Escursione Sul Cozzo del Pellegrino da La Cresta

Parchi della Calabria
Parco Nazionale del Pollino
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Data: 16 Gennaio 2021
Regione e provincia: Calabria,Cosenza
Località di partenza: Due chilometri prima di Piano di Lanzo loc. Papanicola
Località di arrivo: Cozzo del Pellegrino da La Cresta e ritorno dalla normale
Tempo di percorrenza: 9 ore
Chilometri: 11
Grado di difficoltà: EEA
Descrizione delle difficoltà: Percorso piuttosto lungo in inverno,cresta sud de La Calvia molto ripida e attenzione nell'attraversare i fitti boschetti di faggio tra La Cavia e Pellegrino (usato ciaspole fino a metà cresta La Calvia) e poi da Valle Lupa
Periodo consigliato: sempre
Segnaletica: segni bianco rossi
Dislivello in salita: 717 m ca.
Quota massima: 1987 m
Accesso stradale: Uscita A2 Altomone.Direzione Altomonte.Primo bivio girare a sinistra,dopo un centinaio di metri a destra per San Donato.Nella parte più alta del paese,nei pressi di un ristorante prendere la strada montana per Piano di Lanzo

Descrizione

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Sabato 16 gennaio 2021 la spedizione di 10 affiatati alpinisti nepalesi scala per la prima volta in invernale il K2, la seconda montagna della Terra regalando al mondo dell’alpinismo un’ulteriore grande impresa. “Una gratifica importante per il Nepal e il popolo degli Sherpa che troppe volte è stato relegato nell’ombra dei successi occidentali”(H.Barmasse).

Lo stesso giorno anche noi ci concediamo una gratificante ascensione al “Gigante dell’”Orsomarso”, il Cozzo del Pellegrino in ambiente innevato. E se come dice il Bevilacqua (avvocato,scrittore ed amante della montagna,conoscitore dei monti d'Orsomarso) “la bellezza educa allo sguardo e vedere cose belle produce storie edificanti”, allora oggi questa splendida montagna con i suoi panorami eccelsi ha regalato ai nostri occhi la bellezza suprema, quella che solo il creato e non qualsiasi opera o impresa dell’uomo riesce a realizzare.

A propiziare questa bella giornata è stato il freddo giunto dalla Russia che ha portato molta neve in tutta Italia con temperature sottozero. Parto che è ancora buio direzione San Donato di Ninea usufruendo della possibilità che concede il decreto di spostarsi entro trenta chilometri per chi abita in un piccolo comune di una regione in zona arancione. A tal proposito di recente il CAI nella persona del suo presidente generale Vincenzo Torti ha chiesto chiarimenti al governo sulle attività consentite in montagna. Il testo recita: “nel solo ed esclusivo fine di svolgere attività sportive ‘in montagna’, che sia consentito a quanti abitino in un comune che di montagne sia privo, spostarsi in altro comune ‘di montagna’, facendo rientro immediato alla propria residenza al termine della stessa”.

Una richiesta a mio parere intelligente e ragionevole perché vietare la montagna e la natura che ha un peso enorme sulla salute fisica e mentale delle persone è soltanto una follia. Adesso pare che il governo abbia preso in considerazione tale richiesta sempre per le regioni di colore arancione. Sarebbe possibile fare attività sportiva inclusa attività in montagna come ciaspolate ecc. in comuni diversi se quel tipo di attività non è possibile farla nel proprio.

Mentre mi avvicino a San Donato di Ninea, noto una fascia bianca lungo i fianchi delle montagne che nel frattempo cominciano ad essere baciate dalle prime luci. Sembra foschia, nebbia e invece è neve che compare dai seicento metri in su, caduta davvero copiosa il giorno prima. Non posso fare a meno di fermarmi lungo la strada per fare una prima foto ma quando giungo al bivio per il paese è uno spettacolo incredibile. Il bellissimo borgo è un presepe imbiancato, incastonato come un gioiello con le montagne de La Mula e del Pellegrino a fare da cornice.

Nell’attesa che mi raggiunga il compagno approfitto per fare altri scatti a questo scenario favoloso. Poco dopo arriva da San Sosti Stefano, brillante guida ambientale escursionistica GAE, notevole conoscitore della sentieristica e della toponomastica del comprensorio. Col suo piccolo ma efficiente fuoristrada ci avviamo verso Piano di Lanzo sulla strada forestale che sovrasta Monte Cava dell’oro. Il nome è dovuto alla presenza di numerosi minerali, compreso l’oro, che venivano estratti all’interno delle miniere presenti lungo il versante della montagna. Non a caso San Donato di Ninea viene definito “la conca dei metalli” già in alcuni documenti del 1200.

Siamo costretti però a fermarci due chilometri prima del rifugio a causa del consistente manto di neve soffice. Parcheggiato il fuoristrada partiamo ciaspole ai piedi in una giornata soleggiata ma dal clima rigido. Breve pausa ai 1350 m del rifugio Piano di Lanzo per riprendere la marcia lungo il sentiero 621 che allo step successivo ci condurrà alla volta de “La Cresta”. Il bosco è un incanto e ogni tanto ci concede qualche affaccio sulla Mula e Muletta, due cime che Stefano ama particolarmente.

