Trekking Traversata Orientale del Parco (Da Castel del Monte a Penne)

Parchi d'Abruzzo
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Data: Sabato 20 aprile 2019 e domenica di Pasqua.
Partenza: Nei pressi del Rifugio Ricotta (circa trenta minuti a piedi da Castel del Monte)
Arrivo: Penne
Percorso effettuato: Dentro e fuori dal vallone d'Angora e poi per il rifugio Ricotta. Per i sentieri 277,279,276,297a passando per le località così elencate dai cartelli. Coppi del Pacino, Malopasso, Valle Caterina, V. Mastrorocco, Vado di Focina, Pantane, Fonte San.Tommaso, Mortaio D'Angri, Cima delle Scalate, sella Bertona/Morrone, dritto fuori sentiero per Roccette (F) su Monte Bertona, Colle Bacchettone, Colle della Montanara, Montebello di Bertona, (domenica) 15 km di frazioni e campagne fino alla Riserva naturale del Lago di Penne, la diga e il Paese più in alto. Poi in macchina fino a Loreto Aprutino.
Grado di difficoltà E-EE

Descrizione:
Ho passato una settimana di anticiclone africano a decidere se portare o no una tenda, oppure solo un sacco invernale con stuoino,e magari, anche una piccola accetta per fare legna e scaldarsi. Decido per partire con lo zaino pesante, ingombrante ma senza tenda, sperando di trovare uno stazzo attrezzato per un falò scendendo dal Monte Bertona e di cui mi ha parlato Alessandra. È la "Segugia" stessa che mi accompagna verso Castel del Monte, verso una zona del Gran Sasso di cui non ho mappe ma solo un piccolo studio fatto su di un'App in 3D del telefono e che, sul posto, non funzionerà per assenza di segnale. Dai finestrini "Monte Corno" gioca con luna e cirri, i boschi di Rigopiano si accendono di rosso, arancio e l'alba invade di luce i faggi ancora spogli dell'inverno. Passiamo Vado di Sole, Fonte Vetica, e poco prima del paesino arroccato di fronte a Calascio, vengo depositato in un bel meno 4 gradi di prati bianchi, cristallini e non ancora assolati. Panico, denti che sbattono, muscoli che tremano e l'evidenza di aver sbagliato a non prendere la tenda si palesa come un mal di pancia improvviso. Non sono più sicuro sia questo il miglior itinerario, mi pare di ricordare di aver letto un altro sentiero, che costeggia Monte Cappucciata alla sinistra del Vallone D'angora. Vallone che vorrei e dovrei evitare, sopratutto con tanto carico sulle spalle.
Torniamo indietro verso Fonte Vetica e un tratturo rassicurante, largo e che punta il sole, mi induce a intraprendere un sentiero che sembra più amico in apparenza. Saluto titubante la mia buon autista con la speranza di arrivare per la sera di Pasqua alla sua "Ciusa", nomignolo di Città Sant'Angelo. Fa tanto freddo ma un vallone davanti ai miei occhi si fa sempre più profondo, assolato meno male, ma sempre più Grande. Cerco di rimettere in sesto pensieri, giornata tutta e scaldarmi con un bel the bollente sotto il sole radente del mattino. Sono proprio nel posto che dovevo evitare e che ammassi di neve, alberi e scarichi sbarrano nel continuare. Mi tocca andare a riprendere la strada e farla in salita fino al bivio dove ero stato lasciato all'alba. Già che sono qui non mancherò di osservare da vicino il Vallone, così l'ascesa me la faccio tra roccette e spinosi Pino Mugo, costeggiando l'orrido. Come una Fossa delle Marianne terrestre la montagna si apre e sembra voler inghiottire anche il mare che luccica lontano. Brividi. Una voragine davvero spettacolare, profonda, larga e che pare si allunghi fino agli orrizonti del blu Adriatico. Sono questi posti, pur a basse quote, che ridimensionano e limano la mia sempre attiva esuberanza, che mi riportano all'umilta' di viaggiatore carico come un mulo, desideroso si di vedere nuove dimensioni del Parco Nazionale, ma con un obbiettivo troppo ambizioso in testa, oggi, per poter perdersi in visite tra ciclopiche voragini della terra.
Lascio indietro lo "straordinario" e mi rimetto sulla strada per riprendere una via ordinaria ma sconosciuta anche alla Lupa e al GPS. Alle 9 passate sono finalmente su una nuova rotta e tutta ben segnata con cartelli, tempi e bandierine alla faccia di cartine e satellitari. Ho perso più di due ore, per cui il passo prende il ritmo del galoppo, e recuperando dai 5 ai 10 minuti sui tempi dei cartelli, dovrei essere in zona Montebello di Bertona ad un orario decente per organizzare uno stazzo per la notte e una cena in paese. Prati e boschi in falso piano solleticano l'umore e la canzoncina che narra di un certo Andrea che si è perso allieta il peso dello zaino, che con il tempo e l'abitudine pare anche allegerirsi. Dal Malopasso la terra si fa ripida, I boschi sono giovanissimi ma ogni tanto qualche faggio centenario ricorda che la zona non lo è affatto. Pur essendo sabato i territori sfrecciano deserti sotto gli scarponi, i battuti sembrano riaprirsi al mio passaggio quasi fossero rimasti immacolati per tutto un inverno. Qualche toponimo come la Cima delle Scalate mi preoccupa anche se la quota è minore di dove sono adesso. Sporadiche salite rammentano la mia condizione di Mulo,
