Tra noi e la libertà
Se avete amato Bestie uomini e dei, adorerete questo libro.
È il 1939 quando il tenente della cavalleria polacca Slavomir Rawicz (1915-2004) viene condannato come spia dal regime sovietico a 25 anni di lavori forzati in Siberia. Il trasferimento in pieno inverno e in parte a piedi da Mosca al Gulag 303, vicino Yakutsk sul Fiume Lena, dura tre mesi. Molti prigionieri muoiono durante il viaggio, Rawicz capisce che se vuole sopravvivere alle durissime condizioni del campo deve fuggire.
Nel giugno del 1941, con altri sei compagni, attraversa la Transiberiana e si incammina in una fuga epica verso sud. Dopo quasi un anno di marcia, più di 6.500 chilometri, l'attraversamento del Deserto del Gobi e delle montagne dell'Himalaya il gelo, la fame e le malattie, i sopravvissuti raggiungono il Tibet nel marzo 1942, dove vengono presi in carico dagli inglesi.
Tra noi e la libertà è un racconto avvincente – dalla scrittura fluida e potente – di audacia, coraggio, resistenza e amore per la vita che, come accadde per Bestie uomini e dei, fu accusato di inverosimiglianza, per non dire proprio di falsità. In effetti alcuni particolari appaiono inverosimili – addirittura l’incontro con due yeti – e gli sforzi superati sono oltre il limite della tollerabilità umana. Ma situazioni di particolare pericolo hanno sempre condotto l’uomo a trovare energie inaspettate. Basti pensare che nei tentativi di fuga dai Gulag sovietici non era raro portarsi un compagno più debole da mangiare strada facendo.
Probabilmente Rawicz ci ha messo un po’ di fantasia, ma era lo stesso Bruce Chatwin a ritenere che "... nessuna pretesa onestà descrittiva vale al punto da sacrificare un dettaglio inventato che migliori la storia. Se si mira al viaggio non occorre l'artificio, se si mira alla letteratura una menzogna può aprire la porta a qualche verità letteraria".
E questo nulla toglie a una lettura che è facile iniziare, un rammarico terminare.
Dal libro nel 2012 è stato tratto (molto liberamente) il film The way back di Peter Weir.
“Spero che il mio racconto rimanga come un memoriale per tutti coloro che vivono e muoiono per la libertà, e per tutti coloro che per molte ragioni non hanno potuto far sentire la propria voce”.
Slavomir Rawicz, Tra noi e la libertà, Corbaccio
https://www.montinvisibili.it/tra-noi-e-la-liberta-rawicz
Se avete amato Bestie uomini e dei, adorerete questo libro.
È il 1939 quando il tenente della cavalleria polacca Slavomir Rawicz (1915-2004) viene condannato come spia dal regime sovietico a 25 anni di lavori forzati in Siberia. Il trasferimento in pieno inverno e in parte a piedi da Mosca al Gulag 303, vicino Yakutsk sul Fiume Lena, dura tre mesi. Molti prigionieri muoiono durante il viaggio, Rawicz capisce che se vuole sopravvivere alle durissime condizioni del campo deve fuggire.
Nel giugno del 1941, con altri sei compagni, attraversa la Transiberiana e si incammina in una fuga epica verso sud. Dopo quasi un anno di marcia, più di 6.500 chilometri, l'attraversamento del Deserto del Gobi e delle montagne dell'Himalaya il gelo, la fame e le malattie, i sopravvissuti raggiungono il Tibet nel marzo 1942, dove vengono presi in carico dagli inglesi.
Tra noi e la libertà è un racconto avvincente – dalla scrittura fluida e potente – di audacia, coraggio, resistenza e amore per la vita che, come accadde per Bestie uomini e dei, fu accusato di inverosimiglianza, per non dire proprio di falsità. In effetti alcuni particolari appaiono inverosimili – addirittura l’incontro con due yeti – e gli sforzi superati sono oltre il limite della tollerabilità umana. Ma situazioni di particolare pericolo hanno sempre condotto l’uomo a trovare energie inaspettate. Basti pensare che nei tentativi di fuga dai Gulag sovietici non era raro portarsi un compagno più debole da mangiare strada facendo.
Probabilmente Rawicz ci ha messo un po’ di fantasia, ma era lo stesso Bruce Chatwin a ritenere che "... nessuna pretesa onestà descrittiva vale al punto da sacrificare un dettaglio inventato che migliori la storia. Se si mira al viaggio non occorre l'artificio, se si mira alla letteratura una menzogna può aprire la porta a qualche verità letteraria".
E questo nulla toglie a una lettura che è facile iniziare, un rammarico terminare.
Dal libro nel 2012 è stato tratto (molto liberamente) il film The way back di Peter Weir.
“Spero che il mio racconto rimanga come un memoriale per tutti coloro che vivono e muoiono per la libertà, e per tutti coloro che per molte ragioni non hanno potuto far sentire la propria voce”.
Slavomir Rawicz, Tra noi e la libertà, Corbaccio
https://www.montinvisibili.it/tra-noi-e-la-liberta-rawicz

