Alpinismo Serra delle Ciavole Canale Orientale o "Alla cima sud"

Parchi della Calabria
Parco Nazionale del Pollino
Data: 13 marzo 2021
Regione e provincia: Calabria,Cosenza
Località di partenza: Sorgente Acquasalata
Località di arrivo: Serra delle Ciavole e ritorno
Tempo di percorrenza: 11 ore
Chilometri: 14 circa
Grado di difficoltà: AD
Descrizione delle difficoltà: Neve pessima,bagnata,uno strato di 10 cm morbida e sotto più dura.Saltini verticali scoperti,qualche scarica di ghiaccio e sassi.
Periodo consigliato: inverno e inizio primavera se ci sono le condizioni
Segnaletica: segni biancorossi fino al lago ghiacciato
Dislivello in salita: 922 m
Quota massima: 2063 (ad una ottantina di metri dalla vetta)
Accesso stradale: A2 Mediterraneo.Uscita Frascineto Castrovillari.Direzione Civita.Strada montana per Colle Marcione....continuare fino a che non termina l'asfalto(c'è una masseria),continuare per altri due chilometri circa all'altezza di una piazzola e una sterrata che parte a sx.
Traccia GPS: https://it.wikiloc.com/percorsi-arrampicata-su-ghiaccio/serra-delle-ciavole-canale-orientale-67795164

Descrizione

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Giunti a Colle Marcione in auto appare subito imponente, anche più del Dolcedorme e mentre contempli rapito l’immensa Valle del Raganello, il suo profilo inconfondibile di perfetto trapezio cattura lo sguardo e intriga. Acutendo la vista sui corrugamenti della parete cerchi di capire la condizione dei canali innevati che appaiono come lingue bianche verticali. Poi da Fonte Acquasalata ti incammini tra i coltivi in salita fino ad inoltrarti nel bosco della Fagosa. Dopo un bel tratto su comoda sterrata giungi all’altezza del “Lago Ghiacciato” dove ricompare all’improvviso e maestosa, evidenziando ancor di più i dettagli, per scomparire di nuovo fino a che non raggiungi la base della parete Est.

Al termine della faggeta impatti improvvisamente in un poderoso muro apparentemente insuperabile, da incutere timore. Pare che lo sguardo si debba abituare gradualmente a quella verticalità caratterizzata da profondi dirupi, orridi canaloni, frane e ghiaioni di roccia marcia. E poi, abbarbicati su impervie pendici vegetano innumerevoli e tenaci pini loricati che in alcuni punti fuoriuscendo da spaccature della roccia, si protendono addirittura in posizione orizzontale. In questo caos tra sfasciumi e un poverissimo substrato terroso è difficile immaginare come siano sopravvissuti nel corso dei secoli al clima e all’ambiente ostico di questi luoghi inaccessibili. Queste sorprendenti creature hanno sviluppato una incredibile capacità di adattamento riuscendo a trovare qui’ con estrema disinvoltura il loro habitat naturale.

È la Serra delle Ciavole, quarta vetta del Pollino, ma non certo quella del versante occidentale, antropizzato e battuto dagli escursionisti che la risalgono dai declivi più dolci dei piani di Pollino. Provenendo da est per il versante orientale ti ritrovi in un altro mondo, selvaggio, inospitale e primordiale.

Siamo ormai a metà marzo e sembra che la stagione invernale “abbia già dato” mentre cede il passo alla primavera che avanza inesorabile. Programmiamo in ogni caso una salita tecnica e riempiamo i nostri zaini di corda e materiali fino allo spasimo. Alla fine saranno le nostre spalle a “imprecare alla morte” per il notevole sforzo profuso non tanto per la risalita vera e propria del canale quanto per l’avvicinamento mostruoso che bisogna effettuare per raggiungere l’attacco da questo versante.

