- Parchi del Trentino-Alto Adige
-
- Catena del Lagorai
Data: 25/30 Luglio
Regione e provincia: Trentino
Località di partenza: Passo Rolle
Località di arrivo: Passo Manghen
Tempo di percorrenza: 5 gg.
Chilometri:
Grado di difficoltà: Treking
Descrizione delle difficoltà:
Periodo consigliato: Estate/primo autunno
Segnaletica: Buona
Dislivello in salita: circa 3.000
Dislivello in discesa: Idem
Quota massima: Cima Cece 2.750 (facoltativa)
Accesso stradale:
Translagorai
Gli ultimi giorni erano stati una continua osservazione di meteo trentino, mattina, mezzogiorno, sera mi collegavo al sito e valutavo la situazione che era sempre la stessa, variabile con temporali sparsi.
Lunedì 25 Luglio sveglia alle 5, lo zaino è già affardellato, c’è tutto il necessario per una permanenza in montagna di 5 gg. In completa autonomia, solo il terzo gg. Potrò appoggiarmi ad un rifugio, il Cauriol, per il resto deserto assoluto, posso contare solo sull’approvvigionamento dell’acqua che sul Lagorai è abbondante nelle valli, mentre in alta quota è assente.
Il peso dello zaino è di 19 Kg., pesa e ripesa, togli e metti, niente non riesco a scendere di peso, la tenda è determinante come volume e peso ma non posso farne a meno, l’incognita della pioggia e la paura di trovare i bivacchi completi mi impongono questo peso in più, poi sacco a pelo, materassino gonfiabile, cuscinetto gonfiabile, giacca a vento, felpa, guanti, berretto di lana, maglia termica a maniche lunghe, calzamaglia, un paio di calzettoni di ricambio, 2 magliette di cotone, 1 asciugamani, rasoio e schiuma da barba, bussola, macchina fotografica, quella piccola non la D700, cartina geografica, ombrello, pentolino, gavettino, set di posate, poi ci sono tre bottiglie d’acqua da 750 cc., fornello a gas con una ricarica, 2 tubi di latte condensato, burro, marmellata, 600 Gr. Di pane, 2 scatole di insalatissima, una con il pollo e una con il tonno, una scatoletta di carne Simmenthal, 2 buste di zuppa e 2 di risotto, una quindicina di barrette energetiche, un piccolo assortimento di cerotti, analgesici, fascia elastica ecc.
Alle 7,45 saluto mia figlia Martina che mi ha portato al passo Rolle
e comincio la mia avventura in solitaria, parto tranquillo, non mi da pensiero l’essere da solo in questa attraversata, in montagna mi sento a mio agio, salgo lento ma deciso,
In breve arrivo ai laghetti del Colbricon,
due foto e salgo al passo Colbricon e forcella Ceremana dove sosto per pranzare, il tempo sta cambiando, sono partito con il sole ma le nuvole si stanno addensando e a tratti cala la nebbia, arrivo al bivacco A.Moro a 2565 mt.
Avvolto dalla nebbia, fa un freddo cane, con calma mi preparo la branda, poi in una pozza sottostante il bivacco faccio scorta d'acqua,
dopo una notte insonne per il freddo intenso, qualche grado sopra lo zero, alle 8 parto con un bel sole alla volta del bivacco Paolo e Nicola, sarà una tappa dura, il percorso inizia su placche liscie
che ben presto lasciano il posto a sfasciumi, bisogna attraversare passando su rocce instabili,
la traccia spesso si perde e bisogna seguire i segni bianco/rossi, la mia paura è la nebbia che mi impedirebbe di vedere i segni in questi tratti difficili che unitamente alla pioggia sempre incombente
mi costringono, per prudenza, a fermarmi il meno possibile.
Arrivo verso le 14 al Paolo e Nicola mt. 2.180 nuovissimo e bellissimo, un plauso a chi reso possibile questo miracolo.
