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"Abbiamo barattato l'ascesi con l'accessibilità, convinti che eliminare la fatica, azzerare il rischio e democratizzare l'ascesa fosse una conquista di civiltà. Ma il prezzo di questo scambio si è rivelato altissimo: la perdita della nostra stessa umanità.
Quando tutto diventa a portata di mano, quando il denaro e la tecnologia rimuovono l'ostacolo, rimuovono anche l'occasione per confrontarci con la nostra fragilità, con l'umiltà del fallimento, con il senso del limite.".
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Commento a mio modo le due frasi, partendo dalla seconda: sì, è condivisibile, sempre riferito all'andare in montagna (al contrario, evviva la tecnologia se devo andare da Roma a Milano, sai che fardello farsela a piedi).
La prima frase, secondo me è molto più problematica da capire, e quindi inizio col mettere giù le definizioni dei termini più importanti presenti nella frase, per cercare di prevenire ambiguità (da wikipwdia):
- l'ascetismo, o ascèsi, è una pratica che prevede l'abnegazione, l'esercizio continuo delle virtù, e il graduale distacco dal mondo e dai piaceri legati alla vita materiale. Si tratta di una prassi tipica di svariate religioni, culture e correnti di pensiero filosofico, sia laico sia religioso ...
- l'accessibilità è la caratteristica di un dispositivo, di un servizio, di una risorsa o di un ambiente d'essere fruibile con facilità da una qualsiasi tipologia d'utente ...
Per il termine di umanità, di cui mi premeva di più poter avere un significato chiaro, di fatto devo capire quale dei tre seguenti si adatta meglio:
- la natura umana è l'insieme delle caratteristiche distintive, compresi i modi di pensare, di sentire e di agire, che gli esseri umani tendono naturalmente ad avere, indipendentemente dall'influenza della cultura ...
- con l'espressione condizione umana in filosofia si tende ad indicare la specifica dimensione esistenziale dell'essere umano, in quanto soggetto a limitazioni e ad una serie di vincoli che sono biologicamente inevitabili per le vite di tutti gli uomini, mentre altri sono comuni alla maggior parte di essi ...
- l'umanitarismo fu un sentimento ideale di umanità fondato su una profonda convinzione dell'uguale dignità di tutti gli esseri umani, e dell'obbligo universale di alleviarne la sofferenza, di assicurare a chiunque il rispetto dei suoi diritti fondamentali, e di rispondere ai suoi bisogni essenziali ...
Dato che l'articolo non chiarisce questo fondamentale significato, mi concentro sui primi due.
Secondo me lo scambio ascesi-accessibilità non ha senso di essere rappresentato: chi vuole praticare l'ascesi lo fa anche con l'accessibilità, come lo faceva prima senza accessibilità, fermo restando che pure prima l'accessibilità c'era: alzi la mano chi, partendo dalle città, è andato in montagna a piedi! Esclusi i residenti (forse) noi tutti in montagna ci andiamo proprio perché è accessibile, infatti ci antiamo in automobile (moto, corriera, treno), mica a piedi, lo rimarco: noi in montagna ci andiamo perchè è accessibile arrivarci. In più, essendo, le montagne a me prossime, state militarizzate per la Grande Guerra, adesso mi ritrovo con una grande accessibilità: sia strade che sentieri (eredi della rete militare).
Il concetto di perdita dell'umanità è, sempre imho, pure più sdrucciolevole: significa forse che "noi che pratichiamo l'ascesi conserviamo la nostra umanità" mentre "loro che praticano l'accessibilità perdono la loro umanità"? Cioè "loro non sono più come noi, che (evidentemente) siamo migliori". Se fosse così, allora è un discorso che mi piace molto, ma molto poco.
Faccio notare che si sono sotottointese due cose, la prima: si affida un significato positivo al concetto di umanità, e la seconda: il concetto che "una volta/prima" tutti possedevano l'umanità. Per me, su entrambe, ci sarebbe da discutere.
Cordiali saluti