Parchi della Calabria
Parco Nazionale del Pollino
Data: 27 febbraio 2021
Regione e provincia: Calabria,Cosenza
Località di arrivo: Monte Pollino e rientro
Tempo di percorrenza: 8 ore
Chilometri: 11 km totali
Grado di difficoltà: F+
Descrizione delle difficoltà: Neve ghicciata molto compatta dalla partenza,inclinazioni max 55° su pendii esposti nella prima parte della cresta
Periodo consigliato: sempre
Segnaletica: segni biancorossi fino a che non si abbandona il sentiero
Dislivello in salita: 768 m.
Quota massima: 2248 m.
Traccia GPS: https://it.wikiloc.com/percorsi-alpinismo/pollino-via-della-cengia-nord-ovest-12695715
(la traccia è riferita ad un'altra uscita ma è pressocchè identica)

Descrizione

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In questo periodo di fine febbraio l’ultima roccaforte in cui resistono condizioni invernali pare essere soltanto il massiccio centrale, nello specifico i suoi versanti a nord. Ma in compenso il manto nevoso è davvero eccezionale tanto che già dal parcheggio siamo costretti a calzare i ramponi.La giornata è semplicemente splendida e procedendo sul sentiero ghiacciato raggiungiamo velocemente Piano Gaudolino. Insieme a Pasquale ci sono Giuseppe e Simone i quali mi hanno accompagnato lungo la Direttissima del Dolcedorme lo scorso ottobre galvanizzati questa volta dalla prospettiva di affrontare una salita alpinistica su ghiaccio di un certo impegno.

La destinazione è Monte Pollino per la cresta nord ovest, o meglio quella che anni fa denominai Via della Cengia perché corre lungo il filo superiore dei poderosi muraglioni di roccia inclinati e regolari intervallati da cenge erbose dell’avancorpo occidentale. Per raggiungere l’attacco imbocchiamo il sentiero IPV2C sul margine orientale di Piano Gaudolino, sentiero che lo collega a Piano Toscano. Dopo qualche centinaio di metri lo abbandoniamo deviando decisamente a destra verso un primo sperone roccioso sormontato da alcuni loricati che emerge dal bosco. Esso costituisce la propaggine inferiore della cresta nord ovest che andremo a risalire.

Anche nel bosco di faggi la neve è incredibilmente portante e questo ci consente di avanzare speditamente fino all’attacco. Mentre Pasquale e Simone si mantengono più all’interno del bosco, io e Giuseppe ci portiamo proprio sull’orlo della cresta seguendo fedelmente la traccia che feci qualche anno fa sia in invernale che in estiva entrambe in solitaria. Questo credo sia uno dei percorsi tra i più panoramici, suggestivi e completi dell’intero Parco, sempre immersi in ambienti selvaggi tra pareti imponenti e rocce tormentate, pini loricati che sembrano personaggi mitologici venuti da un altro mondo e orizzonti sconfinati. E se è vero che spesso esalto la bellezza dei paesaggi del Pollino devo dire che le due cose in particolare che qui’ hanno una valenza unica sono la straordinaria luminosità e il colore blu cobalto del cielo.

La salita è molto remunerativa perché fatta su neve estremamente compatta e ghiacciata. Procedendo in libera tra i piccoli faggi che popolano la cresta, prestiamo molta attenzione soprattutto nella prima parte per l’importante esposizione su pendenze che si mantengono mediamente sui 45° iniziali. Più in alto dove il panorama diviene ancora più grandioso guadagniamo una rampa molto ampia e spettacolare che corre sulle cenge sottostanti. Qui’ entriamo a pieno titolo nel regno del pino loricato con esemplari tra i più vetusti e dalle forme bizzarre. Di fronte domina la scena una mastodontica Serra del Prete dalla morfologia più arrotondata e meno tormentata rispetto al suo dirimpettaio.

Vista l’assenza di neve sul ciglio della cresta ci spostiamo sulla sinistra seguendo fedelmente il nevaio dall'andamento sinuoso andando ad impegnare poi alcuni canalini stretti con inclinazioni che toccano in alcuni punti anche i 55°.Ma dato lo stato di grazia del fondo ghiacciato, le piccozze e i ramponi mordono così bene da infondere grande sicurezza durante la progressione.

Finalmente dopo questa impegnativa pettata raggiungiamo l’anticima a quota 2080. Qui’ il Pollino appare d’improvviso svelandosi nel suo massimo splendore. Dominiamo infatti l’intero circo glaciale del Valangone festonato da frotte di possenti e tenaci loricati. Adesso però dobbiamo profondere l’ultimo sforzo per percorrere l’ampia cresta fino in cima seguendola lungo il filo ad andamento semicircolare.

La severa e brulla parete nord è uno splendido paginone di ghiaccio e guardando oltre entrano in scena anche gli altri due giganti del Massiccio, Serra delle Ciavole e Serra Crispo. I nostri volti tradiscono innegabile emozione, soprattutto quello dei giovani, mentre faticosamente raggiungiamo la vetta. Qui ci aspetta Pasquale che in un impeto di ardore e una performance da mezzofondista raggiunge la cima con venti minuti di anticipo. Dai 2248 m della cima il panorama diviene totale. Appare adesso anche il re del meridione, sua maestà il Dolcedorme che per soli 18 metri supera in altitudine la montagna che dà il nome al Parco. E poi c’è il bellissimo nevaio di vetta che rispetto alla settimana precedente ha perso qualcosa.

Mentre ci godiamo la pausa meritata giungono dalla parte opposta Ludovico e Gigi conosciuti la settimana precedente. Oggi hanno fatto il canale Agata sulla sponda sinistra della Grande Frana sfruttando le ottime e persistenti condizioni di ghiaccio. Per la discesa impegniamo il Canale Nascosto lungo il quale bisogna prestare molta attenzione per via dell’inclinazione pronunciata e dallo zoccolo che si forma sotto i ramponi. Per Giuseppe e Simone ad emozione si aggiunge emozione ma anche un po’di adrenalina. Alla fine andranno a loro i meritati complimenti per aver superato brillantemente questo “corso accelerato di alpinismo classico”.

Anche questo versante del Pollino non è da meno dal punto di vista paesaggistico. Ci sono il Canale Nascosto, il Canale Intermedio chiuso in alto da una fascia rocciosa e il Valangone, adornati da numerosi e secolari pini loricati spettacolari, alcuni secchi e riversi sul suolo le cui sembianze ricordano scheletri di animali preistorici. Sembra un immenso giardino bonsai.

Dopo una pausa a Piano Gaudolino dove togliamo ramponi e casco e mettiamo da parte le piccozze, rientriamo alle nostre auto stanchi ma davvero soddisfatti per questa ennesima salita di grande soddisfazione in una giornata semplicemente sublime.

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