Sveglia alle 6, colazione e poi pulizia personale alla fontana vicino al bivacco, l'acqua gelida mi risveglia per bene, sistemazione dello zaino e alle 8 sono in marcia prossima fermata il rif. Cauriol mt. 1.587 passando per il lago Brutto e il lago delle Trote,
quest'ultimo piccolo e incantevole (ideale per accamparsi con la tenda), nel pomeriggio come al solito il tempo cambia e comincia a piovere e a grandinare, chicchi sottili sembrano palline di polistirolo, faccio tutta la scivolosa discesa verso il rif. Cauriol con il balletto dell'ombrello aperto/chiuso, arrivo al rifugio nel primo pomeriggio bagnato fradicio dalla vita in giù, la discesa si svolge una zona ricca d'acqua con tratti fangosi, in un fitto sottobosco con erba e arbusti alti grondanti per la pioggia, i gentilissimi gestori mi permettono di salire subito nel camerone e quindi di cambiarmi.
Sveglia alle 6, oggi sarà la tappa più dura e lunga, oltre 1.000 mt. di dislivello, la guida prevede il pernottamento in tenda alla forcella Lagorai ma preferisco allungare e pernottare in riva al lago delle Stellune, posto che ho scoperto l'anno scorso e che che mi ha affascinato per la sua bellezza.
Questa tappa oltre ad essere la più dura si è dimostrata anche la più bella ed storicamente interessante, infatti sono numerosissime, per non dire continue per tutto il percorso le testimonianze della guerra, un sussegirsi di strade militari, alcune in buono stato, resti di baracche, ancora con le riserve di tronchi accatastati,
caverne, trincee ......, la mia immaginazione mi fa vedere una moltitudine di soldati, muli, fumi che escono dai ricoveri, un via vai di gente che lotta per mantenersi in vita con due implacabili nemici, l'avversario che ci sta di fronte e il clima che qui d'inverno deve essere spaventoso, pensare di vivere per mesi a queste quote e con i materiali dall'ora ..........................!!!!!!!
Parte di questo percorso è attrezzato con cavetto ed è segnalato come percorso per alpinisti esperti ma non è difficile,
sotto il Frate 2.312 mt. visito il minuscolo bivacco Nadia Teatin,
ricavato da un ricovero della guerra, poi salgo a cima Litegosa 2.548 mt.,
il panorama dovrebbe essere a 360°, dico dovrebbe, perchè come al solito sono partito con il sole ed ora sono avvolto dalla nebbia e presto comincia a cadere la pioggia che mi accompagnerà per tutto il percorso fino al lago delle Stellune dove arriverò alle 20, il tempo di montare la tenda sotto la pioggia e di cenare che comincia a fare buio.
Dormo poco, il freddo e l'umidita si fanno sentire, il sogno di dormire sulle rive di questo speldido lago di montagna a perso un pò di smalto ......., sveglia alle 6, per fortuna c'è il sole, ma essendo il lago molto incassato fra le cime circostanti i suoi raggi tarderanno a scaldarmi, smonto la tenda e via, mi fermerò per la colazione un'ora dopo, su un poggio al sole.
Verso le 10 comincio ad incrociare delle persone, le prime dopo 5 gg., ormai sono vicino al lago delle Buse
da quì sarà una processione fino al Manghen dove arrivo alle 11 e trovo moglie e figlia ad aspettarmi, devo ammetterlo sono stanco, è stata dura, il peso dello zaino, il continuo saliscendi e il terreno difficile unitamente alla difficoltà di dormire mi hanno messo a dura prova, sono dimagrito di 3 kg. ma sono contento di aver coronato questo sogno che conservavo nel cassetto da un bel pò di anni, il fatto di essere da solo non mi ha causato nessun problema, ho sempre camminato in tutta tranquillità, senza timori nè remore, solo due volte, causa la nebbia, ho dovuto cercare il sentiero ma per il resto tutto liscio, metereologicamente poteva andare meglio ma và bene così !!!!!!!!!
