Escursione Traversata integrale di Rocca Busambra e Rocca Ramosa (concatenamento in giornata delle 2 vette)

Parchi della Sicilia
Riserva del bosco della ficuzza
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Dati


Data: 09/09/2020
Regione e provincia: Sicilia, Palermo
Località di partenza: Ficuzza, piazza
Località di arrivo: Ficuzza, piazza
Tempo di percorrenza: 6h20min
Chilometri: 21
Grado di difficoltà: media
Descrizione delle difficoltà: stradella e pista forestale, mulattiera, roccette, arrampicata facile (3 grado)
Periodo consigliato: fine estate/ autunno/primavera (in inverno sulle due vette vi è parecchia neve)
Segnaletica: scarsa
Dislivello in salita: 931 mt
Dislivello in discesa: 9321 mt
Quota massima: 1613 mt
Accesso stradale: no
Traccia GPS: [puoi caricare la tua traccia GPS nella Mappa Escursioni ed inserire il link permanente al posto di questo testo]


Descrizione
Due vette; e tre cani.
(la mia traversata integrale di Rocca Busambra e Rocca Ramosa: concatenamento in giornata di due cime).
Era da tempo che pensavo di fare la traversata integrale di Rocca Busambra e di concatenare le due vette, la Busambra e la Ramosa.
Ci pensavo da quando ho ripreso a camminar per sentieri di montagna.
Conoscevo già le due vette, avendole salite singolarmente tanti anni fa (ma tanti, quasi 20); ma non avevo mai provato a salirle insieme nella stessa escursione, in giornata.
Ieri ho scritto pure un post, come preludio a questa mia esperienza, talmente era forte l’emozione che provavo nel sapere che l’indomani l’avrei fatta.
Non ho fatto nulla di eccezionale, lo so. Ma queste sono due montagne che amavo molto nella mia passata attività di montagna, e racchiudevano in se scintillanti ricordi dei miei anni passati.
E volevo rivivere quelle emozioni di un tempo, sulle stesse montagne.
Ho lasciato Palermo prestissimo, alle 4,30 del mattino, perché volevo garantirmi tempo d’orologio in abbondanza, se volevo provare a concatenare le due vette.
Alle 5,20 ero già in piazza a Ficuzza, dove ho lasciato la macchina e alle 5,45 ho iniziato a muovere i primi passi con la borgata ancora immersa nel buio, illuminata solo dai lampioni delle strade. Dopo due curve sono già avvolto dal bosco, oltre che dal buio più fitto. Ho con me la lampada frontale ma seguendo la strada che mi porta su alla ex colonia montana e poi, girando a sinistra, verso l’agriturismo Alpe Cucco, ci vedo abbastanza bene e dunque la lampadina la lascio nello zaino.
Alla colonia montana faccio un incontro inaspettato, uno di quegli incontri che sempre mi rallegrano e mi mettono a mio agio: con i cani! Anche se nel momento di incontrarli il loro benvenuto a me riservato non è stato dei migliori, mi abbaiavano e latravano contro, essendo sbucato io dal buio si erano allarmati, è bastato che mi accovacciassi davanti a essi e mostrassi i palmi delle mie mani aperte protese verso di loro in segno di amicizia (vecchio trucco questo, per conquistarsi la fiducia e l’amicizia di qualsiasi cane, anche sconosciuto e randagio) che subito il loro latrare si è trasformato in scodinzolamenti, festeggiamenti e coccole. Nel carezzarli ho notato qualcosa di strano nel loro collo, e guardando meglio notavo che avevano addirittura, tutti e tre, i collari con il rilevatore satellitare. Segno che il loro padrone, probabilmente il pastore delle mucche che stavano li vicino, era all’avanguardia con la tecnologia applicata alla pastorizia.
Ripreso il mio cammino e, nonostante supplicassi i cani di tornarsene indietro (temevo che a furia di seguire me potessero smarrire poi la via del rientro, dato che io dovevo fare un lungo giro ad anello e non sarei tornato indietro per la stessa via) i tre mi seguono praticamente fin quasi sotto la vetta di Rocca Busambra; poi d’un tratto li ho visti tornare indietro: forse avevano capito che per loro quel sentiero si faceva troppo ostico e si erano già allontanati troppo; guardandoli andare via lungo il sentiero in discesa li ho salutati con un pizzico di malinconia: mi era piaciuta la loro pacifica e silenziosa compagnia.
