Parchi della Calabria
Parco Nazionale del Pollino
Data: 9 Agosto 2019
Regione e provincia: Calabria Cosenza
Località di partenza: Loc. Barile San Lorenzo Bellizzi
Località di arrivo: Idem
Tempo di percorrenza: 4 ore A/R
Grado di difficoltà: EE
Descrizione delle difficoltà: Non difficoltà tecniche particolari.Andamento del torrente orizzontale
Periodo consigliato: Giugno-Agosto
Accesso stradale: A2 uscita Frascineto.Direzione Francavilla marittima.Prendere bivio per Cerchiara di Calabria.Raggiungere San Lorenzo.Dal Paese prendere la stradina che scende di quota verso le gole del Raganello.Al bivio per la Granpollina girare a sx fino alla fine della strada.

Descrizione
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A un anno dalla sciagura in cui persero la vita dieci escursionisti, torno a parlare del Raganello. Per la cronaca a fine luglio si sono chiuse le indagini, vi sono diversi indagati e da prassi inizieranno i processi. Come finirà difficile dirlo.Visto il divieto totale imposto dalle autorità di percorrere il tratto basso delle gole del Raganello che termina al ponte del Diavolo di Civita, per quest’anno avevo deciso di lasciar perdere in attesa di tempi migliori.

Inaspettatamente però si fa vivo l’amico Carlo da Roma che tramite un whatsapp mi propone di fare la discesa. Mi si accende una lampadina. Si potrebbe forse spostare l’attenzione alle gole di Barile, che rientrano nel comune di S.Lorenzo Bellezzi? Chiedo informazioni e in effetti mi si lascia intendere che si può fare assumendosi però le proprie responsabilità, come in effetti si è sempre fatto. Dov’è la novità? Proviamo dunque.

Ci diamo appuntamento a Francavilla Marittima venerdì 9 agosto a mezzogiorno. Carlo and family (si è aggiunta anche sua moglie Angela) mi raggiungerà direttamente da Roma. La giornata è torrida, perfetta per una discesa in acqua, non vediamo l'ora. Raggiungiamo San Lorenzo Bellezzi dopo un’ora scarsa in auto percorrendo i tornanti della strada che collega Francavilla alla località Fonte Scosa. La carrabile si innesta poi presso San Lorenzo con quella principale proveniente da Cerchiara di Calabria.

Il paese come presumevo è semideserto e senza perdere ulteriore tempo giungiamo alla località Barile nei pressi di una masseria dove parcheggiano l'auto. Tutta questa desolazione fa impressione perché negli ultimi anni era comune risalire il torrente in compagnia di numerosi gruppi organizzati e non, vedere gente in costume da bagno, gli infradito ai piedi, senza casco e qualche ombrellone come fossero in spiaggia. Le vicende dell’anno scorso hanno inevitabilmente mutato questo scenario.

Mentre ci prepariamo però sbuca un pastore che ci avvisa di un divieto relativo alla risalita del torrente. Decidiamo in ogni caso di accertarcene. Constatiamo però che sono stati apposti soltanto un paio di cartelli indicanti “pericolo di alluvione”. Quindi si tratta di semplici avvisi di pericolo, non di divieto dunque. Bene, si scende sul greto del torrente e si comincia la risalita.

Il panorama attorno è semplicemente maestoso. Dominano il paesaggio le mastodontiche timpe di Cassano alla nostra sinistra e S.Lorenzo a destra con pareti precipiti, scoscendimenti e brecciai paurosi. Eppure il torrente Raganello, nel corso di milioni di anni di lenta erosione raschiando la superficie (da cui il termine ragare) è riuscito a incidere questi colossi.

L'ingresso alla forra ci dà qualche grattacapo perché alcuni massi ciclopici, i cosiddetti Guardiani del Barile ne sbarrano l'accesso. Come alternativa ad una calata di corda lungo uno scivolo bisogna passare con difficoltà attraverso un buco naturale tra i massi, cosa fattibile solo in caso di scarsa portata dell’acqua, quando il suo livello è basso. Per il resto fino al famigerato Cucchiaio è una splendida passeggiata tra marmitte, cascatine e salti di roccia.

Il Cucchiaio appunto è un salto assolutamente verticale alto più di due metri liscio come il vetro sovrastato da uno scivolo concavo (da cui il nome cucchiaio) ancor più levigato. Se il primo non vuole arrampicare lungo la paretina di V+ che sta di lato deve forza maggiore farsi aiutare. Una volta salito utilizzando uno spit in parete piazza uno spezzone di corda e cerca di issare i secondi con atletiche manovre di tiraggio.È bello osservare i ragazzi che superato un momento iniziale di incertezza ora si divertono alla grande nell'eseguire queste manovre e al contempo godere della bellezza unica di questo santuario della natura.

Il torrente alterna tratti di ampi spazi ad altri molto stretti e inforrati dove le pareti raggiungono anche 500 metri di altezza. Si oltrepassa un passaggio un po' ostico attraverso un altro buco con cascata e si raggiunge finalmente l’anfiteatro del Diavolo, un luogo di assoluto incanto che ogni volta mi emoziona. Qui l’immane parete ovest della Timpa di S.Lorenzo con le sue rocce disposte a pacchi di giornale ci sovrasta per 800 metri circa. L'ambiente è grandioso e noi piccoli uomini che osiamo profanare questi luoghi sacri non siamo che nullità, solo un battito di ciglia nella linea del tempo.

Alla base vi è il Gomito, una sorta di toboga che si supera con una certa difficoltà quando la corrente opposta dall’acqua è forte. Oggi invece non vi è alcun problema vista la modesta portata.Poco più su ci imbattiamo nel ciclopico masso incastrato sotto il quale bisogna passare per proseguire. Si supera un altro angusto passaggio in arrampicata per giungere ad un’altra stretta e misteriosa forra oscura, dove le sue pareti distano non più di due metri tra esse e la luce del sole stenta a filtrare al suo interno.

Appena oltre questo strettissimo canyon giungiamo al capolinea, un enorme salto che ci sbarra la strada con cascatina laterale. In realtà in una sola occasione sono riuscito ad arrampicarlo, ma all'epoca il livello dell’acqua era molto più alto, facilitandomi in tal modo il compito. Oggi non si può e quindi si torna indietro. In ogni caso il canyon vero e proprio termina poco dopo questo punto, al cosiddetto Grande diedro.Io e Carlo raggiungiamo il resto della truppa che nel frattempo ci aspetta un centinaio di metri prima del masso incastrato e percorriamo a ritroso la forra fino ad uscire dai Guardiani del Barile e rientrare all'auto.

E' stato bello rivedere Carlo dopo qualche anno, sua moglie Angela e i suoi ragazzi, Ramya e Ratheesh che non conoscevo ancora. Abbiamo condiviso una mezza giornata serena in un luogo simbolo del Pollino, nella quiete e nella tranquillità più totale. Sembra che in questo lembo di territorio la natura si sia un attimo resettata riprendendosi il suo spazio e il suo tempo……..chissà però per quanto ancora.

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Allegati

Ultima modifica:
grazie bel racconto anche per la parte fotografica. Si capisce che in altre condizioni può risultare rischiosa come attività.
 

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