Scrambling

Copio un interssante articolo di Andrea Parodi sullo scrambling, attiivtà al confine tra escursionismo avanzato e alpinismo vero e proprio......
Sperando di fare cosa gradita.........
Ciao.


SCRAMBLING


Andrea Parodi​
In montagna la differenza la fanno le mani, dicono i britannici.
Nel momento in cui diventano indispensabili per salire e per scendere lungo brevi risalti rocciosi, placche inclinate, crestine e ripidi pendii erbosi – terreni che oggi nessuno definirebbe alpinistici in senso stretto –, gli inglesi parlano di scrambling.
Che non è il solito neologismo inventato da qualche volpone del marketing. Scrambling è un termine vecchio quanto l’alpinismo, o poco meno.


Quando nel 1871 Edward Whymper, il “conquistatore” del Cervino, consegnò il suo primo manoscritto di avventure alpine all’editore londinese John Murray, titolò il libro Scrambles amongst the Alpes (grossomodo: salite tra le Alpi).
Considerando che il gioco dell’alpinismo era un’invenzione d’oltre Manica, Whymper parlava di «scrambles» con cognizione di causa. Pur essendo stato protagonista di ascensioni di assoluto rilievo, situava il grosso delle sue avventure alpine tra l’escursionismo e la vera e propria scalata su roccia. Un atto di straordinaria modestia, conoscendo il calibro dell’alpinista inglese, ma si sa che in fatto di understatement gli anglosassoni non sono secondi a nessuno.

Scrambling, dunque.
Tentarne la traduzione italiana sarebbe un disastro, bisognerebbe inventare un sostantivo che non esiste. Meglio l’inglese, per definire l’attività che sta tra l’hillwalking e il rock climbing.
Ma prima di procedere occorre fare un po’ di chiarezza, perché la questione non è così semplice. Osservando le classificazioni delle difficoltà indicate nelle guide di itinerari, si potrebbe infatti pensare che esista un confine preciso tra l’escursionismo e l’alpinismo: l’escursionismo arriva fino alla difficoltà EE (= per escursionisti esperti); oltre tale limite inizia l’alpinismo con la difficoltà F (= facile).
Ma questo funziona solo sulle guide, in linea puramente teorica: sul terreno, alla prova dei fatti, il confine tra escursionismo e alpinismo si rivela molto più incerto e sfumato, e può generare confusione.

A chi scrive, ad esempio, è capitato più volte di percorrere itinerari classificati EE trovandoli più impegnativi di altri classificati F.
Spesso, infatti, un traverso esposto valutato EE può creare più problemi di un passaggio tecnicamente più difficile, magari classificato PD- ma non esposto.
Inoltre, il confine tra escursionismo e alpinismo è legato anche a questioni soggettive: molti escursionisti esperti si avventurano su itinerari classificati F o F+ senza per questo sentirsi alpinisti, e molti alpinisti ritengono che il vero alpinismo cominci dal terzo grado (dal PD+ o addirittura dall’AD), quando cioè diventano indispensabili la corda e gli altri mezzi di assicurazione (che però sono consigliabili anche su difficoltà inferiori, per rendere più sicura la progressione).

In altre parole, tra escursionismo e alpinismo esiste una zona grigia – o meglio: una terra di mezzo – dagli orizzonti sconfinati e dai contorni poco definiti, che spesso viene trascurata e dimenticata dalle riviste e dalle guide.
Come se al di là dei sentieri per famiglie e delle gite ai laghi e ai rifugi, ci fossero solo le pareti dell’alpinismo estremo, le falesie dell’arrampicata sportiva e le cascate di ghiaccio. Invece, in mezzo, esiste un dominio assai vasto.
Quello dello scrambling, appunto. Un vero e proprio scrigno dalle infinite possibilità, capace di moltiplicare il novero delle offerte tradizionali e di riportare in luce il terreno di gioco dei pionieri dell’alpinismo del tempo antico. Un’attività che, in soldoni, vuol dire nuove ascensioni, belle traversate, escursioni arricchite da quel pizzico di difficoltà che rende una gita più attraente e avventurosa.
Per rendersi conto del potenziale di proposte a disposizione degli appassionati del genere, basta pensare quante sono le vette alpine che hanno vie normali con difficoltà comprese tra l’EE e il PD.

