delicato e pericoloso e va affrontato con molta perizia e attenzione.

Dopo alcuni passaggi esposti e adrenalinici alla luce delle frontali ci depositiamo finalmente al Varco del Pollinello quotato 1700 m dove è posto un cartello. Comincia ad albeggiare e per raggiungere la nostra ultima ed ottava meta dobbiamo intraprendere il sentiero IPV1A che conduce direttamente alla vetta del Pollinello, ma dobbiamo colmare gli ultimi interminabili 120 metri in salita. Ormai siamo alla frutta ma sappiamo che dopo i 1820 m della agognata ultima cima sarà poi tutta in discesa. Finalmente alle 6.25 col sole che sta sorgendo completiamo questa grandiosa, infinita e massacrante attraversata.

Ma non è ancora finita perché bisogna scendere prima a Piano Gaudolino guadagnando l’abbeveratoio e la sua provvidenziale acqua fresca. Mentre la mole di Serra del Prete si staglia di fronte, riusciamo anche a scorgere lontano, svettante nella faggeta il Patriarca del Pollino. Per concludere ci aspetta il lunghissimo sentiero del Vallone Colloreto o Scala dei Moranesi lungo il quale sgorgano le acque di due copiosissime sorgenti, la sorgente della Serra e quella di Tufarazzo.

Proseguendo all’ombra del roccioso Timpone di Gaudorosso, giungiamo ai bellissimi ruderi del convento che domina da sopra la galleria l’autostrada A2 e infine all’agriturismo dove ci aspetta l’auto lasciata il giorno prima. Dalla cima del Pollinello sono ben cinque chilometri e 1000 metri di dislivello negativi. A memoria ricordo che dalla vetta del Camicia a Fonte Vetica non era stata proprio una passeggiata.

Che dire, è stata un’uscita memorabile e di grande soddisfazione. La letteratura escursionistica del Parco e il web sembrano tacere in merito a questa attraversata e pare che al momento nessuno l'abbia mai compiuta. Ringrazio come sempre il mio compagno di avventure Pasquale che quando si tratta di fare sul serio non si tira mai indietro.
Volendo azzardare un paragone con il Centenario posso dire che dal punto di vista del territorio e della morfologia del paesaggio i due itinerari sono ovviamente molto diversi, ma dal punto di vista delle difficoltà sicuramente il Pollino regge il confronto. Questi i dati:

Sentiero del Centenario
Lunghezza 20.16 km
Dislivello positivo 1451 m
Dislivello negativo 1609 m
Tempo medio di percorrenza 13 ore

Attraversata delle otto cime
Lunghezza 24 km
Dislivello positivo 1368 m
Dislivello negativo 1818 m
Tempo di percorrenza 13 ore (escludendo l’ora per riposare)
Nulla vieta di compiere questa attraversata nel senso inverso. In tal caso il dislivello positivo diverrebbe di ben 1818 m.

Il Sellaro
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Timpe di Porace,Cassano,San Lorenzo e Falconara
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Monte Moschereto
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Cresta dell'Infinito
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Architrave della Manfriana
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Vetta Dolcedorme
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Varco del Pollinello
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Dal Pollinello
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Il Patriarca
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Pollino
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Serra del Prete
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Sorgente Tufarazzo
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Gaudorosso
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Ruderi del Colloreto
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Allegati

Grazie per l'apprezzamento.Dunque cani niente.A volte li incontri ai Piani di guardia alle mucche.In alto mai.L'acqua la trovi presso una fontana 500 metri prima di Colle San Martino,ma ci passi con l'auto,quindi non ti serve e a Piano Gaudolino quando ormai il più è fatto.
Di solito uso le tracce gpx applicate a wiev ranger.Fino al cartello che indica Colle di Malvento scesi dalla vetta del Dolcedorme non avresti grosse difficoltà.Da li in avanti,come da descrizione per raggiungere Celsa bianca potresti avere qualche problema di orientamento.Peggio discendere la cresta ovest,molto scoscesa e ripida.Questo tratto potrebbe essere aggirato.In ogni caso se hai intenzione di farla fatti sentire così da ragguagliarti sul da fare.
 

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