Regione e provincia: Trentino
Località di partenza: Passo Rolle
Località di arrivo: Passo Manghen
Tempo di percorrenza: 5 gg.
Chilometri:
Grado di difficoltà: Treking
Descrizione delle difficoltà:
Periodo consigliato: Estate/primo autunno
Segnaletica: Buona
Dislivello in salita: circa 3.000
Dislivello in discesa: Idem
Quota massima: Cima Cece 2.750 (facoltativa)
Accesso stradale:
Translagorai
Gli ultimi giorni erano stati una continua osservazione di meteo trentino, mattina, mezzogiorno, sera mi collegavo al sito e valutavo la situazione che era sempre la stessa, variabile con temporali sparsi.
Lunedì 25 Luglio sveglia alle 5, lo zaino è già affardellato, c’è tutto il necessario per una permanenza in montagna di 5 gg. In completa autonomia, solo il terzo gg. Potrò appoggiarmi ad un rifugio, il Cauriol, per il resto deserto assoluto, posso contare solo sull’approvvigionamento dell’acqua che sul Lagorai è abbondante nelle valli, mentre in alta quota è assente.
Il peso dello zaino è di 19 Kg., pesa e ripesa, togli e metti, niente non riesco a scendere di peso, la tenda è determinante come volume e peso ma non posso farne a meno, l’incognita della pioggia e la paura di trovare i bivacchi completi mi impongono questo peso in più, poi sacco a pelo, materassino gonfiabile, cuscinetto gonfiabile, giacca a vento, felpa, guanti, berretto di lana, maglia termica a maniche lunghe, calzamaglia, un paio di calzettoni di ricambio, 2 magliette di cotone, 1 asciugamani, rasoio e schiuma da barba, bussola, macchina fotografica, quella piccola non la D700, cartina geografica, ombrello, pentolino, gavettino, set di posate, poi ci sono tre bottiglie d’acqua da 750 cc., fornello a gas con una ricarica, 2 tubi di latte condensato, burro, marmellata, 600 Gr. Di pane, 2 scatole di insalatissima, una con il pollo e una con il tonno, una scatoletta di carne Simmenthal, 2 buste di zuppa e 2 di risotto, una quindicina di barrette energetiche, un piccolo assortimento di cerotti, analgesici, fascia elastica ecc.
Alle 7,45 saluto mia figlia Martina che mi ha portato al passo Rolle
e comincio la mia avventura in solitaria, parto tranquillo, non mi da pensiero l’essere da solo in questa attraversata, in montagna mi sento a mio agio, salgo lento ma deciso,
In breve arrivo ai laghetti del Colbricon,
due foto e salgo al passo Colbricon e forcella Ceremana dove sosto per pranzare, il tempo sta cambiando, sono partito con il sole ma le nuvole si stanno addensando e a tratti cala la nebbia, arrivo al bivacco A.Moro a 2565 mt.
Avvolto dalla nebbia, fa un freddo cane, con calma mi preparo la branda, poi in una pozza sottostante il bivacco faccio scorta d'acqua,
dopo una notte insonne per il freddo intenso, qualche grado sopra lo zero, alle 8 parto con un bel sole alla volta del bivacco Paolo e Nicola, sarà una tappa dura, il percorso inizia su placche liscie
che ben presto lasciano il posto a sfasciumi, bisogna attraversare passando su rocce instabili,
la traccia spesso si perde e bisogna seguire i segni bianco/rossi, la mia paura è la nebbia che mi impedirebbe di vedere i segni in questi tratti difficili che unitamente alla pioggia sempre incombente
mi costringono, per prudenza, a fermarmi il meno possibile.
Arrivo verso le 14 al Paolo e Nicola mt. 2.180 nuovissimo e bellissimo, un plauso a chi reso possibile questo miracolo.
