Racconto di una notte per boschi...

#1
Può capitare che una sera te ne stia davanti alla stufa ad intagliare un cucchiaio sorseggiando un thé verde, ha piovuto tutto il giorno e smesso da poco e quella sembra l'attività migliore prima di infilarsi nel letto. Bussano alla porta, chi può essere? La benemerita arriva sempre la mattina presto, quindi l'incomodo della casa messa sotto sopra è scongiurato, ma allora chi può essere? Generalmente in paese calato il sole non ci sono persone in giro, che sia successo qualcosa? Apro e mi trovo davanti due figure, il tempo che gli occhi si abituino al buio e riconosco due amici: “Diofà, quanto ci metti a vestirti?” Vestirmi? Già, ci eravamo detti di andare a farci una notturna, ma la pioggia mi aveva fatto scordare l'appuntamento -”un minuto, metto gli scarponi ed il maglione e ci sono”- insomma, in 5 minuti sono con lo zaino in spalla, altri cinque minuti dopo siamo nel bosco. Intanto il cielo ha riaperto e pur non essendo luna piena l'astro inonda di una luce lattiginosa tutto intorno, nonostante sia tutto madido d'acqua sembra proprio la notte adatta per un bel giretto che ci rinfreschi l'arte di andar per boschi affidandosi ai propri sensi, all'esperienza ed all'istinto, le frontali rimangono in tasca. Partiamo per un sentiero segnato...lastricato di pietre, l'equilibrio è precario e mi rendo conto che quello sarà il leitmotiv della nottata. Il bosco è splendido e profumato, la luna che penetra fra i rami illumina le pietre argentate che popolano queste zone e che sembrano come tanti lumini posti a segnare il passo, dopo qualche decina di minuti il mormorio del fiume si fa strada tra le frasche e ci solletica le orecchie. Comincia un tratto di pietraia, uno, due, dieci metri, un lastrone e...hop! Le natiche assaggiano per la prima volta nella serata -ne seguiranno altre- la dura roccia...come una molla rimbalzo in piedi e proseguo, non faccio in tempo ad avvertire chi mi segue che sento un tonfo sordo, siamo compagni di culata...proseguiamo e la strada sale e scende, il rumore del fiume si fa più nitido, poco sopra di noi una figura nera risale blandamente un ripido pendio, “un capriolo” mi dice chi mi precede; arriva un tratto abbastanza esposto che la natura ha ovviamente pensato di lastricare con tante belle pietre scivolose, passiamo circospetti e siamo ok, appena giunti in zona tranquilla mi cimento nella seconda chiappata al suolo, rimbalzo nuovamente in piedi e via si continua, il bosco infittisce e si fa più buio, paradossalmente si cammina meglio, la luna è un'ottima compagna di escursioni quando ti trovi su una bella cresta ma fra gli alberi quando penetra fra le foglie e si mette a giocare con ombre e riflessi può capitare che ti giochi qualche scherzetto. Ecco che la selva si apre, arriviamo ad un ponticello sul fiume, il tempo di osservare le acque argentine che serpeggiano fra le pietre e ci infiliamo nuovamente nel bosco inghiottiti ancora dal buio. Deviamo fuori sentiero e dobbiamo affrontare un problema imprevisto, c'è un altro attraversamento del fiume da fare ma ponti non ce ne sono, il rivo non è largo ma è carico sia dalla pioggia di giornata che dalle acque di disgelo delle montagne che ci circondano, che fare? L'acqua non è profonda e non è freddissimo ma comunque bagnarsi vorrebbe dire passare una notte bella freschina e poi la stagione non permette ancora di improvvisare troppo, e d'altra parte siamo sempre in mezzo alle alpi sarebbe quindi meglio attraversare senza inzupparsi. Guardandomi intorno noto subito un frassino del diametro di circa 15 cm caduto proprio a creare una sorta di ponticello fra due rocce, lo provo a muovere e mi accorgo che la parte basale è proprio bloccata fra due roccioni, ottimo! Mi stendo sul tronco a pancia in giù, mani in avanti, la gamba destra ciondoloni a bilanciare e la sinistra con il collo del piede appoggiato sul tronco, striscio fino alla sponda opposta, seguito da uno dei due amici che atraversa ma in maniera meno ortodossa, mentre il terzo sceglie un altro metodo con il risultato di finire fino ai polpacci nell'acqua (ma sarà l'unico che non assaggerà pietre con le natiche). Siamo sul versante opposto e ci mettiamo a risalire, l'idea è quella di raggiungere un'area pianeggiante dove si trova una bella zona boulder purtroppo ormai praticamente in disuso a causa di un brutto cantiere adiacente. Dopo poche decine di metri ci rendiamo conto che uno smottamento ha abbattuto decine di alberi e portato giù un sacco di materiale, legna, terra, pietre di ogni misura. L'andatura si fa più incerta, decidiamo per una linea che ad occhio -si fa per dire- sembra più praticabile e partiamo, dopo poco però siamo costretti a desistere, ci si pone innanzi un blocco di roccia che in condizioni normali avremmo arrampicato facilmente ma che umido com'era sarebbe risultato una trappola pericolosa, decidiamo quindi di scendere nuovamente ed individuare una nuova linea di salita. Nella foga della discesa prendiamo tre strade differenti, tocca accendere per un attimo le luci rosse delle forntale per capire quanto distanti fossimo, ci individuiamo e spengiamo nuovamente, il raccordo è nel punto della luce più distante. Ci sono quasi, scavalco un castagno caduto, passo fra due rocce e mi trovo sul bordo di un muretto a secco, in condizioni normali sarei saltato giù, al massimo usando un alberello li vicino come comporto, ma è tutto mezzo e sotto potrebbero esserci pietre, meglio non rischiare di scivolare, o almeno così pensavo. Mi accovaccio e calo una gamba, un errore da novellino...se non si riesce a calcolare lo spazio fra noi ed il suolo prima di scendere meglio sedersi sul bordo e, con le gambe ciondoloni calarsi quel tanto che basta fino a toccare terra avendo sempre cura di non perdere il controllo del corpo e con esso l'equilibrio, in nessun caso mai accovacciarsi e calare una gamba sola, perché il baricentro si altera troppo e può bastare un centimetro di discrepanza fra il suolo e la tua gamba totalmente distesa per far si che quella rimasta sul muretto faccia da perno e provochi una rovinosa caduta...come dicevo mi accovaccio...cado di schiena, sono due volte fortunato, sotto non ci sono né pietre, né rami, e lo zaino mi salva dall'urto, mi rialzo conscio di averla scampata e riflettendo su come certe volte la troppa confidenza con un ambiente porti a commettere leggerezze. Mi ricongiungo con gli altri che ovviamente nel buio non si sono accorti di nulla e ripartiamo, questa volta la via è praticabile ed in poco tempo siamo alla zona boulder, qui prestiamo attenzione a non fare troppo rumore, in questa determinata area troppa disinvoltura può farti piombare attorno qualche decina di strani individui in mimetica, nulla di particolarmente pericoloso, ma certo qualche ora piantati li a prendere umido. A dieci metri da noi si muove furtiva un'ombra nera, la vede uno di noi con la coda dell'occhio: “abbiamo compagnia? Ci hanno visti? Che facciamo, proseguiamo?” “ma si, tanto in ogni caso dobbiamo passare di li”, ci avviamo ed arriviamo nel punto dove avevamo visto l'ombra, non c'è nessuno, sembra, ad un tratto un grugnito, era solo un cinghiale. Passeggiamo fra i massi, faccio vedere un passaggio ad uno dei due amici che da poco si è unito a noi anche nell'arrampicata: “questo è un masso storico della valle, uno di questi giorni veniamo a salirlo, è divertente!”, riprendiamo l'ascesa, ancora smottamenti, l'odore della terra smossa è veramente intenso e a tratti inebriante. Finalmente dopo una quarantina di minuti a districarsi fra alberi caduti e rocce arriviamo a raccordarci con la parte alta del sentiero che abbiamo fatto all'andata, ci avviamo blandamente verso il paese e la macchina. Siamo a bordo, io abito poco distante ma nel tragitto facciamo ancora in tempo a vedere un bel cervo che ci attraversa la strada. La luna è nuovamente velata, il paese è immerso in una nuvola che gli dona un aspetto da villaggio del piccolo popolo, le chiazze di muschio sulle lose dei tetti sembrano tanti piccoli prati sospesi nella bruma. Ci salutiamo. Rientro a casa senza far rumore, solo la gatta alza la testa dal letto per sbadigliare e accoccolarsi nuovamente. Mi spoglio ed i vestiti odorano di bosco. E' stata una bella nottata, ce ne saranno altre.
 

