Ritorno alle origini, dalla città alla campagna: pazzia?

Non mi hai risposto, soluzioni?...
Mi sembra improbabile che in questa discussione riusciremo a risolvere i problemi della sanità italiana, è già tanto se qualcuno più fortunato riesce a risolvere il "suo" di problema (e sono più di quanti non si creda).


... ci sono ottimi medici e sanitari e altri pessimi, ...
Forse il maggior vantaggio della soluzione del medico a pagamento è che ti puoi scegliere il medico , a differenza di quanto comprensibilmente avviene nel pubblico, con paradossi per cui a qualche anziano è capitato di avere l'occhio sinistro operato di cataratta da un medico ed il destro da un altro (i due interventi si fanno a distanza di almeno un anno).

D' altro canto, almeno a Roma, il grosso dei medici privati, quando non siano tuot court dipendenti ospedalieri intra moenia non sono altre che medici ospedalieri che praticano anche l' attività privata.

So che non sembra carino nei confronti di chi "resta indietro" ma se riesco a farmi visitare da un primario in modalità intra moenia a meno di 200 euro (non conosco le tariffe attuali ma credo di non non esserci lontano) con prenotazione di una settimana invece che dall' ultimo degli assunti con una coda di tre mesi credo di non aver fatto del male a nessuno, di avere anzi lasciato un posto libero negli orari di ambulatorio "pubblico" a qualcuno meno fortunato di me.

Se vogliamo la vera discriminazione è che ci siano categorie con assistenza medica integrativa pagata (tramite una assicurazione) dal datore di lavoro ed altre categorie che non hanno benefici di sorta, quando non facciano parte della gran massa giovanile di precari.

Non vorrei causare un altro deragliamento della discussione ma questo è uno solo dei vari aspetti per cui una discreta maggioranza di italiani vive in condizioni che potremmo definire di "piccolo benessere" (casa in proprietà, lavoro fisso o attività / professione avviata, previdenza integrativa / assicurativa, risparmiucci e quant' altro) ed una forte minoranza - principalmente giovani ed immigrati - è invece vittima di uno sfruttamento ai limiti della schiavitù.
 
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Ciao a tutti/e,

sono nuovo in questo forum, che ho trovato cercando risposte al mio pensiero fisso: il cambio vita. Vorrei darvi un po' di contesto per poi chiedervi opinioni, consigli e quant'altro possa aiutarmi a prendere una decisione ben ponderata.

Sono un marchigiano di 34 anni e nel 2018 ho deciso di accettare un'offerta lavorativa a Bologna, dove vivo da allora. Nel 2021 ho acquistato un appartamento su cui pago un mutuo (ho avuto la gran fortuna di beccare il periodo dei tassi al minimo storico!). Da 4 anni ho un compagno di 40, anche lui delle mie parti, che dopo aver perso lavoro durante la crisi del Covid, ha scelto di raggiungermi a Bologna, dove ha trovato lavoro.
Ma veniamo al sodo. Siamo entrambi amanti della natura, la vita di città non ci soddisfa appieno e soprattutto vediamo il nostro futuro non qui a Bologna, ma nei nostri luoghi d'origine, infatti torniamo "a casa", dalle nostre famiglie, 1 o 2 volte al mese (con gli ovvi costi di spostamento che ne conseguono). Inoltre, io mi sono completamente innamorato del borgo di origine del mio compagno, della sua piccola comunità, delle amicizie che si sono create in questi anni, della natura rigogliosa da cui è circondato, senza per forza rinunciare a tutto il resto (in mezz'ora si arriva a Gubbio, al mare di Fano e, non da ultimo, a casa dei miei).
Abbiamo anche adocchiato una casa da sogno, che al momento non è in vendita ma potrebbe diventarlo relativamente presto. E se non sarà quella, ci sono comunque altre soluzioni che possiamo valutare all'interno del borgo.

Insomma, le intenzioni di cambiare ci sono tutte e nel frattempo ho messo in atto il mio "piano d'azione". Infatti, alla fine del 2023 ho lasciato il mio lavoro d'ufficio, che ormai stavo odiando, e ho deciso di aprire partita IVA per fare un lavoro che mi piace molto di più, ma soprattutto un lavoro che posso fare ovunque ci sia una connessione Internet, pur con tutte le incertezze della libera professione.
Discorso diverso per il mio compagno, che invece lavora in un magazzino e quindi si troverebbe a dover cercare un altro impiego in una zona non particolarmente florida dal punto di vista delle opportunità lavorative.

Facendo un bilancio dei pro e dei contro rispetto a questo cambio vita, sento che i pro siano predominanti (o forse me ne voglio convincere):

PROCONTRO
Contatto con la natura, aria pulita, poco trafficoOpportunità lavorative
Possibilità di avere più spazio (casa, giardino)Servizi più carenti
Famiglia più vicina (i nostri genitori stanno diventando grandicelli)E se va male? Più difficile tornare indietro
Senso di comunità, amicizie
Costo della vita più basso

Oltre a tutto questo, dovrò anche valutare che cosa fare dell'appartamento di mia proprietà. Sono disposto a venderlo, visto che ha acquisito valore e potrebbe fruttarmi una liquidità immediata di circa 70-80 mila euro che potrei investire nel nuovo progetto immobiliare. Ma i miei mi dicono che è una pazzia, perché se va male (magari il lavoro non va, la mia relazione può finire, ecc. ecc.) non potrò più tornare indietro, quindi piuttosto dovrei mettere l'appartamento in affitto per avere un reddito passivo (anche se limitato, considerando il mutuo da coprire, IMU, tasse e le varie spese di manutenzione necessarie nel tempo).