ma questa cima si rivela come un bel colle pratoso, assolato ed attrezzato di numerosi camini e panche, per ora occupate da una sola coppia con una simpatica e sorridente bambina di massimo tre anni. La discesa continua in direzione del Mortaio D'Angri, poi una leggera salita, in direzione Pantane e la Sella Morrone/Bertona, mi porta davanti al Famoso ristorante Il Fungarolo. Peccato che io e la Lupa abbiamo da poco mangiato perché gli odori appena entrato sono grati e intensi, sentori di funghi pervadono l'aria mentre ingurgito, con foga da assetato, una pinta di doppio malto artigianale, non filtrata, spinata freddissima e fatta da loro: una vera goduria. Di fianco al ristoro sale, in falso piano, un sentiero per carrozzine, fatto di tavolato chiaro di abete, corrimano nuovi di zecca, attrezzato di cartelli esplicativi e affacci sulla fauna del posto. Sono davvero tanti gli uccelli da poter vedere in zona e, manco a farlo apposta, una coppia enorme di Aquile mi volteggia sopra la testa. La strada adesso si fa mista di asfalto e breccia fino alla sella, ho riguadagnato quasi un ora con passo allegro e la vista della provinciale, che scende fin sotto a Villa Celiera per poi serpeggiare lunga e ripida fino al Monte Bertona, non mi ispira molto. Una pazza idea prende forma e vita sotto gli occhi stupiti di me stesso e della Lupa quando, a testa bassa, scalo mani, piedi e uno zainone da trenta kili le roccette fuori dai due sentieri laterali. Devo stare molto attento in un paio di "muretti" ma su questa salita il panorama è davvero selvaggio, ipnotico e rapido da mangiare quasi un'ora ai cartelli. Sono ore che il grigio dell'afa copre il blu del cielo eppure, appena messo piede sulla cima, sorge un sole alto e caliente. Linda approfitta per schiacciare un pisolino, io preparo un the caldo, del tabacco e mi godo la mia vittoria odierna con il sorriso della soddisfazione che si stampa sul viso arrossato dalla fatica. Scendere per la via segnata è più semplice delle roccette, le gambe però cominciano a farsi pesanti e dure sotto i colpi delle frenate che la ripidita' di questa discesa richiede. Cerco di distrarre la mente con il ricordo dei tanti cartelli visti e delle numerose località sconosciute. Da mettere in conto per future camminate, la Valle del Voltigno o il Monte Meta che ho lasciato sul "fianco destro", piuttosto che la zona delle cascate della Vitella d'oro. Distratto troppo da non intercettare la strada semiasfaltata che sale dal paese agli stazzi del Bertona, mi ritrovo a Montebello percorrendo 8 km in una sola ora e mezza scarsa, affamato e assetato di nuovo. Divoro tre cornetti, un panino al prosciutto e due birre al primo bar, dove chiedo informazioni per un stazzo dove poter accendere un fuoco lì vicino. Gli indigeni mi indicano il parchetto del paese dietro al comune, già sperimentato da altri. Il parco sta in ombra tutto il giorno riparato dal palazzo del comune e una folta abetaia, fa già freddo alle 4 di pomeriggio dentro e non vi è possibilità di accendere fuochi, per cui mi tocca fare 8 km di salita indietro o pensare ad altri stazzi magari sul lago di Penne a 14 km di asfalto in avanti o una decina per via alternative. Si fa largo il pensiero di una bella doccia, cena e dormita sul comodo letto di un Bed and Breakfast o agriturismo che sia. Avrò portato vestiti invernali, stuoie e sacchi inutilmente....
.. amen. In un avventura itinerante credo sia bene partire essendo pronti e preparati a tutto nonché avere un piano di base, ma poi i cambiamenti, le svolte, le valutazioni sbagliate, le sintesi dei territori e le deviazioni rendono più ricca ogni vita e più intenso ogni viaggio. La soddisfazione di improvvisare, trovare nuove soluzioni e conoscere "altro" non ha eguali a mio avviso. Certo con una Pelosa al seguito ed in alta stagione(domani è Pasqua) sarà difficile trovare una sistemazione ma decido di tentare e chiedere alle strutture che incontrerò verso la strada di Penne. Al massimo rimedio uno stazzo sul lago alla peggio.
