Escursione Punta Buffanaro ed Alpe di Succiso

Per evitare il caldo, parcheggio l'auto a "La Curva" prima del passo del Cerreto che non sono ancora le sei; mi incammino su sentiero pianeggiante verso il piccolo altopiano delle sorgenti del Secchia, ma appena il sentiero comincia a salire, poco dopo una vecchia lapide napoleonica che segnava il confine dell'impero francese, prendo a sinistra verso il Monte Alto e Punta Buffanaro.

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Qui la salita comincia a farsi più ripida e la sigla EE sul cartello del sentiero conferma che non spianerà tanto presto. Dalla vetta del Monte Alto, seguendo il crinale, a volte stretto ed esposto, si seguono i saliscendi della cresta fino a Punta Buffanaro. Dopo una prima barretta ed un sorso d'acqua continuo sulla cresta tra fiori ed erba di un verde brillante, mentre alla mia destra, sull'altro lato della valle troneggia maestosa e tranquilla l'imponente mole dell'Alpe di Succiso.
Incontro qualche cavo metallico ottimamente conservato che agevola la discesa (specialmente in caso di presenza di neve) e pian piano mi avvicino al Lago del Monte Acuto che si intravede in distanza adagiato tra i faggi.

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Un po' di discesa a naso tra i pendii boscosi ed arrivo sul lago, dal quale con mia delusione sono costretto ad allontanarmi rapidamente a causa di un aggressione feroce da parte dei milioni di zanzare che mi vedevano come un appetitoso spuntino.
Scendo ancora nei boschi, un po' su sentiero ed un po' su tracce, fino al bivacco Ghiaccioni dove finalmente posso sedermi a mangiare una mela e la seconda barretta e dissetarmi all'acqua fresca della fontana.

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Dopo altri pochi minuti di discesa si attraversa il torrente Liocca e comincia la seconda e più faticosa parte del tragitto con la salita fino alla vetta del Succiso. Il percorso non segue il setiero di salita classico dal rifugio Rio Pascolo, ma si snoda più in alto e più ad ovest in una prateria poco frequentata e ricoperta di fioriture multicolori.
Con un po' di affanno ma senza troppe difficoltà scorgo il cippo metallico e la vetta mi accoglie con un vento teso ma non freddo. Vado a salutare la madonnina che mi ha visto ventenne d'inverno con le piccozze e ramponi, trentenne con gli sci, quarantenne con i figli ed ora più che cinquantenne semplice escursionista e nostalgico.

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Riposo un po' faccio due chiacchiere con gli immancabili parmensi che visitano la montagna partendo da Succiso e riprendo il cammino sulla cresta est, sotto il vento sferzante fino alla sella del Casarola dalla quale scendo ripido fino alle sorgenti del Secchia dove, oltre a qualche merendero impegnato a prendere il sole, trovo anche il bivio che mi riporta sul sentiero di andata ed in meno di tre km alla macchina.

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Per evitare il caldo, parcheggio l'auto a "La Curva" prima del passo del Cerreto che non sono ancora le sei; mi incammino su sentiero pianeggiante verso il piccolo altopiano delle sorgenti del Secchia, ma appena il sentiero comincia a salire, poco dopo una vecchia lapide napoleonica che segnava il confine dell'impero francese, prendo a sinistra verso il Monte Alto e Punta Buffanaro.

Qui la salita comincia a farsi più ripida e la sigla EE sul cartello del sentiero conferma che non spianerà tanto presto. Dalla vetta del Monte Alto, seguendo il crinale, a volte stretto ed esposto, si seguono i saliscendi della cresta fino a Punta Buffanaro. Dopo una prima barretta ed un sorso d'acqua continuo sulla cresta tra fiori ed erba di un verde brillante, mentre alla mia destra, sull'altro lato della valle troneggia maestosa e tranquilla l'imponente mole dell'Alpe di Succiso.
Incontro qualche cavo metallico ottimamente conservato che agevola la discesa (specialmente in caso di presenza di neve) e pian piano mi avvicino al Lago del Monte Acuto che si intravede in distanza adagiato tra i faggi.
Un po' di discesa a naso tra i pendii boscosi ed arrivo sul lago, dal quale con mia delusione sono costretto ad allontanarmi rapidamente a causa di un aggressione feroce da parte dei milioni di zanzare che mi vedevano come un appetitoso spuntino.
Scendo ancora nei boschi, un po' su sentiero ed un po' su tracce, fino al bivacco Ghiaccioni dove finalmente posso sedermi a mangiare una mela e la seconda barretta e dissetarmi all'acqua fresca della fontana.

Dopo altri pochi minuti di discesa si attraversa il torrente Liocca e comincia la seconda e più faticosa parte del tragitto con la salita fino alla vetta del Succiso. Il percorso non segue il setiero di salita classico dal rifugio Rio Pascolo, ma si snoda più in alto e più ad ovest in una prateria poco frequentata e ricoperta di fioriture multicolori.
Con un po' di affanno ma senza troppe difficoltà scorgo il cippo metallico e la vetta mi accoglie con un vento teso ma non freddo. Vado a salutare la madonnina che mi ha visto ventenne d'inverno con le piccozze e ramponi, trentenne con gli sci, quarantenne con i figli ed ora più che cinquantenne semplice escursionista e nostalgico.
Riposo un po' faccio due chiacchiere con gli immancabili parmensi che visitano la montagna partendo da Succiso e riprendo il cammino sulla cresta est, sotto il vento sferzante fino alla sella del Casarola dalla quale scendo ripido fino alle sorgenti del Secchia dove, oltre a qualche merendero impegnato a prendere il sole, trovo anche il bivio che mi riporta sul sentiero di andata ed in meno di tre km alla macchina.

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Zone che conosco... :si:
 
ho fatto circa lo stesso giro, sabato scorso, con la differenza che da punta Buffanaro ho proseguito sul crinale fino a Monte Acuto, poi dopo il lago son salito da Passo di Pietratagliata anziché dal Barbarossa e dopo Alpe di Succiso ho fatto anche una piccola deviazione sul Casarola, giusto per toccare tutte le cime :)
lunghetto e con un buon dislivello totale, ma bello.
 
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