Si rimanere in Calabria visto l’attuale decreto di non oltrepassare i confini regionali, puntando come detto il versante est di Serra delle Ciavole dove partono diverse vie alpinistiche di ghiaccio e misto davvero impegnative e ardite. Una spettacolare alba rossa ci accoglie al punto di ritrovo con il compagno. L'esplosione di tonalità rosse, gialle e arancioni che incendiano il cielo saranno il preludio al poderoso e inaspettato colpo di coda dell’inverno che invece starà per giungere alle nostre latitudini.

La meta programmata sarebbe il Canale Centrale, che sale quasi in parallelo rispetto alla la Via dei Moranesi fatta l’anno scorso, ma giunti a colle Marcione notiamo che l’attacco, una strettoia piuttosto tecnica e inclinata è decisamente scoperta, così come la breve rampetta obbligata posta più in alto che bisogna fare per portarsi all’interno del canale. Di conseguenza decidiamo di cambiare obiettivo.

Da quel che riusciamo ad osservare, pare che la via più in condizione sia il Canale Orientale o “Alla cima sud”, perché riesce ad accumulare molta neve. Raggiunto il Lago ghiacciato dopo aver percorso le varie sterrate della Fagosa, un ultimo consultiamo con Pasquale e decidiamo per questa via. Rientrando in faggeta senza percorso obbligato ma cercando di mantenere il percorso più diretto possibile ci dirigiamo dritti verso l'attacco. Incontriamo la neve a partire da 1650 metri di quota e questo è un bene perché sorprendentemente impieghiamo soltanto due ore e mezza per raggiungere la parete. Con innevamento importante occorrerebbero circa quattro ore.

Giunti finalmente alla base del canale ci imbrachiamo e tiriamo fuori oltre le piccozze e i ramponi anche la corda e il resto del materiale. Che sollievo rimettere in spalle uno zaino leggerissimo. Così iniziamo con il primo tiro, semplice di 30 metri per rompere il ghiaccio, giusto per attrezzare una sosta con friend e un anello di corda su uno spuntone prima del saltino ostico che bisogna superare.

Questi presenta infatti roccia marcia e poca neve inconsistente. Per vincerlo, dopo aver piazzato un fittone alla base come sicura devo mettere i ramponi sulla roccia. Senza neve sarebbe un passo di III. Venti metri più in alto sulla destra attrezzo la sosta su arbusti in modo da mantenere il contatto visivo con il compagno mentre supererà l’ostacolo. Al terzo tiro possiamo protenderci per quasi tutta la lunghezza di corda risalendo per 55 metri rinviando prima su fittone e tre volte con cordini su piccoli arbusti. La neve non è delle migliori. Vi è uno strato di 10 cm morbida e bagnata venuta giù nell'ultima nevicata e un secondo più compatto. Infine attrezzo la sosta usando due fettucce tubolari tra i soliti rami piegati di faggio.

Mentre spettrali figure di pini loricati ci osservano attoniti dall’alto come protesi con lo sguardo verso di noi, mi preparo per il quarto tiro di 55 metri circa, rinviando due volte su fittoni, poi un rassicurante anello di cordino su massiccio tronco di loricato secco ma inamovibile e poi sul solito arbusto di faggio. Infine la sosta a mezzo looper di 120 cm su piccolo tronco di faggio. Anche nella successiva quinta lunghezza sfrutto quasi tutta la corda portandomi a 50 metri rinviando in alternanza su fittoni dove la neve lo consente, anello su piccolo loricato e friend in fessura allungato con cordino. Per la sosta, non molto comoda, sfrutto i rami di un piccolo faggio cespuglioso. Ogni tanto mi tocca fare un po’di pulizia spezzando aimè qualche rametto fastidioso ai fini delle manovre di recupero del compagno e scavando qualche cunetta per l’alloggiamento della corda.