Il primo tentativo è per un agriturismo appena fuori mano dalla strada per Penne. Una bella villa con giardino, curata e fiorita, al citofono pareva avesse una camera libera, ma appena varcato il cancello scorrevole un lupo cecoslovacco, a cui non piace l'idea di condividere i suoi spazi, ci avverte che sarà dura spuntarla. La direttrice è dispiaciuta ma le camere non hanno balconi e lasciare Linda insieme al Lupo nel giardino non è proprio fattibile. Ripartiamo seguendo le indicazioni lasciateci, ossia di provare per la brecciata che scende dentro il fosso a sinistra, dove dovrebbe esserci un altro agriturismo. Poco prima, in paese, una signora era stata così gentile da offrirmi caffè e acqua fresca in cambio di qualche racconto della giornata, ero quasi tentato di chiedere ospitalità nel garage sotto casa ma poi ho preferito fare ancora un po' di strada verso "Ciusa". All'agriturismo I due Forni, le cose paiono mettersi male anche prima, infatti ancora non mi avvicino che una grossa Lupa vorrebbe aggredire Linda se non mi mettessi in mezzo. Esce una signora minuta e mi avverte che la sua pelosa non ama affatto compagnie canine è che sarà un bel problema anche comunicare. Parliamo un attimo tra abbai e ululati, da dove arrivo e del percorso fatto, la signora conosce strade secondarie e sentieri abbastanza bene e mentre, parlando, apre la porta Linda si infila lesta e si siede educatamente aspettando cenni di via libera da parte di qualcuno. L'educazione di Linda che non risponde alle provocazioni del suo cane, la tanta strada fatta e forse la nostra simpatia ammorbidiscono l'ambiente che non ha mai ospitato cani ma che la fortuna vuole abbia libera una camera che è un miniappartamento e con un bel terrazzo per la mia Lupa: accordo trovato al di là di ogni aspettativa. La lupa si stende sul sacco srotolato in terrazzo mentre io assaporo la dolcezza di una doccia calda e un ora di letto su materasso ortopedico prima di cena. Guardo il contakilometri e non mi sembra possibile di aver fatto ben 27 km, 1743 mt di discesa e 640 di salita, come non sembra vero, dopo tanta fatica, un letto così comodo che neanche quello di casa può eguagliare. La cena è squisita, cibo fatto in casa a partire dal pane, del buon vino rosso di zona e dei mini soffioni (dolce locale tipico di Pasqua) addolciscono ancor più una situazione assai piacevole. Unica pecca per la colazione, per la quale contratteremo un orario che non sia quello delle 6 del mattino che avrei voluto ma alle 8 e mezza, contro le 10 degli altri commensali. Ci mettiamo anche d'accordo su come muoverci per non far incontrare i cani nonché una mezza indicazione di come uscire dal fosso dell'albergo già in direzione lago senza tornare 3 km indietro. Mangio veloce perché Morfeo chiama e lo fa con un letto meravigliosamente comodo, tanto che mi alzerò l'indomani come una Pasqua, riposato e pronto per altri km, anche se non proprio fino al mare.
Pasqua.
Una colazione energica a base di pecorino e confettura di pomodori mi danno la giusta carica per tagliare le ripide campagne e oliveti direzione della Riserva (il lago di penne è una riserva Naturale), fino alla strada secondaria che passa sulla diga. Linda ieri si è spezzata un unghia e zoppica appoggiando avanti, il mio passo invece è ottimo, veloce e riposato, e anche se ho due ore in meno di marcia per la tarda colazione, oggi non metterò la testa bassa ma visiterò per bene e con calma il bellissimo paesone di Penne. Sopra la diga ci sono altri camminatori con cuffiette e la loro faccia attonita la dice lunga sulla mia andatura mentre sorpasso con un carico da asinello sulle spalle. La salita dalla diga non fa sconti e i sudori zampillano copiosi quando passo davanti alla basilica gremita di persone agghindate a festa per seguire la santa messa. Qualcuno ci scatta foto come fossimo marziani, Linda scrocca anche qualche carezza mentre la salita per il centro continua inesorabile. Ale mi chiama dicendo che vorrebbe fare due passi anche lei e se può venirmi incontro prima di Pranzo, magari fare una visitina a Loreto Aprutino dove contavo di arrivare prima del pomeriggio. Linda zoppica ancora e l'occasione per scarrozzarla un po' in macchina devo prenderla in seria considerazione, così accetto ben volentieri. In fin dei conti anche oggi abbbiamo già fatto una quindicina di km e visitato in lungo e largo questa bellissima Penne. Con aria spensierata nella piazza centrale mi siedo al bar per una seconda e copiosa colazione, leggo il quotidiano e intrattengo mezz'ora di chiacchiere con un cacciatore di funghi del luogo. Parliamo di boschi e fauna locali e qualche spunto per prossime avventure comincia a fare capolino nel frattempo che arrivi la nostra autista soccorritrice. Bellissima traversata di un territorio fuori dai comuni percorsi, tra natura selvaggia, ripidi boschi o strade deserte, speroni rocciosi, prati e stazzi per le migliori giornate di relax, piccoli torrenti e grandi nevai o spaccature profonde e magnifiche come questa Regione di cui oggi conosco un sassolino di piu. Buona Montagna a tutti!

