Riserva del Barco
Quota 316 m
Data 14 marzo 2026
Sentiero non segnato
Dislivello 49 m
Distanza 3,03 km
Tempo totale 1:37 h
Tempo di marcia 0:59 h
Descrizione Dalla Chiesa della Madonna del Barco (309 m) per i ruderi del Casino di caccia dei Farnese (316 m, +14 min.), la prima grotta sottostante (302 m, +6 min.), la seconda grotta sottostante (300 m, +14 min.), i colombari (293 m, +13 min.) e ritorno per la stessa via (+12 min.). Breve passeggiata esplorativa alla ricerca di ruderi e pertinenze del Casino di caccia dei Farnese in ambiente relativamente agevole, tranne per l’accesso ai colombari su parete dirupata e scivolosa a picco su un fosso.
https://www.montinvisibili.it/riserva-del-barco
Riserva del Barco, 14 marzo 2026. Quando solco un territorio, sono attratto dalla camminata in sé. Anche dalla stessa piacevole monotonia del passo, attendendo che, in una genetica contrapposizione, venga ravvivata dalla necessaria energia delle cosiddette emergenze, nel senso di cose che emergono dall’uniformità. Un picco roccioso, un albero monumentale, un fiore colorato, una forra o una grotta. E anche ruderi, tombe, castelli e opifici diruti, borghi abbandonati e altre emergenze umane.
Ora, se però è evidente che si possa provare piacere nell’imbattersi in un qualsiasi tipo di meraviglia naturale, dove risiede il motivo dell’apprezzamento per qualcosa che in buona sostanza esprime fine, morte, passato, come le dimenticate vestigia umane?
Frequentando sovente questa tipologia di ambienti, ho avuto modo di rifletterci a lungo, giungendo a una doppia conclusione.
Da un lato – come nella dicotomia dolore/piacere – c’è tutto lo stupore del rinvenire elementi antropici in un ambiente naturale; dall’altro l’evidenza di un contrasto incessante fra la vitalità umana e quella della natura, pronte alla prima distrazione e prendere il sopravvento l’una sull’altra.
Un’armonia dei contrasti: delle forme lineari sulle circonvoluzioni naturali, del colore sul monocromatico, del silenzio sul rumore, del passato sul presente, della memoria sull’oblio. Un senso di nostalgia suscitato dalle vite che hanno animato quelle plaghe.
I luoghi abbandonati sono essenze che permettono di percepire il respiro del tempo; espressione di quel Ruderismo tipico del Romanticismo, che evoca atmosfere misteriose e inquietanti, ricordando all’uomo l’ineluttabilità del trascorrere del tempo.
Vai a pensare, allora, che in un territorio di noccioleti a perdita d’occhio potevo riuscire a scovare tali motivi d’interesse come quelli scoperti oggi durante questa brevissima camminata? Appena tre chilometri, infatti, e poco più di un’ora e mezza di cammino, che però mi hanno immerso un una di quelle micro avventure (con la emme molto piccola e la A grandissima) che mi mandano in sollucchero e che divengono sempre più il sale della vita.
Quota 316 m
Data 14 marzo 2026
Sentiero non segnato
Dislivello 49 m
Distanza 3,03 km
Tempo totale 1:37 h
Tempo di marcia 0:59 h
Descrizione Dalla Chiesa della Madonna del Barco (309 m) per i ruderi del Casino di caccia dei Farnese (316 m, +14 min.), la prima grotta sottostante (302 m, +6 min.), la seconda grotta sottostante (300 m, +14 min.), i colombari (293 m, +13 min.) e ritorno per la stessa via (+12 min.). Breve passeggiata esplorativa alla ricerca di ruderi e pertinenze del Casino di caccia dei Farnese in ambiente relativamente agevole, tranne per l’accesso ai colombari su parete dirupata e scivolosa a picco su un fosso.
https://www.montinvisibili.it/riserva-del-barco
Riserva del Barco, 14 marzo 2026. Quando solco un territorio, sono attratto dalla camminata in sé. Anche dalla stessa piacevole monotonia del passo, attendendo che, in una genetica contrapposizione, venga ravvivata dalla necessaria energia delle cosiddette emergenze, nel senso di cose che emergono dall’uniformità. Un picco roccioso, un albero monumentale, un fiore colorato, una forra o una grotta. E anche ruderi, tombe, castelli e opifici diruti, borghi abbandonati e altre emergenze umane.
Ora, se però è evidente che si possa provare piacere nell’imbattersi in un qualsiasi tipo di meraviglia naturale, dove risiede il motivo dell’apprezzamento per qualcosa che in buona sostanza esprime fine, morte, passato, come le dimenticate vestigia umane?
Frequentando sovente questa tipologia di ambienti, ho avuto modo di rifletterci a lungo, giungendo a una doppia conclusione.
Da un lato – come nella dicotomia dolore/piacere – c’è tutto lo stupore del rinvenire elementi antropici in un ambiente naturale; dall’altro l’evidenza di un contrasto incessante fra la vitalità umana e quella della natura, pronte alla prima distrazione e prendere il sopravvento l’una sull’altra.
Un’armonia dei contrasti: delle forme lineari sulle circonvoluzioni naturali, del colore sul monocromatico, del silenzio sul rumore, del passato sul presente, della memoria sull’oblio. Un senso di nostalgia suscitato dalle vite che hanno animato quelle plaghe.
I luoghi abbandonati sono essenze che permettono di percepire il respiro del tempo; espressione di quel Ruderismo tipico del Romanticismo, che evoca atmosfere misteriose e inquietanti, ricordando all’uomo l’ineluttabilità del trascorrere del tempo.
Vai a pensare, allora, che in un territorio di noccioleti a perdita d’occhio potevo riuscire a scovare tali motivi d’interesse come quelli scoperti oggi durante questa brevissima camminata? Appena tre chilometri, infatti, e poco più di un’ora e mezza di cammino, che però mi hanno immerso un una di quelle micro avventure (con la emme molto piccola e la A grandissima) che mi mandano in sollucchero e che divengono sempre più il sale della vita.
Allegati
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