#4
complimenti, leggendo la tua storia mi sembrava di essere li'. Le uscite in notturna hanno il loro fascino, sia per la possibilita' di incontrare animali, che per l'aumento della dose di rischio, che per la solitudine ed il silenzio che ti offre la natura.
 
#5
Già. In realtà in quella zona sono abituato ad incontrare molti più animali, mi ha stupito incontrare solo quei tre, oltretutto in questo periodo ne stanno girando molti anche per i paesi, figurati che nell'orto ho trovato cacca di lupo e nella piazzetta di una delle borgate del paese qualche sera fa c'erano quattro cervi a far salotto, abbiamo avuto sfortuna, magari in queste notti andrà meglio, c'è in progetto un'uscita di qualche giorno, vediamo, magari porto pure la macchinetta e faccio qualche foto.
 
#6
Grazie Marco, bel racconto ;)
Queste uscite sono tra quelle che più di tutte ti stimolano ogni senso e per certi versi si torna ad uno stato che va verso quello dei nostri antenati. E ci si sente più dentro la natura
 
#7
bel racconto,grazie, sembrava di essere li con voi.
una preghiera però: la prossima volta, oltre ai punti usa i punti e a capo con qualche interlinea di spazio ogni tanto per alleggerire lo scorrimento. renderebbe la lettura meno "oppressiva".
scusa se mi sono permesso :)
 
C

ciclotore2

Guest
#9
Purtroppo al posto del bellissimo lupo c'e' un animale ancora piu' pericoloso: il celerino col manganello. Vita dura in Chiomontistan... grazie Maduva mi hai ricordato i tempi in cui facevo piu' o meno le tue stesse cose ma nei boschi di pianura fra il Pellice ed il Po. Mi ricordo delle notti trascorse a camminare in in ambiente a me familiare che di notte diventava diversi. La notte in mezzo ai boschi ha altri profumi, altri rumori... escono i tassi, i miei cugini cinghiali, i caprioli, i gufi... bello, bello, bello. Dimenticavo: a sara' dura!
 

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