Sveglia alle 6, colazione e poi pulizia personale alla fontana vicino al bivacco, l'acqua gelida mi risveglia per bene, sistemazione dello zaino e alle 8 sono in marcia prossima fermata il rif. Cauriol mt. 1.587 passando per il lago Brutto e il lago delle Trote,
quest'ultimo piccolo e incantevole (ideale per accamparsi con la tenda), nel pomeriggio come al solito il tempo cambia e comincia a piovere e a grandinare, chicchi sottili sembrano palline di polistirolo, faccio tutta la scivolosa discesa verso il rif. Cauriol con il balletto dell'ombrello aperto/chiuso, arrivo al rifugio nel primo pomeriggio bagnato fradicio dalla vita in giù, la discesa si svolge una zona ricca d'acqua con tratti fangosi, in un fitto sottobosco con erba e arbusti alti grondanti per la pioggia, i gentilissimi gestori mi permettono di salire subito nel camerone e quindi di cambiarmi.
Sveglia alle 6, oggi sarà la tappa più dura e lunga, oltre 1.000 mt. di dislivello, la guida prevede il pernottamento in tenda alla forcella Lagorai ma preferisco allungare e pernottare in riva al lago delle Stellune, posto che ho scoperto l'anno scorso e che che mi ha affascinato per la sua bellezza.
Questa tappa oltre ad essere la più dura si è dimostrata anche la più bella ed storicamente interessante, infatti sono numerosissime, per non dire continue per tutto il percorso le testimonianze della guerra, un sussegirsi di strade militari, alcune in buono stato, resti di baracche, ancora con le riserve di tronchi accatastati,
caverne, trincee ......, la mia immaginazione mi fa vedere una moltitudine di soldati, muli, fumi che escono dai ricoveri, un via vai di gente che lotta per mantenersi in vita con due implacabili nemici, l'avversario che ci sta di fronte e il clima che qui d'inverno deve essere spaventoso, pensare di vivere per mesi a queste quote e con i materiali dall'ora ..........................!!!!!!!
Parte di questo percorso è attrezzato con cavetto ed è segnalato come percorso per alpinisti esperti ma non è difficile,
sotto il Frate 2.312 mt. visito il minuscolo bivacco Nadia Teatin,
ricavato da un ricovero della guerra, poi salgo a cima Litegosa 2.548 mt.,
il panorama dovrebbe essere a 360°, dico dovrebbe, perchè come al solito sono partito con il sole ed ora sono avvolto dalla nebbia e presto comincia a cadere la pioggia che mi accompagnerà per tutto il percorso fino al lago delle Stellune dove arriverò alle 20, il tempo di montare la tenda sotto la pioggia e di cenare che comincia a fare buio.
Dormo poco, il freddo e l'umidita si fanno sentire, il sogno di dormire sulle rive di questo speldido lago di montagna a perso un pò di smalto ......., sveglia alle 6, per fortuna c'è il sole, ma essendo il lago molto incassato fra le cime circostanti i suoi raggi tarderanno a scaldarmi, smonto la tenda e via, mi fermerò per la colazione un'ora dopo, su un poggio al sole.
Verso le 10 comincio ad incrociare delle persone, le prime dopo 5 gg., ormai sono vicino al lago delle Buse
da quì sarà una processione fino al Manghen dove arrivo alle 11 e trovo moglie e figlia ad aspettarmi, devo ammetterlo sono stanco, è stata dura, il peso dello zaino, il continuo saliscendi e il terreno difficile unitamente alla difficoltà di dormire mi hanno messo a dura prova, sono dimagrito di 3 kg. ma sono contento di aver coronato questo sogno che conservavo nel cassetto da un bel pò di anni, il fatto di essere da solo non mi ha causato nessun problema, ho sempre camminato in tutta tranquillità, senza timori nè remore, solo due volte, causa la nebbia, ho dovuto cercare il sentiero ma per il resto tutto liscio, metereologicamente poteva andare meglio ma và bene così !!!!!!!!!
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