La Cresta posta a 1634 m in realtà è la sella o il colle che divide Cozzo di Valle Scura da La Calvia, cima obbligatoria prima di raggiungere il Pellegrino. Da questo punto panoramico ci si affaccia sulla splendida Valle dell’Abatemarco che si estende fino al Tirreno. Si accede tramite esili tracce e labili camminamenti quasi chiusi dalla vegetazione per assenza di frequentazione che degradano vertiginosamente lungo valloni oscuri e precipiti come il “Vallone delle Monache”e “Shkino di Concu” fino alla radura della Carpinosa in territorio di Verbicaro.

E se il versante sandonatese è più dolce e antropizzato, lato mare è estremamente selvaggio e dirupato. Solo pochi dotati di grande spirito d’avventura osano inoltrarsi in queste valli primordiali risalendone i canaloni e i pendii boscosi ripidissimi. È necessaria però una profonda conoscenza di questi territori, avere uno spiccato senso dell’orientamento ed esperienza su questo tipo di terreno perché il rischio di perdersi o cacciarsi nei guai qui’ è molto elevato come del resto in tutti i monti di Orsomarso.

Ora giunge la parte più dura dell’escursione. Dobbiamo risalire interamente la ripidissima cresta sud della Calvia in direttissima fino in vetta. È una rampa che non scherza per l’inclinazione forte e costante, resa più impegnativa dalla neve soffice e le ciaspole ai piedi che portiamo finché è possibile. Mentre guadagniamo quota il vento gelido si rinforza spingendo formazioni nuvolose verso la Mula e la Montea avvolgendole quasi per intero. Solo nella zona del Pellegrino riusciamo a godere di ampie aperture.

Passando attraverso stretti tunnel dentro fitti boschetti di bassi e contorti faggi raggiungiamo i 1910 m.de La Calvia. Qui’ il panorama si apre mozzafiato verso la vetta del Pellegrino che compare d’improvviso ancora poco lontana. La vista verso il mare è impareggiabile. Emerge dal profondo della valle il piramidale e roccioso monte Trincello, splendido pilastro tettonico della valle, mentre a sud domina l’imponente Mula con le cime limitrofe della Muletta, Cozzo Laimi e il Montalto. Il freddo intenso ci obbliga a indossare le maschere da sci e a proteggerci meglio. Davanti si estende ora un altro intricatissimo mare di bassi faggi che bisognerà attraversare seguendo attentamente e fedelmente il sentiero segnato con le bandierine bianco rosse sui tronchi.

Infine dopo un percorso tortuoso all’interno del bosco usciamo proprio sotto le due cime del Pellegrino che si mostra sontuoso e spettacolare come non mai. Fra le due anticime precipita verticale il suo canalone ovest, una voragine paurosa con rovina di massi e di brecce che come una profonda ferita si apre dalla cima del monte e incide profondamente le pareti occidentali scendendo verso valle. La mente corre al 2010 allorché lo risalimmo attaccandolo alle tre di notte. Passammo dei momenti da incubo perché il canale scaricava sassi a grappoli e in continuazione. Cadendo dalle pareti rimbalzavano sul duro manto di neve compatta e schizzando e sibilando come proiettili terminavano la loro folle corsa sul fondo del vallone bersagliando i tronchi degli alberi. Fu un’esperienza indimenticabile che però non vorrei più ripetere.

Dopo aver attraversato con attenzione il colletto che separa le due cime eccoci in vetta. Erano sette anni che non salivo ai 1987 m. della vetta più alta dei Monti di Orsomarso. Il freddo è implacabile, siamo intorno ai -12 con il vento che soffia da nord-ovest aumentandone notevolmente la percezione. Ma il panorama che si apre da qui’ è assolutamente mozzafiato. Da questa che è una delle cime in assoluto più panoramiche del Pollino si domina tutto. La vista si estende su tutta la dorsale del Pollino, i monti di Orsomarso a nord del Pellegrino con le valli del Lao e dell’Argentino in evidenza.

Oltre i monti dell’Alto Tirreno cosentino lo sguardo arriva ai rilievi del Cilento con il Bulgheria che svetta sul Golfo di Policastro e più lontano ancora addirittura si intravedono i Picentini. Ad ovest si estende la Valle dell’Abatemarco con i satelliti minori del Pellegrino: Cozzo dell’Orso, Cozzo del Lepre, monte Trincello, Serra La Vespa, Boccademone, Schiena di Novacco ecc. È incredibile trovarsi su un quasi duemila innevato che guarda a breve distanza il mare. Questa è la Calabria.

Il freddo intenso ci impone di lasciare questo luogo incantato dal quale non vorresti mai andare via. Dopo un selfie all’omino di vetta scendiamo velocemente lungo la ghiacciata parete nordovest verso Valle Lupa, uno dei complessi carsici più interessanti del Pollino ricca di doline e inghiottitoi. Calziamo di nuovo le ciaspole e ci avviamo prima lungo il 601D che fa parte del sentiero Italia e poi il 627. Durante quest’ultimo tratto passiamo per il pittoresco”Faggio di Piano Puledro” e più in là avvistiamo anche alcuni caprioli (esemplari autoctoni di capreolus italicus).Dalle tracce lasciate sulla neve si vede che erano davvero numerosi.

Infine giungiamo dritti all’auto che è quasi buio chiudendo questo fantastico anello su una delle più belle e panoramiche montagne dell’Orsomarso. Un grazie va a Stefano che mi ha accompagnato in questo viaggio che con la sua perizia e disponibilità ha reso l’escursione davvero istruttiva e interessante.

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