In conclusione, sto cercando di valutare tutti i fattori. Tutti i "se" e tutti i "ma". Se dovessi seguire le regole e le aspettative imposte dalla società, dovrei starmene qui in città, sfruttarne tutte le opportunità e magari comprami la casa di campagna per la vecchiaia. Ma io non ho nessuna voglia di aspettare, anche perché chissà se ci arriverò alla vecchiaia :help: e non voglio di certo guardarmi alle spalle e avere il rimpianto di non aver seguito il mio istinto.

Scusate per questo papiro, ma volevo mettere in campo tutte le variabili possibili. Ora chiedo a voi… che cosa fareste al posto mio? O che cosa NON fareste? Ci sono altri fattori che mi sto dimenticando? Avete esperienze simili?

Grazie!
Stefano
Mi pare che i nodi da sciogliere siano più di uno...

Innanzitutto ti parla uno che ha vissuto 40 anni in città (Firenze e che alla nascita di 2 gemelli si è trasferito in campagna (dove già andavo i week end ) a 50 km dal lavoro.

1) Casa di proprietà, mio consiglio non venderla. E' un periodo dove gli affitti sono alle stelle, ci puoi ricavare una buona mensilità con la cedolare secca, scegli bene a chi affittarla, meglio qualche mese sfitta ma un affitto a persone sicure e che pagano

2) Vita di campagna, se ti vuoi trasferire immagino tu ne abbia abbastanza della vita sociale la sera, locali ecc.. ecc.. come me ho già dato in abbondanza in gioventù... ma se vai in campagna preparati a dedicare molto tempo alla casa, immagino non andrai in un condominio, per cui ogni problema è il tuo... te lo devi risolvere, in più il giardino è un bell'impegno, se non piace diventa un incubo. L'inverno è duro, ma al camino da soddisfazioni incredibili...

3) Lavoro per il tuo compagno... qui vi è una problematica doppia, non voglio sapere gli affari vostri... ma fate in modo che se alla fine qualche cosa non va, sia tutto definito... non comprate roba in 2 che poi diventa un casino per qualunque tipo di coppia... la seconda problematica è appunto il lavoro del tuo compagna... mi pare che sia lui alla fine a dover fare il salto, per cui assicurati che sia d'accordo al 100% per non avere recriminazioni dopo...

Per il resto la vita di campagna è sana, piacevole, ti fa invecchiare meglio, quindi non posso che appoggiare la decisione, ma se riesci non vendere il tuo contatto con la città... sia perchè oggi economicamente non ti conviene a mio avviso sia perchè hai sempre una qualunque via d'uscita x il futuro...

sid
 
Mi pare che i nodi da sciogliere siano più di uno...

Innanzitutto ti parla uno che ha vissuto 40 anni in città (Firenze e che alla nascita di 2 gemelli si è trasferito in campagna (dove già andavo i week end ) a 50 km dal lavoro.

1) Casa di proprietà, mio consiglio non venderla. E' un periodo dove gli affitti sono alle stelle, ci puoi ricavare una buona mensilità con la cedolare secca, scegli bene a chi affittarla, meglio qualche mese sfitta ma un affitto a persone sicure e che pagano

2) Vita di campagna, se ti vuoi trasferire immagino tu ne abbia abbastanza della vita sociale la sera, locali ecc.. ecc.. come me ho già dato in abbondanza in gioventù... ma se vai in campagna preparati a dedicare molto tempo alla casa, immagino non andrai in un condominio, per cui ogni problema è il tuo... te lo devi risolvere, in più il giardino è un bell'impegno, se non piace diventa un incubo. L'inverno è duro, ma al camino da soddisfazioni incredibili...

3) Lavoro per il tuo compagno... qui vi è una problematica doppia, non voglio sapere gli affari vostri... ma fate in modo che se alla fine qualche cosa non va, sia tutto definito... non comprate roba in 2 che poi diventa un casino per qualunque tipo di coppia... la seconda problematica è appunto il lavoro del tuo compagna... mi pare che sia lui alla fine a dover fare il salto, per cui assicurati che sia d'accordo al 100% per non avere recriminazioni dopo...

Per il resto la vita di campagna è sana, piacevole, ti fa invecchiare meglio, quindi non posso che appoggiare la decisione, ma se riesci non vendere il tuo contatto con la città... sia perchè oggi economicamente non ti conviene a mio avviso sia perchè hai sempre una qualunque via d'uscita x il futuro...

sid
Grazie! Tutte giuste osservazioni. Potendo, infatti, non vorrei vendere la casa proprio per avere sempre (o quasi) una rendita passiva che male non fa.
Quanto al lavoro del mio compagno, gliel'ho chiesto anche ieri "ma poi se facciamo sta cosa, tu come fai col lavoro?". Lui è tranquillo e dice che in qualche modo se la caverà come ha sempre fatto. Sperem! :biggrin:
 

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