Ma attenzione: il terreno al confine tra escursionismo e alpinismo nasconde pericolosi trabocchetti. Non presenta difficoltà tecniche particolari né sequenze di passaggi impegnativi e quindi è accessibile a molti, ma avventurandosi oltre i sentieri si può finire all’improvviso in situazioni precarie: passaggi esposti, rocce mobili, ripidi pendii erbosi, quando non ci si mettono anche lingue di neve e tratti ghiacciati a complicare le cose.
Oltre il sentiero si aprono territori affascinanti, bellissimi, che però devono essere affrontati con le dovute precauzioni, con le idee ben chiare e con una preparazione adeguata, dopo aver appreso la tecnica di progressione e i metodi di assicurazione: in certe situazioni occorre infatti sapersi destreggiare con corda, cordini e moschettoni, allestire correttamente un ancoraggio anche senza disporre di chiodi o di nut, superare un breve passaggio esposto in piena sicurezza, o ancora, se è il caso, affrontare un tratto di discesa in corda doppia.

L’ideale è frequentare un apposito corso. Molte sezioni del Cai organizzano corsi di “escursionismo avanzato” o di “introduzione all’alpinismo”.
Senza pretendere di farti diventare un grande alpinista, ti insegnano a muoverti con sicurezza sui terreni impervi, a superare brevi pareti rocciose, a usare piccozza e ramponi e a prendere confidenza con le più elementari manovre di corda. Poi, chiaramente, oltre al corso è indispensabile fare un po’ d’esperienza sul terreno, andando per gradi.
Bisogna acquisire sicurezza nei movimenti e imparare a individuare il percorso migliore tra le pieghe della montagna, come sapevano fare benissimo gli antichi cacciatori di camosci e i pionieri dell’alpinismo a cavallo tra ’800 e ’900, quando venne salita la stragrande maggioranza delle vette alpine.

(Il racconto è stato pubblicato anche nella “Rivista della Montagna” n. 290 (giugno-luglio 2007), dove sono pure descritti alcuni itinerari di “scrambling” nelle Alpi Marittime e Cozie meridionali).


Nato a Genova nel 1957, Andrea Parodi è autore e editore di dettagliate guide escursionistiche riguardanti la Liguria e le Alpi Sud-occidentali.
Appassionato di montagna e alpinismo fin da ragazzino, è laureato in scienze geologiche e collabora da molti anni con le principali riviste specializzate (ALP, RIVISTA DELLA MONTAGNA, MERIDIANI MONTAGNE).
Ha scritto i primi libri negli anni Ottanta per altri editori (“La Pietra di Finale”, “Montagne d'Oc”, “Liguria a zigzag”), poi ha lavorato per alcuni anni come redattore presso l'Istituto Geografico De Agostini di Novara. Infine nel 1996 si è messo in proprio ed è diventato editore dei suoi libri.
In quell'anno è uscita la prima guida di “ Andrea Parodi Editore”, intitolata “ Vette delle Alpi dalla Liguria al Monviso”, seguita nel 1997 da “I monti del Béigua”. Poi “Laghi, cascate e altre meraviglie” nel 1998, “I monti di Genova” nel 1999, “La catena dell'Ántola” nel 2001.
I libri, illustrati con belle foto a colori, cartine e disegni, hanno avuto subito un notevole successo tra gli appassionati. “Vette delle Alpi” e “Laghi, cascate…” sono stati ristampati più volte.
Nel 2003, con il volume “Alte vie della Liguria”, ha vinto il premio Anthia per il Libro Ligure dell'Anno. Nel 2005 ha pubblicato “Nelle Alpi del Sole”, che si è classificato al terzo
 

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