Cosi son salito in cima a Rocca Busambra dal versante est, passando da alpe cucco e poi su per la cosi detta scala a guadagnare la quota sulla cresta della montagna. Arrivato in cima (erano le 9,45 dunque quattro ore precise impiegate dal paese di Ficuzza alla cima) mi concedo una lunga e meritata sosta, troppo lunga forse tanto che quasi senza accorgermene vengo improvvisamente avvolto da una fitta nebbia che è persistita in cima per quasi un’ora! Al primo aprirsi della visuale, anche se non sparita del tutto la nebbia, afferro lo zaino e mi butto giù lungo il fianco ovest del monte, approfittando delle momentanee schiarite della nebbia! Poco sotto la cima però la nebbia mi prende nuovamente togliendomi ogni visuale; ma non mi fermo, anche se è un po' rischioso procedere cosi sul filo di cresta, ma conosco abbastanza bene quel terreno, nonostante i quasi venti anni che non ci mettevo più piede; so che alla mia destra, faccia a valle, c’è l’enorme precipizio verticale della parete nord, mentre alla mia sinistra vi è il lungo e scosceso versante sud, fatto di rocce e roccette difficili da percorrere. Proseguo con cautela, cercando di vedere meglio che posso la direzione di cresta, e riesco ad abbassarmi di quota finche finalmente lascio alle mie spalle quella coltre bianca della nebbia.
Ora il filo di cresta del versante ovest si apre limpido tutto davanti a me e nonostante la difficoltà del percorso (tutto il pianoro e la cresta ovest di Rocca Busambra sono un ammasso infinito di rocce dove serpeggiare per farsi strada, non vi è un vero sentiero da seguire) arrivo abbastanza agevolmente al cospetto del vallone Ramosa, che si apre in basso sotto di me!
Proseguo ancora, alla ricerca del passaggio che permette di lasciare la cresta e di metter piede sul sentiero, ora ben evidente, del vallone.
Guardo l’orologio, sono le 13,30! Sono in perfetto orario e cosi, anche se alcuni nuvoloni neri e pesanti si sono intanto addossati sulla Rocca Ramosa, decido di puntare dritto verso la mia seconda meta della giornata: la cima di Rocca Ramosa. Mi sposto sulla mia destra e presto trovo l’omino di pietra, adagiato su una evidente roccia, che segna l’inizio del tratto di arrampicata facile per salire in cima.
Lascio nascosto tra le rocce il mio zaino, voglio salire la Rocca Ramosa il più velocemente possibile visto che i nuvoloni neri continuano a imprigionare l’aria sopra la mia testa. Ho timore che possa iniziare a piovere e se mi cogliesse la pioggia su quelle rocce da arrampicare, specie in discesa,, dato che sono senza corda da poter armare in sicurezza i passaggi più esposti, sarebbero problemi! Dunque la priorità adesso è salire leggeri e veloci, per ridiscendere dalla cima altrettanto velocemente e scansarmi cosi la possibile anche se non certa pioggia. Porto con me solo il telefono (per scattare le foto e, soprattutto, nel caso di emergenza improvvisa) e il mio gps Garmin. Null’altro.
Salgo, arrampico, supero agevolmente anche i tratti di terzo grado un po' più esposto, sulle rocce sono sempre stato un gatto agile, anche oggi che ho una panza che mi pesa oltre modo.
Supero la boscaglia che vegeta proprio sotto la vetta della Ramosa e mi appare la Croce di vetta in ferro con alla base la targa in commemorazione di Carlo Runggaldier e Costantino Bonomo, rocciatori del cai di Palermo scomparsi in incidenti di montagna tantissimi anni fa.
Faccio solo qualche foto veloce, voglio scendere subito, ho il pensiero fisso alle nuvole nere sopra di me. Anche se sono parecchio stanco adesso (la salita in arrampicata della Ramosa mi ha dato il colpo di grazia alle mie riserve energetiche) e la prudenza vorrebbe mi fermassi a riposare per rendere la concentrazione sempre attenta e vigile per la discesa, ma desisto e respingo la voglia prepotente di riposare e che mi chiede il mio corpo e scendo.
Cerco ogni passaggio fatto in salita, che ho cercato di memorizzare in mente più fedelmente possibile cosi da non perder troppo tempo a cercare la via di discesa e in pochi minuti raggiungo lo zaino alla base della Rocca Ramosa.
Mi resta adesso da scendere lungo tutto il sentiero che passa da Alpe Ramosa, e infine raggiungere nuovamente la macchina in piazza a Ficuzza.
Vi arrivo che sono le 17,00 circa.
Sono stanco, stanchissimo! Ma anche felice e soddisfatto di questa mia lunga escursione solitaria.
Salito in macchina, sto per andare via ma poi il pensiero mi ritorna a quei tre miserabili cani. Saranno riusciti a ritrovare la strada per tornare indietro dalla Rocca Busambra!?
Mi incupisco al pensiero che possano essersi smarriti e adesso sono magari che vagano chissa dove.
Decido cosi di raggiungere in macchina la ex colonia montana, dove li avevo incontrati stamani prima dell’alba, voglio sincerarmi se sono tornati indietro o no.
Arrivo alla colonia, appena sentono la macchina mi vengono incontro latrando e abbaiando nuovamente; li guardo bene, sono proprio loro, tutti e tre! Sono riusciti a tornare. Non scendo dalla macchina, non voglio farmi riconoscere, altrimenti magari riprenderebbero a seguirmi anche dietro la macchina!
Faccio inversione e torno a Palermo.
 

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