Giungiamo alla sesta lunghezza e secondo passaggio chiave di 40 metri. Sopra di noi il salto è diviso in due scivoli. Bisognerebbe risalire quello di sinistra che porterebbe ad un paio di piccoli faggi comodi per la sosta ma risulta pressoché scoperto. Rimane quello di destra con un passo a 65 gradi. Questo ci costringe ad una manovra poco fluida operando un ferraginoso zig-zag destra sinistra con la corda che inevitabilmente produrrà un po’di attrito nel recupero. Prima di partire purtroppo si verifica anche una scarica di pezzi di ghiaccio e sassi, non grossi per fortuna, proprio lungo il passaggio obbligato.

Velocemente e senza perdere tempo a rinviare rimonto la rampetta a 65° che introduce al grande anfiteatro terminale del canale. Da questo punto le pendenze si abbattono a circa 40,45° ma ho il problema della sosta perché ho solo roccia marcia e nessun alberello. Provo ad infilare qualche friend ma mi parte un bel sasso che passa di lato del compagno che sta sotto. Sono obbligato nonostante la neve cattiva ad ancorare le due piccozze nel miglior modo possibile facendovi passare due cordini collegandoli al moschettone di sosta. Superato questo punto delicato ed esposto alle scariche possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo.

A questo punto si apre uno scenario maestoso sulle pareti dell’anfiteatro che infine ci porterà dritti verso l’uscita. Al successivo settimo tiro mi sposto verso la sponda opposta del canalone facendo sicura prima su fittone, poi su arbusto per andare infine ad allestire la sosta su un bel tronco di faggio. Saranno 45 metri complessivi. Recuperato il compagno possiamo adesso tranquillamente procedere in conserva protetta usando solo fittoni.

Le uscite presenti sono quattro. Trascuriamo la più bassa a sinistra perché si tratta di un ampio nevaio che porta direttamente sulla parte bassa della cresta sud. A destra abbiamo un largo canalone molto bello ma con pendenze medie di 45,50°. Poi vi è la più impegnativa, quella in alto a sinistra, una rampa spettacolare che tocca anche i 70° ma che abbiamo già fatto la prima volta sette anni fa.

Non rimane che l'uscita più logica e posta più in alto, lo stretto ed estetico canalino di destra che raggiunge i 60° di inclinazione. La volta precedente mi pare risultasse scoperto. La neve all’interno del canalino è un po’molle ed è presente qualche accumulo che non crea però problemi particolari durante la progressione. Infine dopo un ultimo e intenso sforzo a colpi di piccozze sono fuori, e la vista del compagno che successivamente sbuca dalla strettoia mentre risale davanti ad uno spettacolare sfondo tra pareti verticali e pini loricati ci fanno gridare alla “vittoria”. In questa giornata grigia ma non fredda portiamo a casa per la seconda volta questo bellissimo, lungo ed impegnativo canale. La cima sud è a una settantina di metri più in alto ma provati come siamo dalla fatica e dall’adrenalina accumulata decidiamo di non aggiungere altro dislivello. D’altronde fitti nuvoloni cominciano ad avvolgere tutto.

È sorprendente notare la differenza tra i versanti a sud praticamente con zero neve e quelli a nord ancora abbondantemente innevati. Serra Dolcedorme e Monte Pollino si presentano infatti in una veste da mese di gennaio. Separati solo da qualche chilometro esistono due mondi completamente diversi, due facce esattamente opposte della stessa montagna. Questo è il Pollino.

Il rientro sarà tranquillo ma estremamente lungo, scendendo per la cresta sud che sembra un cimitero di loricati colpiti prevalentemente dai fulmini e salutando poi da lontano il pino millenario Italus. Con la nostra zavorra che grava sulle spalle martoriate passiamo prima per Piano di Fossa, poi per la splendida radura della sorgente del Vascello e infine mentre la rocciosa Timpa della Falconara ci guarda da lontano raggiungiamo l’auto distrutti ma incredibilmente soddisfatti.

“Il Pollino è un territorio magico e fantastico da esplorare, che ti fa sentire veramente piccolo e sperduto. Per noi "poveri" camminatori delle terre qui vicine, sembra un Abruzzo all'ennesima potenza”.

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