Escursione Traversata Monti Lepini

Traversata dei Monti Lepini
Quota
1.536 m
Data 4 aprile 2026
Sentiero segnato
Dislivello 1.407 m
Distanza 20,64 km
Tempo totale 8:24 h
Tempo di marcia 7:10 h
Cartografia Il Lupo Monti Lepini
Descrizione In treno a Sezze e in bus Cotral a Roccagorga (280 m). Poi per l’Eremo di Sant’Erasmo (832 m, +1,33 h), il passaggio di arrampicata di quota 1.177 (+51 min.), Monte Pizzone (1.314 m, +21 min.), Monte Erdigheta (1.339 m, +14 min.), l’Abisso Consolini (1.347 m, +20 min.), Monte La Croce (1.427 m, +16 min.), Monte Semprevisa (1.536 m, +32 min.), la Schiazza di Paolone (1.325 m, +36 min.), il Rifugio Liberamonte (1.035 m, +39 min.), il Fontanile Sant’Angelo (939 m, +15 min.), l’Acqua Sant’Angelo (657 m, +33 min.), il Fontanile Semprevisa (557 m, +14 min.) e Bassiano (546 m, +28 min.) con attraversamento del paese fino a Piazza Matteotti (561 m, +18 min.). Cotral per Latina e treno per Roma. Entusiasmante e impegnativa escursione fra diversi ambienti naturali. Passaggio di arrampicata sotto il Monte Pizzone breve, facile e appigliato.
https://www.montinvisibili.it/traversata-dei-monti-lepini

Traversata dei Lepini, 4 aprile 2026. Eccoli, sono arrivati. E qualcosa sta cambiando; anzi, qualcosa è già cambiato!
Come previsto, lo scorso 1° aprile ho tagliato il traguardo dei sessant’anni (o dei dodici lustri, che dir si voglia). Ma è da tempo che avverto una cesura interna, un moto di ribellione e d’insoddisfazione non riconducibile solo alla famiglia o alla routine ma al mio rapporto con tali elementi.
Dal punto di vista fisico, per ora, nulla è cambiato. La resistenza l’avverto superiore a quella di un tempo; il sabato, se non sono in cammino, mi affanno in tante faccende domestiche che generalmente entro le undici ho già esaurito la sequenza di passi che il mio orologio anela io compia; durante la settimana mi ritrovo immerso in una catena di incombenze, lavorative e non, più da garzone di bottega che da uomo maturo.
Ed è proprio tale frenesia ad alimentare questo fastidioso stato d’animo, un’insofferenza verso ogni tipo di molestia che mi distolga dal piacere di una vita ormai inevitabilmente più breve.
I sessanta introducono in una fase mentale diversa, un’esigenza di riappropriarsi del tempo, in un’epoca invece che, al contrario, esige prestazioni sempre più elevate da chi dovrebbe offrire qualità e non quantità. Contravvenendo l’antica regola, secondo la quale si dovrebbe disporre di tanto più tempo libero quanto più alta è l’età raggiunta. E invece questa vita scorre via come sabbia fra le dita.
Rallentare i ritmi, riprendersi i propri spazi, provare nuovamente emozioni che sembravano dimenticate, diviene più di un’esigenza: è un imperativo categorico la cui mancata soddisfazione conduce a un’inquietudine esistenziale.
Considerato che non dispongo di tali beni al sole che mi permettano di raggiungere l’anelata pensione di vecchiaia prima di quella d’invalidità, che la biblica conoscenza di altri elementi di genere diverso presenta indubbi perigli e che ho a cuore la famiglia, il cammino diviene una vera e propria cura, l’occasione per rasserenare l’animo… anche se sempre incastrato fra famiglia, maltempo e la tediosa settimana lavorativa.
Ma quando come oggi, tra un treno e un bus, riesco a trasformare la fuga di un giorno in un viaggio in miniatura, ritrovo tutto: le difficoltà, gli imprevisti e le emozioni di una grande avventura.
E come esiste la maturità per tanti aspetti della vita, così ho appreso che esiste una maturità anche per la montagna.
L’unica volta che mi avventurai su questi rilievi dell’antiappenino laziale a cavallo fra mare e rocce – giusto vent’anni or sono – non ne rimasi particolarmente colpito. Ma erano anni nei quali l’attrazione delle altre quote esercitava un fascino difficile da domare.
Fatto il pieno di altitudini, ho imparato quale scrigno di celata ricchezza sia serbato nelle medie quote, che ho iniziato allora a esplorare con lenta metodicità; quando possibile secondo la prospettiva ecologica del trasporto pubblico.

 

Allegati

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Augurissimi e centouna di queste birre del dopo "viaggio" !:si:
Grazie Lanfranco... mi viene in mente la vecchia freddura... Quando Matusalemme lesse: "Chi beve birra campa 100 anni" disse: - E che è? Veleno?
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Chapeau. Tanti auguri. Un bel racconto, non c'è che dire.
Grazie Viandante!
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Auguroni... io ci sono già arrivato... ai 60!
Tardone!
 
I sessanta introducono in una fase mentale diversa, un’esigenza di riappropriarsi del tempo, in un’epoca invece che, al contrario, esige prestazioni sempre più elevate da chi dovrebbe offrire qualità e non quantità. Contravvenendo l’antica regola, secondo la quale si dovrebbe disporre di tanto più tempo libero quanto più alta è l’età raggiunta. E invece questa vita scorre via come sabbia fra le dita.
Rallentare i ritmi, riprendersi i propri spazi, provare nuovamente emozioni che sembravano dimenticate, diviene più di un’esigenza: è un imperativo categorico la cui mancata soddisfazione conduce a un’inquietudine esistenziale.


Vedrai, quando come me avrai superato i settanta e la testa sarà ancora quella di sempre... tutto si farà più intenso, quasi vertiginoso, come l'acqua che turbina nel vortice dello scarico...
 
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