P. S.
Per le foto per questa volta vi mando un link di Instagram perché ho scoperto di avere una risoluzione della camera troppo alta per il nuovo server, ma adesso sono state già scattate e non riuscirei a mandarle altrimenti...... Per le prossime escursioni ho abbassato la risoluzione un po' a malincuore.

http://instagr.am/p/Bw1yeJ8gHiY6Bywf-uQWsRu-Bw6EdSegO_euzw0/
IMG-20190429-WA0015.jpg
 

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Viaggio con la piacevolezza d'altri tempi. E hai fatto proprio bene a concederti un letto per la notte: dormire in bivacco è più semplice alle alte che alle medie e basse quote. Solo non capisco perché avevi lo zaino così carico: sembri i miei scout che si portano appresso il mondo per stare fuori una notte!:woot:
 
Non lo capito anch'io.... Oltre il sacco invernale che pesa e più che altro ingombra, avevo un accetta, un "completo invernale" che non ho usato perché dormito indoor, un po' di carne in scatola per Linda e il mio primo pranzo, asciugamano e le mie ormai necessarie scarpe di ricambio che ho usato ben volentieri. Se avessi saputo o pensato a questa soluzione prima tanta roba l'avrei risparmiata ma con linda al seguito me andata bene trovare camere. Se avessi dormito sul lago avrei usato tutto probabilmente perché sono molto freddoloso :biggrin:.... Grazie Marco, il viaggio è stato bellissimo e credo che farò un bis appena si sgonfiano i tendini.
 

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